Archive pour février, 2012

La legge e la grazia (un bellissimo studio, molto di Paolo, naturalmente)

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La legge e la grazia

(un bellissimo studio, molto di Paolo, naturalmente)

due riflessioni

ANTICO O NUOVO TESTAMENTO?

La Bibbia dice che dobbiamo « dividere rettamente » la Parola di Dio, ma molto spesso tanti sono in disaccordo su come farlo. Tante volte finiscono col dire: si prende quel che ci piace e si lascia quel che non ci piace. Ma questo non è dividere rettamente le Scritture!
Ecco il principio per dividere rettamente la Parola di Verità: Ogni principio presente nell’Antico Testamento che viene ripetuto nel Nuovo Testamento è per noi oggi.
Come esempio, prendiamo in esame uno dei libri del Nuovo Testamento: la prima epistola ai Corinzi. Essa fu scritta dall’apostolo Paolo, che era un predicatore della grazia; egli predicava che non siamo sotto la legge mosaica ma sotto la grazia, e di questo egli ha scritto in continuazione. Senza dubbio egli è un predicatore del Nuovo Testamento.
Notiamo però che nell’intero capitolo di 1 Corinzi 10 egli, per dimostrare qualcosa, usa costantemente le Scritture dell’Antico Testamento. Osserviamo i versi 1 e 2: « Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare… »
Questo brano fa riferimento a Esodo 13 e 14, dove leggiamo della nuvola, della divisione del Mar Rosso e di come gli Israeliti vi passarono attraverso sulla terra asciutta, cosa che simboleggiava il battesimo. Erano praticamente ricoperti d’acqua, sebbene non una goccia li sfiorò. Paolo sta facendo riferimento all’Antico Testamento. Guardiamo anche il verso 3: « E tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale. » Si riferisce a Esodo 16, quando Dio diede la manna dal Cielo. Essa venne chiamata cibo spirituale. Verso 3: « E tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: perché bevvero dalla Roccia spirituale che li seguiva: a quella Roccia era Cristo. » Questo si riferisce a Esodo 17, quando Mosè prese il suo bastone e colpí la roccia, e Dio fece zampillare l’acqua dalla dura pietra. Notate come Paolo fa riferimento a parecchi fatti del Vecchio Testamento. Verso 5: « Ma con molti di loro Dio non si compiacque: poiché furono abbattuti nel deserto ». Si riferisce a Numeri 13 e 14. Essi si rifiutarono di andare nella terra di Israele per ereditarla, e dubitando di Dio dissero, « non riusciremo a prenderla », cosí molti di loro morirono. Ora guardiamo il verso 6: « Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi, affinché non siamo bramosi di cose cattive, come lo furono costoro ». Dunque, non è sbagliato usare l’Antico Testamento per insegnare ai Cristiani del Nuovo Testamento a fare cose giuste. Paolo lo ha usato, al pari degli altri apostoli.

Ma continuiamo. Verso 7: « Neppure siate idolatri, come furono alcuni di loro, come è scritto: Il popolo si sedette per mangiare e bere, e si alzò per divertirsi ». Qui si riferisce a Esodo 22:6. L’Apostolo dice « non siate cosí ». Verso 8: « Neppure commettiamo fornicazione, come alcuni di loro commisero, e ne caddero in un giorno ventitremila. » Sta parlando di Numeri 25. Verso 9: « Neppure tentiamo Cristo, come anche alcuni di loro tentarono, e furono distrutti dai serpenti ». Si parla di Esodo 17 (ricordiamo il serpente di rame innalzato in mezzo al campo). Guardiamo il verso 10: « Neppure mormorate, come alcuni di loro mormorarono, e furono distrutti dal distruttore ». Si trova, tra i diversi posti, in Esodo 15,16 e 17: infatti essi mormorano parecchie volte.
Ora guardiamo il verso 11: « Ora tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per ammonizione a noi, sui quali sono arrivati gli ultimi tempi ». Due volte in questo capitolo, nel verso 6 e nel verso 11, Paolo ci dice senza dubbio che quelle parole dell’Antico Testamento sono per noi, oggi. È stolto e inconsistente obiettare dicendo che non si può applicare l’Antico Testamento a noi oggi. Qui Paolo molto chiaramente sottolinea verso su verso, esperienza su esperienza nel Vecchio Testamento, per dimostrare qualcosa che i Cristiani dovrebbero fare proprio oggi. E non è finita qui. Nel resto del capitolo egli procede nella stessa maniera.
Possiamo perciò prestare fede all’Antico Testamento. Qual è però la regola da seguire? Ogni principio dell’Antico Testamento ripetuto nel Nuovo Testamento è per noi oggi.
Non c’è dubbio che la salvezza è solo per grazia e non per opere, poiché è scritto: « l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge » (Rom. 3:28), e noi non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia. Ciò, però, non toglie che l’Antico Testamento contiene molti insegnamenti cui faremmo bene a prestare attenzione, poiché furono scritti « per servire da esempio a noi » (1 Cor. 10:6).
Così, i comandamenti presenti nell’Antico Testamento (non uccidere, non rubare, non servire altri dèi, non concupire, ecc.) sono insegnati anche nel Nuovo Testamento, e noi credenti siamo tenuti ad osservarli per ubbidire a Dio. Allo stesso modo, l’omosessualità era una pratica che Dio nell’Antico Testamento dichiarò di avere in abominio (cfr. Lev. 18:22-29), e vediamo che essa è condannata esplicitamente anche nel Nuovo Testamento (cfr. 1 Cor. 6:9-10, Rom. 1:27, 1 Tim. 1:9-10).
Non troveremo mai un verso del Nuovo Testamento che dice di osservare il sabato. Questa è la ragione per cui non lo facciamo. In esso non troveremo nessun verso che dice che dobbiamo sacrificare un animale. E infatti non lo facciamo. Come pure, non ci viene imposto di pagare la decima (nel Nuovo Testamento essa è citata solo da Gesù riguardo ai Farisei, e da Paolo nel discorso su Abraamo e Melchisedec). E così via.
Ma qualunque cosa comandata nell’Antico Testamento e ribadita dal Nuovo Testamento è per noi oggi.

NESSUN GIUSTO?

La Parola di Dio afferma che non esiste alcun uomo che possa ritenersi giusto, e che « non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno » (Eccl. 7:20, Rom. 3:10).
Essa ci dice anche che a causa del peccato entrato nel mondo a causa dell’uomo, l’umanità è caduta; ma ci dà anche la buona notizia (evangelo) che Dio stesso ha provveduto la salvezza, dando per la nostra salvezza il suo proprio Figlio, Cristo Gesù (Rom. 5:17-19), la Parola eterna e vivente di Dio (Giov. 1:1).
Eppure la Parola di Dio ci parla spesso di giusti, ad esempio in 1 Pietro 3:12 leggiamo: « perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alle loro preghiere; ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male ». E anche: « Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento » (Luca 15:7, si vedano anche i versetti Luca 23:50 e Matteo 1:19).
Oltre a questo, è scritto che « chi pratica la giustizia è giusto, com’Egli è giusto » (1 Giovanni 3:7). Gesù infatti invitò ad osservare i comandamenti (Matteo 19:16-21) e a compiere il bene.
Dunque? Esistono dei giusti oppure no? E la giustizia, si ottiene per mezzo delle opere che compiamo?
I credenti « giudaizzanti » (ad es. alcuni gruppi messianici) credono che sia così, e che non si è salvati per la grazia di Dio ma per le opere che facciamo.
Ai credenti del suo tempo che la pensavano così, l’apostolo Paolo rispose giustamente: « Se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente » (Galati 2:21). A che scopo credere che Gesù (Yeshua) era il Messia promesso, se per la loro giustificazione continuavano a fondarsi sulla propria giustizia anziché in ciò che ha fatto il Signore?
Torniamo alla domanda: « esistono i giusti? ». La parola « giusto » non è usata nel senso di giustificato o salvato, ma nel senso di retto di cuore. I vari Giuseppe e Maria, Lot, Simeone, e altri che la Scrittura definisce « giusti » in quanto uomini retti e timorati di Dio, non erano giustificati per la loro giustizia ma per la loro fede.
Come può l’uomo, peccatore, praticare la giustizia? Quale uomo ama il Signore secondo il comandamento: « con TUTTO il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il prossimo come te stesso » (Luca 10:27) ?
E quale uomo non ha mai trasgredito neppure per sbaglio un comandamento? « Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti » (Giacomo 2:10).
La realtà è che se per essere giustificati e salvati da Dio bisognasse fare affidamento sull’osservanza della legge mosaica, non ci sarebbe speranza per alcun uomo. Ma, « la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede. Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore; perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù » (Galati 3:24-26).
« Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica».
E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede.
Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse».
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso. » (Galati 3:10-14)
Concludendo, dunque, sebbene l’ubbidienza ai comandamenti sia fondamentale per ogni cristiano (vedi Giovanni 14:15 e Matteo 5:18), non è su questo o sulle opere che facciamo che possiamo basare la nostra salvezza, ma unicamente sul sacrificio di Gesù Cristo, l’Agnello di Dio. Le opere e l’ubbidienza seguiranno spontaneamente a ogni vera conversione del cuore, e in proporzione alla nostra fedeltà, amore e consacrazione al Signore (ecco il perché delle parole di Gesù in Matteo 25:34-50).
« A Lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. »
(Apocalisse 1:5)

Gesù guarisce la suocera di Pietro

Gesù guarisce la suocera di Pietro dans immagini sacre Mt8.14

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Publié dans:immagini sacre |on 4 février, 2012 |Pas de commentaires »

Commento sulla seconda lettura: 1Cor 9,19 : Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero.

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Commento sulla seconda lettura: 1Cor 9,19

(12-09-2008)
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero.

Come vivere questa Parola?
Con poche pennellate, Paolo presenta il suo volto, anzi il volto che ogni cristiano è chiamato a riprodurre in sé. Gratuitamente liberato dall?amore di Cristo, il credente non può che farsi strumento di amore, entrare in relazione con l?altro lasciando cadere paure e reticenze.
Quella stessa Parola che lo ha reso libero, ora urge dentro di lui: è un bene prezioso che non può egoisticamente trattenere per sé. Eccolo allora farsi ?servo? di tutti. Un libero servizio di amore che lo accomuna a Cristo, ?il Servo di YHWH?. Un servizio che è un ?dare la vita? perché anche l?altro viva in pienezza, approdi alla vera libertà.
In un?epoca di sbandamento come la nostra, quanto sono necessari apostoli che abbiano il coraggio di percorrere la stessa strada di Paolo, di accogliere la vocazione a servire come un dono prezioso, una partecipazione all?opera redentiva di Gesù!
Non è forse questo quell?essere ?sale della terra, luce del mondo? che, secondo la parola stessa di Gesù, qualifica i suoi seguaci?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò allo Spirito Santo di infondere in me l?ardore apostolico che spinse Paolo a farsi servo pur di donare Gesù ai suoi contemporanei.

Donami, Gesù, di alimentare in me quell?ansia che ti spinse a dire: ?Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso? e serviti delle mie mani, delle mie labbra, di tutto il mio essere per ?incendiare? questa nostra società con il fuoco del tuo amore.

La parola di una grande mistica del XX secolo
Dio ci ha fatti alleanza. È per tutti che ciascuno riceve la fede. Una volta che la Parola di Dio è incarnata in noi, non abbiamo il diritto di conservarla per noi: noi apparteniamo, da quel momento, a coloro che l?attendono.
Madeleine Delbrêl

Omelia sulla prima lettura: Gb 7,1-4.6-7: Un alito di vento

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Omelia sulla prima lettura: Gb 7,1-4.6-7

(08-02-2009)

don Marco Pratesi

Un alito di vento

Il brano è parte della risposta di Giobbe (cc. 6-7) al discorso di Elifaz (cc. 4-5), all’interno del primo ciclo di discorsi (cc. 3-14). Qui Giobbe risponde alle parole, anche belle, anche sensate, del sapiente di Teman, facendo semplicemente presente la propria condizione di dolore. Di fronte al dolore, infatti, che cosa possono le giustificazioni razionali? La realtà rimane quel che è, e questa lettura la dipinge servendosi di tre paragoni: il soldato (il v. 1 allude al servizio militare), il bracciante e lo schiavo. Siamo ai gradini più bassi della scala sociale, e tutte sono condizioni nelle quali si lavora, e duramente, per qualcun altro, per opere e cose non proprie, perseguendo fini altrui. Situazioni alle quali ci si sottopone forzatamente, subendo una preponderanza. In questi casi, tuttavia, esiste pur sempre una prospettiva: lo schiavo ha momenti di sollievo, il bracciante il suo salario giornaliero, il soldato può avere il cambio (cf. 14,14). Nella condizione umana, invece, della quale queste condizioni sono immagine, la prospettiva del sollievo si rivela semplicemente un’illusione. La vita umana è vana attesa di qualcosa che non arriva; non c’è salario alle fatiche, non c’è alcun refrigerio, al contrario: ciò che arriva – unico sollievo – è la morte. La vita infatti scorre velocemente, e l’uomo non fa a tempo a sedersi al banchetto della vita che già deve alzarsi e far posto ad altri. Perciò la vita è inquietudine, smania e trepidazione; ansia e affanno, miraggio e illusione (cf. Qo 2,23; Sir 40,1-9). Tutto questo rimane spesso inavvertito, ma emerge con prepotenza quando – come succede a Giobbe – il normale flusso dell’esistenza viene spezzato dal dolore: allora l’assurdo sembra l’ultima parola. E Dio?
Brano mirabile, di grande spessore esistenziale. Che cosa ha da dirci? Non soltanto (anche questo) da che cosa, come cristiani, siamo salvati. Ci dice quello che continuiamo a essere, ovvero quello che di nostro portiamo nel rapporto con Dio; e chi è questo uomo che Dio ha scelto come interlocutore, come amico; essere limitato, ma con una smisurata fame di vita. Le due cose sono da tenere ben presenti, e insieme, per evitare due pericoli. Il primo è l’inavvertenza del limite umano, che dà luogo alla superbia, all’orgogliosa affermazione di sé, tante volte stigmatizzata nella Bibbia. Di fronte a ciò il salmista prega: « Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore » (Sal 90,12). Conservare vivo il senso del limite umano è sapienza, perderlo è stoltezza e vana arroganza. Il secondo rischio è, all’opposto, la disperazione, il cercare la morte (in varie forme) come risposta e rimedio al « male di vivere ». Giobbe avverte questo fascino della morte: « Perisca il giorno in cui nacqui! » (3,3). Terribile seduzione della morte come soluzione alla vita!
L’uomo della Bibbia, il credente, rappresentato da Giobbe, sfugge a entrambi queste trappole. Vivi il tuo limite alla presenza del Signore! Vivi la tua sete di vita, la tua inquietudine, la tua angoscia non da solo, ma in rapporto con lui. Sappi chi sei tu, ma sappi anche chi è lui! Così Giobbe troverà una risposta, che anche dopo Cristo conserva valore: non una teoria di cui finalmente è soddisfatto (comunque insoddisfacente e inconcludente), ma il rapporto col Signore. Per questo resta essenziale non imbellettare la realtà con i nostri sistemi razionali e avvertirne tutta la criticità. Dio, vuole essere lui il Salvatore; è questa la sua gloria, e non la cederà ad altri.

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano – EDB nel libro Stabile come il cielo.

Omelia (05-02-2012): Si ritirò in un luogo deserto, e là pregava

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Omelia (05-02-2012)

Movimento Apostolico – rito romano

Si ritirò in un luogo deserto, e là pregava

La preghiera è un vero combattimento con il Signore. Con essa noi vinciamo Dio. Celebre è la lotta di Giacobbe con il suo Dio, prima nella preghiera e poi anche fisicamente: « Giacobbe disse: «Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: « Ritorna nella tua terra e tra la tua parentela, e io ti farò del bene », io sono indegno di tutta la bontà e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio solo bastone avevo passato questo Giordano e ora sono arrivato al punto di formare due accampamenti. Salvami dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù, perché io ho paura di lui: che egli non arrivi e colpisca me e, senza riguardi, madri e bambini! Eppure tu hai detto: « Ti farò del bene e renderò la tua discendenza tanto numerosa come la sabbia del mare, che non si può contare »» ». « Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva» » (Cfr. Gen 32,10-33). San Paolo così scrive ai Romani: « Perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, vi raccomando: lottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dio, perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme sia bene accetto ai santi. Così, se Dio lo vuole, verrò da voi pieno di gioia per riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen » (Rm 15,30-33). Con la preghiera il cuore di Dio si consegna per intero a colui che lo invoca.
Gesù è un vero lottatore nella preghiera. Lui nulla può fare senza il Padre suo. Per questo ogni sera, solo, si ritira in luoghi appartati, invisibili ad occhi umani, e inizia il combattimento con Dio. Da esso attinge ogni grazia e benedizione, ogni verità e sapienza, ogni intelligenza e prudenza, cose tutte necessarie per operare quanto il Padre gli comanda. Senza la preghiera l’uomo è abbandonato alla sua fragilità, miseria, pochezza, nullità. Senza preghiera si è privi di ogni dono celeste.
E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
È nella preghiera che si conosce la volontà di Dio ed è in essa che si attinge ogni forza per compierla con decisione, fermezza e fortezza di Spirito Santo. Gesù prega e la sua vita è sempre dalla volontà del Padre, nella volontà del Padre. Chi non prega ha una vita dalla sua volontà e nella sua volontà, che sovente è volontà del tentatore. Pregare e insegnare a pregare è vera via per la perfetta attuazione della volontà di Dio. Dove vi è carenza di preghiera, vi è anche assenza di verità, giustizia, carità, misericordia, compassione, pietà, santità, autentica obbedienza.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci a pregare.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 4 février, 2012 |Pas de commentaires »

DOMENICA 5 FEBBRAIO – V DEL TEMPO ORDINARIO B

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B05page.htm

Seconda Lettura 1 Cor 9, 16-19.22-23
Guai a me se non annuncio il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 1, 1-12

Il vangelo annunziato da Paolo
Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia. Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!
Vi dichiaro dunque, fratelli, che il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Responsorio Cfr. Gal 1, 3-4. 10
R. Grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo, * che ha dato se stesso per i nostri peccati.
V. Se volessi piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo,
R. che ha dato se stesso per i nostri peccati.

Seconda Lettura
Dal «Commento alla Lettera ai Galati» di sant’Agostino, vescovo
(Introduzione; PL 35, 2105-2107)

Comprendere la grazia di Dio
L’Apostolo scrive ai Galati perché capiscano che la grazia li ha sottratti dal dominio della Legge. Quando fu predicato loro il Vangelo, non mancarono alcuni venuti dalla circoncisione i quali, benché cristiani, non capivano ancora il dono del Vangelo, e quindi volevano attenersi alle prescrizioni della Legge che il Signore aveva imposto a chi non serviva alla giustizia, ma al peccato. In altre parole, Dio aveva dato una legge giusta a uomini ingiusti. Essa metteva in evidenza i loro peccati, ma non li cancellava. Noi sappiamo infatti che solo la grazia della fede, operando attraverso la carità, toglie i peccati. Invece i convertiti dal giudaismo pretendevano di porre sotto il peso della Legge i Galati, che si trovavano già nel regime della grazia, e affermavano che ai Galati il Vangelo non sarebbe valso a nulla se non si facevano circoncidere e non si sottoponevano a tutte le prescrizioni formalistiche del rito giudaico.
Per questa convinzione avevano incominciato a nutrire dei sospetti nei confronti dell’apostolo Paolo, che aveva predicato il Vangelo ai Galati e lo incolpavano di non attenersi alla linea di condotta degli altri apostoli che, secondo loro, inducevano i pagani a vivere da Giudei. Anche l’apostolo Pietro aveva ceduto alle pressioni di tali persone ed era stato indotto a comportarsi in maniera da far credere che il vangelo non avrebbe giovato nulla ai pagani se non si fossero sottomessi alle imposizioni della Legge. Ma da questa doppia linea di condotta lo distolse lo stesso apostolo Paolo, come narra in questa lettera. Dello stesso problema si tratta anche nella lettera ai Romani. Tuttavia sembra che ci sia qualche differenza, per il fatto che in questa san Paolo dirime la contesa e compone la lite che era scoppiata tra coloro che provenivano dai Giudei e quelli che provenivano dal paganesimo. Nella lettera ai Galati, invece, si rivolge a coloro che erano già stati turbati dal prestigio dei giudaizzanti che li costringevano all’osservanza della Legge. Essi avevano incominciato a credere a costoro, come se l’apostolo Paolo avesse predicato menzogne, invitandoli a non circoncidersi. Perciò così incomincia: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro Vangelo» (Gal 1, 6).
Con questo esordio ha voluto fare un riferimento discreto alla controversia. Così nello stesso saluto, proclamandosi apostolo, «non da parte di uomini, né per mezzo di uomo» (Gal 1, 1), – notare che una tale dichiarazione non si trova in nessun’altra lettera – mostra abbastanza chiaramente che quei banditori di idee false non venivano da Dio ma dagli uomini. Non bisognava trattare lui come inferiore agli altri apostoli per quanto riguardava la testimonianza evangelica. Egli sapeva di essere apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre (cfr. Gal 1, 1).

Crocifissione

Crocifissione dans immagini sacre cross_crucifixion

http://www.monachos.net/content/liturgics/liturgical-texts/236
Publié dans:immagini sacre |on 3 février, 2012 |Pas de commentaires »
1...89101112

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