Omelia (29-07-2012): mons. Gianfranco Poma

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Omelia (29-07-2012)

mons. Gianfranco Poma

C’è qui in ragazzo

Con una decisione discutibile, il lezionario interrompe la lettura di Marco e per ben cinque domeniche lo sostituisce con il cap.6 del Vangelo di Giovanni: la motivazione, piuttosto fragile, è che la brevità del Vangelo di Marco non fornirebbe un numero sufficiente di brani per coprire l’intero ciclo delle domeniche del tempo ordinario. Per questo, arrivato a Mc.6,34, all’inizio del breve racconto della moltiplicazione dei pani, il lezionario liturgico lo sostituisce con il racconto ben più lungo che ne fa Giovanni. Non dobbiamo dimenticare il cammino che, con Marco, stiamo compiendo: Gesù sta educando la fede dei suoi discepoli perché comprendano che la missione che egli affida a loro è l’annuncio di ciò che egli continua a fare, con loro e attraverso loro, per l’umanità lungo il corso della storia. Il racconto della moltiplicazione dei pani si inserisce precisamente in questo momento: Gesù vedendo la folla che lo cerca, « come pecore che non hanno pastore », si commuove interiormente e dona il pane di cui ha bisogno, ma quale pane?
La Liturgia delle domeniche 17-21 del tempo ordinario ci fa leggere il cap.6 di Giovanni: è importante che noi lo leggiamo nel contesto del cammino tracciato dal Vangelo di Marco, continuando il cammino di fede che ci conduce ad essere annunciatori autentici di lui.
Possiamo fare un quadro sintetico dei brani che la Liturgia ci fa leggere nelle prossime cinque domeniche:
Giov.6,1-15 « Pochi pani per saziare una folla ».
Giov.6,24-35 « Aprirsi al dono di Dio »
Giov.6,41-51 « Il pane di vita »
Giov.6,51-58 « Non solo il pane, ma la sua carne e il suo sangue »
Giov.6,60-69 « Il momento della scelta »
Da questa lettura liturgica rimangono esclusi alcuni versetti: il cammino di Gesù sulle acque e la ricerca di Gesù da parte della folla (6,16-23); alcuni versetti del suo discorso (6,36-40); l’informazione sul luogo dell’insegnamento, la sinagoga di Cafarnao (6,59); l’annuncio della presenza di un traditore tra i Dodici (6,70-71). Si tratta di versetti, pochi e pure molto significativi per la struttura globale del capitolo e per la sua interpretazione nell’intenzione del Vangelo di Giovanni alla quale la divisione in brani che la lettura liturgica propone non rimane molto fedele privilegiando il discorso di Gesù e tendendo a dimenticare l’intenso dinamismo presente in tutto il contesto, con il continuo variare dei luoghi e dei personaggi.
Gesù rimane protagonista in tutti i passaggi, anche quando egli si assenta, rimanendo l’oggetto della ricerca della folla che ben presto lo ritrova: tutto è finalizzato alla pedagogia della fede a cui Gesù vuole condurre i suoi discepoli. Gesù è il dono di Dio per il mondo: più di Mosè, più della manna nel deserto, più della Legge, Gesù è carne e sangue donato per la vita del mondo. Aprirsi ad accogliere lui, non accontentarsi delle cose, pure necessarie, ma ancora non sufficienti a riempire il bisogno di vita che l’uomo avverte dentro di sé, è il cammino che egli vuole che i suoi discepoli percorrano. Accogliere lui, entrare in relazione con lui, vivere di lui è l’esperienza personale che ogni discepolo è invitato a fare, non accontentandosi di rimenere anonimo dentro la folla.
Tutto inizia (Giov.6,1) dal fatto che « Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, e una grande folla lo seguiva perché vedeva i segni che faceva sugli infermi »: sembra che Gesù voglia prendere le distanze dalla folla che « lo seguiva perché vedeva i segni che faceva sugli infermi ». Vedeva i segni, ma che cosa comprendeva? Lo seguiva, ma perché?
Gesù vuole che la folla riviva l’esperienza del popolo nel deserto, quando Mosè, in nome di Dio provvede ai suoi bisogni (Num.11): ma tutto ormai si fa nuovo.
« Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli »: se il monte è il luogo dell’esperienza di Dio, adesso Gesù la condivide con i suoi discepoli. « Era infatti vicina la Pasqua, la festa dei Giudei »: la Pasqua, la festa dei Giudei, è la memoria viva dell’esperienza di Dio che libera il suo popolo, lo nutre, lo ama. E’ la festa del pasto in comune, della comunità che rinasce.
« Alzando gli occhi, dunque, Gesù, e vedendo (meravigliandosi) che una grande folla veniva da lui? ». In questo brano l’evangelista sovrabbonda di particolari, molto significativi, che andrebbero tutti sottolineati: qui sono gli occhi di Gesù (« alzando gli occhi? »). Se Gesù è salito sul monte, avrebbe dovuto abbassare gli occhi per vedere sotto di sé la folla che si accosta a lui, e invece li alza: deve guardare oltre i discepoli, allargare gli orizzonti, guardare in alto per vedere la folla come la guarda il Padre.
E Gesù non si rivolge alla folla che si avvicina ma a Filippo, per porgli una domanda sorprendente: « Da dove compreremo il pane perché questi mangino? » In effetti il verbo « comprare » sorprende sulle labbra di uno che non è solito occuparsi di questioni finanziarie. La sorpresa è ancora più grande perché il narratore precisa l’intenzione di Gesù: « diceva questo per tentarlo: egli sapeva quello che stava per compiere ». Gesù « tenta » Filippo: quello che egli sta per compiere è, infatti, in una logica nuova, radicalmente diversa da quella che muove l’agire umano. La risposta di Filippo rimane totalmente all’interno della logica del « comprare », in termini aritmetici ed economici: « Duecento denari non sono sufficienti? » L’intervento di Andrea che segnala la presenza di un ragazzino che ha cinque pani d’orzo e due pesci, rimane nella stessa logica di Filippo: « Ma che cos’è questo per tanta gente? » Eppure la parola di Andrea, senza che neppure lui se ne accorgesse, ha aperto una prospettiva nuova, quella a cui Gesù stesso pensava, quando, alla luce dell’esperienza di Mosè nel deserto (Num.11,13), poneva la domanda: « Da dove compreremo il pane? ». « C’è qui un ragazzino? », l’opposto dell’impresario da duecento denari? Ci sono due logiche che si affrontano: l’uomo che si fa soggetto solitario della sua storia, compra tutto e tutti, per avere, possedere, dominare, oppure l’uomo termine di una relazione d’amore, ricca di doni da gustare, da condividere, da moltiplicare?Comprare per avere, oppure accorgersi di avere (ricevuto) per condividere? Il piccolo fanciullo, e Giovanni sottolinea la piccolezza, ha solo cinque pani d’orzo e due pesci, li ha ricevuti (forse la mamma al mattino glieli ha dati per tutta la giornata): lui solo ha capito la domanda di Gesù, non ha nascosto per sé quel poco che aveva in attesa di accaparrarsi di più. Lui solo ha sentito che Gesù chiedeva e donava amore Lui solo ha donato quel poco che aveva: poco? tutto? quello che aveva, senza pensare?E Gesù mostra la forza della logica dell’amore: « Da dove compreremo?? » ? »C’è qui un ragazzino? »: Gesù vede nel piccolo il dono del Padre: nei cinque pani d’orzo e nei due pesci accolti e ridonati c’è in realtà l’infinito dell’amore di Dio, la cui logica ha la forza di trasformare il mondo. « Da dove compreremo?? »: da questa piccola fonte attingeremo tutto l’amore capace di dare senso a tutta l’umanità. La parola di Gesù adesso si manifesta con tutta la sua « autorità »: adesso la folla diventa un popolo ordinato perché nutrito da un pane non comprato con tanti denari, ma donato dall’infinito amore del Padre, attraverso il gesto di un bambino nel quale Gesù ha visto la presenza di Dio nel mondo.
« Prese dunque i pani, Gesù, e avendo rese grazie, li diede a quelli che erano seduti? » « Prese i pani »: adesso sono le mani di Gesù che toccano queste piccole cose, ma sono un dono per cui ringraziare (il bambino?il Padre), un dono da non trattenere ma da donare? E il dono si moltiplica.
La folla vorrebbe fare re Gesù: « ma egli?si ritirò di nuovo, sul monte, lui solo ». Gesù vuole che i suoi discepoli imparino solo a credere l’Amore.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 27 juillet, 2012 |Pas de Commentaires »

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