Archive pour janvier, 2012

2 GENNAIO – SAN BASILIO MAGNO: CREATI PER DIVENTARE DIO PER GRAZIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/01-Gennaio/S.%20Basilio%20-%20Creati%20per%20diventare%20Dio.html

SAN BASILIO MAGNO:

CREATI PER DIVENTARE DIO PER GRAZIA

Il primo santo che vi propongo in questo nuovo anno 2002 è un grande uomo, considerato una delle colonne della Chiesa Orientale ma venerato anche in quella occidentale e il cui influsso è vivo ancora oggi. Infatti i monaci orientali greco-slavi si rifanno ancora oggi alle Regole che lui ha vissuto e scritto 1700 anni fa. Stiamo parlando di san Basilio il Grande. Ad essere precisi (liturgicamente parlando) si dovrebbe parlare anche del suo amico san Gregorio Nazianzeno. Il nostro calendario li ricorda insieme.
Io preferisco ricordare solo Basilio (e magari l’anno venturo Gregorio). Il motivo è molto semplice: abbiamo davanti a noi una stella di prima grandezza nel firmamento della Chiesa, sia per esperienza ecclesiale, sia come studioso, sia come esempio di vita cristiana. E poi, sono sicuro, Gregorio Nazianzeno non si lamenterà visto che si può parlare più ampiamente del suo amico. E l’amico gioisce delle gioie, dei successi, della fama del proprio amico, senza invidia o gelosia. Non è vero?
Ho trovato la biografia di Basilio estremamente interessante e attuale. All’uomo contemporaneo, moderno o post moderno che si voglia, che ha ancora il coraggio di porsi la domanda ultima “Che cos’è l’uomo?” e “che cosa ci faccio io su questo mondo?”, sapete che cosa risponde san Basilio:
“L’uomo è una creatura che ha ricevuto da Dio l’ordine di diventare Dio per grazia”.
Non c’è male. Cercate in tutte le filosofie e in tutti i pensatori e scrittori un obiettivo più grande e più impegnativo per l’uomo. Altro che obiettivi “deboli” o a breve termine o nutriti di pessimismo e nichilismo. Basilio lega il destino dell’uomo il più alto possibile: a Dio stesso. Il motivo è molto semplice: perché Dio stesso, in Cristo, nella Incarnazione, ha voluto legare il suo destino all’uomo stesso. Non c’è niente di più grande e di più consistente e di più permanente che Dio stesso.
Questo Dio, afferma ancora Basilio, deve essere sempre davanti agli occhi dell’uomo giusto. La vita del giusto infatti sarà un pensare a Dio e nello stesso tempo una lode continua a Lui. San Basilio: “Il pensiero di Dio una volta impresso come sigillo nella parte più nobile dell’anima, si può chiamare lode di Dio, che in ogni tempo vive nell’anima… L’uomo giusto riesce a fare tutto alla gloria di Dio, così che ogni azione, ogni parola, ogni pensiero hanno valore di lode”. Due citazioni di questo santo che ci danno subito l’idea della sua visione dell’uomo (antropologia) positiva legata saldamente al pensiero su Dio (teologia).
Basilio: studente costante e grande viaggiatore
Basilio nacque a Cesarea di Cappadocia (attuale Turchia) nel 329. Da una famiglia agiata dal lato economico, e ricchissima sul versante culturale, spirituale e propriamente cristiano. Basilio respirò fin dalla più tenera età il pensare, l’agire e tutti i valori legati alla religione cristiana, valori vissuti anche a costo di sacrifici. I suoi nonni paterni ad esempio godevano dell’aureola di martirio, perché durante la persecuzione di Massimino per sette lunghi anni avevano vissuto nascosti sui monti e nei boschi.
Basilio subì grandemente l’influenza della nonna Macrina e anche della sorella con lo stesso nome (dirigeva una comunità di compagne in una specie di monastero, è diventata poi santa). Questa aveva un grande ascendente sul fratello e fu lei stessa a sollecitarlo a ricevere il battesimo invitandolo a porre fine alla vanità di una scienza umana e dedicarsi a Dio. Basilio ebbe la possibilità di studiare prima a Cesarea, poi a Costantinopoli e infine ad Atene, allora uno dei principali centri culturali. Qui conobbe Gregorio Nazianzeno. I due diventarono grandi amici: ambedue vescovi, dottori della Chiesa e santi. Conobbe ad Atene anche un certo Giuliano (la storia lo chiamerà Giuliano l’Apostata).
Attirato dall’ideale monastico, viaggiò molto visitando monaci ed eremiti palestinesi, egiziani e armeni. Rimase fortemente ammirato e attratto dalla loro scelta. E divenne monaco. Ma Basilio, da persona intelligente e acuta che era, notò che mancava qualcosa. Questi monaci amavano in maniera radicale Dio con tanti sacrifici; la loro vita ascetica era ineccepibile ed encomiabile.
Ma l’amore del prossimo dove lo praticavano, se vivevano isolati? Basilio aveva intuito che per amare Dio non bastava solo la contemplazione, ci voleva anche l’azione fatta di istruzione ai poveri e di molteplici opere di carità, e magari anche esercitare l’amore del prossimo sopportando i propri fratelli nella vita comunitaria. Da questa sua esperienza e riflessione nacque il progetto del “cenobio” (= vita in comune). Queste intuizioni sulla vita religiosa le trasmise nelle Regole: queste avranno un influsso enorme sulla Chiesa, facendo di san Basilio il padre del monachesimo dell’Oriente. Non solo: il nostro san Benedetto chiamandolo “il beato padre san Basilio” ne riconobbe l’influsso su quello occidentale.
Ordinato sacerdote nel 364 diventò per un po’ di tempo collaboratore del vescovo Eusebio di Cesarea, finché alla sua morte ne raccolse l’eredità pastorale. Non era ricco di anni (ne aveva 40) ma lo era di esperienza, di cultura, di coraggio e di santità. Tutte caratteristiche che dimostrò subito. Prima di tutto nel resistere all’imperatore ariano Valente, che difendeva l’arianesimo (una eresia dirompente per il Cristianesimo).
È interessante la risposta che Basilio diede al governatore Modesto: questi aveva tentato in tutti i modi di fargli sottoscrivere una dichiarazione pro ariana minacciandolo di rappresaglie, in quanto il suo atteggiamento ribelle contro l’imperatore non l’aveva mai tenuto nessuno. Basilio gli rispose: “Forse perché non ti sei mai imbattuto in un vescovo”. Aveva ragione. Vescovi della tempra, cultura e santità di Basilio non ce ne erano in giro.
Quasi viene da ridere al pensare ai due contendenti: l’imperatore Valente, con tutta la sua potenza e potere politico, contro un vescovo mingherlino, povero e malaticcio, armato solo della sua cultura e fede in Dio. Chi vincerà il duello? Strano ma il più forte cedette. Valente capì chi aveva davanti e… lasciò fare. Con disappunto del governatore Modesto. Anzi, ironia della sorte, più tardi fece ricorso proprio a lui per mettere pace fra alcune chiese, donandogli come regalo dei poderi.
La “Basiliade”: la “città di Basilio” per i malati
Quei terreni li adoperò per costruire una cittadella della sofferenza e della speranza (una specie di Cottolengo “ante litteram”). Il popolo la chiamò “Basiliade” ovvero “la Città di Basilio”. E Basilio ne fu il motore intelligente e pieno di energia. Il concetto di ospedale non è moderno, non è figlio del solito illuminismo o della scienza figlia della ragione. La Basiliade era un complesso grandioso con vari reparti, secondo le diverse malattie, per evitare contagi. Particolare cura era riservata ai malati di lebbra, normalmente abbandonati anche dai parenti. Basilio era un grande organizzatore (qualcuno l’ha definito “l’ultimo dei Romani’). Diceva che tutti anche i malati erano chiamati a “diventare Dio” per grazia… di Dio.
Aveva organizzato bene anche la carità per finanziare la sua città-ospedale senza aspettare il ministero della Sanità dell’Impero Romano. E qui ritorna in ballo Giuliano al massimo della carriera: era imperatore. Questi sentendo parlare della Basiliade si infuriò con i suoi governatori perché pur essendo pieni di denaro pubblico e di “risorse umane” (leggi schiavi) non erano riusciti a realizzare qualcosa di simile, a differenza di quel monaco spiantato di soldi e di schiavi ma ricco di… Provvidenza. Giuliano aveva dimenticato qualcosa o meglio Qualcuno in cui non credeva più: Dio.
San Basilio non solo è un grande vescovo e santo ma è anche un Dottore della Chiesa. Scrisse anche molte opere. Ma mentre Gregorio di Nissa, suo fratello, era un vero speculativo, lui era pratico, essenziale, stringato, chiaro e profondo e rigoroso nell’argomentazione. Ci ha lasciato opere di carattere teologico, esegetico (a commento della Scrittura) morale e ascetico. Ci sono rimaste anche molte sue lettere. In questi scritti Basilio si dimostra un maestro spirituale ed un padre non solo per i monaci ma per tutti i fedeli. Un concetto su cui il grande Basilio ritornava sempre era che Dio è il bene sommo ed unico dell’uomo, la felicità di questi è nel possesso di Dio. Dio è la misura del bene dell’uomo e della sua felicità. Ma per raggiungere questo è necessario “camminare alla presenza di Dio” e praticare una costante ascesi o sforzo spirituale per attuare questa conformazione a Cristo, e per non ostacolare l’opera e l’illuminazione dello Spirito Santo.
Anche all’uomo di oggi san Basilio propone l’immagine di un Dio non solo non invidioso dell’uomo o tiranno su di lui, ma un Dio che ha a cuore la sua grandezza e felicità. L’obiettivo di questo Dio è di “collaborare” alla grandezza e alla felicità dell’uomo. Per cui l’uomo, ogni uomo, è chiamato a “diventare Dio per grazia” di Dio. Ecco la sfida che, secondo san Basilio, Dio lancia all’uomo di tutti i tempi.

MARIO SCUDU SDB ***

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