Archive pour avril, 2012

per la pasqua ebraica 7-14 aprile 2012 – il testo non è facile per noi…naturalmente

http://www.laviadellacabala.org/2012/04/pesach-la-pasqua-ebraica-rabbi-nachamn-liqutei-moharan-i-250/

Pesach – Rabbi Nachman Liqutei Moharan

per la pasqua ebraica 7-14 aprile 2012 – il testo non è facile per noi…naturalmente

PESACH – La Pasqua ebraica

Rabbi Nachman di Breslov – Liqutei Moharan I 250
Traduzione dall’ebraico e note esplicative tra parentesi quadre di
Rabbi Avraham Sutton

Il motivo principale della sofferenza umana è la mancanza di daat (coscienza, consapevolezza divina): infatti per chi ha daat e sa che niente accade al di fuori dell’hashgacha (provvidenza) di Dio, la sofferenza non esiste e non sperimenterà mai niente nella vita come buono o cattivo [ma accoglierà tutto con equanimità, perché la Provvidenza di Hashem è esatta e precisa nell'aiutare il singolo individuo e l'umanità nella sua globalit,à a realizzare la sua missione nel mondo pervenendo ad uno stato superiore spirituale-mentale-psicologico e fisico].
Per il popolo ebraico quindi, la causa principale di sofferenza quando è in esilio (galut) è la sua caduta dal livello di daat [quando perde cioè la capacità di percepire la mano della provvidenza di Dio dietro tutto ciò che accade].
Gli ebrei, influenzati dalle ideologie dei poteri dominanti, iniziano, infatti, a pensare che gli avvenimenti personali e globali siano determinati dalla teva (natura) e dal mazal (influssi astrologici), cioè dalle leggi naturali apparentemente immutabili. Gli ebrei soffrono per via dei loro peccati [perché capiscono profondamente che il motivo della loro perdita di daat è causata dai propri peccati, che li disconnettono dal Creatore].
In realtà, tuttavia, la storia del popolo ebraico trascende le “leggi” naturali, perciò quando il Santo Benedetto vuole salvarli [dagli effetti debilitanti] di una determinata civiltà, effonde su di loro [cioè "prende in prestito"] hashgacha [provvidenza] dal sof ha’olam [da oltre i confini del mondo a noi noto].
Perché in futuro Hashem annullerà completamente la “natura” [e diventerà chiaro] che non è mai esistito altro se non la Sua hashgacha-provvidenza…..Israele sarà allora rielevato [al livello di daat, la chiara percezione che Dio è la Causa di tutte le cause].
Partendo da questo concetto, possiamo ora capire che ogni volta che Dio desidera terminare l’esistenza di una civiltà, elevando Israele, Egli riversa su di essi la Sua Hashgacha prelevandola dal sof ha’olam (da oltre i confini del mondo a noi noto).
Perché mangiamo matzah – pane azzimo a Pesach (Pasqua ebraica) e perché è proibito mangiare, e persino possedere, il chametz – lievito?
La matzah rappresenta daat (la consapevolezza), lo stato spirituale di mochin de gadlut (la coscienza matura o espansa), (il livello del nome divino Havayah), è l’intensa consapevolezza dell’hashgachà (divina provvidenza, la continua interazione di Dio con la Sua creazione). Questa è l’essenza di daat, il livello superiore della coscienza di Dio è la capacità di percepire la mano di Dio dietro tutto ciò che accade.
Dal primo Pesach della storia e da allora, ad ogni Pesach, questa consapevolezza di Dio è amplificata enormemente.
Il chametz – lievito, d’altra parte, rappresenta lo stato spirituale di mochin dekatnut (consapevolezza immatura o ristretta), il livello del nome divino Elokim [che incarna l'attributo divino della giustizia e corrisponde quindi] all’aspetto del castigo divino.
Il chametz corrisponde quindi alla chokhmat hateva (lo studio delle scienze fisiche e naturali da un punto di vista solo materialistico) [dove le leggi naturali apparentemente immutabili sono considerate la ragione per negare la realtà della Hashgachah di Hashem].
Questo rifiuto dell’idea del coinvolgimento di Dio nelle nostre viste, a sua volta, è la ragione principale del castigo divino e delle sofferenze che ci colpiscono, Dio non voglia. A questo si allude nell’equivalenza numerica tra la parola hateva (la natura, cioè la fisicità) e Elokim: è da qui [dal nome Elokim] che provengono i castighi divini [e la nostra sofferenza].

Commento di Rabbi Avraham Sutton
Nella Torah, Dio è chiamato YKVK-Elokim, con i due nomi insieme. Il nome divino “YKVK” (pronunciato Yud-Keh-Vav-Keh) indica la trascendenza divina e l’impossibilità del Suo essere costretto o limitato dalle leggi spazio-temporali e naturali. La Yud e la He di questo Nome divino rappresentano rispettivamente il passato e il futuro, mentre la Vav rappresenta il presente temporaneo con i suoi sei giorni e sei direzioni dello spazio. Esso perciò contiene Hayah (Egli fu), Hoveh (Egli è) e Yihiyeh (Egli sarà, alludendo così a Dio e al Suo essere simultaneamente nel passato, presente e futuro.
Il nome divino Elokim incarna l’attributo della giustizia ed è l’unico nome divino usato nel primo capitolo della Genesi, e si riferisce alla manifestazione di delimitazione e definizione. Questo nome è anche equivalente numericamente alla parola HaTeva, “la natura”. Questo indica che Dio creò il mondo con il nome Elokim, così da poter operare secondo alcune leggi naturali definite (le leggi e costanti fisiche).
Queste leggi servono effettivamente allo scopo di occultare la presenza divina immanente nel mondo. Sino a che queste leggi sono vigenti, Dio si limita, per così dire, ad interagire con il mondo secondo i suoi termini e non secondo quelli divini.
Questa distinzione è ulteriormente spiegata nei due racconti biblici della creazione dell’uomo. Nel primo capitolo della Genesi è scritto che: “Elokim creò l’uomo a Sua immagine, ad immagine di Elokim Egli lo creò, maschio e femmina” (Genesi 1:27). Questo significa che un numero rilevante di aspetti dell’esistenza umana, i suoi processi mentali e la sua natura fisica, derivano dal nome Elokim.
Nel secondo capitolo della Genesi è scritto che: “YKVK Elokim formò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un respiro-anima di vita (nishmat chaim)”. “L’uomo divenne così una creatura vivente (nefesh chayah)” (Genesi 2:7). In questo versetto la Torah parla dell’anima dell’uomo, e quest’aspetto dell’esistenza umana deriva dal nome YKVK, che è superiore ad Elokim….
In generale, il nome divino Havayah (YKVK) incarna l’idea della trascendenza divina, Elokim invece incarna l’idea della Sua immanenza.
Havayah incarna la misericordia divina, e Elokim incarna il giudizio divino.
Come ha fatto notare Rabbi Nachman, Havayah corrisponde ad una consapevolezza matura della presenza di Dio in tutte le cose, Elokim da solo corrisponde ad una coscienza ristretta incapace di vedere la mano nascosta di Dio (la Sua provvidenza sempre all’opera nella nostra vita).

Publié dans:EBRAISMO: LE FESTIVITÀ |on 7 avril, 2012 |Pas de commentaires »

Commento su Colossesi 3,1-2 – S. G. Damasceno

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/25143.html

Omelia (08-04-2012)

Eremo San Biagio

Commento su Colossesi 3,1-2

Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Col 3,1-2

Come vivere questa Parola?

« Il Signore è davvero risorto » canta la liturgia di questo giorno santo. Nella prima lettura degli Atti degli Apostoli, leggiamo: « Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno ».

Questo tipo di annuncio, testimoniato anzitutto dai vangeli, è la carta vincente della nostra fede. « Se Cristo non fosse risorto – è S. Paolo ad affermarlo! – il nostro credere sarebbe vano ». Se Cristo è risorto, vuol dire che per noi c’è orizzonte. La speranza è un « oltre » di gioia, di vita senza condizionamenti, senza dolori, senza più lacrime, senza più morte. Perché la morte corporale sarà l’aprirsi di una porta sulla luce per sempre! S. Paolo però ci dice pure che se, in speranza anche noi risorgiamo con Cristo, dobbiamo intraprendere una vita da « con-risorti ».

Ritorna così la gioia-impegno del verbo « cercare ». Se puntiamo con tutte le energie del nostro cuore a Gesù, ormai « assiso alla destra di Dio » (cioè una cosa sola con la sua onnipotenza d’amore e di gloria) siamo impegnati a cercare, come Lui, ciò che piace al Padre: le buone azioni che Egli ci dà da desiderare e da compiere.

Oggi, nel mio rientro al cuore, contemplerò a lungo Gesù Risorto avvolto di luce gloriosa.
Oh mio Gesù, ch’io capisca quello che il Padre vuole da me e lo compia con tutto il cuore.
La voce di un Padre della Chiesa
Sia festa in tutto l’universo: Cristo, letizia eterna, è risorto!

S. G. Damasceno

Omelia : È’ la Pasqua del Signore!

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15084.html

Omelia (12-04-2009)

Monastero Janua Coeli

È’ la Pasqua del Signore!

Ave, Crux, spes unica…
Tutta la nostra speranza, il nostro unico bene in questo legno benedetto. Agli occhi dell’apparenza un legno di maledizione e di condanna, allo sguardo di chi dimora presso l’Altissimo un trono di gloria. Gesù ha sete della nostra speranza. Un varco che si apre nel buio del dolore senza nome, quel dolore che gli uomini fuggono di continuo, in uno stordimento di sentire che dia l’illusione della felicità. Oggi si compie la nostra speranza, Gesù è Re! E la notte del « Tutto è compiuto » ritroverà parole nell’alba del mattino di Risurrezione.
Buon itinerario pasquale!

È la Pasqua del Signore!

MEDITAZIONE
Domande
Era giunta la sua ora. C?è un tempo che si compie. Gesù torna al Padre. Era stato concepito dallo Spirito Santo nel grembo di Maria ma ora, per tornare al Padre, sul soffio dello stesso Spirito, è chiamato a squarciare la sua umanità, a lasciarla, anche solo per un attimo, nella morte, per poi riprenderla glorificata e portarla con sé alla destra dell?Altissimo. E la tua ora? Quando ti consegnerai alla morte perché si apra un varco in te verso la Vita? Non domani, fin da oggi. Ora.

Chiave di lettura
Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Gesù, l?amore di Dio fatto pane, l?amore che non ha timore di chinarsi a lavare i passi dell?uomo perché sia consumato fino in fondo il calice del dono. Amare fino alla fine. Quanto costa! Gesù ha desiderato ardentemente mangiare la Pasqua con i suoi. Un desiderio che spingeva la sua esistenza da sempre e scavava in lui, sete di Dio per l?uomo. Gesù, desiderio del Padre, desidera oggi ardentemente mangiare la Pasqua con noi, per amarci fino alla fine. Senza limiti, senza condizioni, senza aspettative. Perché lui è povero, si è spogliato di sé, si è fatto schiavo. Non ha volontà propria lo schiavo. Schiavo del Padre, perché vuole e fa tutto quello che il Padre gli dice; figlio perché ama ciò che il Padre vuole e fa. È un tutt?uno con lui. Per questo uomo libero. La sua schiavitù è regnare. Un maestro e Signore non è tale se non si china a lavare i piedi delle persone a lui affidate. E in quel gesto non c?è un simbolo, passa la vita. Tu cerchi Dio nei cieli? Lo trovi. Dio è creatore. Tu cerchi le tue origini nei cieli? Le trovi. Dio è Padre. Ma ti sembra irraggiungibile. China lo sguardo. Dio lo hai tra i piedi, continuamente, tutti i giorni. Dopo che lo hai cercato nei cieli, e hai gli occhi pieni di Sole, non puoi trovarlo. Quando abbassi lo sguardo, sperimenti una sorta di abbandono e le cose che vedi ti sembrano tutte senza profondità, perché continui a cercare una veste grandiosa e luminosa ? Ai tuoi piedi cosa vedi? Un uomo. Niente di più di un uomo. Con un asciugamano ai fianchi. Un uomo che ti lava i piedi. E tutto ti sembra ma non Dio! Eppure tu sai come è di ristoro dopo aver a lungo camminato trovare qualcuno che ti sciacqua i piedi stanchi. E se questo qualcuno è una persona per te significativa il tocco di quelle mani ti rigenera dentro, lo sguardo che dal basso si leva verso di te diventa abbraccio profondo di tutto ciò che sei. Quante stanchezze! E l?invito della Pasqua è questa porta di libertà che si apre. Sei maestro e Signore, come Gesù, quando ami fino alla fine e passi allora da questo mondo al Padre. E allora ti viene naturale chinarti e lavare i piedi dei tuoi fratelli, non perché ti senti e sei da meno degli altri, ma perché hai bisogno di sentirti schiavo, capace di entrare in sintonia di volontà con l?altro che nel frattempo ha imparato ad essere anche lui come te, maestro, Signore, schiavo. Se non gli lavi i piedi perché vivi di Dio non scopri la tua e la sua dignità, continui ad aggirarti negli atri dei capi che cercano sudditi o nei meandri dei tuoi pensieri su Dio che ti faranno mercanteggiare la vita degli altri, moneta di scambio per la tua affermazione. E se non ti fai lavare i piedi perché pensi di poter fare da te ? non sperimenterai la gioia di una vita che si fa sguardo di gratitudine e di appartenenza a un Dio nascosto nelle fibre dell?asciugatoio. Ogni volta che lavi o ti fai lavare la parte che ti consente di muovere ciò che sei verso, di stare e di andare, puoi avvertire la presenza dell?Amore nell?asciugatoio di cui ti cingi e che è spazio di incontro tra le tue mani e i piedi dell?altro, tra le mani dell?altro e i tuoi piedi.

PREGHIERA
O notte santa, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l?ora in cui Cristo è risorto dagli inferi ? (Exsultet pasquale)

CONTEMPLAZIONE
Gesù, le donne si recano al sepolcro al levar del sole. Una nuova tua nascita alla nostra storia. Dal buio della notte trascorsa, la notte del dolore e della consumazione del tuo amore per noi, i passi si volgono al masso rotolato via. Il vuoto del sepolcro è parola per noi. Gesù, tu hai aperto quel vuoto con la tua morte, lo hai riempito con il tuo corpo strappato dalla croce, e poi quando lo hai ripreso, sei andato altrove lasciando lì una parola per me, per noi: Non aver paura. Tu cerchi Gesù di Nazareth, crocifisso. È risorto, non è qui. Ora va e di? ai suoi che egli vi precede. Là, nella vostra terra, lo vedrete ? Ve lo aveva detto. Aiutami, Signore, a trasmettere questa buona notizia, senza paura. Il tuo mistero attrae e intimidisce. Ma quando decido di accogliere il vuoto che la tua presenza lascia in me quando tu te ne vai, e di ricevere la Parola che in questo vuoto tu hai lasciato per me perché io abbia il coraggio di andare lì dove ti ritroverò ancora, nella terra del nostro primo incontro.

Il Vangelo dei piccoli
In questi tre giorni succedono delle cose importantissime. Gesù cena con i suoi discepoli, e durante questa cena dice che rimarrà con loro, e con tutti noi, come pane e come vino. Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. La cosa più terribile quando si ama qualcuno è di non poterlo avere sempre con sé. Ci sono dei momenti in cui ognuno sta per conto suo. Gesù questo lo sa, e allora rimane con noi, anche quando se ne va per tornare in cielo. Non è stupendo? Tu vuoi incontrare Gesù? Quando apri il vangelo e leggi quelle parole, lui è là non come ricordo: è proprio lui che ti parla in quel momento, e non ti racconta delle cose. C?è un messaggio per te come anche a Pasqua dentro la tomba lascia un angelo con una parola per le donne che poi vanno. Pensano di trovare Gesù e trovano un angelo, che significa, messaggio di Dio. Tutta la Bibbia è parola di Dio. Lui ti scrive e parla al tuo cuore. Tutti leggono le stesse parole che vi sono scritte, ma ogni volta chi legge sente rivolta a sé quella parola perché in quell?istante lui è là e ti incontra. Fare la Pasqua significa saper trovare Gesù che non è morto, ma è risorto. È vivo. Non lo vedi con gli occhi, ma lo vedi dentro di te. Tu sei come una tomba vuota. Chiudi gli occhi. Cosa vedi? Il buio. In questo buio se stai un po? fermo e aspetti, ascoltando, c?è la vita che ti parla, la tua vita ? e in questa tua vita c?è Gesù. Lui fa cose molto semplici, cose di tutti i giorni, come ad esempio lavare i piedi. Se tu fai le cose di tutti i giorni con il cuore pieno di amore come quello di Gesù, tu lo vedi. E questo è fare la Pasqua, avere un cuore nuovo.

DOMENICA 8 APRILE – PASQUA DI RESURREZIONE

DOMENICA 8 APRILE – PASQUA DI RESURREZIONE

LETTURE DELLA VEGLIA LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/triduo/VegliaPage.htm

LETTURE DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/pasqB/PasqPage.htm

MESSA DEL GIORNO:

Seconda Lettura  Col 3, 1-4
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

UFFICIO DELLE LETTURE

La Veglia Pasquale tiene il posto dell’Ufficio delle letture.
Coloro che non intervengono alla solenne Veglia pasquale,
recitino di essa almeno quattro letture con i canti e le orazioni.
E’ bene scegliere le letture riportate sotto, dal sito:

http://www.maranatha.it/Ore/pas/pas1/letDOMpage.htm

metto la Lettera ai Romani,  lettura della veglia:

TERZA LETTURA
Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo    6, 3-11

Cristo risuscitato dai morti non muore più
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Donatello, Crucifixion

Donatello, Crucifixion dans immagini sacre 15%20DONATELLO%20CRUCIFIX
http://www.artbible.net/3JC/-Mat-27,32_Crucifixion/index7.html

Publié dans:immagini sacre |on 6 avril, 2012 |Pas de commentaires »

MEDITAZIONI DEL CARDINALE ZEN PER LA VIA CRUCIS AL COLOSSEO – vi propongo una meditazione della via Crucis del 2008

http://www.zenit.org/article-13860?l=italian

MEDITAZIONI DEL CARDINALE ZEN PER LA VIA CRUCIS AL COLOSSEO 2008

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 18 marzo 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito i testi delle meditazioni e delle orazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo, che si svolgerà il 21 marzo prossimo al Colosseo, composti dal Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, SDB, Vescovo di Hong Kong.

* * *
UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE
VIA CRUCIS AL COLOSSEO PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
VENERDÌ SANTO 2008

MEDITAZIONI E PREGHIERE DI
Sua Eminenza Reverendissima
il Signor Card. JOSEPH ZEN ZE-KIUN, S.D.B.
Vescovo di Hong Kong

PRESENTAZIONE
Quando Sua Santità Papa Benedetto XVI, per mezzo dell’Eminentissimo Signor Cardinale Tarcisio Bertone, mi chiese di preparare le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo di quest’anno al Colosseo, non ho avuto la minima esitazione ad accettare tale compito. Ho capito che il Santo Padre, con quel gesto, intendeva manifestare la propria attenzione al grande Continente asiatico e coinvolgere, in particolare, in questo solenne esercizio di pietà cristiana i fedeli della Cina, per i quali la Via Crucis è una devozione molto sentita. Il Papa ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani.
Certamente il protagonista di questa Via dolorosa è Nostro Signore Gesù Cristo, come ci viene presentato dai Vangeli e dalla tradizione della Chiesa. Ma dietro di Lui c’è tanta gente del passato e del presente, ci siamo noi. Lasciamo che stasera tanti nostri fratelli lontani anche nel tempo siano presenti spiritualmente in mezzo a noi. Essi probabilmente più di noi oggi hanno vissuto nel loro corpo la Passione di Gesù. Nella loro carne Gesù è stato nuovamente arrestato, calunniato, torturato, deriso, trascinato, schiacciato sotto il peso della croce ed inchiodato su quel legno come un criminale.
Ovviamente questa sera al Colosseo non ci siamo solo noi. Sono presenti al cuore del Santo Padre e al nostro cuore tutti i « martiri viventi » del ventunesimo secolo. « Te martyrum candidatus laudat exercitus ».
Pensando alla persecuzione, pensiamo anche ai persecutori. Nello stendere il testo di queste meditazioni, con grande mio spavento mi sono accorto di essere poco cristiano. Ho dovuto fare grande sforzo per purificarmi dai sentimenti di poca carità verso quelli che hanno fatto soffrire Gesù e quelli che stanno facendo soffrire, nel mondo di oggi, i nostri fratelli. Solo quando mi sono messo davanti ai miei peccati ed alle mie infedeltà, sono riuscito a vedere me stesso tra i persecutori e ho potuto struggermi di pentimento e di gratitudine per il perdono del Maestro misericordioso.
Mettiamoci, dunque, a meditare, a cantare e a pregare Gesù e con Gesù per quelli che soffrono a causa del Suo nome, per quelli che fanno soffrire Lui e i Suoi fratelli e per noi stessi peccatori e qualche volta anche Suoi persecutori.

PREGHIERA INIZIALE
Il Santo Padre:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
C. Amen.
Gesù Salvatore,
ci troviamo riuniti in questo giorno, in quest’ora e in questo luogo, che ci ricorda i tanti Tuoi servi e serve, che, secoli orsono, tra i ruggiti dei leoni affamati e le grida della folla divertita, si sono lasciati sbranare e colpire a morte per la fedeltà al Tuo nome.
Noi oggi veniamo qui ad esprimere a Te la gratitudine della Tua Chiesa per il dono della salvezza, operata mediante la Tua Passione.
I Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli, là dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della Tua Passione, vengono ancora oggi duramente perseguitati. Insieme con Te e con i nostri fratelli perseguitati di tutto il mondo, iniziamo pieni di commozione questo cammino sulla Via dolorosa, da Te un giorno percorsa con tanto amore.

PRIMA STAZIONE
Gesù in agonia nell’Orto degli ulivi
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14, 32-36
Giunsero ad un podere chiamato Getsèmani, e Gesù disse ai suoi discepoli: « Sedetevi qui, mentre io prego ». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura ed angoscia. Disse loro: « La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate ». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: « Abbà, Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò
che io voglio, ma ciò che vuoi tu ».
Meditazione
Gesù sentiva paura, angoscia e tristezza fino a morire. Si scelse tre compagni, che però presto caddero addormentati, e cominciò a pregare, solo: « Passi da me quest’ora, allontana da me questo calice … Però, Padre, sia fatta la tua volontà ».
Era venuto nel mondo per fare la volontà del Padre, ma mai come in quel momento gustò la profondità dell’amarezza del peccato e si sentì smarrito.
Nella Lettera ai Cattolici in Cina, Benedetto XVI ricorda la visione nell’Apocalisse di San Giovanni che piange davanti al libro sigillato della storia umana, del « mysterium iniquitatis ». Solo l’Agnello immolato è capace di togliere quel sigillo.
In tante parti del mondo la Sposa di Cristo sta attraversando l’ora tenebrosa della persecuzione, come un tempo Ester, minacciata da Aman, come la « Donna » dell’Apocalisse minacciata dal drago. Vegliamo e accompagniamo la Sposa di Cristo nella preghiera.
Preghiera
Gesù, Dio onnipotente, che Ti sei fatto debolezza a causa dei nostri peccati, Ti sono familiari le grida dei perseguitati, che sono l’eco della tua agonia. Essi chiedono: Perché questa oppressione? Perché questa umiliazione? Perché questa prolungata schiavitù?
Tornano alla mente le parole del Salmo: « Svégliati, perché dormi Signore? Déstati! Non ci respingere per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto! » (Sal 43, 24-26).
No, Signore! Tu non hai usato questo Salmo nel Getsèmani, ma hai detto: « Sia fatta la tua volontà! ». Avresti potuto mobilitare dodici legioni di angeli, ma non l’hai fatto.
Signore, la sofferenza ci fa paura. Torna in noi la tentazione di aggrapparci ai mezzi facili di successo. Fa’ che non abbiamo paura della paura, ma confidiamo in Te.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Stabat mater dolorosa
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.
SECONDA STAZIONE
Gesù tradito da Giuda e abbandonato dai suoi
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14, 43a.45-46.50-52
E subito, mentre ancora Gesù parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici.
Appena giunto, Giuda gli si avvicinò e disse: « Rabbì » e lo baciò.Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono.
Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
Meditazione
Tradimento e abbandono da parte di coloro che Egli aveva scelto come apostoli, ai quali aveva confidato i segreti del Regno, nei quali aveva riposto piena fiducia! Dunque, fallimento completo. Quale dolore e quale umiliazione!
Ma tutto ciò avvenne come adempimento di quello che avevano detto i profeti. Altrimenti come si sarebbe potuto conoscere la bruttezza del peccato, che è appunto tradimento dell’amore?
Il tradimento sorprende, soprattutto se riguarda anche i pastori del gregge. Come hanno potuto fare questo a Lui? Lo spirito è forte, ma la carne è debole. Tentazioni, minacce e ricatti piegano le volontà. Ma quanto scandalo! Quanto dolore al cuore del Signore!
Non scandalizziamoci! Le defezioni non sono mai mancate nelle persecuzioni. E dopo ci sono stati spesso i ritorni. In quel giovane, che buttò via il lenzuolo e fuggì nudo (cfr Mc 14, 51-52), autorevoli interpreti hanno visto il futuro evangelista Marco.
Preghiera
Signore, chi fugge dalla Tua Passione rimane senza dignità. Abbi pietà di noi. Noi ci denudiamo dinanzi alla Tua maestà. Mostriamo a Te le nostre piaghe, le più vergognose.
Gesù , abbandonare Te è abbandonare il sole. Volendoci sbarazzare del sole, cadiamo nel buio e nel freddo.
Padre, ci siamo allontanati dalla Tua casa. Non siamo degni di essere ricevuti di nuovo da Te. Ma Tu dai ordini perché siamo lavati, vestiti, calzati e ci sia messo l’anello al dito.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Cuius animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
TERZA STAZIONE
Gesù è condannato dal Sinedrio
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14, 55.61b-62a.64b
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano.
Il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: « Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? ». Gesù rispose: « Io lo sono! ».
Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Meditazione
Il Sinedrio era la corte di giustizia del popolo di Dio. Ora questa corte condanna il Cristo, il Figlio di Dio benedetto, e lo giudica reo di morte.
L’Innocente viene condannato « perché ha bestemmiato », dichiarano i giudici e si stracciano le vesti. Ma noi dall’Evangelista sappiamo che lo hanno fatto per invidia e odio.
San Giovanni dice che, in fondo, il sommo sacerdote aveva parlato a nome di Dio: solo lasciando condannare l’innocente Suo Figlio, Dio Padre poté salvare i colpevoli fratelli di Lui.
Attraverso i secoli, schiere di innocenti sono state condannate a sofferenze atroci. Qualcuno grida all’ingiustizia, ma sono essi, gli innocenti, che espiano in comunione con Cristo, l’Innocente, i peccati del mondo.
Preghiera
Gesù, Tu non Ti preoccupi di far valere la Tua innocenza, intento come sei solo a ridonare all’uomo la giustizia che ha perduto a causa del peccato.
Eravamo Tuoi nemici, non c’era modo di poter cambiare la nostra condizione. Tu Ti sei fatto condannare per darci il perdono. Salvatore, fa’ che non ci facciamo condannare nell’ultimo giorno. « Iudex ergo cum sedebit, quicquid latet apparebit; nil inultum remanebit. Iuste iudex ultionis, donum fac remissionis ante diem rationis ».
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
O quam tristis et afflicta
fuit illa benedicta
mater Unigeniti!
QUARTA STAZIONE
Gesù è rinnegato da Pietro
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14, 66-68.72
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: « Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù ». Ma egli negò dicendo: « Non so e non capisco che cosa dici ».
E subito, per la seconda volta un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: « Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai ». E scoppiò in pianto.
Meditazione
« Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò » (Marco 14, 31). Pietro era sincero quando diceva questo, ma non conosceva se stesso, non conosceva la propria debolezza. Era generoso, ma aveva dimenticato di avere bisogno della generosità del Maestro. Pretendeva di morire per Gesù , mentre era Gesù che doveva morire per lui, per salvarlo.
Facendo di Simone la « pietra » su cui fondare la Chiesa, Cristo coinvolse l’apostolo nella sua iniziativa di salvezza. Pietro credette ingenuamente di poter dare qualcosa al Maestro, mentre tutto gli veniva dato gratuitamente da Lui, anche il perdono dopo il rinnegamento.
Gesù non ritirò la sua scelta di Pietro come fondamento della sua Chiesa. Dopo il pentimento, Pietro fu reso capace di confermare i suoi fratelli.
Preghiera
Signore, quando Pietro parla, illuminato dalla rivelazione del Padre, Ti riconosce Cristo, Figlio del Dio vivente. Quando invece si fida della sua ragione e della sua buona volontà, diventa ostacolo alla Tua missione. La presunzione gli fa rinnegare Te, suo Maestro, mentre l’umile pentimento lo riconfermerà roccia su cui Tu edifichi la Tua Chiesa. La Tua scelta di affidare la continuazione dell’opera di salvezza a uomini deboli e vulnerabili manifesta la Tua saggezza e potenza.
Proteggi gli uomini che Tu hai prescelto, Signore, perché le porte degli inferi mai prevalgano contro i Tuoi servi.
Rivolgi a noi tutti il Tuo sguardo come quella notte a Pietro, dopo il canto del gallo.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Quæ mærebat et dolebat
pia mater, cum videbat
Nati poenas incliti.

QUINTA STAZIONE
Gesù è giudicato da Pilato
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 12-15
Pilato disse loro di nuovo: « Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei? ». Ed essi di nuovo gridarono: « Crocifiggilo! ». Pilato diceva loro: « Che male ha fatto? ». Ma essi gridarono più forte: « Crocifiggilo! ». Pilato, volendo dar soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Meditazione
Pilato sembrava potente, aveva diritto di vita e di morte su Gesù . Prendeva gusto ad ironizzare sul « Re dei Giudei », ma in realtà egli era debole, vile e servile. Temeva l’imperatore Tiberio, temeva il popolo, temeva quei sacerdoti, che pur disprezzava nel cuore. Consegnò alla crocifissione Gesù , che egli sapeva essere innocente.
Nel velleitario tentativo di salvare Gesù , diede pure libertà ad un pericoloso omicida.
Inutilmente cercava di lavarsi quelle mani grondanti di sangue innocente.
Pilato è immagine di tutti coloro che detengono l’autorità come strumento di potere e non si curano della giustizia.
Preghiera
Gesù , con il Tuo coraggio di dichiararti re hai cercato di risvegliare Pilato alla voce della sua coscienza. Illumina la coscienza di tante persone costituite in autorità, perché riconoscano l’innocenza dei tuoi seguaci. Da’ loro il coraggio di rispettare la libertà religiosa.
È molto diffusa la tentazione di adulare il potente e di opprimere il debole. E i potenti sono coloro che sono costituiti in autorità, quelli che controllano il commercio e i mass media; ma c’è anche la gente che si lascia facilmente manipolare dai potenti per opprimere i deboli. Come poteva gridare « Crocifiggilo! » quella gente che pur Ti aveva conosciuto come amico compassionevole, che aveva fatto solo del bene a tutti?
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Quis est homo qui non fleret,matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
SESTA STAZIONE
Gesù è flagellato e coronato di spine
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 15b.17-19
Pilato dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: « Salve, re dei Giudei! ». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui.
Meditazione
La flagellazione in uso allora era una punizione terrificante. L’orribile flagellum dei Romani strappava la carne a brandelli. E la corona di spine, oltre che causare acutissimo dolore, costituiva anche uno scherno alla regalità del divino Prigioniero, come pure gli sputi e gli schiaffi.
Torture tremende continuano a emergere dalla crudeltà del cuore umano – e quelle psichiche non sono meno tormentose di quelle fisiche – e sovente le vittime stesse diventano carnefici. Sono senza senso tante sofferenze?
Preghiera
No, Gesù, sei Tu che continui a raccogliere e a santificare tutte le sofferenze: quelle degli ammalati, di coloro che muoiono di stenti, di tutti i discriminati; ma le sofferenze che brillano tra tutte sono quelle per il Tuo nome.
Per le sofferenze dei martiri, benedici la Tua Chiesa; che il loro sangue diventi seme di nuovi cristiani. Crediamo fermamente che le loro sofferenze, anche se sul momento sembrano completa sconfitta, porteranno la vera vittoria alla tua Chiesa. Signore, da’ costanza ai nostri fratelli perseguitati!
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Pro peccatis suæ gentis
vidit Iesum in tormentis
et flagellis subditum.
SETTIMA STAZIONE
Gesù è caricato della Croce
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 20
Dopo essersi fatti beffe di Gesù, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Meditazione
La croce, il grande simbolo del cristianesimo, da strumento di punizione ignominiosa è diventata vessillo glorioso di vittoria.
Ci sono atei coraggiosi che sono pronti a sacrificarsi per la rivoluzione: sono disposti ad abbracciare la croce, ma senza Gesù. Tra i cristiani vi sono « atei » di fatto che vogliono Gesù, ma senza la croce. Ora senza Gesù la croce è insopportabile e senza la croce non si può pretendere di essere con Gesù.
Abbracciamo la croce e abbracciamo Gesù e con Gesù abbracciamo tutti i nostri fratelli sofferenti e perseguitati!
Preghiera
O divino Redentore, con quale trasporto hai abbracciato la croce, che da lungo desideravi! Essa pesa sulle Tue spalle piagate, ma viene sostenuta da un cuore pieno di amore.
I grandi Santi hanno capito così profondamente il valore salvifico della croce da esclamare: « O patire o morire! ». Concedi a noi di accogliere almeno il Tuo invito a portare la croce dietro di Te. Tu hai preparato una croce su misura per ciascuno di noi. Abbiamo davanti alla mente l’immagine di Papa Giovanni Paolo II, che sale la « Collina delle croci » in Lituania. Ognuna di quelle croci aveva una storia da raccontare, storia di dolore e di gioia, di umiliazione e di trionfo, di morte e di risurrezione.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Quis non posset contristari,
piam matrem contemplari
dolentem cum Filio?
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21
Costrinsero a portare la croce di Gesù un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
Meditazione
Simone di Cirene veniva dalla campagna. Si imbatté nel corteo di morte e venne angariato a portare la croce insieme a Gesù.
In un secondo tempo, egli ratificò questo servizio, si mostrò felice di essere stato di aiuto al povero Condannato e divenne uno dei discepoli nella Chiesa primitiva. Certamente fu oggetto di ammirazione e quasi di invidia per la sorte speciale di aver sollevato Gesù nelle sue sofferenze.
Preghiera
Caro Gesù, Tu probabilmente hai mostrato al Cireneo la Tua riconoscenza per il suo aiuto, mentre la croce in realtà era dovuta a lui e a ciascuno di noi. Così, Gesù, sei riconoscente a noi ogni volta che aiutiamo i fratelli a portare la croce, mentre facciamo semplicemente il nostro dovere per espiare i nostri peccati.
Sei Tu, Gesù, all’inizio di questo circolo di compassione. Tu porti la nostra croce, così che noi siamo resi capaci di aiutare Te nei Tuoi fratelli a portare la croce.
Signore, come membra del Tuo Corpo, noi ci aiutiamo a vicenda a portare la croce e ammiriamo l’esercito immenso di cirenei che, pur non avendo ancora la fede, hanno generosamente alleviato le Tue sofferenze nei Tuoi fratelli.
Quando aiutiamo i fratelli della Chiesa perseguitata, facci ricordare che, in realtà, siamo noi a essere ancor più aiutati da loro.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati
poenas mecum divide.
NONA STAZIONE
Gesù incontra le donne di Gerusalemme
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 27-28
Seguiva Gesù una grande moltitudine di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: « Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli ».
Meditazione
Le donne, le mamme attingono dall’amore una immensa capacità di sopportazione nella sofferenza. Soffrono a causa degli uomini, soffrono per i loro figli. Pensiamo alle mamme di tanti giovani perseguitati e imprigionati a causa di Cristo. Quante lunghe notti passate nella veglia e in lacrime da quelle mamme! Pensiamo alle mamme che, rischiando arresti e persecuzioni, hanno perseverato a pregare in famiglia, coltivando nel cuore la speranza di tempi migliori.
Preghiera
Gesù, come Ti sei preoccupato, nonostante i tuoi patimenti, di rivolgere la Tua parola alle donne sulla Via della Croce, fa’ sentire anche oggi la Tua voce consolatrice e illuminante a tante donne sofferenti.
Tu le esorti a non piangere su di Te, ma su se stesse e sui loro figli.
Piangendo su di Te, piangono sofferenze che portano la salvezza all’umanità e sono quindi causa di gioia. Ciò su cui devono piangere, invece, sono le sofferenze dovute ai peccati, che rendono esse e i loro figli e noi tutti come legni secchi meritevoli di essere gettati nel fuoco.
Tu, Signore, hai mandato Tua Madre a ripeterci questo stesso messaggio a Lourdes e a Fatima: « Fate penitenza e pregate per fermare l’ira di Dio ». Fa’ che noi finalmente accogliamo con cuore sincero l’accorato appello!
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Eia, mater, fons amoris,
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.
DECIMA STAZIONE
Gesù è crocifisso
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 25.31.34
Erano le nove del mattino quando crocifissero Gesù.
Anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, fra loro, si facevano beffe di lui e dicevano: « Ha salvato altri e non può salvare se stesso! ».
Alle tre, Gesù gridò a gran voce: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ».
Meditazione
Gesù denudato, inchiodato, in preda a indicibili dolori, deriso dai suoi nemici, si sente perfino abbandonato dal Padre. È l’inferno meritato dai nostri peccati. Sulla croce Gesù è rimasto, non si è liberato.
Si sono realizzate in Lui le profezie del Servo sofferente: « Non ha apparenza né bellezza … non splendore … Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio … Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori » (Is 53, 2.4.6-7).
Preghiera
Gesù crocifisso, non tanto sul Tabor quanto sul Calvario, Tu ci hai rivelato il Tuo vero volto, il volto di un amore che si è spinto fino alla fine.
C’è chi per riverenza vuole rappresentarTi coperto dal manto regale anche sulla croce. Ma noi non temiamo di esporTi così come pendevi sul patibolo quel venerdì, dall’ora sesta all’ora nona.
La visione di Te crocifisso ci sprona a vergognarci delle nostre infedeltà e ci riempie di gratitudine per la Tua infinita misericordia. O Signore, quanto Ti è costato l’averci amato!
Fidandoci della forza che viene dalla Tua Passione, promettiamo di mai più offenderTi. Desideriamo di avere un giorno l’onore di essere messi noi pure in croce come Pietro e Andrea. Ci incoraggia la serenità e la gioia che abbiamo avuto la grazia di contemplare sui volti dei Tuoi servi fedeli, i martiri del nostro secolo.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
UNDICESIMA STAZIONE
Gesù promette il suo Regno al buon ladrone
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 33.42-43
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero Gesù e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra.
Uno dei malfattori disse: « Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno ». Gli rispose: « In verità io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso ».
Meditazione
Era un malfattore. Rappresenta tutti i malfattori, cioè tutti noi. Ha avuto la fortuna di essere vicino a Gesù nella sofferenza, ma noi tutti abbiamo questa fortuna. Diciamo anche noi: « Signore, ricordati di noi, quando arriverai nel Tuo regno ». Avremo la stessa risposta.
E quelli che non hanno la fortuna di essere vicini a Gesù? Gesù è vicino a loro, a tutti e a ciascuno.
« Gesù , ricordati di noi »: diciamoglielo per noi, per i nostri amici, per i nostri nemici, e per i persecutori dei nostri amici. La salvezza di tutti è la vera vittoria del Signore.
Preghiera
Gesù, ricordati di me quando, conscio delle mie infedeltà, sono tentato di disperazione.
Gesù, ricordati di me, quando, dopo sforzi ripetuti, mi trovo ancora in fondo alla valle.
Gesù, ricordati di me, quando tutti si sono stancati di me e nessuno più mi concede fiducia, e io mi ritrovo solo e abbandonato.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Sancta mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas
cordi meo valide.
DODICESIMA STAZIONE
La madre e il discepolo accanto alla croce di Gesù
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Giovanni. 19, 25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco tuo figlio! ». Poi disse al discepolo: « Ecco tua madre! ». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Meditazione
Gesù dimentica se stesso anche in quel momento supremo e pensa a Sua Madre, pensa a noi. Affida anzitutto Sua Madre al discepolo, come sembra suggerire San Giovanni, o piuttosto affida il discepolo alla Madre?
Comunque, per il discepolo Maria sarà sempre la Madre che il Maestro morente gli ha affidato e per Maria il discepolo sarà sempre il figlio che il Figlio morente le ha affidato e a cui sarà spiritualmente vicina soprattutto nell’ora della morte. A fianco poi dei martiri morenti, ci sarà sempre la Madre che sta in piedi, accanto alla loro croce, a sostenerli.
Preghiera
Gesù e Maria, avete condiviso fino in fondo anche la sofferenza: Tu, Gesù , sulla croce e tu, Madre, ai piedi di essa. La lancia ha squarciato il costato del Salvatore e la spada ha trafitto il cuore della Vergine Madre.
In realtà, siamo stati noi coi nostri peccati a causare tanto dolore.
Accettate il pentimento di noi tutti, che per la nostra debolezza siamo sempre esposti al rischio di tradire, rinnegare e disertare.
Accettate l’omaggio di fedeltà di tutti quelli che hanno seguito l’esempio di San Giovanni, che restò coraggiosamente accanto alla croce.
Gesù e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia. Gesù e Maria, assistetemi nell’ultima agonia. Gesù e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Fac me vere tecum flere,
Crucifixo condolere,
donec ego vixero.
TREDICESIMA STAZIONE
Gesù muore sulla Croce
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 46
Gesù, gridando a gran voce, disse: « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito ». Detto questo, spirò.
Meditazione
Gesù muore veramente, perché è vero uomo. Consegna al Padre l’ultimo respiro. Oh, com’è prezioso il respiro! Il soffio di vita fu dato al primo uomo, è ridato a noi in modo nuovo dopo la risurrezione di Gesù , affinché siamo capaci di offrire ogni respiro al suo Datore. Quanta paura abbiamo della morte e come siamo tenuti schiavi da questa paura! Il senso e il valore di una vita sono decisi dal come la si sa donare. Già per l’uomo senza fede non è ammissibile che s’aggrappi alla vita perdendone il senso. Per Gesù , poi, non c’è amore più grande di quello di dare la vita per l’amico. Chi è attaccato alla vita la perderà. Chi è pronto a sacrificarla la conserverà.
I martiri danno la più alta testimonianza del loro amore. Non si vergognano del loro Maestro davanti agli uomini. Il Maestro sarà orgoglioso di loro davanti a tutta l’umanità nell’ultimo giorno.
Preghiera
Gesù, Tu hai preso la vita umana proprio per poterla donare. Indossando la nostra carne di peccato, Tu, Re immortale, sei diventato mortale. Accettando la morte più tragica e oscura, frutto estremo del peccato, Tu hai posto l’atto supremo di completa fiducia nel Padre. « In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum ».
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Vidit suum dulcem Natum
morientem desolatum,
cum emisit spiritum.
QUATTORDICESIMA STAZIONE
Gesù è deposto dalla croce nel sepolcro
V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 46
Giuseppe d’Arimatea, comprato un lenzuolo, depose il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.
Meditazione
Gesù ha scelto non di scendere vivo dalla croce, ma di risorgere dal sepolcro. Vera morte, vero silenzio, la Parola di Vita tacerà per tre giorni.
Immaginiamo lo smarrimento dei nostri progenitori davanti al corpo esanime di Abele, la prima vittima della morte.
Pensiamo al dolore di Maria, che accoglie sul suo seno Gesù ridotto a un cumulo di piaghe, verme piuttosto che uomo, non più capace di ricambiare lo sguardo d’amore di Sua Madre. Ora ella deve consegnarlo alle gelide pietre del sepolcro, dopo averlo affrettatamente pulito e composto. Ora c’è solo da aspettare. Sembra interminabile l’attesa del terzo giorno.
Preghiera
Signore, i tre giorni ci sembrano tanto lunghi. I nostri fratelli forti si stancano, i fratelli deboli scivolano sempre più giù , mentre i prepotenti si ergono spavaldi. Da’ perseveranza ai forti, Signore, scuoti i deboli e converti tutti i cuori.
Abbiamo noi ragione ad avere fretta e pretendere di vedere subito la vittoria della Chiesa? Non è forse la nostra vittoria che siamo ansiosi di vedere? Signore, rendici perseveranti nello stare accanto alla Chiesa del silenzio e nell’accettare di scomparire e morire come il chicco di grano.
Facci sentire sempre la Tua parola, Signore: « Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo. Non manco mai all’appuntamento. Sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo ».
Signore, aumenta la nostra fede!
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.
Quando corpus morietur,fac ut animæ donetur
paradisi gloria.
Amen.

R. Amen.

A cura dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

Publié dans:LITURGIA: SETTIMANA SANTA |on 6 avril, 2012 |Pas de commentaires »

Naumburg Master, Kiss of Judas, choir screen, 1255, stone, Naumburg Cathedral

Naumburg Master, Kiss of Judas, choir screen, 1255, stone, Naumburg Cathedral dans immagini sacre AAFUSZT0crop

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Publié dans:immagini sacre |on 4 avril, 2012 |Pas de commentaires »
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