Omelia (08-07-2012) : Debolezza e poi meraviglia

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Omelia (08-07-2012)

Gaetano Salvati

Debolezza e poi meraviglia

La liturgia della Parola di oggi evidenzia che la realtà creaturale, compresa di tutte le debolezze, non frena l’iniziativa della grazia nella nostra vita. La novità cristiana, quindi, è l’annuncio che l’uomo, capace di Dio, e per questo disponibile ad accogliere la Sua libera e gratuita auto-comunicazione, può accettare gli avvenimenti della storia, anche quelli che lasciano increduli, e divenire il luogo vivente, forte e unico, in cui Dio si rivela nell’esistenza redenta. La liturgia esorta il credente a prendere coscienza di questa lieta notizia mediante due espressioni: « debolezza » (2Cor 12,9) e « meraviglia » (Mc 6,6).
In primo luogo, la debolezza. Certamente la vita cristiana comprende delusioni, sconfitte; ma, non sono segnali di Dio che mortificano la nostra natura. San Paolo, infatti, manifesta ai Corinzi che la potenza di Dio passa, deve passare, attraverso persone segnate dalla « debolezza »; vale a dire, quando l’uomo redento riconosce che non dispone della facoltà di risolvere da solo qualsiasi questione, è in grado di affidarsi all’amore di Colui che conosce le debolezze.
Altra espressione è meraviglia. Gesù, come racconta san Marco, è giunto nella sua patria. Comincia a predicare (Mc 6,1-2); molti, però, « rimanevano stupiti » (vv.2-3). Forse, questi credevano che il Messia, l’inviato di Dio, non doveva essere uno di loro, o almeno, non doveva avere legami di parentela con alcuno: pensavano fosse un Messia troppo umano. In tal senso, può essere letta la parola del Maestro: « un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua » (v.4); cioè, la vicinanza del Signore, mostrarsi vicinissimo agli eventi umani, era un impedimento per la loro fede. Effettivamente, l’evangelista riferisce che il Salvatore, rimasto meravigliato, « non poteva operare nessun prodigio » (v.5) perché non trovava persone accoglienti, disposte a dire di si alla volontà di Dio. Che senso ha, allora, la meraviglia del Signore Gesù per noi? Il sentimento di stupore del Maestro è un invito a considerare che ogni momento, quello positivo, dove c’è più fervore, ma, soprattutto, quello triste, in cui si avverte l’amarezza del tradimento, è il tempo del perdono, il tempo che Dio dedica a noi: un’occasione per ricominciare a seguire il Signore.
Contemporaneamente, è l’invito a vivere nella meraviglia della quotidianità, cioè a non cadere nella tentazione che la via per la santità si sviluppi solamente per mezzo di opere grandiose. La vita cristiana, infatti, è la chiamata a realizzarsi secondo i doni (carismi) che Dio ha dato ad ogni battezzato: sarà la nostra vita, segnata dalla debolezza per essere aperti all’iniziativa di Dio, a farci contemplare il Suo volere su di noi. Amen.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 6 juillet, 2012 |Pas de Commentaires »

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