Gli Atti degli Apostoli ed i fatti che riguardano Aquila e Priscilla (di don Andrea Lonardo)

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Gli Atti degli Apostoli ed i fatti che riguardano Aquila e Priscilla, Paolo e Luca e la città di Roma, di don Andrea Lonardo

(stralcio per Aquila e Priscilla)

Iniziamo questi nostri itinerari di conoscenza della storia della Chiesa di Roma con una premessa. Nei nostri appuntamenti visiteremo diversi luoghi senza preoccuparci troppo se sono con certezza quelli nei quali si sono verificati i fatti che racconteremo
Ho imparato nei pellegrinaggi in Israele che è molto più importante dell’esattezza millimetrica la consapevolezza che, comunque, quegli eventi sono accaduti in quell’area anche se più allargata, se non esattamente lì dove c’è una chiesa che li ricorda, almeno vicino ad essa. Ho molto apprezzato, nel tempo, alcune guide che ci portavano su di una altura, dove si dominava il panorama, e spiegavano poi che in quell’ambiente naturale, in quel villaggio, in quel paesaggio che potevamo abbracciare con lo sguardo quel fatto era avvenuto.
Vogliamo così oggi innanzitutto renderci conto che sicuramente sono passati di qui, più o meno dove è ora la parrocchia di Santa Prisca, Aquila e Priscilla, questa coppia di sposi di cui si parla negli Atti e nelle lettere di Paolo, e poi lo stesso san Paolo accompagnato da san Luca.
Molti nostri concittadini non sanno nemmeno che san Luca, che è l’autore del terzo vangelo ma anche degli Atti degli Apostoli, è stato a Roma. Gli Atti degli Apostoli hanno delle pericopi, le cosiddette “sezioni-noi”, nelle quali Luca, dopo aver raccontato alla terza persona singolare ciò che hanno fatto Paolo o Pietro, cambia il soggetto del racconto e dice: “Noi partimmo per Filippi…” e in seguito: “Noi arrivammo a Roma”. Nelle “sezioni-noi” (At 16ss; 20,6ss; 27,1ss) utilizza la prima persona plurale, il “noi” appunto, per indicarci che era presente proprio lui con Paolo. Quindi Luca è stato sicuramente a Roma ed è stato la persona più fedele a Paolo.
Questo è confermato anche dall’attestazione delle lettere paoline. In due luoghi si ricorda che Luca è vicino a Paolo, nei suoi viaggi missionari:
Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori (Filemone 1,23-24).
Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema (Col 4,14)[1].
Ma, in un testo della seconda lettera a Timoteo, che è affidabile storicamente anche se le lettere fossero della scuola paolina, si dice espressamente della presenza di Luca con Paolo a Roma, come dell’unico che gli è rimasto accanto:
Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me (2Tm 4,9-11).
Abbiamo così la certezza che l’autore del terzo vangelo, che era anche lui un predicatore del vangelo prima di esserne scrittore, seguiva Paolo ed annunziava con lui il Cristo. E quando Paolo si trovò in difficoltà qui nella capitale Luca, come abbiamo ascoltato, si fermò anch’egli a Roma per prestargli aiuto.
La casa di questa coppia cristiana Aquila e Priscilla, come ci è già stato spiegato, poteva essere proprio in questo luogo, sotto l’attuale chiesa di Santa Prisca o anche essere qui vicino. Ma era, comunque, da qualche parte in Roma. È interessante rendersi conto che comunque non distante da qui sono certamente passati anche san Paolo e san Luca e chissà quante volte noi mettiamo i piedi, in qualche zona di Roma, dove, senza che lo sappiamo, duemila anni fa li hanno posti anche l’apostolo ed il suo compagno di annuncio.
Perché Paolo e Luca debbono essere passati qui vicino all’Aventino? Non solo perché se questa era la casa di Aquila e Priscilla sicuramente qui saranno stati ospitati ed avranno vissuto riunioni e liturgie, ma anche perché qui vicino passano le due vie di percorrenza, una marina e l’altra terrestre, dalle quali si arrivava a Roma provenendo dal sud e dall’oriente.
Quando più tardi arriveremo al Giardino degli aranci, da lì vedremo il Tevere. Lo vedremo precisamente nel punto dove c’era l’antico porto fluviale romano. Le persone che arrivavano via mare dal Mediterraneo attraccavano al porto di Ostia Antica e poi navigando lungo il fiume sbarcavano qui vicino nell’antico porto. Da qui proviene l’origine dei nomi di questi luoghi: via Marmorata perché è lì che si scaricava il marmo, Testaccio che viene dal latino testae, cocci, una collinetta cioè formata dai resti delle anfore usate per trasportare le merci, foro Boario, cioè il mercato del bestiame, foro Olitorio, cioè il mercato della frutta e verdura, arco degli Argentari, cioè dei cambiavalute. Noi dall’alto vedremo così questo luogo nel quale potrebbero essere sbarcati i primi cristiani che hanno evangelizzato poi la città. Forse da lì sono partiti in esilio o sono giunti Aquila e Priscilla, forse lì è sbarcato anche san Pietro.
L’altra via per giungere a Roma dal sud, via questa volta terrestre, è la via Appia che giunge a Roma oggi attraverso Porta San Sebastiano. Ai tempi di Paolo e Luca, quando ancora questa porta non esisteva, si entrava attraverso Porta Capena, che era vicina al Circo Massimo. Quindi questa porta era proprio qui sotto, non lontano dall’Aventino. Quasi sicuramente per questa via sono giunti a Roma Paolo e Luca, poiché sappiamo dagli Atti degli Apostoli che hanno percorso la via Appia, dopo essere sbarcati a Pozzuoli, probabilmente fino all’ingresso della capitale.
In questi nostri incontri cercheremo anche di situare cronologicamente i fatti, per renderci conto della solidità degli elementi storici in nostro possesso. Sappiamo che c’erano diverse comunità ebraiche in Roma, con diverse sinagoghe, a seconda della provenienza degli ebrei della capitale. I cristiani che giungevano qui, nei primi decenni quando ancora non si era rotto il legame che univa le due realtà, si presentavano sempre nelle sinagoghe per esserne ospitati. A Trastevere, proprio dinanzi a noi, ne sorgevano alcune, ma la presenza era ramificata in vari quartieri.
Il culto di Mitra invece, nella forma che si diffuse attraverso i soldati dell’esercito romano che vi aderirono, è chiaramente successivo al cristianesimo e ne possediamo attestazione a partire dal II secolo d.C. Il mitreo sottostante a questa chiesa viene datato circa alla fine del II secolo/inizi del III secolo d.C.
Cerchiamo di precisare meglio, allora, le coordinate storiche del cristianesimo in relazione agli eventi dell’impero romano. Come sapete benissimo, Gesù nasce sotto l’imperatore Augusto. Luca ci tiene a situare la nascita di Gesù in riferimento ad Augusto, quando racconta del censimento (Lc 2,1). È una esigenza dell’incarnazione che gli eventi avvengano in un determinato tempo, ma forse l’evangelista voleva mettere anche in rilievo che la salvezza non veniva dal potere imperiale, poiché Gesù è il vero Salvatore. Lo stesso termine vangelo era, infatti, usato dagli imperatori per annunciare le notizie, le leggi da loro date. Erano le notizie di bene che portavano l’ordine nel mondo. Il libro Gesù di Nazaret del papa si sofferma su questo punto. Augusto si faceva chiamare il principe della pace, colui che aveva portato la pace. Ricorderete l’Ara pacis, l’altare che rappresenta questa pretesa, eretto nel 9 a.C. ad indicare Augusto come il pacificatore di Roma e del mondo. Con Augusto, scrive Virgilio, inizia l’età dell’oro (« Ecco l’uomo, ecco è questo che spesso ti senti promettere, / l’Augusto Cesare, il figlio di Dio, che aprirà / di nuovo [...] il secolo d’oro »; Eneide, VI 791-793).
Subito prima di Augusto dobbiamo collegare a Roma anche la figura di Erode il Grande. Erode è stato a Roma, per ottenere nell’anno 40 a.C. il regno dal Senato romano, poiché la Giudea era già nell’orbita di influenza romana.
Come Erode il grande anche Erode Antipa venne poi a Roma, al momento della successione del regno. Fu proprio Augusto, nel 4 a.C., a decidere la divisione del regno di Erode il grande appena morto fra Archelao, Erode Antipa e Filippo. Flavio Giuseppe ci racconta che Augusto li convocò al Palatino, dinanzi al tempio di Apollo, all’interno della domus augustana. Da quel momento la Giudea con Gerusalemme, insieme a Cesarea Marittima, furono governate da un prefetto romano (detto poi procuratore). È la divisione della terra santa in quattro parti, che è quella che conobbe Gesù, motivo per il quale egli al momento di essere processato fu condotto anche da Erode Antipa, perché era cittadino della sua parte di regno.
Ad Augusto successe Tiberio, come potete vedere nei fogli che vi sono stati distribuiti. Sotto di lui fu praefectus della Giudea il famoso Ponzio Pilato, il non credente che è citato dal nostro Credo, ad indicare la storicità della fede cristiana. Più volte Pilato sarà salito al Palatino o si sarà recato al Tempio di Marte ultore nei Fori, innanzitutto per prendere le consegne al momento della sua designazione e poi chissà quante volte per riferire a Tiberio sugli avvenimenti della Giudea.
Sotto Tiberio, il secondo imperatore, noi abbiamo sicuramente la predicazione di Giovanni Battista e la vita pubblica, la morte e la resurrezione di Gesù. Tiberio è esplicitamente citato in Lc 3,1-2, dove si dice, in riferimento al Battista ed all’inizio della predicazione pubblica di Gesù:
Nell’anno decimo quinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo suo fratello tetrarca dell’Iturea e della Traconitide e Lisania tetracra dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni [...] nel deserto.
Vedete la divisione in quattro parti della terra santa, che fu decisa da Augusto qui a Roma sul Palatino, ricordata anche nel vangelo.
Anche la conversione di Paolo avviene sotto Tiberio, probabilmente intorno all’anno 36 d.C. Possiamo indicare questa data con relativa sicurezza a motivo di un dato cronologico che viene riferito dagli Atti. Essi, infatti, raccontano che a Damasco Paolo, poco dopo la conversione, fuggì per salvarsi da un complotto mirante ad ucciderlo facendosi calare dalle mura con una cesta:
Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo; ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo; ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta (At 9,23-25).
La stessa circostanza viene raccontata da Paolo in 2Cor 11,32-33 e qui viene aggiunto anche chi fu colui che voleva farlo catturare:
A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani.
Areta era il re di Petra, quella città caratterizzata dalle magnifiche costruzioni in pietra scavate nella roccia, attualmente in Giordania. La sua morte è da collocarsi nel 39/40 d.C., per cui la conversione di san Paolo è sicuramente avvenuta prima di quella data, probabilmente intorno al 36 d.C., come dicevamo, quindi ancora sotto Tiberio. La fuga da Damasco avviene, quindi, probabilmente ancora sotto Tiberio o già sotto Caligola, poiché Tiberio muore nel 37 d.C.
Dopo Tiberio abbiamo quindi l’imperatore Caligola, un personaggio terribile. Sotto di lui Filone di Alessandria verrà ad implorare senza successo l’incolumità per gli ebrei di Alessandria d’Egitto, ma non possiamo ora entrare nei dettagli del suo regno.
Dopo Caligola diviene imperatore Claudio, che è importantissimo nella storia di Aquila e Priscilla. Un famoso testo di Svetonio ci informa che:
I giudei che tumultuavano continuamente per istigazione di (un certo) Cresto, egli (= Claudio) li scacciò da Roma (Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit) (Claudius 25).
Questo testo di Svetonio si riferisce ad eventi accaduti nel 49 d.C. Io sono convinto che sia giusta la tesi dei massimi studiosi di Svetonio, i quali dicono che questo Cresto è Cristo. Per il fenomeno dello iotacismo le vocali e ed i si trasformano l’una nell’altra, nell’evoluzione delle lingue (ad esempio in greco moderno amen si pronuncia amin). Svetonio probabilmente, non conoscendo bene la storia del cristianesimo primitivo, aveva trovato il nome di Cresto nelle fonti e aveva pensato che un agitatore che così si chiamava avesse messo in subbuglio gli ebrei di Roma.
Era, invece, la memoria di Cristo, cioè la predicazione dei cristiani nelle sinagoghe romane, che aveva destato tale scalpore e suscitato tale agitazione da attirare l’attenzione dell’imperatore Claudio. Egli era allora intervenuto cacciando in blocco gli ebrei (cioè gli ebrei rimasti fedeli alla Legge e quelli divenuti cristiani) da Roma. Questo vuol dire che solo 20 anni dopo la morte e la resurrezione di Gesù l’annuncio del vangelo era così dirompente in Roma da provocare discussioni e liti nelle sinagoghe romane.
Siamo in presenza, con questo evento, della prima notizia sul cristianesimo a Roma. Non sappiamo così chi abbia portato la fede cristiana a Roma; possiamo ipotizzare che non siano stati missionari venuti espressamente, come avverrà poi per Paolo, ma che la fede sia stata portata da mercanti o uomini d’affari o ancora personale dell’amministrazione, divenuti cristiani. Probabilmente ebrei divenuti cristiani, dato che l’annunzio destava scalpore, sotto Claudio, proprio nelle sinagoghe romane. È per i canali semplicissimi della vita ordinaria che la fede si diffonde.
Dunque: nel 49 d.C. la fede cristiana a Roma è già presente in maniera da far notizia. Vuol dire che sarà stata portata a Roma negli anni precedenti, per avere il tempo di diffondersi, tramite la conversione di cittadini della capitale.
A questa notizia di Svetonio deve essere collegata una notizia degli Atti, che ci raccontano come Aquila e Priscilla, questa famiglia cristiana di Roma che Paolo incontra a Corinto per esserne poi ospitato, proveniva proprio da Roma, essendo stata espulsa a motivo dell’editto di Claudio.
At 18, 1-2 dice infatti:
Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i giudei.
È per questo che oggi siamo qui a Santa Prisca. Vogliamo immaginare qui Aquila e Priscilla, marito e moglie, i primi due cristiani abitanti a Roma dei quali ci sia conservato il nome. Ma essi non erano soli, se la notizia di Cristo/Cresto generava tanta agitazione. Un particolare della loro vita, così come è raccontata dagli Atti e dai saluti finali della lettera ai Romani, ci fa conoscere più da vicino questa coppia. Aquila e Priscilla aprivano la loro casa per ospitare la comunità cristiana per le riunioni e, quindi, per la liturgia.
Sappiamo così che le persone divenute cristiane che avevano abitazioni spaziose le mettevano a disposizione per far incontrare insieme i cristiani –è in nuce l’istituzione delle domus ecclesiae! Gli Atti ci dicono che Aquila e Priscilla, che Paolo incontra a Corinto, facevano questo: la casa dei due coniugi a Corinto era luogo di ospitalità, di annuncio e di catechesi. A Corinto, appunto, ospitarono Paolo in casa loro. I due si trovavano a Corinto proprio perché Claudio li aveva mandati via da Roma.
La lettera ai Romani ci dice che questo continuò anche quando Aquila e Priscilla rientrarono a Roma (se la finale di Rm è indirizzata a Roma e non è, invece, un biglietto autonomo):
Salutate Aquila e Priscilla, [...] salutate tutta la comunità che si riunisce nella loro casa (Rm 16, 3-5).
Sotto Claudio avvengono il primo e il secondo viaggio di Paolo. A tale riguardo, per fissare un’altra data certa del Nuovo Testamento, gli Atti raccontano che Paolo viene condotto in tribunale davanti a Gallione, il fratello del famoso filosofo Seneca.
Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge» (At 18,12-13).
Noi sappiamo da un’iscrizione dell’imperatore Claudio trovata a Delfi che Gallione è stato proconsole dell’Acaia tra il 50 e il 52. È allora in questo breve arco di tempo, possiamo dirlo con precisione, che Paolo è stato a Corinto e proprio lì, in quei mesi ha incontrato Aquila e Priscilla che si erano appena allontanati da Roma nel 49 d.C.
Dopo la morte di Claudio diventerà imperatore Nerone, con il quale si chiuderà la dinastia giulio-claudia, a motivo dell’odio che egli si attirerà. Sotto di lui, nel 64, ci sarà la prima grande persecuzione dei cristiani per mano romana, nella quale moriranno i primi martiri della città, i santi Protomartiri romani, con Pietro e, probabilmente, anche Paolo.

Publié dans : COLLABORATORI DI PAOLO, SANTI |le 7 juillet, 2012 |Pas de Commentaires »

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