PER VIVERE DA FIGLI DI DIO COME GESÙ FIGLIO UNIGENITO DEL PADRE (Rm 8, 28-30)

dal sito:

http://sancorrado.altervista.org/battesimo.htm

(Parrocchia San Corrado, Siracusa)

PER VIVERE DA FIGLI DI DIO COME GESÙ FIGLIO UNIGENITO DEL PADRE

« Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. » (Rom 8, 28-30)

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,  insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo ». (Vangelo secondo Matteo 28,16-20)
 Nel giorno del battesimo il cristiano, rigenerato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ha ricevuto la grazia, ossia la partecipazione della vita di Cristo, è diventato figlio adottivo di Dio, è stato inserito nella misteriosa realtà del Corpo mistico del Signore, è diventato membro del Cristo totale che è la Chiesa. II battesimo è come la porta che introduce il fedele nella vita cristiana, è l’abilitazione fondamentale e radicale a ricevere tutti gli altri sacramenti per arrivare allo stato di «uomo perfetto, all’altezza di statura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13). Infatti, come spiega il Concilio, «il battesimo di per sé è soltanto l’inizio e l’esordio, perché esso tende interamente all’acquisto della pienezza della vita in Cristo» (UR 22; cf CE 2). Per permettere al battesimo di produrre tutto il suo frutto, il cristiano deve adeguare la sua vita alla grazia di adozione, che è la grazia caratteristica e fondamentale di questo sacramento. «Avete ricevuto uno spirito di figli adottivi – attesta S. Paolo – nel quale esclamiamo: « Abba, Padre! » Lo Spirito stesso si unisce al nostro spirito per attestare che siamo figli di Dio» (Rm 8,15-16). Costituito figlio di Dio, il battezzato non può più vivere una vita puramente umana, ma deve conformarsi alla vita dell’unico Figlio: Cristo Signore. L’Apostolo non si stanca di ripetere: «Siete stati sepolti con lui nel battesimo, nel quale anche siete risuscitati… Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù… pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (CL 2,12;3,1-2). I pensieri e gli affetti del cristiano devono essere protesi verso i valori eterni, la vita eterna e non devono attardarsi nelle cose di quaggiù. Ogni giorno egli deve progredire in questa via fino a raggiungere «la pienezza della vita in Cristo». II battesimo imprime il carattere di figlio di Dio, che niente – neppure i peccati più gravi che il fedele potesse commettere – potrà distruggere: egli è un «segnato» per tutta l’eternità. Ciò è espresso con molta efficacia nelle formule che accompagnano il rito del battesimo. Nel benedire l’acqua il sacerdote prega: «Vieni con la tua potenza, o Padre, e santifica quest’acqua, perché in essa gli uomini, lavati dal peccato, rinascano a vita nuova di figli. Santifica quest’acqua perché i battezzati nella morte e risurrezione di Cristo siano conformi all’immagine del tuo Figlio». E per assicurare ai nuovi battezzati una vita consona al carattere di figli di Dio e di fratelli di Cristo, la Chiesa ricorda ai genitori e ai padrini la loro responsabilità di educarli nella fede, nell’amore e nell’obbedienza a Dio, secondo lo spirito delle promesse battesimali che a tale scopo vengono rinnovate. Amministrato il sacramento, nel consegnare la simbolica veste bianca, il ministro dice: «Questa veste bianca sia segno della vostra nuova dignità: aiutati dalle parole e dall’esempio dei vostri cari, portatela senza macchia per la vita eterna». Presentando poi il cero acceso, dice ai genitori: «Abbiate cura che i vostri bambini, illuminati da Cristo, vivano sempre come figli della luce; e perseverando nella fede, vadano incontro al Signore che viene» (Nuovo rito del battesimo). Rito e formule esprimono in sintesi quale dovrà essere la condotta dei nuovi figli di Dio; rito e formule dovrebbero essere scolpiti in modo indelebile nella mente e nel cuore di ogni fedele, per essere la norma costante della sua vita. Col passare degli anni, preoccupazioni, doveri, impegni di ogni genere si accumuleranno sulle spalle del cristiano, ma il primo dovere sarà sempre quello di custodire intatto il proprio battesimo. Vane sarebbero le pratiche di pietà, vani l’Eucaristia e gli altri sacramenti, vani l’apostolato, la consacrazione a Dio e lo stesso sacro ministero per chi non si preoccupasse di mantenere integro lo splendore della grazia battesimale e ardente la lampada della fede. Ogni credente deve ravvivare la coscienza dei suoi impegni battesimali, ricordando che al sacro fonte è stato solennemente consacrato tempio della gloria di Dio, dimora dello Spirito Santo, membro del Corpo mistico di Cristo (ivi).
Conservami, te ne supplico, senza macchia il culto della mia fede e fa che, fino all’ultimo mio sospiro, io senta la testimonianza della mia coscienza. Fa che possegga per sempre – io, battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo – ciò che ho professato nel simbolo della mia rigenerazione: te, nostro Padre; fa che io adori tuo Figlio con te e come te; che io riceva come mio il tuo Spirito Santo che procede da te per il tuo unico Figlio. Veramente ho un testimonio degno di fede per garantire ciò che credo, e cioè colui che disse: « Padre, tutto ciò che è mio è tuo, e tutto ciò che è tuo è mio, Gesù Cristo, mio Signore, che dimora in te, e che, sempre Dio, viene da te ed è vicino a te ed è benedetto nei secoli dei secoli. Amen. (S. ILARIO DI POITIEBS, De Trinitate XII, 57)
NASCERE DA ACQUA E DA SPIRITO
Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: « Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola ». (CCC 1213)  (Rom 8, 28-30)
 Un giorno un signore andò dal proprio parroco e gli disse: « Non sono convinto di voler battezzare mio figlio; non sarebbe meglio chiedere il suo parere quando sarà grande? ». Il parroco rispose: « Ha chiesto il suo parere prima di dargli la vita del corpo? » « No ». « E perché teme di dargli quella dello spirito? »
Gesù fu piuttosto esigente per quanto riguardava il Battesimo: « In verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio » (Gv 3,5). Fu Gesù stesso a chiedere che il Battesimo fosse portato « in tutte le nazioni » (Mt 28,19). E nel Catechismo leggiamo il perché: « Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio » (CCC 1213) laddove il termine « rigenerati » significa « generati di nuovo ». Si diventa « figli nel Figlio ». Chi è battezzato « rinasce dall’alto » (Gv 3,3), da legno secco diventa legno vivo, innestato nella vite di Cristo che gli infonde la linfa soprannaturale. Il Santo Battesimo modifica l’origine dell’uomo, lo rende originato da Dio. La filosofia continua a chiedersi da dove veniamo, la Fede risponde a questa domanda modificando la provenienza di chi se la pone. Trasforma la natura dell’essere umano, lo divinizza, ne muta in sostanza la connotazione ontologica. E questo avviene così profondamente che l’io non se ne accorge, perché tutto accade a livelli assai più profondi di quelli del pensiero. Anzi, rimangono nel battezzato le conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, le malattie, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ed anche un’inclinazione al peccato che la Tradizione chiama concupiscenza (CCC 1264). Ma quest’ultima, lasciata per la prova, non può nuocere quelli che non vi acconsentono o vi si oppongono. Il Santo Battesimo ci viene incontro cancellando la colpa derivata dal peccato originale e restituendo all’anima lo stato di grazia, simboleggiato dalla veste bianca che viene consegnata al battezzato. Anticamente il rito del Battesimo si svolgeva durante la notte di Pasqua, affinché il catecumeno (in genere adulto) potesse far morire l’uomo vecchio immergendolo (baptizein in greco significa immergere) nella morte di Cristo: ci si seppelliva con Lui per poi risorgere con Lui. I tre gradini a scendere di cui era provvisto il bordo della vasca battesimale indicavano i tre giorni della Passione; prima di farli il catecumeno si voltava un’ultima volta verso ovest e rinunciava a Satana sputando verso le tenebre (sacra sputatio); poi si girava (conversione) verso la luce dell’alba, e cioè verso oriente (da orior, sorgere/nascere, ove il Sole è simbolo del Cristo Risorto) e si immergeva integralmente nell’acqua con la sua veste bianca. I battisteri erano di forma ottagonale, a ricordo dell’ottavo giorno (il primo dopo la creazione) ma soprattutto in memoria della Risurrezione, compiutasi « il giorno dopo il sabato », che per gli ebrei era il settimo giorno. Rialzatosi e « rivestitosi di luce », professata col Credo la sua fede, il catecumeno era così diventato un « illuminato ». San Giustino amava chiamare tale lavacro illuminazione « perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechetico] vengono illuminati nella mente » (Apologiae, 1,61,12), in quanto hanno ricevuto il Verbo, la « Luce vera che illumina ogni uomo » (Gv 1,9), che li ha resi « figli della luce », « luce » essi stessi (Ef 5,8). Emerge qui il ruolo particolare dello Spirito Santo, di cui il battezzato diviene tabernacolo vivente. L’unzione con il sacro crisma significa appunto il dono dello Spirito Santo, tanto che nelle chiese orientali l’unzione post-battesimale costituisce già sacramento della Cresima, mentre nella liturgia romana questo crisma « annunzia » quella seconda unzione che verrà impartita dal Vescovo a conferma (Confermazione) della prima che viene così portata a compimento (CCC 1242). Questa partecipazione a Cristo (che è unto sacerdote, profeta e re) rende i cristiani Sue membra, « incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione ».

I BATTEZZATI SONO MEMBRI DI UN SOLO POPOLO
 1. Il battesimo, come la cresima, non sono semplici fatti personali che interessano solo coloro che ricevendoli vengono generati e perfezionati nella vita cristiana, ma sono avvenimenti ecclesiali che interessano tutta la Chiesa, sia perché si compiono per mezzo del suo ministero, sia perché i sacramenti non uniscono soltanto l’uomo a Dio, ma anche gli uomini tra loro. «Siamo stati battezzati tutti in un solo Spirito per formare un corpo solo» (1 Cr 12, 13 ), il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. La Chiesa si forma, cresce, si sviluppa proprio mediante i nuovi figli che genera attraverso i sacramenti.
Nostro Signore « inculcando espressamente la necessità della fede e del battesimo ha insieme confermata la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta » (LG 14 ). Lo stesso sacramento che rende l’uomo figlio di Dio, lo rende membro della Chiesa; e il medesimo sacramento che lo fa cristiano perfetto, lo arruola nella milizia della Chiesa. « Lo Spirito Santo…, allorché nel fonte battesimale, come in un seno, rigenera a nuova vita i credenti in Cristo, li raduna nell’unico popolo di Dio » (AG 15). Ciò non è una realtà accessoria o di secondo piano, ma fa parte dello stesso disegno di Dio per la salvezza dell’umanità, poiché “ Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di essi un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse » (LG 9). A tale scopo, fin dall’antichità, Dio aveva scelto il popolo d’Israele che aveva santificato e legato a sé con particolare patto; ma ciò non era che la figura del nuovo popolo messianico che il Signore Gesù avrebbe redento col suo sangue e di cui sarebbe diventato il Capo. Così tutti i battezzati in Cristo costituiscono il popolo da lui salvato: Popolo di Dio, oggetto della sua misericordia (1 Pt 2, 10). Questo privilegio, dovuto appunto alla divina misericordia, deve trovare nel cristiano generosa corrispondenza: « Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo », cui devono corrispondere « col pensiero, con le parole, con le opere » (LG 14 ).
2. Il mistero della salvezza si attua contemporaneamente sul piano verticale in quanto unisce l’uomo a Dio, e sul piano orizzontale in quanto unisce gli uomini fra loro. Per comprenderne profondamente il senso non bisogna dimenticare che la solidarietà umana, per essere cristiana, deve fondarsi essenzialmente in Dio, ossia sull’unione dei singoli a Dio e di tutti in Dio. Non si tratta di formare un popolo unicamente terrestre, ma il Popolo di Dio, santificato dalla sua grazia, retto dal suo Spirito e dalle sue leggi. Esso « ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come Cristo stesso ci ha amati » (LG 9 ).
Formando un unico popolo, i credenti non possono disinteressarsi gli uni degli altri; il bene e la santificazione del singolo devono essere ordinati al bene e alla santificazione di tutti; l’intensità della vita cristiana, della vita sacramentale di ogni fedele è patrimonio della comunità cristiana. Coltivando l’unione personale con Dio, pregando e ricevendo i sacramenti, il singolo deve farlo con la consapevolezza che mediante tali atti arricchisce e santifica non soltanto se stesso, ma tutto il Popolo di Dio. Questo è un potente stimolo ad aumentare la propria ricettività e disponibilità alla grazia affinché essa si riversi su tutti i fratelli. Né basta fermare qui lo sguardo: vi sono altri uomini da raggiungere.

Publié dans : Lettera ai Romani, PARROCCHIE E MISSIONI |le 15 septembre, 2011 |Pas de Commentaires »

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