Archive pour septembre, 2011

The crossing of the red sea & the hymn of Myriam

The crossing of the red sea & the hymn of Myriam  dans immagini sacre 15%20MAITRE%20CROSSING%20THE%20RED%20SEA
http://www.artbible.net/1T/Exo1401_Redsea_myriampsong/index_5.htm

Publié dans:immagini sacre |on 22 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

Aiutiamo i giovani a non lasciarsi « ingabbiare » dalle mode correnti e dai piaceri « effimeri ».

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_matino19.htm

Andare « controcorrente »,  la sfida del nostro tempo

Aiutiamo i giovani a non lasciarsi « ingabbiare » dalle mode correnti e dai piaceri « effimeri ».

Gennaro Matino
(« Avvenire », 15/7/’08)

«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo». Paolo di Tarso sapeva provocare il mondo del suo tempo e la sua parola…

 forte del Vangelo che aveva ricevuto, non concedeva « sconti » alla verità. In difesa della giustizia e della dignità della persona umana, invitava i cristiani a prendere atto della « metamorfosi » operata dallo Spirito per guardare oltre gli orizzonti limitati e frustranti del mondo materiale. L’umanità, finalmente liberata dalla morte e da ogni morte dall’evento « Cristo », è chiamata ad andare più in là di una realtà esistenziale legata alla terra. È infatti la speranza in « cieli nuovi » che libera l’uomo da una mentalità « edonistica », in cui il bene individuale pare costituire il bene più alto e il fondamento della vita morale.«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo» è, quindi, una provocazione quanto mai attuale e nell’anno dedicato all’ »Apostolo delle Genti » risuona come un grido di senso nel silenzio di significati dei nostri giorni. Se la mentalità del nostro secolo sembra essere strutturata sulla ricerca del piacere fine a se stesso, allora la speranza di rinnovare l’uomo dal di dentro passa attraverso il coraggioso « monito » di Paolo, «trasformatevi rinnovando la vostra mente». Mai come oggi, la mentalità di questo mondo ha fondato su valori « effimeri » e sull’egoismo i canoni interpretativi della vita, provocando danni tali che è necessaria più di un’impresa eroica per poterli superare. Per trasformare la mentalità di questo secolo bisogna intraprendere una via « tortuosa »: annunciare una proposta che sappia coniugare la felicità individuale con la giustizia universale, il bene del singolo con quello collettivo, la generosità con la soddisfazione personale, per liberare soprattutto i più giovani da una mentalità che tutto sacrifica alla ragione economica. Svuotati della loro coscienza, « ingabbiati » nella cultura del benessere, o « annebbiati » dalle droghe e dagli « sballi » del sabato sera, i giovani, più degli altri, sono vittime ignare di una mentalità che li vuole tutti uguali.
Eppure proprio nei giovani ho sempre trovato terreno fertile per trasformare la mentalità del secolo. Insegno da quando io ero giovane e nel corso degli anni molti ragazzi mi hanno scritto confidandomi le loro paure e i loro sogni. Un denominatore comune è sempre emerso dalle loro lettere: la solitudine di chi non vuole lasciarsi « omologare » dagli « standard » imposti dal mercato; il disagio interiore di chi prova ad essere se stesso, anziché fare ciò che gli altri vogliono che faccia; il sogno di chi vuol costruire il mondo sul dialogo e non sulla violenza; la volontà di conoscere proposte concrete per la realizzazione di una economia alternativa che rispecchi i principi « etici » universali; l’entusiasmo nel prendere atto che è possibile non conformarsi alla mentalità di un secolo che in nome del profitto continua a generare i « mostri » della guerra e della fame.
Ogni anno alla fine dei corsi sono ancora più convinto che i giovani siano sempre la « terra » migliore per seminare la giustizia, la pace, l’amore e convertire i cuori, a patto di operare un nostro radicale cambiamento di mentalità, un cambiamento di linguaggi per passare nuovi e coraggiosi stili di vita, un cambiamento di modalità di annuncio per inaugurare « frontiere » inesplorate di incontri tra diversi. Sono convinto che nessuno sarà mai operatore di pace e di giustizia, capace di costruire un mondo migliore, se non aiutiamo i giovani a prendere coscienza della « strumentalizzazione » operata dal circolo vizioso dell’economia « diabolica ».
Proprio per questo è necessario gridare con forza ai nostri ragazzi quello che Paolo annunciava ai Romani: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente» o sarà la mentalità di questo mondo ad avere ragione del nostro futuro.

Publié dans:giovani, MEDITAZIONI |on 22 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

Compie 100 anni la più grande chiesa cattolica della Russia

dal sito:

http://www.asianews.it/notizie-it/Compie-100-anni-la-pi%C3%B9-grande-chiesa-cattolica-della-Russia-22703.html

2/09/2011 11:50

RUSSIA

Compie 100 anni la più grande chiesa cattolica della Russia

di Nina Achmatova

Dal 23 al 25 settembre a Mosca, le celebrazioni per l’anniversario della cattedrale dell’Immacolata Concezione, definita dal Papa “simbolo luminoso della forza della fede”. La chiesa subì 50 anni di deturpazioni e repressioni. Alle celebrazioni, con l’arcivescovo Pezzi, anche l’inviato vaticano card. Tomko.
Mosca (AsiaNews) – Si celebrano dal 23 al 25 settembre i 100 anni della cattedrale dell’Immacolata Concezione, la più grande chiesa cattolica di Russia. Per l’occasione arriveranno a Mosca numerosi vescovi anche da Polonia, Stati Uniti, Belorussia, Kazakistan e Lituania, ospiti dell’arcivescovo della Madre di Dio, mons. Paolo Pezzi. Anche il Papa – il cui viaggio in Russia continua a essere argomento sensibile nel dialogo ecumenico con la Chiesa russo-ortodossa – sarà simbolicamente accanto alla comunità attraverso il suo inviato speciale, il card. Josef Tomko. A lui Benedetto XVI ha consegnato una lettera in cui definisce la cattedrale moscovita “un simbolo luminoso della forza della fede”.
Nella lettera si sottolinea che Tomko – prefetto emerito della congregazione per l`Evangelizzazione dei popoli, il quale presiederà la messa del 25 settembre – porta ai cattolici di Russia i saluti del Pontefice e la sua esortazione affinché con l’intercessione di Maria possano condurre una vita piena di fede e carità.
Quella della cattedrale di Mosca è una storia di “sofferenza e redenzione” come ha scritto lo stesso Benedetto XVI nella missiva. Costruita tra il 1901 e il 1911 in via Malaya Gruzinskaya per ospitare, insieme alla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e quella di San Luigi, gli allora 30mila cattolici della capitale (per lo più polacchi), la chiesa “ha condiviso il destino della maggioranza delle chiese russe, cadendo sotto il giogo dell’ateismo militante”, come ricorda mons. Pezzi. Dopo la rivoluzione d’Ottobre fu dichiarata “proprietà nazionale” e i parrocchiani dovevano pagare tasse elevate per poterla usare come luogo di culto, ma la fede della comunità riuscì a tenerla in vita. Nel 1938 fu definitivamente chiusa dalle autorità sovietiche. Deturpata, sconsacrata e poi trasformata in una fabbrica, nel 1956 divenne sede dell’istituto di ricerca “Mosspetspromproekt”.
Lo stesso mons. Pezzi ha spesso tenuto a sottolineare come la comunità di Malaya Gruzinskaya sia stata vittima della crudele repressione staliniana. A questo proposito il presule cita tre nomi dei numerosi martiri legati alla storia di questa parrocchia: il suo primo rettore, p. Mikhail Tsakul (1885-1938), giustiziato al famigerato poligono di Butovo; p. Leonid Fedorov, esarca dei cattolici di rito orientale, che all’Immacolata Concezione di Mosca celebrò la sua ultima messa pasquale prima di essere ucciso e il vice-esarca dei cattolici di Russia, p. Sergei Soloviev, nipote del famoso filosofo religioso Vladimir Soloviev.
Le cose iniziarono a cambiare con la perestrojka gorbacioviana. Nel 1989 – racconta il portavoce dell’arcidiocesi, padre Kirill Gorbunov – l’associazione “Casa polacca” iniziò a chiedere la restituzione della chiesa. Nel dicembre 1990 sul sagrato dell’Immacolta Concezione si tenne la prima messa autorizzata. Nonostante il freddo pungente – si ricorda  – furono centinaia le persone accorse. Dal giugno 1991, ogni domenica si iniziarono a svolgere celebrazioni eucaristiche fino a che, nel gennaio 1996, il “Mosspetspromproekt” lasciò l’edificio definitivamente e il mese successivo la parrocchia ottenne la conferma del suo diritto a usare la chiesa. Con una colletta tra fedeli e donatori iniziarono i restauri e il 12 dicembre 1999, il segretario di Stato vaticano, card. Angelo Sodano, la riconsacrò. Dopo l’erezione nel 2002 dell’arcidiocesi della Madre di Dio, la chiesa ottenne infine lo status di cattedrale.
Come la maggior parte delle parrocchie cattoliche russe, l’Immacolata Concezione rappresenta la “chiesa universale in miniatura”, spiega p. Gorbunov. I parrocchiani sono per lo più russi, ma con radici diverse e inestricabilmente legate alla cultura locale. Nella chiesa si celebrano messe in polacco, inglese, spagnolo, coreano e armeno. Con il tempo la cattedrale è diventata anche un punto di riferimento per la vita cultura della capitale. I festeggiamenti per il centenario della dedicazione, ad esempio, prevedono vari concerti di musica sacra, l`inaugurazione di un monumento a Madre Teresa di Calcutta, una mostra fotografica, la presentazione del libro e del film dedicati alla storia dell’Immacolata Concezione, “monumento significativo” alla fede mariana di tutti i cristiani, come ha sottolineato il Papa.

Publié dans:CHIESA ORTODOSSA |on 22 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

Il volto del Crocifisso dipinto da S. Alfonso è un invito ad amarlo (Foto Raccolta Marrazzo).

Il volto del Crocifisso dipinto da S. Alfonso è un invito ad amarlo (Foto Raccolta Marrazzo). dans immagini sacre 02-02-05-02-02-Ciorani-Memorie-S.-Alfonso-Crocifisso

http://www.santalfonsoedintorni.it/s-alfonso-e-la-passione-di-cristo.html

Publié dans:immagini sacre |on 21 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

Dopo la « tragica » fine del « Vescovo » Padovese: «Pazzo» l’ »assassino » o chi predica « disarmato »? (6/6/’10)

l’articolo è del 6/6/2010,  quindi per la storia di oggi »datato » ma io volevo mettere ancora qualcosa su Padovese, ci sono notizie dalla Turchia, ma ne trovo poche, dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano10/rit_fazzini126.htm

Dopo la « tragica » fine del « Vescovo » Padovese

«Pazzo» l’ »assassino » o chi predica « disarmato »?

La « Comunità Ecclesiale Turca » è chiamata a « riaffermare » la propria « fedeltà »
«a caro prezzo».

Gerolamo Fazzini

(« Avvenire », 6/6/’10)

Chi è più « pazzo »? Il giovane « Turco » che, « ispirato da una voce », si arma di un coltello e uccide un « Vescovo disarmato », un uomo di « pace », al cui servizio opera da anni? Oppure lo sparuto gruppo di « Religiosi » e « Suore » (« italiani » ed « europei ») che da anni – in obbedienza a una « vocazione » precisa, non certo per vacuo « eroismo » – condivide con la « Chiesa Turca » una delicatissima sorte, una sottile « persecuzione »?
Dell’ »instabilità mentale » – vera o presunta – di Altun Murat, l’ »autista » di Monsignor Luigi Padovese, molto si parla in queste ore. Il « Vescovo » di Smirne, Monsignor Ruggero Franceschini, ha dichiarato che «Altun non è affatto « malato di mente »» e anzi «si era sottoposto ad « accertamenti » solo per « pre-costruirsi » un « alibi »». Franceschini conosce molto bene la realtà « Turca »: tra l’altro, è stato « Vicario Apostolico » dell’Anatolia prima di Padovese. Perciò fanno molto pensare le sue parole, che « riecheggiano » quelle che pronunciò nel Dicembre 2007, all’indomani dell’ »aggressione » subita da Padre Adriano Franchini a Smirne: «Ancora una volta diranno che questo è un atto di un « pazzo ». Ma allora dobbiamo ammettere che da un anno e mezzo circa in Turchia gli atti di « follia » sono notevolmente aumentati, guarda caso contro i « Religiosi cristiani stranieri »». Toni simili troviamo oggi nel « commento » dell’ »Agenzia Asia News » agli sviluppi dell’ »indagine » su Murat: «Tra i « fedeli » e il mondo « Turco » si fa fatica ad accettare la sola tesi della « malattia psichica » del giovane, divenuta evidente solo qualche mese fa. Diversi « attentati » negli anni scorsi sono stati compiuti da giovani definiti « instabili », rivelatisi poi in legame con gruppi « ultra-nazionalisti » e « anti-cristiani »». Ebbene, se vogliamo accogliere davvero l’ »appello » lanciato dal Papa a Cipro («La soluzione non è la « violenza », ma la « pazienza » del « bene », così si può arrivare alla « pace »»), se vogliamo che la sua richiesta, la sua « evangelica » pretesa diventi concreta, occorre partire da uno sguardo « realista » sulla situazione. E in Turchia – a poco giova nasconderlo – i « cristiani » sono osteggiati, non tanto dalla « gente comune », quanto da componenti dell’ »apparato politico », da « frange estremiste », capaci però di creare un clima di pesante « diffidenza »: un « humus » pericoloso sul quale gli atti di « pazzia » fioriscono con sospetta frequenza. Per queste ragioni, chiedere oggi che si faccia piena luce sull’ »uccisione » di Monsignor Padovese non è affatto in contrasto con la volontà di « dialogare » con l’ »Islam ». Esigere la verità sull’accaduto – senza indulgere a « dietrologie » e a « isterismi polemici » – è un contributo indispensabile alla chiarezza, necessaria perché continui quel rapporto franco di « amicizia » che la « Chiesa locale » presta non da oggi nella « società turca ». È stato lo stesso Monsignor Padovese a indicare questa strada. Nell’estate del 2006, all’indomani dell’ »aggressione » a Padre Pierre Brunissen a Samsun, il « Vescovo » ucciso tre giorni fa denunciava «un forte « nazionalismo » che cerca di creare sempre più distanza fra mondo « Europeo » e mondo « Turco »».
E chiedeva di far luce sull’ »incidente », appurando se si trattasse solo del gesto di uno « squilibrato » o se dietro si nascondessero possibili « mandanti ». Uno scenario del genere si ripropone oggi. In queste ore la « Comunità Ecclesiale Turca » è chiamata, ancora una volta, a riaffermare la propria fedeltà « a caro prezzo » a una terra che ha già visto versare molto « sangue cristiano ». A testimoniare la propria ostinata fiducia nel « dialogo paziente ». A scommettere sulla « follia » del « Vangelo » contro la logica della « vendetta » e della « violenza ». Ma sarebbe un atto di ulteriore « violenza » nei suoi confronti se a questa « santa pazzia » si rispondesse con la « pazzia » di Murat. Un « paravento », un « alibi » di « cartone ». 

Il nostro « debito » con Paolo: Ha « bucherellato » l’Impero salvando le genti

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_sequeri36.htm

Il nostro « debito » con Paolo

Ha « bucherellato » l’Impero salvando le genti 

Pierangelo Sequeri

(« Avvenire », 28/6/’09)

Paolo di Tarso ha « inventato » il cristianesimo? Ricordiamo l’esasperazione di Friedrich Nietzsche, nei confronti di un Dio dell’avvilimento, della « rappresaglia », dei sacrifici umani, «quem Paulus creavit». Paolo deve averlo creato, secondo Nietzsche, perché nulla di ciò si trova nel « Vangelo » di Gesù. Nietzsche coglie a suo modo nel segno. Però manca totalmente il bersaglio, con Paolo.
Nel nucleo centrale del suo pensiero, « vulcanico » e roccioso, il Dio di Paolo è esattamente il Dio di Gesù: alla lettera. Quello stesso che per evitare sacrifici umani offre se stesso ai risentimenti di un « sacro » impazzito, che vuole smentirlo proprio su « agape ». Il Dio di Paolo è il Dio di « agape », del quale non si può pensare il più grande, secondo la formula di Anselmo d’Aosta. Per questo, dessi pure «il mio corpo alle fiamme», nell’atto di un supremo « martirio », se non ho « agape » «non sono niente» (« 1 Cor 13″). E persino – udite – «se avessi una fede che sposta le montagne». (Su questo aspettiamo un grande libro, colleghi « biblisti » e « teologi » quanti siamo – lo dico anche a me stesso – che ancora non abbiamo).
Di fatto, la domanda ha potuto avere un senso (polemico e, rispettivamente, « apologetico ») quando i credenti e i loro « critici » leggevano poco i testi. E molto di più leggevano i « bigini » che se n’erano fatti. Rimane vero, con tutto questo, che Paolo è persona – e personalità – prodigiosamente creativa, nell’orizzonte aperto dalla rivelazione di Gesù. Paolo ha messo al sicuro la singolarità del « cristianesimo », per ogni mondo possibile.
Vogliamo esemplificare, fuori da ogni « manierismo teologico »? Intanto non avremmo l’icona della « forma occidentale ». Inedita avventura di affetti e pensieri dell’umano, in cui le « dialettiche » dell’ »evangelo » hanno innervato due possenti creazioni dello spirito. In primo luogo, riabilitando religiosamente la grandiosa macchina « laica » della « cittadinanza liberale » (il « diritto romano »: messo in salvo dal suo stesso mondo, ormai a pezzi). Nessun altro pensiero religioso avrebbe potuto, se non quello che distingue radicalmente, senza contrapporli « pregiudizialmente », Cesare e Dio. (E il celebre « enunciato » è di Gesù, non di Cavour). In secondo luogo, metabolizzando religiosamente la prodigiosa conquista filosofica della « razionalità morale », che mette in rapporto il singolo con l’appello incondizionato della giustizia.
Lo spessore – giustamente drammatico – che viene conferito da Paolo al severo confronto della coscienza con se stessa, per la retta decifrazione della « legge » (con la minuscola e con la maiuscola), interpreta l’appello di Gesù alla libertà della coscienza che decide la vita. La coscienza cerca la giustizia sempre di fronte a Dio, « devoti » o « pagani » quanti siamo. E sempre le è accessibile, nell’onestà del cuore, la propria ingiustizia (« Rm 7″). Vale per la religione e per la « morale », per la verità e per l’amore.
Sarebbe solo l’inizio, se ci si vuole incamminare. L’ »Anno » che Benedetto XVI, con felice intuizione, ha proposto di dedicare alla viva « riappropriazione » di questa « colonna » dell’avventura cristiana, ha aperto il suo varco. L’ »Anno » si chiude, giustamente. Ma il « filo » da tessere va tenuto ben saldo. Poca conoscenza e troppi fraintendimenti, ancora. Con tutto il rispetto per Galileo e per Darwin, siamo in debito d’onore con Paolo: credenti e non credenti, quanti siamo, in questa parte del mondo che ci sembra, a tratti, così « s-finita ». Paolo, quasi dal niente, e con poco più che il suo Signore crocifisso e risorto, ha tessuto una « rete » miracolosa: « bucherellando » l’ »Impero » come un « colabrodo ». E salvando « le genti ». 

San Matteo Apostolo

San Matteo Apostolo dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 20 septembre, 2011 |Pas de commentaires »
123456...13

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01