Archive pour août, 2011

Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote: Precursore della nascita e della morte di Cristo

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/256.html

Martirio di San Giovanni Battista

DAGLI SCRITTI…

Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote

Precursore della nascita e della morte di Cristo

Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza é piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore. San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo. Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto.
Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che é Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui.
Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo. Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi é stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).(Om. 23; CCL 122, 354. 356. 357)

Dal Discorso di Giovanni Giusto Lanspergio per la festa del martirio di san Giovanni Battista.

dal sito:

http://www.certosini.info/lezion/Santi/29%20agosto%20martirio%20di%20S.%20Giovanni%20Battista.htm

Dal vangelo secondo Marco.
6,17-29
 
Erode aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di sua fratello Filippo, che egli aveva sposato.
———————————————————
 
Dal Discorso di Giovanni Giusto Lanspergio per la festa del martirio di san Giovanni Battista.
Sermo in festo Decollationis s.Joannis Baptistæ. Opera omnia, Monsterolii, 1889, t. II, 514-515. 518-519.
 
    La morte di Cristo è all’origine di una innumerevole folla di credenti. Per la potenza del Signore Gesù e grazie alla sua bontà, la morte preziosa dei suoi martiri e dei suoi santi ha fatto nascere una gran moltitudine di fedeli. Infatti, la religione cristiana non ha potuto essere distrutta dalla persecuzione dei tiranni e dalla morte ingiusta di innocenti; ogni volta invece ne ha ricevuto un accrescimento vigoroso.
    Ne abbiamo un esempio di san Giovanni che ha battezzato Cristo e che noi oggi festeggiamo come martire. Erode, questo re infedele, per fedeltà al suo giuramento, volle sopprimere in modo radicale dalla memoria degli uomini il ricordo di Giovanni. Ora non soltanto il Battista non fu dimenticato, ma migliaia di uomini, infiammati dal suo esempio accolsero con gioia la morte per la giustizia e la verità. Così, l’ignominia di cui il tiranno voleva coprirlo, in realtà lo rese ancora più illustre. Quale cristiano, degno di questo nome, non venera oggi Giovani, il battezzatore di Cristo? Ovunque nel mondo i fedeli venerano la sua memoria, tutte le generazioni lo proclamano beato e le sue virtù riempiono di profumo la Chiesa.
 
10    Giovanni non visse soltanto per se stesso, e neppure morì solo per sé. Quanti uomini, carichi di peccati, la sua vita dura e austera seppe trarre a conversione! Quante persone la sua morte immeritata incoraggiò a sopportare le avversità! E a noi, da dove viene oggi l’occasione di rendere grazie a Dio con fede se non dal ricordo di san Giovanni ucciso per la giustizia, cioè per Cristo?
    Egli non amò la sua anima, cioè la parte sensitiva che cerca il piacere e rifugge l’austerità, ma la odiò nel senso che non volle affatto acconsentire alle voglie istintive. Così odiandola, o meglio amandola in modo vero e religioso, l’ha conservata per la vita eterna. E non ha salvato soltanto se stesso, ma col suo esempio ha coinvolto moltissimi nella difesa della giustizia.
 
11    Che cosa mai possiamo dire in lode di Giovanni Battista? Come non ci fu uno più santo di lui, così è indubitabile che tutto il suo essere in modo meraviglioso anelò alla visione immediata del volto di Dio. Fu in seguito al suo esempio che alcuni martiri desiderarono dare la vita per Dio e per la giustizia arrivarono a offrire volontariamente se stessi in olocausto.
    Infine, tutti i santi hanno un tale desiderio di Dio che, in attesa esso venga appagato, si consolano rivolgendosi al Signore in preghiera continua, ascoltando la sua Parola nella Scrittura, facendo memoria dei suoi doni e benefici. Soprattutto si accostano con grande frequenza alla santa Comunione, che offre a noi il segno più alto e mirabile dell’amore divino: qui incontrano davvero presente colui che amano, quantunque nessuno potrebbe avere esperienza e godimento di lui così come Egli è.
    Possiamo quindi tirare questa conclusione: se uno ha spento dentro di sé gli effimeri desideri della terra, mentre avvampa per quelli del cielo; se uno si auspica la morte per poter in tal modo essere sempre con Cristo, e da nulla trae tanto conforto come da questo adorabile sacramento, costui può andar certo di essere abitato dall’amore di Dio.
 
12    La caratteristica primaria di un cuore incendiato dall’amore divino consiste nel far dono di sé e di tutto ciò che è suo al Signore per onorarlo e seguire la sua volontà. Arriva al punto che preferirebbe morire — il che sarebbe anche necessario per la salvezza — piuttosto che commettere un peccato mortale che offenda Dio in modo gravissimo. Comunque, l’amore perfetto non evita soltanto la colpa mortale, ma si impegna nell’adesione operosa del beneplacito divino.
    Così, appunto, Giovanni Battista ha sacrificato generosamente la vita quaggiù per amore di Cristo; ha scelto di disprezzare gli ordini del tiranno piuttosto che quelli di Dio. Questo esempio ci insegna che nulla deve esserci più caro della volontà di Dio. Piacere agli uomini non serve a gran cosa; anzi, spesso proprio questo ci nuoce moltissimo. Ma offendere Dio non può che portare cattive conseguenze Perciò, con tutti gli amici di Dio moriamo ai nostri peccati e alle nostre passioni, calpestiamo il nostro amor proprio sviato e impegniamoci a lasciar crescere in noi l’amore fervente di Cristo: quanto più fervido esso avvamperà in noi, tanto più in cielo saremo beati e uniti con Cristo.

buona notte e buona domenica

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Quince FloralImages
 
http://www.floralimages.co.uk/b_red.htm

Publié dans:immagini...buona notte...e |on 28 août, 2011 |Pas de commentaires »

Sant’Agostino

Sant'Agostino dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 27 août, 2011 |Pas de commentaires »

SANT’AGOSTINO – RICERCA DI DIO

dal sito:

http://www.augustinus.it/italiano/confessioni/index2.htm

SANT’AGOSTINO – LE CONFESSIONI – LIBRO X

Ricerca di Dio

L’oggetto dell’amore verso Dio
6. 8. Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse 40. Più profonda misericordia avrai di colui, del quale avesti misericordia, userai misericordia a colui, verso il quale fosti misericordioso 41. Altrimenti cielo e terra ripeterebbero le tue lodi 42 a sordi. Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio.

Ricerca di Dio oltre la materia
6. 9. Che è ciò? 43. Interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: « Non sono io, ma è lui che mi fece ». Interrogai la terra, e mi rispose: « Non sono io »; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi 44 e i rettili con anime vive 45; e mi risposero: « Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi ». Interrogai i soffi dell’aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: « Erra Anassimene, io non sono Dio ». Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: « Neppure noi siamo il Dio che cerchi », rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: « Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui »; ed essi esclamarono a gran voce: « È lui che ci fece » 46. Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza. Allora mi rivolsi a me stesso. Mi chiesi. « Tu, chi sei? »; e risposi: « Un uomo ». Dunque, eccomi fornito di un corpo e di un’anima, l’uno esteriore, l’altra interiore. A quali dei due chiedere del mio Dio, già cercato col corpo dalla terra fino al cielo, fino a dove potei inviare messaggeri, i raggi dei miei occhi? Più prezioso l’elemento interiore. A lui tutti i messaggeri del corpo riferivano, come a chi governi e giudichi, le risposte del cielo e della terra e di tutte le cose là esistenti, concordi nel dire: « Non siamo noi Dio », e: « È lui che ci fece ». L’uomo interiore 47 apprese queste cose con l’ausilio dell’esteriore; io, l’interiore, le ho apprese, io, io, lo spirito, per mezzo dei sensi del mio corpo.
6. 10. Non appare a chiunque è dotato compiutamente di sensi questa bellezza? Perché dunque non parla a tutti nella stessa maniera? Gli animali piccoli e grandi la vedono, ma sono incapaci di fare domande, poiché in essi non è preposta ai messaggi dei sensi una ragione giudicante. Gli uomini però sono capaci di fare domande, per scorgere quanto in Dio è invisibile e comprendendolo attraverso il creato 48. Senonché il loro amore li asservisce alle cose create, e i servi non possono giudicare. Ora, queste cose rispondono soltanto a chi le interroga sapendo giudicare; non mutano la loro voce, ossia la loro bellezza, se uno vede soltanto, mentre l’altro vede e interroga, così da presentarsi all’uno e all’altro sotto aspetti diversi; ma, pur presentandosi a entrambi sotto il medesimo aspetto, essa per l’uno è muta, per l’altro parla; o meglio, parla a tutti, ma solo coloro che confrontano questa voce ricevuta dall’esterno, con la verità nel loro interno, la capiscono. Mi dice la verità: « Il tuo Dio non è la terra, né il cielo, né alcun altro corpo »; l’afferma la loro natura, lo si vede, essendo ogni massa minore nelle sue parti che nel tutto. Tu stessa sei certo più preziosa del tuo corpo, io te lo dico, anima mia, poiché ne vivifichi la massa, prestandogli quella vita che nessun corpo può fornire a un altro corpo. Ma il tuo Dio è anche per te vita della tua vita.

Ricerca di Dio oltre la forza vitale e la sensibilità
7. 11. Che amo dunque, allorché amo il mio Dio? Chi è costui, che sta sopra il vertice della mia anima? Proprio con l’aiuto della mia anima salirò fino a lui, trascenderò la mia forza che mi avvince al corpo e ne riempie l’organismo di vita. Non con questa forza potrei trovare il mio Dio; altrimenti anche un cavallo e un mulo, privi d’intelligenza 49, ma dotati della medesima forza, per cui hanno vita anche i loro corpi, potrebbero trovarlo. C’è un’altra forza, quella con cui rendo non solo viva, ma anche sensitiva la mia carne, che mi fabbricò il Signore, prescrivendo all’occhio di non udire, all’orecchio di non vedere 50, ma all’uno di farmi vedere, all’altro di farmi udire, e così a ciascuno degli altri sensi prescrizioni proprie secondo le loro sedi e le loro attribuzioni; e così io, unico spirito, compio azioni diverse per loro mezzo. Trascenderò anche questa mia forza, poiché ne godono anche un cavallo e un mulo, che infatti hanno essi pure la sensibilità fisica.

Omelia (28-08-2011): Mi hai sedotto, Signore

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/23299.html

Omelia (28-08-2011)

mons. Roberto Brunelli

Mi hai sedotto, Signore

Le letture delle Messe festive sono state scelte dalla Bibbia secondo precisi criteri. Salvo motivate eccezioni, per tutto un anno si legge di seguito uno dei vangeli sinottici (quest’anno, Matteo) e secondo l’argomento del brano è stata individuata la prima lettura: un passo dell’Antico Testamento, con un suo commento costituito dal salmo responsoriale. La seconda lettura segue invece un percorso distinto (in genere la lettura continua di una lettera dell’apostolo Paolo; in questo periodo, quella ai Romani) e perciò non è intenzionale che il suo argomento sia in sintonia con gli altri due. Però accade, come oggi: e in fondo non se ne stupisce, chi ricorda la profonda unità e coerenza tra tutte le parti che compongono la Sacra Scrittura.
Gesù annuncia ai discepoli la sua imminente passione e Pietro, che si era appena sentito esaltare come fondamento della Chiesa (lo si è letto domenica scorsa), protesta e promette: « Questo non ti accadrà mai! » guadagnandosi il più severo rimprovero del Maestro, che addirittura lo chiama Satana e aggiunge: « Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! ». Poi, rivolto a tutti i discepoli che forse dal seguire lui si aspettavano onori e gloria, li disillude: « Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? »
Queste espressioni basate sul binomio salvare-perdere delineano la condizione del credente rispetto a chi non lo è: la differenza consiste nel valutare la vita presente e le cose di questo mondo come le uniche e definitive, o come semplice preludio ad altre, che valgono infinitamente di più. Chi non crede cerca di « salvare » la propria vita, cioè darle valore, spremendone tutte le soddisfazioni che gli riesce, al limite sottomettendo a sé il mondo intero; ma questo non gli assicura, anzi gli preclude la vita futura: tutto subito, e poi più niente, per l’eternità. Conviene? Chi invece fa un po’ di conti per garantirsi il poi, l’avrà, dice Gesù, seguendo lui, i suoi insegnamenti, il suo esempio: e come lui si è sottomesso alla croce, così il discepolo resiste alla tentazione di ritirarsi di fronte alle difficoltà, alle rinunce, ai sacrifici che può comportare il mantenersi fedeli a lui.
Ne dà un impressionante esempio il profeta Geremia, del cui libro la prima lettura presenta la pagina più drammatica (20,7-9). Egli racconta di sé, della propria vocazione, ed esordisce con una frase di un’audacia inimmaginabile: « Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso ». Ma la chiamata divina non comporta una vita facile: « Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me? La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno ». Di qui la tentazione di lasciar perdere: « Mi dicevo: Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome! » subito però superata, perché « nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo ».
Ed ecco, in coerenza con le parole di Geremia e di Gesù, quelle della seconda lettura (Lettera ai Romani 12,1-2): « Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto ». Insomma è lo stesso invito di Gesù a « pensare secondo Dio »: dunque a non temere di andare controcorrente; pur se non è facile, pur se questo comporta incomprensioni e derisioni, il credente non si blocca sull’immediato, perché sa valutarne le conseguenze, sa guardare più in là. E’ stato anche l’invito del papa, domenica scorsa, ai due milioni di giovani riuniti a Madrid.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 27 août, 2011 |Pas de commentaires »

28 AGOSTO 2011 – XXII DOMENICA DEL T.O. (SANT’AGOSTINO)

28 AGOSTO 2011 – XXII DOMENICA DEL T.O.

SANT’AGOSTINO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinA/A22page.htm

Seconda Lettura  Rm 12, 1-2
Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

http://www.bible-service.net/site/375.html

 Romains 12,1-2
Au chapitre 11 de sa lettre, Paul vient de démontrer que Juifs et païens, tous sont appelés au salut. Comment vivre en sauvés ? En faisant de toute sa vie une offrande agréable à Dieu. C’est répondre au choix qu’il a fait de nous, c’est répondre à son amour sauveur, à sa « tendresse ».
La vie chrétienne, en ce sens, est une liturgie. L’adoration n’est pas évasion de la vie quotidienne, mais l’offrande de cette vie vécue selon la volonté de Dieu. Tout l’être, toute la « personne » et toute la « vie » sont engagés dans ce sacrifice.
Et le modèle, à l’évidence, c’est le Christ qui a consacré au Père tout son être, toute sa volonté, tout son cœur. En saint Jean, dans la prière sacerdotale après la Cène, Jésus aura pour lui-même et pour ses disciples des phrases qui reprendront l’esprit de ce passage : « Ils ne sont pas du monde, comme moi je ne suis pas du monde… Je me consacre moi-même

Romani 12,1-2
Nel capitolo 11 della sua lettera, Paolo ha dimostrato che ebrei e gentili, tutti sono chiamati alla salvezza. Come vivere da salvati? Facendo di tutta la propria vita un’offerta gradita a Dio. È rispondere alla scelta che ha fatto di noi, è rispondere al suo amore salvifico, alla sua « tenerezza ».
La vita cristiana, in questo senso è una liturgia. Culto non è evasione dalla vita quotidiana, ma l’offerta di questa vita vissuta secondo la volontà di Dio. Tutto l’essere, tutta la « persona » e tutta la »vita » sono impegnati in quel sacrificio.
E il modello, ovviamente, è Cristo  che ha consacrato al Padre tutto il suo essere, tutta la sua volontà, tutto il suo cuore. In San Giovanni, nella preghiera sacerdotale. dopo l’Ultima Cena, Gesù ha per se stesso e pe i suoi discepoli delle frasi che riprendono  lo spirito di questo passaggio: « Non sono del mondo, come io non sono il mondo. .. Io ocnsacro me stesso… « (Giovanni 17,16-19).

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 23 A, 1-4; CCL 41, 321-323)

Il Signore ha avuto misericordia di noi
Siamo veramente beati se, quello che ascoltiamo, o cantiamo, lo mettiamo anche in pratica. Infatti il nostro ascoltare rappresenta la semina, mentre nell’opera abbiamo il frutto del seme. Premesso ciò, vorrei esortarvi a non andare in chiesa e poi restare senza frutto, ascoltare cioè tante belle verità, senza poi muovervi ad agire.
Tuttavia non dimentichiamo quanto ci dice l’Apostolo: «Per questa grazia siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio, né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8-9). Ribadisce: «Per grazia siete stati salvati» (Ef 2, 5).
In realtà non vi era in precedenza nella nostra vita nulla di buono, che Dio potesse apprezzare e amare, quasi avesse dovuto dire a se stesso: «Andiamo, soccorriamo questi uomini, perché la loro vita è buona». Non poteva piacergli la nostra vita col nostro modo di agire, però non poteva dispiacergli ciò che egli stesso aveva operato in noi. Pertanto condannerà il nostro operato, ma salverà ciò che egli stesso ha creato.
Dunque non eravamo davvero buoni. Ciò nonostante, Dio ebbe  compassione di noi e mandò il suo Figlio, perché morisse, non già per i buoni, ma per i cattivi, non per i giusti, ma per gli empi. Proprio così: «Cristo morì per gli empi» (Rm 5, 6). E che cosa aggiunge? «Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto», al massimo «ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene» (Rm 5, 7). Può darsi che qualcuno abbia la forza di morire per il giusto. Ma per l’ingiusto, l’empio, l’iniquo, chi accetterebbe di morire, se non Cristo soltanto, che è talmente giusto da poter giustificare anche gli ingiusti?
Come vedete, fratelli, non avevamo opere buone, ma tutte erano cattive. Tuttavia, pur essendo tali le opere degli uomini, la misericordia divina non li abbandonò. Anzi Dio mandò il suo Figlio a redimerci non con oro né con argento, ma a prezzo del suo sangue, che egli, quale Agnello immacolato condotto al sacrificio ha sparso per le pecore macchiate, se pure solo macchiate e non del tutto corrotte.
Questa è la grazia che abbiamo ricevuto. Viviamo perciò in modo degno di essa, per non fare oltraggio a un dono sì grande. Ci è venuto incontro un medico tanto buono e valente da liberarci da tutti i nostri mali. Se vogliamo di nuovo ricadere nella malattia, non solo recheremo danno a noi stessi, ma ci dimostreremo anche ingrati verso il nostro medico.
Seguiamo perciò le vie che egli ci ha mostrato, specialmente la via dell’umiltà, quella per la quale si è incamminato lui stesso: Infatti ci ha tracciato la via dell’umiltà con il suo insegnamento e l’ha percorsa fino in fondo soffrendo per noi.
Perché dunque colui che era immortale potesse morire per noi, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). L’immortale assunse la mortalità, per poter morire per noi e distruggere in tal modo con la sua morte la nostra morte.
Questo ha compiuto il Signore, in questo ci ha preceduto. Lui che è grande si è umiliato, umiliato fu ucciso, ucciso risuscitò e fu esaltato per non lasciare noi nell’inferno, ma per esaltare in sé, nella risurrezione dai morti, coloro che in questa terra aveva esaltati soltanto nella fede e nella confessione dei giusti. Dunque ci ha chiesto di seguire la via dell’umiltà: se lo faremo daremo gloria al Signore e a ragione potremo cantare: «Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie, invocando il tuo nome» (Sal 74, 2). 

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