per la pasqua ebraica 7-14 aprile 2012 – il testo non è facile per noi…naturalmente

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Pesach – Rabbi Nachman Liqutei Moharan

per la pasqua ebraica 7-14 aprile 2012 – il testo non è facile per noi…naturalmente

PESACH – La Pasqua ebraica

Rabbi Nachman di Breslov – Liqutei Moharan I 250
Traduzione dall’ebraico e note esplicative tra parentesi quadre di
Rabbi Avraham Sutton

Il motivo principale della sofferenza umana è la mancanza di daat (coscienza, consapevolezza divina): infatti per chi ha daat e sa che niente accade al di fuori dell’hashgacha (provvidenza) di Dio, la sofferenza non esiste e non sperimenterà mai niente nella vita come buono o cattivo [ma accoglierà tutto con equanimità, perché la Provvidenza di Hashem è esatta e precisa nell'aiutare il singolo individuo e l'umanità nella sua globalit,à a realizzare la sua missione nel mondo pervenendo ad uno stato superiore spirituale-mentale-psicologico e fisico].
Per il popolo ebraico quindi, la causa principale di sofferenza quando è in esilio (galut) è la sua caduta dal livello di daat [quando perde cioè la capacità di percepire la mano della provvidenza di Dio dietro tutto ciò che accade].
Gli ebrei, influenzati dalle ideologie dei poteri dominanti, iniziano, infatti, a pensare che gli avvenimenti personali e globali siano determinati dalla teva (natura) e dal mazal (influssi astrologici), cioè dalle leggi naturali apparentemente immutabili. Gli ebrei soffrono per via dei loro peccati [perché capiscono profondamente che il motivo della loro perdita di daat è causata dai propri peccati, che li disconnettono dal Creatore].
In realtà, tuttavia, la storia del popolo ebraico trascende le “leggi” naturali, perciò quando il Santo Benedetto vuole salvarli [dagli effetti debilitanti] di una determinata civiltà, effonde su di loro [cioè "prende in prestito"] hashgacha [provvidenza] dal sof ha’olam [da oltre i confini del mondo a noi noto].
Perché in futuro Hashem annullerà completamente la “natura” [e diventerà chiaro] che non è mai esistito altro se non la Sua hashgacha-provvidenza…..Israele sarà allora rielevato [al livello di daat, la chiara percezione che Dio è la Causa di tutte le cause].
Partendo da questo concetto, possiamo ora capire che ogni volta che Dio desidera terminare l’esistenza di una civiltà, elevando Israele, Egli riversa su di essi la Sua Hashgacha prelevandola dal sof ha’olam (da oltre i confini del mondo a noi noto).
Perché mangiamo matzah – pane azzimo a Pesach (Pasqua ebraica) e perché è proibito mangiare, e persino possedere, il chametz – lievito?
La matzah rappresenta daat (la consapevolezza), lo stato spirituale di mochin de gadlut (la coscienza matura o espansa), (il livello del nome divino Havayah), è l’intensa consapevolezza dell’hashgachà (divina provvidenza, la continua interazione di Dio con la Sua creazione). Questa è l’essenza di daat, il livello superiore della coscienza di Dio è la capacità di percepire la mano di Dio dietro tutto ciò che accade.
Dal primo Pesach della storia e da allora, ad ogni Pesach, questa consapevolezza di Dio è amplificata enormemente.
Il chametz – lievito, d’altra parte, rappresenta lo stato spirituale di mochin dekatnut (consapevolezza immatura o ristretta), il livello del nome divino Elokim [che incarna l'attributo divino della giustizia e corrisponde quindi] all’aspetto del castigo divino.
Il chametz corrisponde quindi alla chokhmat hateva (lo studio delle scienze fisiche e naturali da un punto di vista solo materialistico) [dove le leggi naturali apparentemente immutabili sono considerate la ragione per negare la realtà della Hashgachah di Hashem].
Questo rifiuto dell’idea del coinvolgimento di Dio nelle nostre viste, a sua volta, è la ragione principale del castigo divino e delle sofferenze che ci colpiscono, Dio non voglia. A questo si allude nell’equivalenza numerica tra la parola hateva (la natura, cioè la fisicità) e Elokim: è da qui [dal nome Elokim] che provengono i castighi divini [e la nostra sofferenza].

Commento di Rabbi Avraham Sutton
Nella Torah, Dio è chiamato YKVK-Elokim, con i due nomi insieme. Il nome divino “YKVK” (pronunciato Yud-Keh-Vav-Keh) indica la trascendenza divina e l’impossibilità del Suo essere costretto o limitato dalle leggi spazio-temporali e naturali. La Yud e la He di questo Nome divino rappresentano rispettivamente il passato e il futuro, mentre la Vav rappresenta il presente temporaneo con i suoi sei giorni e sei direzioni dello spazio. Esso perciò contiene Hayah (Egli fu), Hoveh (Egli è) e Yihiyeh (Egli sarà, alludendo così a Dio e al Suo essere simultaneamente nel passato, presente e futuro.
Il nome divino Elokim incarna l’attributo della giustizia ed è l’unico nome divino usato nel primo capitolo della Genesi, e si riferisce alla manifestazione di delimitazione e definizione. Questo nome è anche equivalente numericamente alla parola HaTeva, “la natura”. Questo indica che Dio creò il mondo con il nome Elokim, così da poter operare secondo alcune leggi naturali definite (le leggi e costanti fisiche).
Queste leggi servono effettivamente allo scopo di occultare la presenza divina immanente nel mondo. Sino a che queste leggi sono vigenti, Dio si limita, per così dire, ad interagire con il mondo secondo i suoi termini e non secondo quelli divini.
Questa distinzione è ulteriormente spiegata nei due racconti biblici della creazione dell’uomo. Nel primo capitolo della Genesi è scritto che: “Elokim creò l’uomo a Sua immagine, ad immagine di Elokim Egli lo creò, maschio e femmina” (Genesi 1:27). Questo significa che un numero rilevante di aspetti dell’esistenza umana, i suoi processi mentali e la sua natura fisica, derivano dal nome Elokim.
Nel secondo capitolo della Genesi è scritto che: “YKVK Elokim formò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un respiro-anima di vita (nishmat chaim)”. “L’uomo divenne così una creatura vivente (nefesh chayah)” (Genesi 2:7). In questo versetto la Torah parla dell’anima dell’uomo, e quest’aspetto dell’esistenza umana deriva dal nome YKVK, che è superiore ad Elokim….
In generale, il nome divino Havayah (YKVK) incarna l’idea della trascendenza divina, Elokim invece incarna l’idea della Sua immanenza.
Havayah incarna la misericordia divina, e Elokim incarna il giudizio divino.
Come ha fatto notare Rabbi Nachman, Havayah corrisponde ad una consapevolezza matura della presenza di Dio in tutte le cose, Elokim da solo corrisponde ad una coscienza ristretta incapace di vedere la mano nascosta di Dio (la Sua provvidenza sempre all’opera nella nostra vita).

Publié dans : EBRAISMO: LE FESTIVITÀ |le 7 avril, 2012 |Pas de Commentaires »

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