Archive pour novembre, 2011

Nel « vanto della Croce »: Padre Pio da Pietralcina (O.R. 2002)

dal sito:

http://www.italiamiga.com.br/noticias/artigos/nel_vanto_della_croce.htm

Nel « vanto della Croce »

(Padre Pio da Pietralcina)

(da L’Osservatore Romano – 17-18 Giugno 2002)

Nel « vanto della Croce » è racchiusa la santità di Padre Pio da Pietrelcina: lo ha sottolineato Giovanni Paolo II all’omelia della solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta nella mattina di domenica 16 giugno, in Piazza San Pietro, per la canonizzazione del religioso stimmatizzato. « Quanto attuale – ha detto – è la spiritualità della Croce vissuta dall’umile Cappuccino di Pietrelcina! Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità ». Questo è il testo dell’omelia pronunciata dal Santo Padre:

1. « Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero » (Mt 11, 30). Le parole di Gesù ai discepoli, che abbiamo appena ascoltato, ci aiutano a comprendere il messaggio più importante di questa solenne celebrazione. Possiamo infatti considerarle, in un certo senso, come una magnifica sintesi dell’intera esistenza di Padre Pio da Pietrelcina, oggi proclamato santo. L’immagine evangelica del « giogo » evoca le tante prove che l’umile cappuccino di San Giovanni Rotondo si trovò ad affrontare. Oggi contempliamo in lui quanto sia dolce il « giogo » di Cristo e davvero leggero il suo carico quando lo si porta con amore fedele. La vita e la missione di Padre Pio testimoniano che difficoltà e dolori, se accettati per amore, si trasformano in un cammino privilegiato di santità, che apre verso prospettive di un bene più grande, noto soltanto al Signore.
2. « Quanto a me… non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo » (Gal 6, 14). Non è forse proprio il « vanto della Croce » ciò che maggiormente risplende in Padre Pio? Quanto attuale è la spiritualità della Croce vissuta dall’umile Cappuccino di Pietrelcina! Il nostro tempo ha bisogno di riscoprirne il valore per aprire il cuore alla speranza. In tutta la sua esistenza, egli ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all’opera della redenzione. Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità. Nel piano di Dio, la Croce costituisce il vero strumento di salvezza per l’intera umanità e la via esplicitamente proposta dal Signore a quanti vogliono mettersi alla sua sequela (cfr Mc 16, 24). Lo ha ben compreso il Santo Frate del Gargano, il quale, nella festa dell’Assunta del 1914, scriveva: « Per arrivare a raggiungere l’ultimo nostro fine bisogna seguire il divin Capo, il quale non per altra via vuol condurre l’anima eletta se non per quella da lui battuta; per quella, dico, dell’abnegazione e della Croce » (Epistolario II, p. 155).
3. « Io sono il Signore che agisce con misericordia » (Ger 9, 23). Padre Pio è stato generoso dispensatore della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza, la direzione spirituale, e specialmente l’amministrazione del sacramento della Penitenza. Anche io ho avuto il privilegio, durante i miei anni giovanili, di approfittare di questa sua disponibilità verso i penitenti. Il ministero del confessionale, che costituisce uno dei tratti distintivi del suo apostolato, attirava folle innumerevoli di fedeli al Convento di San Giovanni Rotondo. Anche quando quel singolare confessore trattava i pellegrini con apparente durezza, questi, presa coscienza della gravità del peccato e sinceramente pentiti, quasi sempre tornavano indietro per l’abbraccio pacificante del perdono sacramentale. Possa il suo esempio animare i sacerdoti a compiere con gioia e assiduità questo ministero, tanto importante anche oggi, come ho voluto ribadire nella Lettera ai Sacerdoti in occasione del passato Giovedì Santo.
4. « Sei tu Signore, l’unico mio bene ». Così abbiamo cantato nel Salmo Responsoriale. Attraverso queste parole il nuovo Santo ci invita a porre Dio al di sopra di tutto, a considerarlo come il solo e sommo nostro bene. In effetti, la ragione ultima dell’efficacia apostolica di Padre Pio, la radice profonda di tanta fecondità spirituale si trova in quella intima e costante unione con Dio di cui erano eloquenti testimonianze le lunghe ore trascorse in preghiera e in confessionale. Amava ripetere: « Sono un povero frate che prega », convinto che « la preghiera è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il Cuore di Dio ». Questa fondamentale caratteristica della sua spiritualità continua nei « Gruppi di Preghiera » da lui fondati, che offrono alla Chiesa e alla società il formidabile contributo di una orazione incessante e fiduciosa. Alla preghiera Padre Pio univa poi un’intensa attività caritativa di cui è straordinaria espressione la « Casa Sollievo della Sofferenza ». Preghiera e carità, ecco una sintesi quanto mai concreta dell’insegnamento di Padre Pio, che quest’oggi viene a tutti riproposto.
5. « Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra perché… queste cose… le hai rivelate ai piccoli » (Mt 11, 25). Quanto appropriate appaiono queste parole di Gesù, quando le si pensa riferite a te, umile ed amato Padre Pio. Insegna anche a noi, ti preghiamo, l’umiltà del cuore, per essere annoverati tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del suo Regno. Aiutaci a pregare senza mai stancarci, certi che Iddio conosce ciò di cui abbiamo bisogno, prima ancora che lo domandiamo. Ottienici uno sguardo di fede capace di riconoscere prontamente nei poveri e nei sofferenti il volto stesso di Gesù. Sostienici nell’ora del combattimento e della prova e, se cadiamo, fa che sperimentiamo la gioia del sacramento del Perdono. Trasmettici la tua tenera devozione verso Maria, Madre di Gesù e nostra. Accompagnaci nel pellegrinaggio terreno verso la Patria beata, dove speriamo di giungere anche noi per contemplare in eterno la Gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

Publié dans:SAN PAOLO E GLI ALTRI SANTI, SANTI |on 28 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

UN ANNO CON SAN PAOLO (2008-2009): LE PAGINE AUTOBIOGRAFICHE

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano8/ghidelli_annopaolino1.htm#PAGINE AUTOBIOGRAFICHE

MONS. CARLO GHIDELLI : UN ANNO CON SAN PAOLO (2008-2009)

CAPITOLO TERZO – PAGINE AUTOBIOGRAFICHE

Chi, nell’intraprendere questo cammino, vuol partire con il piede giusto, farà bene a individuare prima le pagine autobiografiche di Paolo: sono molte e tutte assai belle. Mettendole insieme, una dopo l’altra, si possono ricostruire praticamente tutte le tappe della sua vita e della sua ricerca. È un suggerimento che mi permetto di dare a coloro che sono seriamente intenzionati a conoscere le Lettere di Paolo e non hanno strumenti tecnici e scientifici appropriati. Forse questa è l’unica strada percorribile: chi l’ha già percorsa ne ha ricavato grandi frutti.
Tra le molte pagine in cui Paolo parla di se stesso ne scelgo una perché mi sembra la più completa e la più significativa: si tratta di Filippesi 3,1-14. Qui l’autore distingue in modo estremamente chiaro tre momenti della sua vita: il passato (vv. 4-6), il presente (vv. 7-11) e il futuro (vv. 12-14). Dovremmo imparare anche noi, almeno nei momenti più importanti della nostra piccola storia personale, a rileggere la nostra vita alla luce della parola di Dio, se non altro per ringraziare dei doni ricevuti e per chiedere perdono della mancanze commesse e delle omissioni fatte; sempre comunque per innalzare il nostro inno di lode e di ringraziamento al Signore.
Paolo non ha mai rinnegato il proprio passato di giudeo, ma solo qui enumera tanti titoli: « Circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge, quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’ osservanza della legge» (vv. 5-6). Come Saul, primo re d’Israele di cui porta il nome, Paolo discende dalla tribù di Beniamino, benemerita fra tutte le tribù perché rimasta sempre fedele alla dinastia di Davide. Come tanti suoi coetanei Paolo si era totalmente dedicato al culto di Dio in modo settario e cieco. Come tanti altri ebrei Paolo aveva considerato un privilegio irrinunciabile quello di appartenere alla religione ebraica. Come tanti altri farisei Paolo praticamente aveva fatto della legge – la Torah – un idolo, e ne era divenuto schiavo, con tutte le conseguenze.
Per il presente, Paolo si sente portato ad adottare criteri valutativi del tutto nuovi; si direbbe che egli ha dovuto sovvertire la scala dei valori: «Quello che poteva essere per me un guadagno l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo» (v. 7). Ancor più: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo» (v. 8). Anche per noi, come per lui, si tratta di sapere chi sta al centro della nostra vita, chi abbiamo deciso di mettere al vertice della nostra ricerca. Se è Gesù, allora tutto, nella nostra vita, prende un senso, cioè un significato e un orientamento nuovo; tutto finirà col contribuire alla nostra crescita umana e alla nostra maturità cristiana.
Quanto al futuro, Paolo non si avventura in previsioni avventate; si accontenta solo di tenerlo intimamente connesso con il suo presente: «Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perlezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo» (v. 12). Sembra essere questo l’unico modo corretto anche per noi se vogliamo preparare un futuro che non sia pieno di sorprese negative, bensì ricco dei doni di Dio, quei doni che il Signore, nella sua bontà misericordiosa, non ci lascerà certamente mancare.
Nell’epistolario paolino, oltre a questa ci sono molte altre pagine autobiografiche, dalle quali conviene partire per una lettura sistematica dell’intera sua produzione letteraria. Una volta fatto questo primo passo e superate le prime difficoltà, sarà più facile leggere una per una le sue Lettere e comprenderne il significato profondo. Infatti, solo chi si è familiarizzato con il linguaggio e con la psicologia di Paolo può permettersi di leggere le sue Lettere, anche le più difficili; e capirle, entrando In profonda sintonia spirituale con chi scrive.
Un’altra annotazione si impone: quella che noi andremo a comporre non sarà una mera elencazione dei dati biografici di Paolo ma sarà quasi una autobiografia spirituale dell’apostolo, tale cioè da farci conoscere la sua identità vera e profonda, quella che egli, a partire dal grande evento di Damasco, ha man mano acquisito per tappe progressive, passando attraverso molteplici prove ed esperienze mistiche che lo hanno assimilato a Cristo, suo Signore.

The Old Testament Propht Isaiah

The Old Testament Propht Isaiah dans immagini sacre isaiah

http://www.allaboutmormons.com/IMG/MormonImages/mormon-scriptures/Isaiah-isaiah_ENG.php

Publié dans:immagini sacre |on 26 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

Isaia 63,16-17.19 ; 64,2-7 (da Bible-Service)

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/431.html

(ho avuto un po’ di difficoltà nella traduzione)

Isaïe 63,16-17.19 ; 64,2-7

Le prophète et les croyants qu’il représente ont de sérieux motifs à leur révolte. Revenus de Babylone après l’exil, ils ne trouvent (ou retrouvent) plus rien dans leur pays d’origine sinon la misère, le chaos, l’affrontement. Où sont les promesses faites là-bas ? On leur avait annoncé une nouvelle vie qui serait comme une re-création merveilleuse. Le prophète commence par un magnifique cri de foi : “ Tu es Seigneur, notre Père, notre Rédempteur ; tel est ton nom depuis toujours ”. Il peut ensuite passer à l’attaque : “ Pourquoi nous laisses-tu errer loin de ton chemin ? ”. S’ils sont revenus au pays, c’est au tour de Dieu de revenir vers eux ! Le prophète et tous les croyants savent au fond d’eux-mêmes, en s’appuyant sur les aventures de leur peuple, qu’ils ne peuvent être déçus par le Seigneur. Ils reconnaissent que le Seigneur est déjà revenu : “ Il vient à la rencontre de celui qui pratique la justice avec joie et qui suit son chemin ”. On rencontre Dieu non pas dans les richesses ou la puissance, mais dans les relations construites avec des frères. Dieu est Sauveur et ne cache pas son visage. Il est “ notre Père ” et nous sommes l’ouvrage de ses mains. Le texte prophétique réveille et appelle à la confiance. Un rédempteur est celui qui paie le prix de la rançon exigée pour la libération d’un parent prisonnier. Or Dieu est notre Père et notre Rédempteur.

Isaia 63,16-17.19 ; 64,2-7

Il profeta e i credenti, che egli rappresenta hanno dei seri motivi per la loro rivolta. Ritornati da Babilonia dopo l’esilio, essi non trovano (o ritrovano) più nulla nel loro paese di origine se non la miseria, il caos, confronto. Dove sono promesse fatte laggiù? Gli era sta annunciata una nuova vita che sarebbe come una meravigliosa ri-creazione. Il profeta inizia con un magnifico grido di fede: « Tu sei il Signore, nostro Padre, nostro Redentore; » questo è il tuo nome da sempre « . Egli può poi procedere ad attaccare (a provocare): « Perché ci lascia vagare lontano dalle tue vie? ». Se sono ritornati in patria, è la volta di Dio  tornare a loro! Il profeta e tutti i credenti conoscono nel profondo di se stessi, appoggiandosi sulle avventure del loro popolo, che non possono essere delusi dal Signore. Essi riconoscono che il Signore è già ritornato (e presente): « Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie. ». Incontriamo Dio non non nella ricchezza o nel potere, ma nei rapporti costruiti con i fratelli. Dio è il Salvatore e non nasconde la sua faccia. È ‘il « nostro Padre » e noi siamo l’opera delle sue mani. Il testo profetico sveglia e chiede la fiducia. Un Redentore è colui che paga il prezzo del riscatto per il rilascio di un genitore prigioniero. Eppure Dio è nostro Padre e nostro Redentore.

Paolo, maestro di cammino (Omelia)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14146.html

Omelia (30-11-2008)

LaParrocchia.it

Paolo, maestro di cammino

Un modo originale di vivere l’avvento può essere l’insegnamento che deriva dalle lettere di Paolo che troviamo, come seconda lettura, nella liturgia di queste domeniche in vista del Santo Natale. Paolo diventa un ottimo maestro e un caro compagno di viaggio nel nostro itinerario di questo « tempo forte ».
Il brano che ci viene proposto, tratto dalla 1Corinzi, che è da collocare in tutto il contesto del saluto iniziale, contiene elementi utili e indispensabili alla nostra riflessione comunitaria:
Chiamato ad essere apostolo? è questa un’espressione che racchiude in sé il senso profondo dell’evangelizzatore. Paolo si presenta alla « sua » comunità come annunciatore del vangelo e non semplicemente come un « caro » amico, come tutti ci si aspetterebbero. Ciò è importante perché emerge tutta l’ansia e, contemporaneamente, la gioia di coinvolgere gli altri in questa esperienza personale che risulta essere vincente ed edificante.
La cosa bella che viene fuori dal testo è la necessità o il bisogno di parlare ai « suoi »? parla in primo luogo ai « fratelli », a coloro che condividono la stessa fede, che rincorrono i medesimi obiettivi? Avverte la necessità di formare i « suoi » per poi passare « ad extra ». Si può vedere la preoccupazione pastorale della Chiesa che indica questo periodo come il momento propizio, il tempo opportuno, il luogo ideale per prendere coscienza che il Signore vuole parlare ai suoi e che il messaggio è indirizzato esclusivamente e in primo luogo ai componenti della Comunità. I destinatari non sono, come erroneamente si pensa, solo e sempre gli altri, ma la chiesa/comunità che legge, medita e vive la Parola e la rivelazione in essa contenuta. Il rapporto con la Parola, e quindi con Gesù Cristo, apre la strada alla consapevolezza che siamo stati chiamati alla santità e alla comunione piena con Dio e con i fratelli, che, come noi, « per grazia » hanno ricevuto tale dono. È il momento in cui la comunità, in tutte le sue membra, si sente destinataria della Benevolenza Divina.
Rendo grazie?. Appena completato il « cappello » della lettera, Paolo ringrazia il Signore. Il ringraziamento è dovuto alla constatazione dei benefici che il Signore ha elargito a piene mani alla comunità? una comunità ricca di quei doni che scaturiscono dalla grazia che Dio le ha voluto accordare. Si è quasi perfetti!
Il testo precisa come ogni comunità o membro di essa deve imparare a ringraziare – come spesso facciamo nelle preghiere dei fedeli – il Signore per tutti i favori e i vantaggi di cui siamo i destinatari da parte di Dio, e pensare come spesso tutti i servizi e le proposte, da noi considerate molte volte come scocciature o valutate noiose, mancano laddove la gente le vorrebbe. In questo tempo forte la preghiera potrebbe essere per il pastore o i pastori che guidano la comunità, per i catechisti che si prodigano nel delicato lavoro di catechesi, per gli operatori della carità, per coloro che permettono di avere un edificio di culto sempre accogliente e decoroso, per i poveri e gli emarginati che possono costituire un richiamo continuo a vivere con modestia e a non strafare etc. Ognuno deve imparare, come suggerisce la lettera, a vedere non qualcosa che mi è dovuto, ma tutto ciò che esiste di buono in una comunità è frutto della grazia di divina?. abituarsi a capire che tutto è dono.
Egli vi renderà saldi, irreprensibili?. Secondo la lezione della lettera l’abbondanza di grazia aiuta ad essere fedeli ed irreprensibili: si conduce una vita fatta di opere buone e impostata su una condotta morale integerrima?capace di affrontare gli ostacoli e la morte con una serenità tale da considerarli come fattori naturali che aprono le porte ad una esperienza più costruttiva e spiritualmente profonda.
L’avvento deve essere impiantato e vissuto sotto questo segno? l’umanità, in Gesù Cristo, è stata ricolmata di ogni gioia e grazia, fattori che tracciano il cammino della vera felicità e aprono le porte alla comunione con se stessi e con tutta la chiesa. Non possiamo né dobbiamo farci sfuggire questa occasione che Dio ci offre.

Buon Avvento!!!!

Commento a cura di don Alessio De Stefano

Omelia per il 27 novembre 2011 – 1 avvento B : Avvento, attesa della grande Gioia

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14142.html

Omelia (30-11-2008)

mons. Antonio Riboldi

Avvento, attesa della grande Gioia

Come non vedere nell’Avvento il tempo dell’attesa del più grande evento nella nostra storia di Uomini, ossia Dio che torna tra noi.
I nostri progenitori, tentati da satana, avevano preferito il proprio orgoglio all’amore immenso del Padre, che ci aveva creati e fatto dono della vita, per la sola ragione di essere partecipi della sua felicità eterna. Gli abbiamo detto NO. E ci siamo trovati ‘nudi’. Risuonano sempre alle orecchie le amare parole del Padre tradito, che ci cerca: ‘Uomo dove sei?’. ‘Mi sono nascosto perché sono nudo’.
E da allora è iniziata la profonda e dolorosa nudità, che tante volte ci accompagna e sentiamo interiormente. In fondo, la terribile realtà storica dell’umanità è questa nudità, ossia l’assenza dell’amore di Dio, che è la sola ragione della nostra esistenza, anzi, la sola vita possibile.
Ma Dio, che è Amore, che è per noi il Padre di cui non possiamo fare a meno, dopo una lunga attesa, che ha accompagnato il popolo eletto, nel Vecchio Testamento, come ‘a preparare la Sua Via’, torna tra noi, uomo tra uomini, per riportarci a casa.
L’Avvento dovrebbe contenere questa attesa, vissuta nella preghiera, nella conversione, per prepararci alla festa di sentirci di nuovo amati e di amare, come è nella nostra natura.
La Chiesa, oggi, dedica questo tempo, l?Avvento, perché tutti possiamo preparare la nostra grotta, per ricevere Dio che viene a noi nell’umiltà del presepio, che è l’espressione della Sua grande discrezione e delicatezza, come è la natura dell’Amore.
Avvento: un tempo ‘per preparare la via al Signore’, come disse Giovanni Battista.
Ma noi vogliamo essere pronti a vivere degnamente questo tempo particolare di ‘attesa di Dio’? Non c’è bisogno di ricordarci quanto abbiamo bisogno che Lui torni tra noi!
Vorrei facessimo nostra, in questo tempo di Avvento, la preghiera del profeta Isaia: « Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro salvatore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema. Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore della tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi? Davanti a te sussulterebbero i monti… Quando Tu compivi cose terribili, che non attendevamo, Tu scendesti e davanti a Te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto, che un Dio fuori di Te abbia fatto tanto per chi confida in Lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle Tue vie.
Ecco, ti sei adirato perché abbiamo peccato contro di Te, da lungo tempo, e siamo stati ribelli.
Siamo diventati tutti come cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie… Le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te: perché Tu hai nascosto il tuo volto e ci hai messo in balia della nostra iniquità. Ma Tu, Signore, sei nostro padre; noi siamo argilla e Tu colui che ci plasma, tutti siamo opera delle tue mani » (Is 63,64 2-7).
L’implorazione del Profeta non si adatta forse a tanti del nostro oggi? Così come la sua accorata preghiera, perché Dio torni tra noi, non è forse il desiderio di tanti, a cominciare da noi?
Sono anni ormai che accompagno i passi di molti, che cercano di andare incontro a Dio e seguire Gesù nei suoi passi, come unico e grande Scopo della vita, tanto che oggi siete diventati una ?grande chiesa, sparsa in tutto il mondo?.
Cerco ogni settimana di proporvi l’amore con cui Dio avvolge i nostri momenti, e cerca di far luce sulla storia di ciascuno di noi e dell’umanità intera. So che tanti di voi riflettono sulla Parola di Dio proposta e, ogni volta, con la Grazia dello Spirito, vi confrontate e trovate l’indicazione e la forza, per vivere la difficile e meravigliosa vita ‘secondo Dio’.
È un dialogo spirituale, il nostro, sorretto dalla fiducia e da una incredibile amicizia. Sono tanti anni che dialogo con ciascuno di voi, proponendo la Parola del Padre ed ogni volta, per tanti, si rinnova l’impressione, che è ‘lieta novella’ ciò che Dio dice e mostra le tante menzogne del mondo, che rischiano di farci perdere la strada. Ed è così: perché la vita veramente vissuta alla luce del Vangelo, altro non può essere che esperienza del nuovo e quindi novità continua. È la grande Grazia di Dio che sì fa vicino.
E abbiamo bisogno che Lui ci aiuti a fugare le tante nubi, che cercano di nasconderci la verità.
Per questo l’Avvento è davvero il tempo di metterci alla prova, per vedere se davvero in noi c’è il sincero desiderio che Dio si faccia strada, Che venga e, quindi, ci apra alla gioia del Natale, che è Lui con noi, pronto a condividere gioie e speranze, sofferenze e ansietà.
Dopo una conferenza tenuta in una città sul tema: ‘Abbiamo bisogno di Dio’, accolta da un incredibile silenzio, soprattutto dei giovani, per la passione che ci avevo messo, mi scrisse una ragazza: ?Che incredibile esperienza mi è toccata di vivere quella sera. Sono una di quelle che ha sempre cercato di non pensare a Dio, come non fosse necessario per la mia vita. O meglio lo avrei cercato in qualche libro, qualora i libri potessero darci quello Che non hanno. Ma quella sera, il singhiozzo delle sue parole, che esprimevano da sole, quanto lei voglia bene al Padre, ha fatto sì che Dio mi si è fatto vicino. Direi che più che le parole, quella sera, ci fu qualcosa di diverso, come una luce che si fa strada nel buio dell’anima. Ora mi resta solo di vivere di Lui. È semplicemente la Gioia che cercavo?.
Gesù, oggi, ci indica come vivere questo prezioso tempo di Avvento: « Gesù disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo avere lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se la sera o a mezzanotte o al canto del gallo o di mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate » (Mc. 13, 33-37).
E un modo di ?vegliare?, cioè attendere la venuta di Gesù a Natale, è quello di affidarsi alla preghiera, alla lettura della Parola, alla carità verso chi non ha.
In questi ultimi tempi, la Chiesa suggerisce di entrare nel mistero di Dio che, amandoci, vuole essere nostra luce, tornando alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, nella Sacra Scrittura. Come sarebbe efficace se rutti, ogni giorno, leggessimo la Bibbia, a cominciare proprio dalla nostra origine ? la Genesi ? e così ammirare la nostra verità di vita, la vera nostra storia ed il grande amore di Dio! È difficile? Direi proprio di no.
Basterebbe ‘sacrificare’ qualche momento della televisione, che ci annebbia l’anima, e fare spazio a Dio che, nella Sacra Scrittura, ci parla. Capiremmo il Natale. Non solo, ma, mentre il consumismo fa del Natale l’idolatria dei doni, proviamo a programmare doni a chi non conosce neppure il necessario. Quel dono, a Natale, sarebbe il modo più bello di annunziare che Dio è vicino a tutti, nasce per tutti. Impossibile? Forse per chi ripete la storia di quanti, quando nacque Gesù, non offrirono ospitalità a Maria, una donna incinta, e a Giuseppe: ‘Per loro non c’era posto!’.
Non è il regalo che ci fa buoni, ma è farsi dono che ci fa conoscere l’amore e suscita la gioia. Vorrei pregare in questo tempo Gesù, con le parole del Salmo 79:

« Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quella che la tua destra ha piantato
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Sia la tua mano sull’uomo della tua destra
Sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te più non ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il Tuo Nome ».
« Santa Maria ? pregò don Tonino Bello ? donna del silenzio, riportaci alle sorgenti della pace. Liberaci dall’assedio delle parole: dalle nostre, prima di tutto, ma anche da quelle degli altri. Persuadici che solo nel silenzio maturano le grandi cose della vita: la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte.
Liberaci, ti preghiamo dagli appagamenti facili, dai rapporti comodi.
Apri il nostro cuore alle sofferenze dei fratelli.
E perché possiamo essere pronti ad intuirne la necessità
donaci occhi gonfi di tenerezza e di speranza ».

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 26 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

27 NOVEMBRE 2011 – I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/avvento/avvB1Page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  1 Cor 1, 3-9
Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.
La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Cat. 15, 1. 3; PG 33, 870-874)
 
Le due venute di Cristo
Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l’altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l’altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.
Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti.
Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell’altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.
Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9).
Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: «Tu hai agito così, io non ho aperto bocca» (cfr. Sal 38, 10).
Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3).
Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra del Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo
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