LETTERA AGLI EBREI: GESÙ È SOMMO SACERDOTE MISERICORDIOSO (4,15-5,10) (II lettura)

http://www.gliscritti.it/approf/2006/saggi/epistolario/epistolario9.htm#mozTocId507192

LETTERA AGLI EBREI

SECONDA PARTE (B) GESÙ È SOMMO SACERDOTE MISERICORDIOSO (4,15-5,10)

DIVISIONE

i. Invito ad accostarsi al trono di grazia di Gesù Sommo Sacerdote (4,14-16)

4,14-16: L’invito è motivato con il fatto che egli è capace di com-patire (… συμ-παθησαι)

ii. Definizione teorica di ‘sacerdote’ (5,1-4)

5,1: Estrazione, ruolo, e finalità di ogni sacerdote (tratto dagli uomini, per loro).
5,2-3: Requisiti (capacità di compatire) del sacerdote, e sua condizione di peccatore.
5,4: Chiamata al sacerdozio, e non usurpazione.

iii. Applicazione della definizione al Cristo (5,5-10)

5,5-6: Il Cristo non usurpò il sacerdozio, ma ad esso fu chiamato nel Sal 110,4.
5,7-8: Avendo offerto suppliche fra grida e lacrime, imparò l’obbedienza.
5,9 Divenuto perfetto per quell’obbedienza, divenne causa di salvezza eterna…
5,10: … lui, che Dio aveva proclamato Sommo Sacerdote secondo Melchisedec.

PARAFRASI E ANNOTAZIONI

Gesù è sacerdote misericordioso (ελεημων, 2,17) e capace di compatire (… δυναμενον συμπαθησαι), perché,essendo stato messo alla prova in ogni cosa come noi – escluso il peccato -, sa compatire le nostre infermità (4,15) [Il verbo greco συμ-πασχω significa “soffrire con”, “avere eguali sentimenti”, “esperimentare la stessa sofferenza”]. Tutto ciò realizza in qualche modo la definizione astratta di ‘sacerdote’ di 5,1-4. Ogni sacerdote è mediatore: preso dagli uomini, li deve mettere in relazione con Dio. Se gli uomini hanno peccato, li deve riconciliare a Dio offrendo doni e sacrifici (5,1). Il sacerdote deve saper capire e scusare (μετριοπασχειν = “essere moderato / ragionevole”) coloro che sbagliano a partire dal fatto che anche lui è vittima di debolezza e di peccato. Su questo punto però Gesù si differenzia dagli altri sacerdoti: egli ha imparato a compatire gli uomini, non perché come loro ha esperimentato il peccato, ma perché come loro è stato soggetto alla debolezza e alla prova: «Infatti non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato» (4,15). Se il contributo umano al sacerdozio è il sentire il bisogno della purificazione dal peccato, l’iniziativa è di Dio: un uomo non può arrogarsi quel ruolo, ma è Dio che deve prendere di tra gli uomini il sacerdote (5,1), chiamandolo (5,4). Persone cresciute nel giudaismo avrebbero obiettato che Gesù non era stato sacerdote, e che secondo le Scritture solo Aronne lo era, per esplicita volontà di Dio, come diceva Es 28,1: «Tu (= Mosè) fa avvicinare a te,  tra gli Israeliti, Aronne tuo fratello e i suoi figli come lui, perché siano miei sacerdoti». Per potere affermare che Gesù invece era sacerdote, e di un sacerdozio superiore a quello aronitico, l’Autore valorizza allora il Sal 110,4 in cui il Messia è definito sacerdote di un misterioso sacerdozio “secondo Melchisedec”. *** Le frasi principali (= non dipendenti) dei vv. 5,5-10 contengono l’annuncio della terza parte:  - «… imparò l’obbedienza in mezzo alle sofferenze e alle lacrime» (5,8, preceduto da tre frasi participiali che parlano della passione = annuncio della sezione III.C)
- «… è divenuto causa di salvezza eterna …» (5,9, dopo che la sofferenza lo ha reso perfetto = annuncio della sezione III.B)  - «… lui che fu proclamato sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec» (le due frasi principali di 5,5-6, e quella participiale di 5,10 = annuncio della sezione III.A).

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