Pregare senza stancarsi (1Cor 10,31).

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Pregare senza stancarsi

«Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1Cor 10,31).
Una delle frasi più sconvolgenti che troviamo nel Vangelo dice di «pregare sempre senza stancarsi mai» (Lc 18,1). Sembra un’espressione più retorica che reale. Eppure Gesù per far capire bene quello che intendeva ha raccontato immediatamente la parabola della vedova che voleva ottenere giustizia dal magistrato della sua città, il quale neanche voleva sentir parlare di quella vedova, ma alla fine ha dovuto cedere per l’insistenza della donna. Dunque non ci resta che chiederci, in tutta sincerità, come è possibile fare questo?
«Pregare sempre» non significa moltiplicare gli atti di preghiera, ma orientare l’anima e tutta la vita a Dio: studiare per lui, lavorare, faticare, soffrire, riposare solo per lui. E compiere ogni nostra azione nel modo migliore possibile, perché siamo consci di fare di essa un prolungamento di ciò che il Signore ha compiuto creando le cose ed affidandole all’uomo.
Premettere sempre pochi secondi di raccoglimento per renderci conto di fronte a chi siamo. Pronunciare bene le parole suggeriteci dalla Chiesa, in modo da poterle fare nostre e mettervi tutto il nostro cuore. Ricordando che non è moltiplicando le parole che siamo ascoltati, ma dilatando il nostro cuore sul cuore di Dio. Possiamo poi parlare anche spontaneamente e confidare a Gesù le cose nostre più segrete: dirgli quanto lo vorremmo amare, di quanto aiuto avremmo bisogno, quali sono le nostre difficoltà, le nostre speranze, i nostri progetti. Certamente non possiamo dimenticare che abbiamo sempre bisogno di momenti particolari di preghiera. Al mattino, al risveglio, per cominciare da figli di Dio, con preghiere brevi al Padre che è nei cieli, a Gesù, a Maria… sarà bene offrire a Dio la nostra giornata. Dio infatti va amato; e amare significa dare. Doniamo dunque a Dio, ogni mattina, il nostro nuovo giorno.
Tra i modi di iniziare il cammino, è suggerito quello di non portare nel cuore i rimasugli del giorno precedente nei confronti di chi ci sta accanto, ma vedere con occhi nuovi e migliori le persone che incontriamo e con cui condividiamo la strada. Poi, durante le nostre giornate, tutte concentrate su lavoro, studio, fatiche di casa, impegni di relazione, sport… sarà indispensabile che la famiglia cristiana (insieme o nei suoi singoli membri) trovi il coraggio di astrarsi dal mondo esterno e dedichi almeno pochi minuti per ritrovare il contatto con la paternità e l’amore di Dio: trovare guida in qualche parola di Dio, richiamare il pensiero principale della domenica precedente, collegare Vangelo e vita quotidiana, riconfermare o rimettere a fuoco i propositi compiuti… E alla sera, prima di coricarsi, qualche breve preghiera darà modo di comporre in armonia i vari avvenimenti che sono stati vissuti: dire grazie per il giorno trascorso, chiedere perdono per gli sbagli commessi, esprimere un proposito di miglioramento per il tempo che verrà.
Ci sono poi iniziative che ad alcuni saranno più possibili che ad altri, come passare in chiesa a salutare Gesù nell’Eucaristia. Ci sono giornate in cui il bisogno è più urgente: un esame, l’avvicinarsi di una nascita, una malattia, una questione economica, una crisi spirituale. Gesù ha detto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto»; bisogna sapersi collegare con questa finestra aperta sulle nostre vicende, che è la promessa del Signore. Viviamo le nostre giornate stimolati da mille fattori; siamo in un mondo che offre continue immagini, notizie, svaghi, stress. La televisione, la radio, il telefono, il giornale, molti rumori ci stordiscono. Anche senza volerlo, anche con un certo controllo, subiamo le tante voci che arrivano alle nostre orecchie, non possiamo esimerci dal recepire le varie idee che i mass media forniscono.
Come astrarsi per dare un po’ di tempo alla preghiera? Ecco, forse non dobbiamo « astrarci », ma chiedere costantemente a Dio di cercare lui nell’altro che incontriamo, negli avvenimenti del mondo, nel lavoro che svolgiamo. Solo cercando Dio, potremo tenere sotto controllo quella vanità che sembra ipnotizzare l’uomo con gli stimoli più vari. Così scopriremo che c’è in noi una forza interiore che ci attira nel profondo del nostro cuore e ci offre ciò che il mondo non sa dare: la pace.

Giuseppe Maria Pellizza

Publié dans : Lettera ai Corinti - prima |le 27 mars, 2012 |Pas de Commentaires »

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