Archive pour novembre, 2011

San Pietro e Paolo

San Pietro e Paolo dans immagini sacre 336-pietro_e_paolo
http://www.arte.it/opera/san-pietro-e-san-paolo-236

Publié dans:immagini sacre |on 18 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

18 NOVEMBRE FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO – OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII (1962)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/homilies/1962/documents/hf_j-xxiii_hom_19620628_pietro-paolo_it.html

FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO

CELEBRAZIONE DEI VESPRI

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Basilica Vaticana – Giovedì, 28 giugno 1962

Le care impressioni della visita al Laterano nei secondi Vesperi di S. Giovanni — in esultanza commossa innanzi al fervore così vivo di quella folla tutta popolare e modesta, ma vibrante di sentimento filiale intorno al Papa, il suo Vescovo di Roma — sono invito continuo a letizia spirituale, per questa celebrazione dei primi Vesperi della festa di S. Pietro in Vaticano. Come è bello ed insieme edificante questo chiudersi del Testamento Antico col Precursore di Cristo e l’aprirsi del Nuovo sulle indicazioni di lui, nella luce e dell’umile pescatore di Galilea, chiamato al governo del Testamento eterno, della Chiesa universale.

SUL MARE DEL MONDO VERSO ROMA
Venerabili Fratelli! quanti qui siete, e diletti figli, non vi torni discaro qualche pensiero che intendiamo esprimervi a comune edificazione.
Con S. Giovanni noi eravamo a sentirne la voce profetica nel deserto, quando insisteva sul Parate viam Domini: rectas facite semitas eius [1]. Cioè: strada del Signore da preparare: vie giuste da rettificare e da percorrere, sino a raggiungere la salvezza per tutti.
Questa sera, siamo invece come sul mare, nella barca di Pietro, il pescatore, dove Gesù era salito, e di là parlava alle turbe. S. Luca racconta il bell’episodio.
— Finito che Gesù ebbe di parlare, disse a Simone: « Va al largo con la barca, e calate le reti per la pesca ». Gli rispose Simone: « Maestro, abbiamo faticato tutta una notte senza prender nulla, ma sulla tua parola calerò le reti ». Così fece infatti, e ne seguì una pescagione copiosissima [2].
Su questa pagina evangelica, Padri della Chiesa e commentatori di ogni tempo amarono trattenersi. Dai loro scritti — ricordiamo particolarmente quelli di Leone e Gregorio — scende una dottrina, la cui nota di solennità è divenuta familiare all’orecchio ed al buon gusto di quanti hanno tra mano abitualmente il Messale ed il Breviario
Distintissimo fra questi il primo, il Magno, della cui morte gloriosa abbiamo festeggiato il centenario il 15 novembre scorso.
In questa vigilia ci attira in modo speciale il pensiero di un altro Pontefice, grande lui pure, Papa Innocenzo III, che questa pagina di S. Luca ha saputo felicemente riassumere sotto amabili significazioni e figure.
Il mare di Galilea, su cui Gesù si posa, è il secolo, diremo meglio il mondo intero, che egli è venuto a redimere. La barca di Pietro è la Santa Chiesa, di cui Pietro, Simone il pescatore, fu fatto capo. L’ordine di Gesù a Pietro e ai suoi perchè vadano al largo e portino a più vasto ardimento la pescagione, il Duc in altum dell’umile naviglio, è Roma, la capitale del mondo di allora, riservata a divenire, più tardi, la vera capitale, e il centro elevato e luminoso del mondo cristiano. La rete da gettarsi su le onde per la conquista delle anime è la predicazione apostolica.

LA CHIESA DI CRISTO DIFFUSA « UBIQUE TERRARUM »
Che spettacolo questo mare di Galilea, chiamato a rappresentare i secoli e i popoli! Aquae multae: populi multi: mare magnum totum saeculum; così lo chiama Papa Innocenzo. Mare grande e spazioso.
Il libro dei Salmi lo designa bene, anche più vivacemente : pieno di pesci d’ogni genere: animalia pusilla cum magnis: illic naves pertransibunt [3]. Come il mare è turbolento e amaro, così il secolo, così il mondo degli uomini, è turbato dalle amarezze e dai contrasti: non mai pace e sicurezza; non mai riposo e tranquillità; sempre e dappertutto timore e tremore: ubique labor et dolor. L’Evangelista S. Giovanni [4] scrisse che il mondo è tutto posto sulla malignità. Il sorriso è commisto al gemito: i punti estremi del gaudio sono occupati dal lutto [5]. L’uccello è nato per il volo: l’uomo è destinato al pesante lavoro [6]. Il libro dell’Ecclesiastico è anche più incisivo : — Una continua occupazione è riservata a tutti gli uomini, un giogo preme sulle spalle di tutti i figli di Adamo. Nel mare i pesci più piccoli sono divorati dai più grandi: così nel mondo i piccoli uomini sono schiacciati dai forti e dai prepotenti [7].
Ebbene è sulla vastità di questo mondo che si stende la misericordia dell’Altissimo, a redenzione dalla schiavitù, ad elevazione delle più nobili energie; è su questo mondo che il Padre Celeste ha mandato il Figlio suo Unigenito, rivestito di umana carne, per assistere tutti i figli dell’uomo nello sforzo della loro risurrezione dalle miserie di quaggiù, e per riaccompagnarli fino alle altezze della eterna vita.
È su questo mare immenso della umanità purificata dalla virtù del Sangue di Cristo, che lo stesso Verbo del Padre propter nos homines et propter nostram salutem descendit de caelis, et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine et homo factus est; homo et Salvator mundi, et totius mundi per Ecclesiam Sanctam suam Rex gloriosus et immortalis per saecula.

GENIALE COMMENTO DI INNOCENZO III
La Chiesa di Cristo diffusa ubique terrarum viene rappresentata nel Vangelo dalla barca di Pietro, che Gesù predilesse, da cui sovente amò parlare come Maestro dei popoli, e che in una circostanza particolarmente misteriosa e solenne — questa di cui riferisce S. Luca nel capo quinto del suo Vangelo — volle indicare agli Apostoli suoi, come il punto più elevato delle divine conquiste del suo Regno.
Avete passato una notte infeconda di navigazione col nihil cepimus. Ora dico a te, o Pietro, duc in altum: al largo la barca; e a tutti i suoi: gettate le reti, come fecero in perfetta obbedienza: et concluserunt piscium multitudinem copiosam.
Diletti figli! È a questo punto della lettura evangelica che papa Innocenzo III, nella festa di S. Pietro se ne esce con vigore esultante: L’altezza di questo mare, altitudo maris istius, di cui Gesù benedetto disse a S. Pietro: duc in altum, è Roma, quae primatum et principatum super universum saeculum obtinebat et obtinet.
La divina Provvidenza volle esaltare questa città : perchè come nel tempo del paganesimo trionfante essa sola aveva la dominazione sopra tutta la gentilità sparsa nel mondo, così dopo la venuta di Gesù Redentore iniziatasi la Cristianità, era degno e conveniente che la Chiesa Santa sola tenesse la dignità del magistero e del governo sopra tutti i fedeli della terra. E Papa Innocenzo prosegue a proclamare come Iddio abbia trovato e voluto consonum et dignum, che colui che era il capo e principe della Chiesa, costituisse la sede religiosa e principale, presso la città, che aveva il principato e il governo secolare. Per questo Gesù disse a Pietro Duc in altum, come a dire : Va a Roma e trasferisci te e i tuoi a quella città, e là gettate le vostre reti per la pesca. Così evidente parrà quanto il Signore abbia amato ed ami questa Sede augusta, e questa Roma meritasse il nome di sacerdotale e di regia, imperiale ed apostolica, depositaria ed in esercizio di dominio non solo sopra i corpi, ma anche di magistero sulle anime. Ben più nobile ora e degna di autorità divina che non fosse nel passato di potestà terrena. È assai toccante sentire dalle parole del grande Papa il richiamo della pia tradizione del Domine, quo vadis: e delle parole di Gesù a Pietro, tremante e fuggitivo: « Vado a Roma per farmi crocifiggere un’altra volta ».
Interessante anche la differenza, secondo S. Luca, di espressioni di Gesù, che a S. Pietro parla in singolare: Duc in altum: e poi prosegue in plurale al resto degli Apostoli: Laxate retia in capturam. Il solo Pietro, come solo principe della Chiesa universale, è veduto nell’altezza della sua suprema prelatura. Non possiamo però dimenticare che anche a S. Paolo, come a lui, sarebbe stato affidato il compito di stendere in Roma la rete apostolica della sacra predicazione.
Una spirituale conversazione come questa Nostra, Venerabili Fratelli e diletti figli, che introduce alla festa di S. Pietro, è naturale che si adorni come di duplice corona, che insieme conferma l’associarsi dei due grandi Apostoli, nella ammirazione e nel culto.
Papa Innocenzo arriva fino alla bella comparazione di questi due grandi apostoli della Chiesa Romana, della Chiesa universale, in riferimento storico, poetico e contraddistinto ai due fondatori della Roma primitiva, cioè a Romolo e Remo, le cui due sepolture, al dire degli archeologi, giacevano quasi a parallela distanza dall’un capo all’altro della città; cioè Pietro dalla parte dove Romolo fu tumulato: e Remo dalla parte dove fu indicata la tomba di S. Paolo.
Grande rispetto noi dobbiamo e amiamo rendere ai vetustissimi ricordi della Roma primitiva — come commentava allora Papa Innocenzo — ai duo fratres secundum carnem, qui urbem istam corporaliter non sine divina providentia — condiderunt, et honorabilibus iacent tumulata sepulcris. Ma è ben giusto che la nostra religiosa tenerezza si volga con particolare sentimento ai duo fratres secundum fidem, Petrus et Paulus, qui urbem istam spiritualiter fundaverunt, gloriosis basilicis tumulati.

IL SACRO MINISTERO DELLA GRANDE PREDICAZIONE
Notate la precisa significazione dei contrasti: duo fratres secundum carnem et corporaliter condentes: i due Santi Patroni di Roma, fratres secundum fidem: spiritualiter fundatores, gloriosis basilicis honorificentissime tumulati.
Non dobbiamo dimenticare le reti dei pescatori, all’ordine di Gesù gettate nel mare e raccolte a gran fatica, a gran trionfo di apostolica obbedienza. La rete simbolica che oggi stesso, in intreccio floreale, sta sulle soglie di questa Basilica Vaticana.
Come la barca di Pietro significa la Chiesa, come il mare mosso rappresenta il secolo e il mondo agitato, come Roma il centro dell’attività cattolica ed apostolica: così le reti sono figurazione del ministero della predicazione popolare.
Papa Innocenzo approfitta dell’accenno per dare in sintesi istruttiva e fervorosa i caratteri sacri e peculiari della eloquenza pastorale : che è quanto dire del ministero sacro per la conquista e il nutrimento prezioso, di cui il sacerdozio cattolico deve essere distributore alle anime dei fedeli. Il provvido predicatore deve preparare i suoi saggi di istruzione popolare e anche più elaborata per qualunque classe e levatura. Saper variare di argomento, di tono, di colore : ora circa le virtù, ora circa i vizi, ora circa i premi ed ora circa i castighi, della misericordia e della giustizia, assai su questi due temi, ora con semplicità, ora con sottilità, ora secondo la storia ed ora secondo l’allegoria : presentazione di autorità, di similitudini, di ragioni, di esempi.
Questi sono i fili e gli intrecci, di cui sono fatte le reti, capaci, resistenti, preziose. Queste le reti più sicure ed efficaci per convincere le anime alla chiarezza di visione della buona dottrina apostolica, per portarle al fervore, alla santificazione, alla letizia.
Di queste reti si sono serviti i Beatissimi Apostoli Pietro e Paolo. Le loro Lettere ci parlano ancora dal fondo della loro età. Per questa predicazione Roma si è convertita dall’errore alla verità, dai vizi alle virtù: ed è divenuta domina gentium, maestra del mondo.

ONORE NEL TEMPO AI BEATI PRINCIPI DEGLI APOSTOLI
La venerazione, che ogni buon cattolico nutre per gli Apostoli di Cristo di tutti i tempi e di tutti i popoli, deve mantenere il suo fervore : anzi nella imminente celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, che vuole essere tutto un profluvio di celeste dottrina, aumentare di ispirazione, di pacifica e santa esaltazione.
Ma di questi due primi e beati Apostoli di Roma, Pietro e Paolo, sempre in eco alla tradizione dei secoli come Padri e Patroni principali e preclarissimi, dobbiamo particolarmente studiare i grandi insegnamenti, a splendore delle intelligenze, a fiamma dei cuori.
Ci piace por termine a questa effusione di sentimenti e di voti paterni con la fervente invocazione augurale del grande Pontefice Innocenzo III, uno dei più insigni e gloriosi della Chiesa e della storia:
Illos patres et patronos debet specialiter et principaliter honorare Roma inclita nostra, quatenus, meritis et precibus eorum adiuta, ita nunc salubriter conservetur in terris, ut tandem feliciter coronetur in caelis. Praestante Domino nostro Iesu Christo, qui est super omnia Deus benedictus in saecula saeculorum. Amen [8].
———————————-

[1] Cfr. Matth. 3, 3; Marc. 1, 3; Luc. 3, 4.
[2] Cfr. Luc. 5, 1-7.
[3] Ps. 103, 25-26.
[4] 1 Io. 5, 19.
[5] Prov. 14, 13.
[6] Iob. 5, 7.
[7] Cfr. Eccl. 90 e 13.
[8] Innocentii III, Opera omnia, Sermo XXII, in solemnitate B. Apostolorum Petri et Pauli, Migne PL 207, col. 555, ss. 

18 novembre – Dedicazione delle Basiliche dei SS. Pietro e Paolo

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/342.html

18 novembre – Dedicazione delle Basiliche dei SS. Pietro e Paolo

BIOGRAFIA
Fin dal secolo XII nella basilica vaticana di san Pietro e in quella di san Paolo sulla via Ostiense, si celebravano gli anniversari delle loro dedicazioni fatte nel secolo IV dai santi Pontefici Silvestro e Siricio. La celebrazione di questa commemorazione in tempi più recenti fu estesa a tutte le chiese di rito romano. Come nell’anniversario della dedicazione della basilica di santa Maria Maggiore (5 agosto) si celebra la maternità della Vergine Madre di Dio, così in questo giorno si onorano i due più grandi apostoli di Cristo.

DAGLI SCRITTI…
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
Pietro e Paolo germogli della divina semente

«Preziosa agli occhi del Signore é la morte dei suoi fedeli» (Sal 115, 15) e nessun genere di crudeltà può distruggere una religione, che si fonda sul mistero della croce di Cristo. La Chiesa infatti non diminuisce con le persecuzioni, anzi si sviluppa, e il campo del Signore si arricchisce di una messe sempre più abbondante, quando i chicci di grano, caduti a uno a uno, tornano a rinascere moltiplicati. Dalla divina semente sono nati i due nostri straordinari germogli, Pietro e Paolo. Da essi si é sviluppata una discendenza innumerevole, come dimostrano le migliaia di santi martiri, che, emuli dei trionfi degli apostoli, hanno suscitato intorno alla nostra città una moltitudine di popoli, rivestiti di porpora e rifulgenti da ogni parte di splendida luce, e hanno coronato la chiesa di Roma di un’unica corona ornata di molte e magnifiche gemme.
Noi di tutti i santi celebriamo con gioia la festa. Sono infatti un dono di Dio, un aiuto alla nostra debolezza, un esempio di virtù e un sostegno alla nostra fede. Però, se con ragione celebriamo tutti i santi in letizia, un’esultanza speciale sentiamo nel commemorare i due apostoli Pietro e Paolo, perché, fra tutte le membra privilegiate del corpo mistico, essi hanno avuto da Dio una funzione davvero speciale. Essi sono quasi i due occhi di quel capo, che é Cristo. Nei loro meriti e nelle loro virtù, che superano ogni capacità di espressione, non dobbiamo vedere nessuna diversità, nessuna distinzione, perché l’elezione li ha resi pari, il lavoro apostolico li ha fatti simili e la morte li ha uniti nella stessa sorte.
D’altra parte, é la nostra esperienza, confermata dalla testimonianza dei nostri antenati, a farci credere fermamente che in tutti i travagli di questa vita saremo sempre aiutati dalla preghiere di questi due grandi protettori, per conseguire la misericordia di Dio. Avviene quindi che, come siamo precipitati in basso per le nostre colpe, così veniamo sollevati in alto dai meriti di questi apostoli.(Disc. 82 nella festa degli apostoli Pietro e Paolo 1, 6-7; PL 54, 426-428)

Colletta
Guida e sostieni, Signore, la tua Chiesa, che dalla predicazione degli apostoli Pietro e Paolo ha ricevuto il primo annunzio del Vangelo, e fà che per il loro patrocinio progredisca nella fede e nell’amore, sino alla fine dei tempi. Per il nostro Signore…

Sulle offerte
Ti offriamo, Signore, i nostri doni invocando la tua clemenza, perché la fede, trasmessa dai santi Apostoli, si conservi integra nei nostri cuori. Per Cristo nostro Signore.

Dopo la comunione
Esulti, Signore, il tuo popolo nel glorioso ricordo degli apostoli Pietro e Paolo e con la forza del pane di vita proceda sicuro nella via dell’unità e della pace. Per Cristo nostro Signore.

Publié dans:SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO |on 18 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

Arcangelo Gabriele

Arcangelo Gabriele dans immagini sacre GABRIELE1

http://www.cbcs.it/Arcangelo%20Gabriele.htm

Publié dans:immagini sacre |on 17 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

Il silenzio di Dio (Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma)

dal sito:

http://www.nostreradici.it/silenzio_di_Dio.htm

Il silenzio di Dio
  
Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, Direttore del Collegio Rabbinico Italiano

Il tema del silenzio e dell’assenza di Dio davanti alle sofferenze dell’umanità è salito improvvisamente alla ribalta per un motivo quasi casuale, un recente intervento del Papa che lo ha affrontato nel corso di un’omelia.
Parlare di quest’argomento ha sorpreso un po’ tutti, sia per la natura del tema, così difficile e speciale, che per la forza con cui è stato trattato. Ma per la sensibilità ebraica non si è trattato di una novità né di una sorpresa.
Oltre le tenebre, la luce
È un tema importante della teologia biblica che viene costantemente ripreso ed elaborato nel corso della storia e che davanti a fenomeni di particolare gravità, come la Shoà, esplode travolgendo le coscienze. Esaminando le pagine bibliche si può vedere come l’interrogativo sulla presenza divina accompagni la storia ebraica dal momento stesso in cui nasce come popolo. 
La Bibbia cerca di dare qualche risposta, anche molto precisa a questa domanda terribile, ma la questione evidentemente non è semplice da risolvere per le coscienze turbate. Il tema trova espressione in una grande metafora antropomorfica, quella del panim, del volto divino.
Nel rapporto tra esseri umani guardarsi in faccia è un modo di comunicare, anche se non necessariamente benevolo, mentre volgersi la faccia, rivoltarsi, è segno di chiusura, di interruzione, di comunicazione, di rifiuto.
Sono pertanto sinonimo di speciale benedizione, simpatia, protezione, benevolenza le espressioni iaer haShem panaw elekha e issà haShem panaw elekha, « che il Signore illumini e volga te il suo volto », che compaiono nella benedizione sacerdotale di Numeri 6:25-26, che quotidianamente ripetiamo nella nostra liturgia.
Al contrario è il celarsi, il nascondersi del volto divino il segno di allontanamento. Leggiamo in proposito un brano fondamentale:
 » La mia ira divamperà contro di lui in quel giorno e li abbandonerò e nasconderò loro il mio volto (letteralmente: mi nasconderò il volto da loro) e diventerà preda di chi vuole divorarlo e lo incontreranno numerose disgrazie e cose cattive e in quel giorno dirà ‘è perché il mio Dio non è in mezzo a me che mi sono capitate queste brutte cose’. Ma Io avrò nascosto il mio volto in quel giorno per tutto il male che aveva fatto, perché si era rivolto ad altri dei ». (Deuteronomio 31:17-18).
In questo brano c’è la prefigurazione dell’evento (l’abbattersi delle sciagure nazionali, il diventare preda dei nemici), la sua rappresentazione teologica (Dio che si nasconde all’uomo), la constatazione umana dell’abbandono (Dio non è in mezzo a me) e l’interpretazione teologica (il volto si nasconde perché l’uomo si è ri-volto altrove).
Che non si vadano a cercare responsabilità divine primarie nel male; questo dipende in primo luogo dall’uomo e dal dono che gli è stato fatto di poter scegliere tra bene e male, tra premio e punizione. E all’uomo viene quindi chiesto di fidarsi e scommettere.
Non a caso, in un brano che per molti versi è l’anticipazione di quest’interpretazione del Deuteronomio, la domanda su dove è Dio nasce in un contesto storico preciso: usciti dall’Egitto, dopo tutti i miracoli cui hanno assistito, gli ebrei si trovano nel deserto senza acqua; e allora, immemori e ingrati dei beni precedenti, protestano, fino a minacciare Mosè di lapidazione.
Racconta la Bibbia:
« (Mosè) chiamò quel luogo Massà e Merivà (contesa e lite) per la lite dei figli d’Israele e per aver loro messo alla prova il Signore dicendo: ‘se Dio è in mezzo a noi o no’  » (Esodo 17:7).
E subito dopo ecco quello che succede:
« Arrivò Amaleq e combattè con Israele a Refidim » (ibid, v. 18).
Amaleq è il nemico mortale perenne d’Israele, senza pietà per i più deboli. Amaleq arriva e colpisce non in un momento qualsiasi, ma quando Israele non è più capace di avvertire la presenza divina dentro di sé. Dio fugge e si nasconde secondo il Deuteronomio dopo che gli ebrei gli si rivoltano contro; ma la prima fuga – quella che apre il varco al nemico divoratore – avviene nella coscienza degli uomini che diventano sordi e incapaci di avvertire la presenza divina.
Prima ancora di un volto che si nasconde c’è l’incapacità umana di vederlo quando c’è. L’importanza di questa storia supera il caso isolato, diventa emblematica. Non a caso nella Torà uno dei comandi più importanti che si riferiscono all’uso della memoria, riguarda proprio la storia di Amaleq: « ricorda cosa ti ha fatto Amaleq » (Deuteronomio 25:17). Ricorda cosa ti ha fatto, ma anche che cosa può averlo provocato.
Il celarsi del Deuteronomio non è isolato, ma lo ritroviamo in tanti altri brani biblici,da Isaia (8:17, 54:8), Ezechiele 39 (23,24,29), ai Salmi (« non nascondermi il tuo volto »: 27:9, 102:3, 143:7; e ancora 13:2, 30:8, 44:25 ecc), espressioni di una angoscia e di una ricerca costante. Di fatto il tema del Dio che si nasconde diventa la costante dell’esperienza successiva, specialmente diasporica.
Giocando sulla lingua, la radice satar che indica il celarsi (da cui forse anche il mistero) viene riscontrata dai Maestri nel nome dell’eroina biblica Ester: un nome che in realtà dovrebbe essere collegato a Astarte e Aster-Astro, ma che per i Maestri non indica il fulgore ma il buio. Con una consolazione: perché la regina Ester opera in un periodo storico in cui il Volto non è più visibile e accessibile, e per questo può sempre sorgere qualcuno che decide di distruggere l’intero popolo ebraico; ma anche se la presenza diretta, la visione luminosa del volto non c’è più, la presenza divina, la sua provvidenza, la sua assistenza non mancano mai e al momento giusto intervengono nella storia e liberano.
Per questo motivo consolatorio e di speranza gli ebrei celebrano ancora oggi (e continueranno a farlo anche quando tutte le altre feste saranno abolite), per una volta all’anno, con gioia fisica quasi sfrenata, la festa del Purim, per segnalare che anche in un regime di volto nascosto la protezione non viene mai meno. È sul filo di questa speranza che si gioca un’esperienza drammatica, una domanda con tante risposte sempre insufficienti, una provocazione alla fede che coinvolge quasi quotidianamente la vita di ogni ebreo, che sia religioso o no.
Nel momento in cui lo Stato si accinge a celebrare il Giorno della Memoria, con importanti intenti memoriale ed educativi, lo spirito ebraico partecipa con un ricordo sconsolato e con il peso di una domanda e di una ricerca che ha più di 32 secoli di storia.

[Fonte: ucei.it/giornodellamemoria]

Publié dans:EBRAISMO: RAV RICCARDO DI SEGNI |on 17 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

I MARTIRI DEL COMUNISMO VENGONO PROCLAMATI SANTI

 dal sito:

http://www.zenit.org/article-28696?l=italian

I MARTIRI DEL COMUNISMO VENGONO PROCLAMATI SANTI

La Chiesa Ortodossa Russa ha proclamato santi oltre 1500 martiri

di Antonio Gaspari

MILANO, giovedì, 17 novembre 2011 (ZENIT.org) – “Gli oltre 1500 nuovi martiri e confessori innalzati sugli altari dalla Chiesa russa costituiscono solo una briciola della schiera di santi ortodossi che hanno permesso il trionfo storico spirituale della Chiesa in mezzo a persecuzioni comuniste senza precedenti per crudeltà e sacrilegio”.
Lo ha affermato Georgij Mitrofanov docente di storia all’Accademia teologica ortodossa di Pietroburgo, intervenendo al convegno internazionale realizzato dalla Fondazione Russia Cristiana, dal titolo “Crisi dell’umano e desiderio di felicità. Che cos’ha da dire la Chiesa oggi?”.
Al convegno svoltosi a Milano e Seriate (BG), il 28-30 ottobre 2011 Georgij Mitrofanov, autore del libro “La Russia ed il secolo XX” pubblicato dall’editrice Agat di Pietroburgo  ha raccontato della persecuzione del regime comunista nei confronti della Chiesa ortodossa.
Il docente russo che anche sacerdote ortodosso ha spiegato che dal 1918 al 1921, il regime bolscevico, mirando alla soppressione fisica della Chiesa e delle sue membra attive, di solito non cercava di coinvolgere i preti nelle azioni antireligiose dei suoi organi repressivi o di propaganda.
Le persecuzioni di questo primo periodo non hanno quasi lasciato traccia nelle fonti scritte, perché in quegli anni praticamente non si faceva alcuna inchiesta, e le uniche testimonianze scritte delle repressioni sono i mandati d’arresto (quelli che si sono conservati) e soprattutto le condanne alla fucilazione.
Rispetto invece ai periodi successivi e più intensi delle repressioni, dal 1922 al 1923, dal 1928 al 1934 e dal 1937 al 1941, la Commissione sinodale della Chiesa Ortodossa Russa ha a disposizione una grande quantità di fonti scritte, che permettono di precisare nei dettagli le circostanze della morte di migliaia di vittime del terrore sia tra il clero che tra i laici impegnati.
Questo perchè gli organi inquirenti della polizia segreta “GPU” o “NKVD” registravano dettagliatamente lo svolgimento di ogni operazione, dall’intervento operativo fino all’emissione della sentenza.
Secondo il prof. Mitrofanov  “Se paragoniamo le persecuzioni subite dalla Chiesa ortodossa russa nel periodo sovietico con quelle dei cristiani dei primi secoli, le prime risultano non solo più estese, ma anche più crudeli e raffinate nei metodi”.
“Tuttavia, – ha aggiunto – non sarebbe giustificato considerare tutte le vittime di quel periodo, laici ma anche i sacerdoti, come martiri per il solo fatto di essere morte durante le persecuzioni antireligiose”.
Il docente russo ha spiegato che i sacerdoti e laici arrestati negli anni ’20-30 di solito erano accusati di delitti politici, ed era molto raro che durante l’inchiesta si esigesse da loro di rinnegare Cristo o il proprio ministero sacerdotale.
Lo scopo principale degli inquirenti era quello di costringere le proprie vittime, anche con feroci torture fisiche e morali, a riconoscersi colpevoli delle accuse ricevute, coinvolgendo allo stesso tempo quante più persone possibile come complici.
Per il prof. Mitrofanov  “il primo dovere morale davanti a Cristo in questo periodo di persecuzione non era tanto la capacità del cristiano arrestato di professare Cristo a parole durante l’inchiesta, ma la capacità di resistere, sotto tortura, e non riconoscere i falsi delitti addossatigli né la complicità di persone innocenti”.
Ed è proprio sulla base di questo criterio che la Commissione sinodale per le canonizzazioni ha reputato possibile presentare come materiali alcuni documenti che riguardavano sacerdoti e laici morti e perseguitati.
Il conclusione il prof. Mitrofanov ha sottolineato “E se il popolo russo, che ha sofferto incalcolabili perdite umane e storico culturali nel cammino che lo ha portato a superare la pretesa di costruire il paradiso in terra, ha rivelato davanti a tutto il mondo il carattere utopistico e sterile del comunismo, la Chiesa ortodossa russa, che ha opposto ai persecutori del cristianesimo la moltitudine dei suoi nuovi martiri e confessori, ha mostrato al mondo l’invincibilità della Chiesa nella sua lotta spirituale con una delle concezioni più terribili nella storia dell’umanità”.

Publié dans:CHIESA ORTODOSSA |on 17 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

Salvator Dali; Madonna di Guadalupe,

Salvator Dali; Madonna di Guadalupe,  dans immagini sacre salvadordalmadonnadiguadalupe

http://www.tanogabo.it/arte/dali/salvadordalmadonnadiguadalupe.html

Publié dans:immagini sacre |on 16 novembre, 2011 |Pas de commentaires »
1...45678...12

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01