Archive pour août, 2011

Santa Monica e Sant’Agostino ad Ostia, poco prima della morte di Monica

Santa Monica e Sant'Agostino ad Ostia, poco prima della morte di Monica dans immagini sacre SantaMonica

http://blog.libero.it/Leragionidelmare/9197845.html

Publié dans:immagini sacre |on 26 août, 2011 |Pas de commentaires »

La morte di mia Madre (Sant’Agostino, Confessioni, libro IX)

dal sito:

http://parrocchie.diocesi.torino.it/parr087/vita/confess.htm

La morte di mia Madre

(Sant’Agostino, Confessioni)

Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci.
Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente che se tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né‚ orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9).
Ce ne stavamo con la bocca anelante verso l’acqua che emana dalla tua sorgente, da quella sorgente di vita che si trova presso di te. Dicevo cose del genere, anche se non proprio in tal modo e con queste precise parole.
Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: « Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita.
Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché‚ mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui? »
Non ricordo bene che cosa io le abbia risposto, in proposito. Intanto nel giro di cinque giorni o poco più si mise a letto con la febbre. Durante la malattia un giorno ebbe uno svenimento e per un po’ di tempo perdette i sensi. Noi accorremmo, ma essa riprese prontamente la conoscenza, guardò me e mio fratello in piedi presso di lei, e disse, come cercando qualcosa: « Dove ero? »
Quindi, vedendoci sconvolti per il dolore, disse: « Seppellirete qui vostra madre. ». lo tacevo con un nodo alla gola e cercavo di trattenere le lacrime. Mio fratello, invece, disse qualche parola per esprimere che desiderava vederla chiudere gli occhi in patria e non in terra straniera. Al sentirlo fece un cenno di disapprovazione per ciò che aveva detto. Quindi rivolgendosi a me disse: « Senti che cosa dice? ». E poco dopo a tutti e due: « Seppellirete questo corpo, disse, dove meglio vi piacerà, non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all’altare del Signore ».
Quando ebbe espresso come poté questo desiderio, tacque. Intanto il male si aggravava ed essa continuava a soffrire.
In capo a nove giorni della sua malattia, l’anno cinquantaseiesimo della sua vita, e trentesimo della mia, quell’anima benedetta e santa se ne partì da questa terra.

Nostra Sorella Monica – Madre di Agostino – memoria il 27 di agosto

dal sito:

http://parrocchie.diocesi.torino.it/parr087/vita/monica.htm

Nostra Sorella Monica

Madre di Agostino – memoria il 27 di agosto

Monica era nata in Africa, da famiglia cristiana, ed educata ad una austera virtù. Ebbe le prime prove sposando Patrizio, ancora pagano. Egli aveva un carattere difficile e collerico, ma il dolce affetto di Monica poté piegarlo e condurlo alla conversione. Un anno dopo il Battesimo, Patrizio morì.
Agostino, non ancora battezzato, era intelligente, ma irrequieto; affettuoso, ma ribelle; pieno di slanci nel bene e nel male. Al tempo dei suoi più gravi disordini giovanili, Monica giunse a considerarlo ormai morto per lei. Ma un sogno profetico la esortò a seguire ancora con l’affetto e con le preghiere il figlio peccatore.
Monica decise così di seguire ovunque il figlio. Lo insegue a Roma, lo accompagna a Milano, torna con lui ad Ostia. Affettuosa e discreta, non parla: prega. Ma la salvezza del figlio è la sua costante premura.
Agostino stesso le rimprovera affettuosamente di non avergli voluto dar moglie, quando, giovanissimo, l’ardore dei sensi e delle passioni lo travolse. Ma la madre temeva nel suo matrimonio un ostacolo ai suoi studi letterari, nei quali vedeva una strada lunga, ma sicura, verso la salvezza.
Le lunghe preghiere di Monica ottennero finalmente la conversione di Agostino e Monica poté chiudere serenamente gli occhi pochi mesi dopo sotto il cielo di Ostia, nel 387, all’età di cinquantacinque anni.
E Agostino rimane solo, dopo averla pianta tutta la notte; ma la sua strada è ormai tracciata.
Per conoscere Santa Monica, attraverso le parole di Sant’Agostino suo figlio, basta aprire il libro delle Confessioni alla pagina che narra il colloquio avvenuto a Ostia, alla vigilia della partenza per l’Africa, al davanzale di una finestra sul giardino interno della casa.
« Si parlava tra noi – narra Agostino – con infinita dolcezza, dimenticando le cose passate e protendendoci verso quelle future, e si cercava insieme, in presenza della verità, quale sarebbe stata l’eterna vita dei Santi, vita che né occhio vide né orecchio udì, e che mai penetrò in cuore d’uomo ».
Alla fine del colloquio, dopo la sublime evasione nelle cose dell’anima, Monica si rivolge ad Agostino: « Figlio mio, per quanto mi riguarda, non c’è nulla che più mi attragga, in questa vita. Non so nemmeno che cosa faccia quaggiù, e perché ci sia ancora. Una sola cosa mi faceva desiderare di vivere ancora un poco: vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio m’ha concesso più e meglio: vederti disprezzare le gioie terrene e servire Lui solo ».
In queste parole di Monica è tracciata tutta la sua vita, la sua missione e anche la sua grandezza. Essa è solo e sempre la madre di Agostino, ma è la « madre che salva ».

Publié dans:SANTI, Santi - biografia |on 26 août, 2011 |Pas de commentaires »

Man playing the Shofar

Man playing the Shofar dans immagini sacre mzb647jpbox7tm44
http://weiserpyg.livejournal.com/4019.html

Publié dans:immagini sacre |on 25 août, 2011 |Pas de commentaires »

Giornata della cultura ebraica : dire « Grazie » a Dio

dal sito:

http://www.hakeillah.com/4_08_06.htm

Giornata della cultura ebraica – Musica

Musica, dire « Grazie » a Dio

di A. S.
 
La musica costituisce una forma di espressione della cultura ebraica fin dalle origini. Nella Genesi (4,21) si attribuisce a Yuvàl la prima fabbricazione di strumenti musicali, in parallelo a Yavàl che istituì per primo la vita pastorale e a Tuval Qayin che cominciò ad affilare gli strumenti di lavoro: ciò significa che fin da antico la musica ebbe almeno altrettanta importanza delle varie attività produttive. Tuttavia, a differenza di altre culture che hanno lasciato una cospicua testimonianza scritta ed una riflessione teorica (trattati, ecc.) sulla propria attività musicale, nell’Ebraismo le testimonianze in proposito sono affidate in massima parte alla tradizione orale. Se si esclude l’epoca moderna, le uniche annotazioni musicali sono praticamente quelle di autori italiani del Rinascimento, ebrei (Salomone Rossi) e non ebrei (Benedetto Marcello) che si sono interessati di musica liturgica ebraica.
Nella Bibbia Ebraica il canto è una manifestazione spontanea di gratitudine all’Eterno in occasione di miracoli o interventi liberatori. Mosè e il suo popolo intonano la « Cantica del Mare » dopo l’attraversamento del Mar Rosso e così fa sua sorella Miriam accompagnata dalle donne con cembali (Esodo, 15). Parimenti Debora cantò quando ottenne la salvezza (Giudici, 5). David è chiamato « il dolce cantore d’Israele » (2 Samuele, 23,1) e a lui la tradizione attribuisce la stesura dei Salmi, una serie di 150 brani poetici ad uso liturgico. Non c’è dubbio che essi furono adoperati per accompagnare il culto sacrificale nel Santuario di Gerusalemme, cantati dai Leviti con l’accompagnamento di strumenti musicali (2 Cron., 5 e 29): la Bibbia stessa menziona 19 strumenti.
Si ritiene concordemente che nei Salmi sia attestata una terminologia musicale anche se il significato dei singoli termini può solo essere oggetto di congettura: non siamo in possesso di un’idea precisa di cosa fosse la musica ebraica nella fase più antica. È peraltro evidente che l’uso di strumenti musicali non era limitato all’ambito religioso: ne è attestato un uso pubblico, o più precisamente militare (Numeri 10, ma si pensi soprattutto alla presa di Gerico); è parimenti riconosciuto il valore terapeutico della musica (David suona l’arpa per il re Saul). La Mishnah fornisce descrizioni approfondite dell’uso del canto e della musica nell’ambito del secondo Tempio: l’affermazione secondo cui l’inizio del Sabato a Gerusalemme era annunciato da un suono di tromba al tramonto del venerdì ha trovato recenti conferme archeologiche.
Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 dell’E.V.) avvenne nell’Ebraismo una rivoluzione liturgica. Non potendosi celebrare i sacrifici in altro luogo, per disposizione biblica, il Santuario fu sostituito dalla Sinagoga, in cui il sacrificio lasciò il posto ad una preghiera comunitaria e allo studio dei Sacri Testi. Entro il primo millennio dell’Era Volgare si portò a compimento non solo la definizione del Canone Biblico e del testo ufficiale dei vari libri (testo masoretico), ma anche dell’interpunzione, adottando appositi segni grafici per la cantillazione, che sono tuttora alla base della tradizione cantoriale delle diverse comunità, le quali danno dei medesimi segni codici diversi di lettura musicata. Furono adottate melodie diversificate per il Pentateuco, per i libri profetici, per il libro di Ester (letto con tono giocoso in occasione di Purim) e per le Lamentazioni di Geremia, lette con tono luttuoso durante il digiuno del 9 di Av per commemorare la Distruzione del Tempio. Verso il VI secolo nacquero nuovi generi liturgici mutuati dalla cultura circostante, come il piyyut (dal greco poyètes), composizione poetica che fa uso di artifici letterari come il metro e l’acrostico. Questa produzione fu fervida almeno fino al XV secolo, allorché fu inventata la stampa che permise la produzione di formulari liturgici in serie.
Con il tempo si reimpostò una nuova tradizione musicale al servizio delle esigenze mutate. Il ricordo del Santuario distrutto impose un tabù sull’uso di strumenti musicali, con la sola parziale eccezione dei matrimoni. Per questo motivo, presumibilmente, la tradizione musicale antecedente fu accantonata e, in definitiva, dimenticata. Degli antichi strumenti sopravvisse soltanto lo Shofàr, in omaggio alla prescrizione biblica di suonarlo a Rosh ha Shanah. Tale suono evoca sentimenti di reverenza in questo periodo dell’anno particolarmente dedicato al pentimento e al perdono. La tradizione rabbinica, considerando l’ascolto della voce femminile una fonte di possibile distrazione per l’uomo, limitò parimenti la partecipazione attiva delle donne al culto sinagogale in genere.
Nelle Sinagoghe i diversi sentimenti religiosi furono per lo più affidati alla libera espressione vocale della Comunità. Con il tempo, tuttavia, emerse la figura del chazzan (ufficiante), l’ « inviato della Comunità » appositamente incaricato di fungere da « solista » nella conduzione della pubblica preghiera. Lo stile dei chazzanim rifletteva per lo più l’influenza dell’ambiente circostante, con punte assai raffinate: nella Mitteleuropa a partire dal Settecento si affermò la figura del « kantor » con impostazione operistica, non di rado accompagnato da un coro. Anche l’Ebraismo ebbe, a partire dall’Ottocento in Germania e poi in America, una sua Riforma che introdusse l’uso dell’organo e di cori femminili a deroga della tradizione. Il dibattito fu allora particolarmente acceso, in quanto gli Ortodossi addebitarono ai Riformati l’adozione di elementi tipici delle chiese cristiane.
Il movimento chassidico, nato in Polonia nel XVIII secolo, diede alla musicalità un’importanza grandissima come espressione della vita religiosa dell’Ebreo. In quanto mistici, i Chassidim ritenevano che il cuore umano avesse nei confronti del Divino sentimenti troppo profondi per essere espressi a parole e che solo la melodia avrebbe potuto farsene portavoce. La musica chassidica, fortemente legata nelle sue manifestazioni alla musica popolare dell’Europa dell’Est, ha dato origine a produzioni come la musica klezmer (espressione tratta dall’ebraico klì zèmer =strumento musicale), un genere considerato comunemente espressione della cultura ebraica.

A.S.                

La Famiglia secondo San Paolo

dal sito:

http://www.azionecattolicafamiglie.ch/famiglia-paolo1.pdf

La Famiglia secondo San Paolo

-L’anno dedicato a San Paolo ci induce a comprendere la concezione della famiglia agli esordi del cristianesimo. Come era andata formandosi la coscienza di quella realtà determinante che é la famiglia.
- Non si riesce a comprendere S.Paolo senza in qualche modo entrare e scrutare quel personalissimo rapporto che lui aveva con Cristo e di conseguenza come appariva ai suoi occhi la famiglia.
-Compreso questo si può concepire la famiglia solo edificata su quella Pietra Angolare che è Cristo.
*******
La Chiesa come comunità di amore, di preghiera e di perdono, la famiglia come Chiesa domestica deve riflettere la Madre Chiesa Mt.18,15-22
Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai  guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.  Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.  Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono presente in mezzo a loro ».
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: « Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? « .  E Gesù gli rispose: « Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. Questo è la promessa per il Cristiano: due riuniti nel Suo Nome, Lui è presente. Un Padre della Chiesa del I sec., Clemente d’Alessandria definisce la famiglia come « casa di Dio » ed applica ad essa la stessa parola sulla presenza del Signore: « Io (dice Gesù) sto in mezzo a loro ». Ma « dove c’è Cristo là c’è la Chiesa » afferma St. Ignazio d’Antiochia (III sec.). Quindi diventa chiara la natura ecclesiale della comunità coniugale. Infatti:
- Due riuniti nel suo Nome Gesù è presente2
- Gli sposi « nel Signore » sono insieme nel nome di Gesù
- Dove c’è Gesù c’è la sua Sposa, la Chiesa
- Dunque la casa di due Sposi « nel Signore » sono immagine della Madre Chiesa.
I Padri avevano certamente attinto questa concezione della Famiglia come luogo di una Chiesa domestica da San Paolo e non solamente da lui.
Infatti vediamo la testimonianza presente nelle lettere di St.Paolo:
- La descrizione più lunga nei saluti di St.Paolo:
< lavorato per il Signore. Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il  Signore. Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia. Salutate Asìncrito, Flegonte, Erme, Pàtroba, Erma e i fratelli che sono con loro. Salutate Filòlogo e Giulia, Nèreo e sua sorella e Olimpas  e tutti i credenti che sono con loro. Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le chiese di Cristo>>. Rm.16,1ss
Notate il clima familiare, di conoscenza personale, di amicizia fraterna, di aiuto e di preghiera che regnava nella comunità cristiana di Paolo. L’evangelizzazione trova qui un metodo veramente interessante da riproporre anche oggi. La struttura della comunità cristiana è fondata sulla persona e ha un dinamismo comunitario consapevole. La comunità è un intreccio di relazioni solidali e fraterne.Per continuare a essere confortati da questo metodo, altre testimonianze:3 < voi nella carità. Una raccomandazione ancora, o fratelli: conoscete la famiglia di Stefana,
che è primizia dell'Acaia; hanno dedicato se stessi a servizio dei fedeli; siate anche voi
deferenti verso di loro e verso quanti collaborano e si affaticano con loro.
17
Io mi rallegro
della visita di Stefana, di Fortunato e di Acàico, i quali hanno supplito alla vostra assenza; essi hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro. Sappiate apprezzare siffatte persone.
Le comunità dell'Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa. Vi salutano i fratelli tutti. Salutatevi a vicenda con il bacio santo>>. 1Cor.16,19ss
Aquila e Prisca sono coniugi impareggiabili agli occhi di Paolo; sono il suo sostegno e conforto; con loro si trova in famiglia ed era quindi naturale abitando con loro quando arrivava dai viaggi che convocasse la comunità cristiana nella loro casa per catechizzare, pregare e celebrare l’Eucaristia. La casa di due sposi diventava quindi il punto di riferimento di tutta la comunità e da quella casa parte anche la missione fuori della comunità.
Un altro riferimento significativo per un particolare:
< tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il
vostro spirito>>. Filippesi 4,22
« Quelli della casa di Cesare » sono certamente quelli che in qualche modo lavoravano al servizio
dell’Imperatore. Ma significa anche che era possibile che alcuni cristiani che in quella « domus » vi lavoravano si trovassero insieme per pregare. Quindi significa che nel cuore stesso della casa imperiale vi erano delle famiglie di servi cristiani e quindi una chiesa domestica proprio nella casa dell’Imperatore. La testimonianza cristiana arriva là dove sembrerebbe impensabile che arrivi e questo per il coraggio di famiglie consapevoli di essere insieme « nel Signore ».
Ma la cosa non finisce qui. Anche nella lettera ai Colossesi 4, 15ss Paolo indica che la prassi normale della Chiesa apostolica era quella d’iniziare tra le persone adulte e in modo significativo tra le famiglie.
< testimonianza che si impegna a fondo per voi, come per quelli di Laodicèa e di Geràpoli. Vi
salutano Luca, il caro medico, e Dema.
Salutate i fratelli di Laodicèa e  Ninfa con la comunità che si raduna nella sua casa. E quando
questa lettera sarà stata letta da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e 4
anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi. Dite ad Archippo: "Considera il ministero che hai
ricevuto nel Signore e vedi di compierlo bene".
Il saluto è di mia propria  mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con
voi>>. Col.4,12ss
Ma dentro questa indicazione pastorale che pone la famiglia quasi al centro dell’azione pastorale di Paolo ci sono anche le raccomandazioni per queste famiglie che venivano concepite come « chiesa domestica ».
< Cristo abita in voi? Noi preghiamo anche per la vostra perfezione. Per questo vi scrivo queste cose da lontano: per non dover poi, di presenza, agire severamente con il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere.
Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano>>. 2Cor.12,5,6,11
Paolo è pieno di premura per le sue famiglie, ma è anche severo e non lesina esortazioni e rimproveri se ne è il caso. È un educatore consapevole della serietà della vita di fede.
< rapporti, perché si vergogni; non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un
fratello>>. 2Tess.3,14
Ma perché Paolo esprime questa severità pur dentro una grande attenzione (=ammonitelo come a un fratello!)?
Perché è consapevole che quelli che sono venuti alla fede si sono sposati « nel Signore ».
< sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore>>. 1Cor.7,39. < esse>>. Col.3,18
Che significa sposarsi nel Signore? Certamente quando Paolo istruisce, esorta, corregge, ha davanti ai suoi occhi e soprattutto nella profondità del suo essere il suo modo personalissimo di vivere il rapporto con Gesù. Un modo così definitivo e intenso che gli permette di leggere e interpretare la realtà tutta alla luce di quello sguardo totalizzate della fede in Cristo. È così vero che nella lettera ai Colossesi afferma senza mezze misure che ogni tipo di realtà  (=il cibo, il corpo, il tempo, persino il divertimento, persino le espressione religiose), tutto, anche il matrimonio e la famiglia, tutto deve essere confrontato con l’unica vera realtà che è Cristo; il
resto è ombra nei confronti di quella: 5
<> Col.2,17
Dunque tutto ha significato a partire dall’essere  nel Signore. Infatti, Papa Benedetto nell’udienza generale del mercoledì 22.10.08, ha detto sostanzialmente:
< riflessione. Per San Paolo Gesù Cristo non è semplicemente il soggetto di un messaggio dottrinale, morale o ideologico, ma una persona vivente , il protagonista dell'evento decisivo della storia  e del mondo. Il suo intento pastorale e teologico era talmente teso all'edificazione delle nascenti comunità, che gli era spontaneo concentrare tutto nell'annuncio di Cristo quale "Signore" vivo adesso e presente adesso in mezzo ai suoi>>.
San Paolo aveva chiaro davanti a sé il come s’imposta la vita, una volta incontrata la fede. E ciò valeva per ogni battezzato e non solamente per lui, anche se lui ha vissuto quello che annunciava con una intensità invidiabile.Sentite alcune delle sue frasi per cogliere l’intensità del suo immedesimarsi con Cristo:
<> Gal.2,20
<>
Gal.6,17.
<> Fil.4,13
< il pensiero di Cristo>> 1Cor.2,16.
< qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù>> Fil.2,1
<< Cristo è lo stesso ieri, oggi sempre!>> Eb.13,8
Quando un cristiano vive con tale densità e totalità la propria vocazione allora tutto intorno a lui cambia e anche in modo radicale. 6
Sentite  ora  il cambiamento culturale e morale che è capitato dentro la famiglia di Filemone, ricco cristiano di Colossi.
<<1 Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timòteo al nostro caro collaboratore Filèmone,
2 alla sorella Appia, ad Archippo nostro compagno d'armi e alla comunità che si raduna nella tua
casa: 3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Ringraziamento e preghiera4 Rendo sempre grazie a Dio ricordandomi di te nelle mie preghiere, 5 perché sento parlare della tua carità per gli altri e della fede che hai nel Signore Gesù e verso tutti i santi. 6 La tua partecipazione alla fede diventi efficace per la conoscenza di tutto il bene che si fa tra voi per Cristo. 7 La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.
Richiesta in favore di Onesimo
8 Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di comandarti ciò che devi fare,
9 preferisco pregarti in nome della carità, così qual io sono, Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Gesù; 10 ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene,
11 Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora è utile a te e a me.
12 Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore.
13 Avrei voluto trattenerlo presso di me perché mi servisse in vece tua nelle catene che porto
per il vangelo.
14 Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perché il bene che farai non
sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo.
15  Forse per questo è stato separato da te per un
momento perché tu lo riavessi per sempre;
16  non più però come schiavo, ma molto più che
schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto più a te, sia come uomo, sia
come fratello nel Signore.
17 Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso.
18 E se in qualche cosa ti
ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto.
19 Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io
stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso!
20  Sì, fratello! Che io
possa ottenere da te questo favore nel Signore; dá questo sollievo al mio cuore in Cristo!
21 Ti scrivo fiducioso nella tua docilità, sapendo che farai anche più di quanto ti chiedo.
22  Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di
esservi restituito.
23  Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù,
24 con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori. 7
25 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito>>.
Si comprende allora che là dove esiste la consapevolezza che Cristo è tutto (=la realtà è Cristo) la realtà stessa veramente cambia.- Anzitutto per dei coniugati diventa più chiara la coscienza che il loro matrimonio è stato celebrato e ha consistenza solo « nel Signore », che diventa così la pietra angolare su cui costruire la casa della loro famiglia. Forse non è inutile affermare che il primo vero protagonista del matrimonio cristiano non sono gli sposi, ma Cristo stesso che entra
nell’amore di comunione tra due sposi. Non fu così anche alle nozze di Cana dove Cristo manifesta durante le nozze « la sua gloria »?- Diventa più chiara la coscienza che la loro affettività è la manifestazione della misura di una affezione modellata sulla misura dell’amore con cui Cristo ci ha amato.- Diventa anche più chiara che ciò che alimenta la vita di una famiglia cristiana è la missione, in altre parole la consapevolezza di un compito da svolgere e manifestare. – La famiglia si pone nel mondo come la possibilità concreta di un cambiamento culturale e di mentalità. Il rapporto di S.Paolo con Filemone è lì per certificarlo.

Publié dans:TEMI, Temi: la famiglia |on 25 août, 2011 |Pas de commentaires »

Il Papa in confessionale a Madrid

Il Papa in confessionale a Madrid dans immagini sacre 21_12_bso_f1_232_medium

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/280964__madrid_fra_croci_e_bandiere_spunta_lo_stemma_del_brescia/

Publié dans:immagini sacre |on 24 août, 2011 |Pas de commentaires »
12345...13

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01