LA SAPIENZA DI DIO SI RIVELA NELLA CROCE: STOLTEZZA PER L’UOMO RAZIONALE, SCANDALO PER L’UOMO RELIGIOSO, POTENZA DI DIO PER L’UOMO CREDENTE – 1 COR 1,18-2,5

http://www.diocesiprato.it/pdf/I%20Corinzi%20Scheda%20III.pdf

TERZO INCONTRO

LA SAPIENZA DI DIO SI RIVELA NELLA CROCE: STOLTEZZA PER L’UOMO RAZIONALE, SCANDALO PER L’UOMO RELIGIOSO, POTENZA DI DIO PER L’UOMO CREDENTE – 1 COR 1,18-2,5

ACCOGLIENZA E PRESENTAZIONE DELL’INCONTRO

PREGHIERA INIZIALE
Lettore: Dio nostro, Padre della Luce, tu hai inviato nel mondo la tua Parola, sapienza uscita dalla tua bocca che ha creato tutto ciò che esiste e ha preso dominio su tutti i popoli della terra. Tu hai voluto che essa prendesse una dimora in Israele e che attraverso Mosé, i profeti e i salmi manifestasse la tua volontà e parlasse al tuo popolo del Messia Gesù. Finalmente, hai voluto che lo stesso tuo Figlio, Parola eterna presso di Te, divenisse carne e ponesse la sua tenda in mezzo a noi, quale nato da Maria e concepito dallo Spirito Santo. Tutti: Manda ora su di noi, ti preghiamo, il tuo Spirito perché ci doni un cuore capace di ascolto, ci permetta di incontrarlo in queste sante Scritture e generi in ciascuno di noi il Verbo. Questo tuo Spirito tolga il velo ai nostri occhi, ci conduca a tutta la Verità, ci dia intelligenza e perseveranza. Te lo chiediamo nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. AMEN. Lettore: San Paolo, apostolo delle Genti: Tutti: Prega per noi e per la Chiesa di Dio che è in Prato.

LETTURA DELLA PAROLA DI DIO
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1,18-2,5)
18 La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l`intelligenza degli intelligenti. 20 Dov`è il sapiente? Dov`è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21 Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22 E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Considerate infatti la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27 Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, 28 Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, 29 perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 30 Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione 31 perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore. 2,1 Anch`io, o fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. 2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. 3 Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; 4 e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE
Per uno sguardo d’insieme sul contesto della lettera nel quale il brano è inserito, vedi l’INTRODUZIONE, nel paragrafo Qual’è il contenuto della lettera? alla parte I. Dopo aver puntato la sua attenzione sul problema della divisione che affligge i corinzi (1,10-17), Paolo propone una prima indicazione di soluzione: le divisioni possono essere superate se i credenti riscoprono la sapienza di Dio, che è la sapienza della croce. Ma perché questo slittamento della riflessione dal tema delle lacerazioni all’interno della comunità a quello della sapienza? Da quello che sembra di capire, i corinzi tendevano a leggere il loro rapporto con i predicatori della Parola sulla falsa riga di quello che i discepoli avevano con il loro maestro di sapienza retorica e/o filosofica nel mondo pagano (v. 12: “io sono di …”; vedi inoltre quanto detto implicitamente sulla relazione tra battezzatore e battezzato nei vv. 13b-16). Così ciascuno di essi tendeva a mettere in evidenza soprattutto le capacità e le qualità umane del proprio “maestro” da contrapporre a quelle degli altri. Da qui una eccessiva considerazione della eloquenza, della sapienza spirituale, del fascino umano che queste figure erano capaci di emanare, e, conseguentemente, la contrapposizione delle varie figure carismatiche in base a questi criteri. Per questo Paolo passa dal tema delle divisioni a quello della croce come superamento della sapienza umana: in questo modo egli aiuta i corinzi a comprendere come quella che a loro sembra una realtà indifferente come la lacerazione della comunità per l’eccessiva considerazione delle capacità del singolo predicatore, nasconda un pericolo gravissimo, quello della incomprensione della realtà del Vangelo. Il loro modo di ragionare è ancora troppo legato alla mentalità del mondo e non ha ancora compreso la novità sconvolgente del Vangelo: attraverso il Figlio, Dio ci ha svelato come Egli giudica ciò che è veramente significativo in maniera opposta al 3 modello umano. Se, quindi, si pensa che il Vangelo sia in qualche modo una forma di sapienza umana paragonabile a quelle delle varie scuole filosofiche, o delle varie tradizioni religiose, Paolo intende chiarire che non si è capito molto: non solo non abbiamo posto attenzione al contenuto del messaggio (I: 1,18-25: la “sapienza” di Dio riguardo al messaggio: un Messia crocifisso), ma non abbiamo nemmeno considerato chi sono coloro che lo hanno accolto, i suoi destinatari (II: 1,26-31: la “sapienza” di Dio riguardo ai destinatari: la composizione sociale della comunità di Corinto), e colui che lo ha proclamato, generando alla fede i corinzi stessi (III: 2,1-5: la “sapienza” di Dio riguardo all’insegnamento: l’esempio di Paolo). 1,18-25: la “sapienza” di Dio riguardo al messaggio: un Messia crocifisso La parola della croce. Anche la croce ha una sapienza, ma che è contraria a quella esclusivamente umana (vedi 2,16ss). La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Questa è la tesi fondamentale della prima parte della lettera (1,10-4,21), ma in qualche modo anche un elemento chiarificatore che serve a comprendere l’argomentare di Paolo lungo tutta la lettera. La croce è lo strumento che Dio ha scelto per salvare il mondo: coloro che vi aderiscono fanno esperienza di Dio e della sua potenza, dell’efficacia sconvolgente della sua vittoria contro i nemici dell’uomo; coloro che non la riconoscono si autoescludono dalla salvezza, e il giudizio di Dio non farà altro che ratificare questa terribile scelta. Non è la sapienza umana quella che può salvare l’uomo, ma solo la fede in Dio che si è rivelato in Cristo. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l`intelligenza degli intelligenti. Dov`è il sapiente? Dov`è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? A supporto della sua tesi, Paolo indica una complessa citazione (come farà anche in Rom 1,17, dove a sostegno della tesi fondamentale della lettera cita Ab 2,4). Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l`intelligenza degli intelligenti: Is 29,14 (qui la citazione è letterale); Dov`è il sapiente? Rielaborato da Is 19,12; Dov`è il dotto? Rielaborato da Is 33,18. Il riferimento qui è al “rabbì” ebraico (“dotto” è la traduzione dell’originale “scriba”); Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Allusione a Is 44,25. Il riferimento qui, invece, è al filosofo della tradizione pagana. La citazione non è per Paolo un semplice appoggio alla sua tesi, ma la dimostrazione della sua verità e, allo stesso tempo, della sua corrispondenza con l’agire fedele di Dio nella storia, testimoniato dalla sua Parola rivelata. Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Dio ha già giudicato il mondo, non attraverso un ragionamento, ma attraverso un avvenimento, il mistero pasquale di Cristo. Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio. Ma, in fondo, si chiede Paolo, quale sarà mai il grande risultato della sapienza umana, che ha fallito miseramente anche davanti a ciò che era il suo compito più importante, riuscire a conoscere Dio? È piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Ecco che, proprio per venire incontro all’uomo, incapace da solo di conoscerlo, e quindi, di ristabilire con lui una corretta relazione, Dio ha scelto una via completamente opposta a quella umana, quella della croce. Così ha mandato alcuni suoi inviati che, attraverso la loro proclamazione di quell’evento a favore di tutti gli uomini, ottenessero da loro non tanto un riconoscimento di tipo intellettuale, quanto una obbedienza legata all’assenso della fede. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani. Ora Paolo amplia leggermente il discorso e ricorda le due fondamentali categorie in cui è divisa l’umanità nella sua relazione con Dio: da una parte l’uomo religioso, il Giudeo che, conoscendo come Dio ha agito nel passato del suo popolo, è convinto che Egli debba continuare ad agire in quel modo, con segni e gesti di potenza, e, quindi, è incapace di accogliere Dio quando si rivela nella fragilità e nella sofferenza; dall’altra l’uomo razionale, il Greco (che qui rappresenta tutto il mondo pagano) che, ritenendo Dio la ragione ultima del mondo, è egli stesso alla fine a stabilire che cosa sia ragionevole o meno, facendosi criterio ultimo di razionalità. Ma a tutti Dio ha dato una sola via di salvezza, il paradosso vivente, il suo Messia e Signore che manifesta se stesso nella sofferenza e nella morte infamanti della croce. Certo, questa via non è una via facile, perché provoca la reazione indignata del giudeo (“scandalo”), che non accetta un Dio fragile e perdente (vedi anche Dt 21,23), e la reazione sufficiente del greco, che non può accettare una tale stupidità e mancanza di buon senso (“stoltezza”). Ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Allora, perché Dio agisce in modo così paradossale, non rischia di rendere vano tutto il suo progetto? No, ci ricorda Paolo, innanzitutto perché vi è per l’uomo una via che permette di raggiungere la salvezza offerta da Dio. Questa via è la fede (“sono chiamati”), è ciò che permette di fare un salto, di riconoscere che quell’apparente non senso religioso e razionale che è la croce è in realtà il modo scelto da Dio per mostrare la sua potenza che sconfigge i nemici dell’uomo e la sua sapienza che rivela il vero senso della vita, della storia e del mondo. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. Ma, non solo vi è una via che permette all’uomo di superare i suoi limiti religiosi e razionali, ma questa via è stata scelta da Dio proprio perché si potessero svelare pienamente l’impotenza e l’insipienza umane e potesse così rivelarsi pienamente la sua misericordia senza limiti e la sua totale accondiscendenza verso gli uomini. Davvero l’uomo può pensare con le sue fragili forze e con la sua debole mente di poter raggiungere Dio e poterlo in qualche modo addirittura condizionare? 1,26-31: la “sapienza” di Dio riguardo ai destinatari : i credenti di Corinto Considerate infatti la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ora Paolo passa ad un argomento che tocca direttamente l’esperienza stessa dei corinzi: ma in fondo, guardatevi, dice Paolo, se Dio ragionasse davvero come voi pensate, avrebbe potuto davvero scegliere una comunità come quella di Corinto? Nella comunità sono sicuramente in maggioranza coloro che appartengono alla fascia medio-bassa, diremmo oggi, della società. E per sottolineare questo fatto, l’apostolo utilizza caratteristiche che si ritengono universalmente significative nella considerazione sociale: la “sapienza”, intesa come appartenenza al gruppo di quelli che oggi chiameremmo “intellettuali”; la “potenza”, intesa come manifestazione di importanza economica, sociale e politica; la “nobiltà”, intesa nel senso di appartenenza alla classe dell’aristocrazia. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono. Riprendendo uno ad uno i termini di paragone usati qui sopra Paolo ribalta drasticamente ogni considerazione umana a favore di una logica rovesciata: l’uomo compie alcune scelte di valori, ma Dio spiazza ogni suo progetto perché, scegliendo proprio l’opposto di quello su cui l’uomo ha fondato la sua vita, rende chiaro che in realtà la scelta dell’uomo è una scelta completamente sbagliata e fallimentare. Perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ma l’agire di Dio non è senza senso o contrario per partito preso: agendo in questo modo paradossale Egli smonta ogni orgoglio e ogni certezza, facendo comprendere che l’uomo, presentandosi a Dio, non può porre la propria piena confidenza in nessuna realtà che non sia Dio stesso. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Ora, il credente, in realtà non si presenta a mani vuote davanti a Dio, ma si presenta forte solo non di qualcosa di suo, ma di qualcosa che Dio stesso (“per lui”, intendendo Dio) gli ha donato attraverso il Figlio, la salvezza. I termini “sapienza”, “giustizia”, “santificazione” e “redenzione”sono metafore che considerano l’evento della salvezza ciascuno da un punto di vista diverso e ciascuno enfatizzando un aspetto particolare: “Sapienza” qui indica il disegno sapiente di Dio realizzatosi in tutta l’esperienza di Cristo; “giustizia” è una metafora religiosa che indica la corretta relazione che si ricrea tra l’uomo e Dio attraverso l’obbedienza di Cristo realizzatasi fino alla croce; “santificazione” è una metafora che rimanda al processo di separazione tra ciò che appartiene a Dio e la realtà normale del mondo, processo che si è realizzato in Cristo che ha “separato” i credenti dal peccato e dalla morte, facendoli entrare in una nuova relazione con il Padre; “redenzione” è una metafora legata la mondo della schiavitù e indica l’opera di Cristo che ha liberato i credenti dalla sudditanza verso il male e il peccato. Perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore. Ancora una volta Paolo chiarisce, attraverso questa citazione (Ger 9,24), che il suo pensiero viene in continuità con la rivelazione divina della Scrittura. 2,1-5: la “sapienza” di Dio riguardo all’insegnamento: l’esempio di Paolo. Dopo aver parlato dei corinzi, Paolo parla di se stesso e mostra come anche il suo stile di predicazione aveva al fondo la stessa giustificazione, essere in corrispondenza con il messaggio trasmesso. Non si tratta, quindi, di una semplice memoria storica, ma della sottolineatura del corretto modo di agire nel ministero. Anch`io, o fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. L’agire di Paolo non è stato mosso dal desiderio di mettersi in mostra, attraverso l’uso di mezzi umanamente accattivanti come la capacità oratoria. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. La scelta di Paolo è stata consapevole e senza esitazioni, una scelta che ha comportato una relativizzazione di tutto ciò che poteva essere importante o anche solo utile rispetto al significato e fine del suo agire, manifestare la salvezza di Dio realizzatasi nella croce del 6 Figlio. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza. Ora Paolo descrive alcune linee fondamentali del suo agire: – “debolezza”: è probabile, dato il termine che usa nell’originale, che qui l’apostolo parli di una sua fragilità di tipo fisico (malattia, infermità, limiti fisici, ecc.), piuttosto che interiore o spirituale; – “timore” e “trepidazione” si trovano spesso nella Scrittura (vedi Is 19,16) come indicazione dell’atteggiamento del credente davanti a Dio; qui piuttosto sembra si riferiscano ad una forma di esitazione davanti alla grande metropoli Corinto di cui sarebbe testimonianza anche At 18,9-11; – “discorsi persuasivi di sapienza” indicano tutto l’insieme della retorica e dell’arte oratoria antica, nelle quali si utilizzavano metodologie molto raffinate per rendere l’argomentazione il più possibile persuasiva; Paolo, invece, ha fiducia essenzialmente nella potenza stessa della Parola che annuncia; questo non significa che anche Paolo non utilizzi elementi della retorica o dell’oratoria (vedi vari elementi presenti anche nella nostra lettera e sottolineati nel commento, oltre al riferimento fondamentale che è At 17,16-34); ma questo avviene sempre nella consapevolezza che non solo si tratta di semplici strumenti, ma anche che essi non devono mai deformare lo stile evangelico che deve corrispondere in tutto al messaggio trasmesso; – “manifestazione dello Spirito e della sua potenza”: certamente qui Paolo non sta ricostruendo ciò che aveva smantellato (la fiducia nella potenza contro la debolezza della croce), ma indica come l’efficacia della sua predicazione si sia basata sulla dimostrazione della presenza dello Spirito nella reazione accogliente dei corinzi e nella sovrabbondanza dei doni che lo stesso Spirito ha donato loro; è la fede stessa dei Corinzi e i doni dello Spirito che essi possiedono la prova efficace della potenza di Dio che opera attraverso la croce. La prova della verità del Vangelo sta proprio nella sua capacità di portare frutto nonostante la sua contraddizione assoluta con tutto ciò che è umanamente desiderabile. Perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Ciò che caratterizza la vita del credente non è tanto la sua qualità intellettuale superiore a quella degl’altri, quanto la sua continua esperienza della presenza efficace e trasformatrice (“potenza”) dello Spirito Santo nella propria vita.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE
Vi sono delle metodologie che si possono applicare alla proclamazione del Vangelo, che, per quanto possano risultare umanamente efficaci, contraddicono radicalmente il messaggio che vogliono trasmettere: il Vangelo non è solo questione di messaggio, ma anche di stile, uno stile che scaturisce esso stesso dal Vangelo. Sono consapevole di questo, soprattutto quando si tratta di pensare e organizzare le attività della vita comunitaria (catechesi, carità, liturgia, ecc.)? Si assiste nella comunità cristiana ad un continuo movimento di persone che cercano esperienze religiose veramente appaganti; molto spesso, però, il pericolo è quello di cercare non tanto quello che nutre lo spirito, ma quello che piace, che non disturba e non costringe mai a mettersi in discussione rispetto al Vangelo. Di che tipo è la mia ricerca spirituale? E se non vi è nessuna ricerca, qual’è la ragione di un tale torpore dello spirito? Lo scandalo della fede cristiana non si è attenuato per nulla, nonostante secoli di tradizione religiosa cattolica, perché risulta sempre difficile accettare un Dio che si fa debole fino alla sconfitta definitiva e totale della morte: l’uomo religioso considera questo una sconfitta per quel dio che adora e che desidera onnipotente; l’uomo razionale considera questo un non senso perché al di fuori di ogni logica umana. Ed io, come vivo quest’aspetto fondamentale della fede? Uno dei segni fondamentali della verità della fede cristiana, cioè del fatto che quanto essa propone individua con efficacia la natura e la realtà di Dio, è per Paolo l’azione potente dello Spirito che agisce nel cuore dell’uomo e lo guida, spesso in contrasto con il mondo circostante, verso le vie nuove del Vangelo. Riesco ad accogliere quest’azione nella mia vita? O mi lascio guidare da altri desideri ed aspirazioni?

SILENZIO DI RIFLESSIONE E APPROFONDIMENTO – RISONANZE SPONTANEE (giustamente non ci sono)

INTENZIONI DI PREGHIERA
Ora, Signore, che il tuo Spirito ci ha parlato e ci ha aiutato a comprendere meglio la tua Parola e ciò che essa chiede alla nostra vita, ti invochiamo perché tu ci sostenga nel difficile compito dell’impegno concreto a servizio del Vangelo e di una coerente testimonianza davanti agli uomini: Ascoltaci, o Signore. Non ci far aver mai paura del Vangelo, facendoci vagare alla ricerca di surrogati religiosi che ci danno un po’ di benessere, ma non nutrono veramente il nostro spirito, ti preghiamo; Aiutaci a non farci mai vergognare o disprezzare la croce, strumento e via della nostra salvezza,, ti preghiamo; Apri il nostro cuore e la nostra mente perché l’azione potente dello Spirito possa trasformare la nostra vita e renderci testimoni del tuo Vangelo, ti preghiamo;
intenzioni spontanee (non ci sono, giustamente)
Concludiamo la nostra preghiera con le parole del Signore:

PADRE NOSTRO
Ti ringraziamo, Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, a motivo della grazia che ci hai data attraverso questa Parola che ci testimonia il tuo Figlio: in lui siamo stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza, così che nessun dono di grazia più ci manca, mentre aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Ti preghiamo, confermaci sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: da te, Padre che sei fedele, siamo stati chiamati alla comunione con il Figlio tuo Gesù Cristo, Signore nostro. Amen.

Publié dans : Lettera ai Corinti - prima |le 18 janvier, 2012 |Pas de Commentaires »

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