Non sei piu’ schiavo, ma figlio – rito ambrosiano – Omelia, in particolare per la seconda lettura su Galati

L’Omelia è tratta dal rito ambrosiano, solo le leture della festa della Madre di Dio:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/6136.html

Omelia (01-01-2006)

don Romeo Maggioni

Non sei piu’ schiavo, ma figlio – rito ambrosiano

Ottava del Natale nella circoncisione del Signore
Nm 6,22-27 ? Gal 4,4-7 ? Lc 2,16-21

Fine di un anno, tempo di bilancio. Inizio d’un nuovo anno: come sarà? Scorrono gli anni: che senso ha la storia? E la nostra vicenda umana? Sballottata dal « destino » o dal fato, come pensavano gli antichi (oggi .. dal malocchio!), e alle prese con le violenze degli uomini?
Paolo ci parla della « pienezza del tempo ». Si è inserito nella nostra storia di uomini un evento che rappresenta il « colmo », il vertice, dove l’umanità ha raggiunto e ottenuto l’esaudimento d’ogni sua aspirazione: è il mistero dell’incarnazione che abbiamo celebrato nel Natale. In quell’uomo Gesù di Nazaret l’eterno ha assunto il tempo, la nostra mortalità l’immortalità. Qui è stata riscattata la nostra schiavitù o insufficienza.
Da lì ora deriva una nuova lettura della storia, l’unica verità della vicenda umana, illuminata da uno sguardo diverso su Dio e sull’uomo.
Spetterà alla libertà di ognuno – se vuol vivere un tempo nuovo e diverso – « obbedire » per fede a Colui che guida e fa riuscire la storia personale dell’uomo.
Quest’uomo nuovo che è apparso al mondo a Betlemme, viene subito – con la circoncisione – iscritto tra il popolo di Dio, nella famiglia di Dio, come dice il vangelo di oggi. Vivrà per tutta la vita la condizione di figlio di Dio, guidato dallo Spirito santo, e ne diverrà alla fine erede. Lo proclama anche per noi oggi – alludendo ad ogni battezzato – la seconda lettura.

1) GRAZIA E MISERICORDIA
La carta d’identità del nostro Dio – proclama ovunque la Bibbia – è: grazia e misericordia.. Tutto quello che siamo e abbiamo è dono di Dio. Da Lui veniamo. Non siamo al mondo per caso. Siamo frutto di un progetto preciso: ha un senso e uno scopo la nostra vita. Siamo impastati di divino, fatti a sua immagine. Siamo figli propri di Dio. Contiamo quindi molto davanti a questo Padre, che lo Spirito dentro di noi invita a chiamare col nome di Abbà, papà. Non siamo abbandonati a noi stessi o alle violenze del mondo. Queste verità ci danno sicurezza nel guardare al nuovo anno: siamo nelle mani di uno « che è il più grande di tutti » (Gv 10,29).
Andando a Lui, non c’è buio nel nostro futuro. Sappiamo con certezza cosa ci aspetta dopo la morte: la risurrezione della carne e la vita eterna con Dio. Quell’anelito all’immortalità che ci tormenta di fronte alla fine di tutto, è saziato da un dono che eccede ogni nostro stesso desiderio e sogno: Dio vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me. « Se sei figlio, sei anche erede »: questo è il destino che ci è preparato. « Saremo simili a Lui perché lo vedremo così come Egli è ». Tutt’altro che incerto e nebuloso è il nostro domani di credenti!
Questo Dio è anche misericordia nei nostri confronti. Fedele anche quando noi siamo infedeli. Sempre disposto al perdono per renderci ogni giorno nuovi, capaci di ricominciare da capo con più slancio e forza. Anche quest’anno capiterà di aver bisogno di chi ci dà fiducia dopo qualche umiliazione: « Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito.. ». Dio è sempre disponibile a darci credito. Egli sa trarre il bene anche dal male: le prove e le sofferenze sappiamo che alla fine riusciranno per il nostro bene. Anche dal nostro peccato Dio sa trarre un bene per noi. « Tutto coopera al bene per coloro che amano Dio » (Rm 8,28).

2) FEDE E ABBANDONO

A questa disponibilità di Dio – gratuita e perciò permanente e universale – deve corrispondere una accoglienza libera da parte nostra, nella sincerità. Ciò significa credere a questi fatti e a questi passi compiuti da Dio nei nostri confronti. Si crede quando si conosce. Capita come tra marito e moglie: a volte l’amore s’appanna per un incidente. In quel momento è il ricordo dei gesti d’amore a superare l’appanno e rinnovare l’amore. Quando la vita perde la speranza, sono solo i fatti conosciuti e certi dell’amore che Dio ha per noi a ridarci la fiducia e il coraggio di continuare. La fede dà chiarezza contro ogni enigma, e sicurezza contro ogni paura. Leggere di più la Bibbia deve essere un primo proposito di quest’anno.
Corrispondere poi all’amore di Dio, con l’obbedienza alla sua Parola che ci guida e definisce la nostra identità, presentatasi del resto incarnata e vissuta dall’uomo Gesù di Nazaret. La sua vicenda umana è paradigmatica e ci è di modello quale fratello maggiore. E’ il libretto di istruzione del come deve funzionare la macchina che siamo. Se ogni giorno ci ispirassimo al vangelo nelle scelte morali più impegnative, come sarebbe diverso il mondo e la nostra vita! Confidando più sulla forza di Dio che non sui nostri sforzi. Ci è dato lo Spirito santo, forza di Dio per realizzare quel bene che desideriamo ma che da soli fatichiamo ad attuare.
Un abbandono, il nostro, che sappia esprimere un amore anche provato e puro. Capita con Dio come nell’amore umano: quando le cose vanno bene, sono buoni tutti di amare. Nella prova si vede la verità dell’amore. Dio è stato radicale nell’amarci fino alla morte in croce; perciò vuol avere da noi un risposta altrettanto radicale e seria. Questo è il senso profondo della sofferenza lasciataci come materia di obbedienza d’amore nei confronti di Dio, e di corredenzione per la nostra e altrui salvezza. In questa prospettiva, anche i momenti di cui più abbiamo paura, quelli di qualche malattia o disgrazia, possono essere guardati con occhio diverso e positivo. Grande è la fortuna del credente che sa di poter riscattare anche i momenti più difficili dell’esistenza!

L’augurio di Buon Anno si sostanzia in questi contenuti di fede. Su di noi sta la paterna mano di Dio che ci guida e benedice: »Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace » (I lett.).
Oggi si celebra la Giornata della Pace. Anche la convivenza civile ha bisogno di Dio, della sua legge e della sua forza. Dio guida la storia, ma desidera cuori disponibili. Siamogli docili, ciascuno per la sua parte, e Dio guiderà al bene noi e la nostra famiglia in tutti i giorni di questo nuovo anno.

Publié dans : MARIA VERGINE, OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 30 décembre, 2011 |Pas de Commentaires »

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