MONACHESIMO ORIENTALE – MONACHESIMO OCCIDENTALE

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MONACHESIMO ORIENTALE

Si possono distinguere, nella sua storia, due periodi: l’Egiziano e il Basiliano.

I primi monaci egiziani furono cristiani ferventi che si ritirarono a vivere nel deserto, sia per desiderio di praticare più liberamente le norme della vita evangelica, sia per trovare nell’Eremitismo (dal greco eremìtes: solitario) e nell’Anacoretismo (dal greco anacoretès: ritirato) la forma penitenziale sostitutiva del martirio; loro padri spirituali furono, nel III sec., l’eremita Paolo di Tebe e l’anacoreta sant’Antonio Abate.

Il ritiro di Paolo nel deserto non ebbe imitatori; quello dell’egiziano Antonio (la cui vita fu resa famosa dal racconto che ne fece s. Attanasio nella “Vita di Antonio”) suscitò grandi folle di discepoli che lo seguirono (inizio del IV sec.), vivendo isolati o in piccoli gruppi, mentre la scelta delle pratiche ascetiche era lasciata all’ispirazione, al temperamento e anche alle bizzarrie dei singoli individui.
Il monachesimo antoniano era individualistico, solitario, puramente contemplativo: il monaco — solo, con Dio, nella titanica lotta contro Satana — era quasi esclusivamente dedito a espiare con pratiche mortificative le colpe della carne. Ben presto però si formarono delle vere colonie di eremiti, i quali -pur mantenendo una vita solitaria- intrattenevano rapporti con i vicini fratelli, dando così inizio ad una certa forma di vita in comune (le Laure – dal greco “laùra” grotta- dove i monaci si ritiravano, una volta compiuti i doveri comuni).
Tali colonie si svilupparono nel deserto d’Egitto e uno dei monaci più illustri fu Macario (che visse tra il 330 e il 390).
La successiva realtà monastica, il Cenobitismo (dal greco coinòs bìos: vita in comune) si costituì attorno a San Pacomio a Tabennisi, sul Nilo, nell’alta Tebaide (Egitto), verso il 318 – 320, dove egli fondò un monastero, stilando i primi rudimenti di regola monastica. l’obbedienza al superiore (Abate, derivato dall’aramaico Abba: Padre), che aveva la direzione del cenobio, introdotta come elemento essenziale della vita perfetta, la rinuncia alla discrezione individuale negli esercizi ascetici con la sottomissione di tutti a norme comuni (ma con la possibilità di abbandonare il cenobio, qualora si volesse) e la precisa suddivisione del tempo tra la contemplazione, la preghiera e il lavoro manuale, caratterizzarono il monachesimo pacomiano, che si diffuse in modo straordinario, contando migliaia di seguaci, in Egitto, Palestina, Siria, Persia e Armenia. Comunque, i fondamenti duraturi dell’organizzazione monastica nel Vicino Oriente, in Asia Minore, furono posti, nel IV sec., da San Basilio.
Basilio di Cesarea, detto il Grande (329/31-370/79), monaco egli stesso, critico dell’eremitismo (che giudicava pregiudizievole all’esercizio della carità cristiana) e di alcuni aspetti del cenobitismo pacomiano, cui pure si ispirava, riorganizzò la vita e la spiritualità monacale: il cenobio basiliano, poco numeroso (qualche decina di monaci), fu centro di preghiera e di penitenza, d’apostolato e di lavoro per uomini che dovevano mettere — questo era il fatto nuovo — al servizio degli altri (anche di coloro che vivevano nel mondo, specie i bisognosi) il frutto delle particolari esperienze spirituali fatte nel chiostro.
I monaci basiliani particolarmente colti, inoltre, (diversamente da quelli egiziani che, contenti della fede dei semplici, disdegnavano la speculazione sulle cose di religione) valorizzarono il pensiero greco al fine della precisazione del dogma e parteciparono attivamente alle dispute teologiche dalle quali uscì definita la dottrina della Chiesa.
Nello statuto lasciato da san Basilio — più sommario di riflessioni e insegnamenti di grande sapienza pratica sui fondamenti della vita religiosa, che vera e propria regola — e nelle precisazioni apportatevi dall’imperatore Giustiniano (Novellae 5 e 139) e da Teodoro Studita, il monachesimo orientale vide per sempre fissati i suoi tratti essenziali. Importanti forme di di cenobitismo, ispirate all’esempio orientale di S. Basilio, fiorirono nei monasteri costantinopolitani e sul monte Athos, in Grecia, caratterizzate da rigoroso ascetismo affiancato dallo studio dei testi teologici, e furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo.
Il Monachesimo orientale subì successivamente le persecuzioni persiane e soprattutto islamiche, le quali, mentre fecero inaridire nei territori conquistati la vita monastica, costrinsero all’emigrazione molti che rafforzarono le comunità balcaniche e russe e svilupparono un monachesimo orientale in Sicilia e nell’Italia meridionale.

MONACHESIMO OCCIDENTALE
La vita monastica organizzata giunse a fioritura, in Occidente, in epoca più tarda che in Oriente e fino alla grande diffusione della regola benedettina rimase, anzi, un fenomeno piuttosto isolato.
Grande importanza nell’introduzione in Italia della forma cenobitica di monachesimo, ebbe S. Atanasio.
Già nel IV sec., furono fondati a Roma i primi monasteri, mentre, ben presto, la vita monastica ricevette notevole impulso, soprattutto a opera di Eusebio di Vercelli, Paolino di Nola, Martino di Tours (315-397, guardia imperiale che, ricevuto il battesimo, abbandonò l’esercito dedicandosi all’apostolato, fondando ad Amiens -in Gallia- quello che fu probabilmente il primo monastero d’Occidente e successivamente -divenuto vescovo di Tours- quello famooso di Maius), Ambrogio di Milano, Onorato di Arles, Cassiano, Giovanni, Agostino, e Cesario d’Arles, i quali scrissero anche delle regole per i propri monasteri.
Ma le prime grandi organizzazioni monastiche si ebbero tra il VI e il VII sec., nei paesi di cultura celtica, a opera di Colomba, Aidano, Patrizio e Colombano.
La regola di san Colombano si diffuse in Gallia, sul Reno, in Svizzera e in Italia, permanendo a lungo accanto alla Regula Magistri e a quella celeberrima di san Benedetto da Norcia (490-560 circa).
Tipiche del monachesimo occidentale sono le abbazie e i monasteri, che nel Medioevo divennero luogo di ritiro per gli studiosi e costituirono i centri principali della pietà e del sapere cristiani, i soli luoghi dove –in particolare durante le invasioni barbariche e nei tempi sanguinosi delle lotte tra i feudi- si conservavano barlumi importanti di vita civile, si tenevano scuole, si trascrivevano a mano gli antichi testi della cultura greca e romana, si riparavano e si riproducevano attrezzi e suppellettili, si conservavano documenti legali.

Publié dans : MONACHESIMO (IL) |le 30 janvier, 2012 |Pas de Commentaires »

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