L’Astronomia nei testi biblici: Giobbe 37 : 18.

dal sito:

http://www.ars2000.it/archast4.htm

L’Astronomia nei testi biblici

Giobbe  37 : 18. 

“Puoi tu battere con Lui i cieli nuvolosi,
duri come uno specchio di metallo fuso ?”
 Questo versetto descrive poeticamente i cieli come uno specchio di metallo fuso che ha un riflesso luminoso; chiaramente un significato simbolico.

5.      La Bibbia come libro poetico, ma non solo.
 Naturalmente, scoprire dei fatti dell’universo non significa affatto sfidare le Sacre Scritture, anche se gli avvenimenti accaduti agli astronomi del passato hanno contribuito a gettare una luce sinistra su di esse. Chi la studia attentamente si rende conto che la Bibbia non è un manuale scientifico, pur essendo accurata quando menziona argomenti scientifici. Essa fu scritta per l’edificazione spirituale dei credenti, non per insegnare loro la fisica o qualche altra scienza della natura. Galileo era d’accordo con questo. Quando le sue scoperte scientifiche contraddissero l’invalsa interpretazione di certi versetti biblici, Galileo concluse che i teologi non afferravano il vero senso di quei passi. Per lui esistevano due tipi di linguaggio: i termini rigorosi della scienza e il parlare comune degli scrittori ispirati. Galileo scrisse che “nelle Scritture, per accomodarsi all’intendimento universale” era stato necessario “dir molte cose diverse in aspetto e quanto al significato delle parole, dal vero assoluto”. Secondo Galileo la Bibbia non era in contrasto con la verità scientifica. Non aveva bisogno di revisioni. Il problema nasceva dall’errata interpretazione che la Chiesa di Roma dava della Bibbia. Nel suo libro Galileo Galilei, lo storico della filosofia Ludovico Geymonat, ha osservato: “I teologi di mentalità troppo ristretta, i quali vogliono fondarsi sul discorso biblico per porre dei limiti alla scienza, non fanno che gettare discredito sulla Bibbia stessa”.
Insomma, la Bibbia non è in contrapposizione alla scienza ma spesso usa un linguaggio poetico che rispecchia la percezione puramente soggettiva del credente e che quindi in tal modo va interpretata. L’idea che la Terra fosse il centro dell’universo, sostenuto dalla Chiesa, si basava su un’interpretazione letterale di alcuni brani scritturali come ad esempio quello di Salmo 104 : 5, che descriveva la Terra come ben fondata “sulle sue basi, sicché non vacillerà mai in eterno” (Pontificio Istituto Biblico). Altri passi biblici in cui questo stile è evidente sono riportati nel libro di Giobbe.

 Giobbe  38 : 4 – 8.

“Dov’eri tu quando io fondai la terra?
…. Chi ne dispose le misure ..
O chi stese su di essa la corda per misurare?
In che cosa sono stati affondati i suoi piedistalli con incastro,
o chi ne pose la pietra angolare,
quando le stelle del mattino gridarono gioiosamente insieme,
e tutti i figli di Dio emettevano urla di applauso?
E chi barricò con porte il mare… quando misi la nuvola come sua veste?”

In questi versetti si parla di “piedistalli” e della “pietra angolare” della Terra. Alcuni hanno usato erroneamente questo passo per dimostrare che la Terra è immobile. Espressioni come queste non si propongono di descrivere scientificamente la struttura della Terra, ma piuttosto paragonano poeticamente la creazione della Terra alla costruzione di un edificio, di cui Dio è il Grande Artefice o Grande Costruttore. Stabilire questo è importante perché numerosi commentatori hanno preso queste illustrazioni alla lettera.
 Lo stesso Talmud mostra di subire influenze di questo genere. Le concezioni in esso esposte hanno un loro sapore particolare, ma rimangono nulla più che una serie di teorie speculative e fantastiche. La somma di esse viene generalmente rappresentata come nella figura seguente:
             La volta celeste è considerata come una sfera concava che copre la Terra e consta di una lastra forte e salda dello spessore di due o tre dita che è sempre splendente e non si offusca mai. Secondo un Dottore della Mishnàh, il diametro di questa lastra è un sesto del percorso giornaliero del Sole. Cielo e Terra si toccano l’uno con l’altro sulla linea dell’orizzonte. La Terra posa sull’acqua e ne è circondata. Parallela a questa massa d’acqua inferiore ve n’è una seconda, pure sconfinata, in cielo, da cui scende l’acqua in forma di pioggia attraverso buchi e canali che perforano il serbatoio celeste. Secondo altre versioni, la Terra è sostenuta da uno, sette o dodici pilastri. Questi stanno sull’acqua, l’acqua su montagne, le montagne sul vento ed il vento sopra la tempesta. Si crede che il Sole abbia 365 finestre celesti, attraverso le quali appare: 182  sono ad est, 182 ad ovest e una nel mezzo, luogo della sua prima apparizione. Il Sole, inoltre, completerebbe il suo cammino in 12 mesi; Giove in 12 anni; Saturno in 30; Venere e Marte in 480.
             Eppure, dall’inizio della storia ebraica fino alla distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor (607 a.C. circa) non si trova menzione di nessuna idea del genere presso gli Israeliti. Solo dopo l’esilio a Babilonia, si ritrova nella cultura ebraica un’eco dei potenti sentimenti idolatrici rivolti agli astri che permeava la vita religiosa di tutti i popoli della valle del Tigri e dell’Eufrate, con cui gli Ebrei avevano dovuto forzatamente convivere per circa 70 anni, e le cui concezioni cosmologiche influenzeranno in parte il Talmud. Anche l’astrologia, proibita dalla legge data a Mosè, verrà in seguito introdotta nella cultura ebraica attraverso il sincretismo greco. Per questi motivi, si ritengono le idee cosmologiche esposte in precedenza, non il frutto delle concezioni bibliche riportate nelle Scritture Ebraiche, ma un coacervo di speculazioni provenienti dalla cultura assiro-babilonese e da quella greca, idee che permeeranno anche le concezioni cosmologiche medioevali.
 “Simili descrizioni dell’universo ebraico sono in realtà basate più sulle idee prevalenti in Europa durante il Medioevo che su effettive dichiarazioni dell’Antico Testamento” (International Standard Bible Encyclopaedia).
 “Queste descrizioni si basavano in gran parte sulla cosmologia del filosofo greco Aristotele, le cui opere erano la base di gran parte del sapere medievale”
(David C. Lindberg – The Beginnings of Western Science)
 Come si è visto in precedenza, quindi, le Scritture Ebraiche non vanno intese come se fossero un manuale scientifico, ma è anche vero che in esse vengono riportate delle nozioni che non solo sono scientificamente accurate, ma anche diametralmente opposte alle opinioni ritenute valide in quei tempi. Questo vale non solo per l’astronomia, ma anche per la scienza medica o per le scienze naturali in genere. La legge mosaica (XVI secolo a.C. circa) conteneva ad esempio delle elevate norme sanitarie che precorrevano di molto i tempi e che salvaguardavano il popolo d’Israele dalla diffusione di malattie infettive. Non sorprende quindi che Mosè potesse affermare che in genere gli israeliti dei suoi giorni vivevano 70 o 80 anni (Salmo 90 : 10). In questa legge si affronta per la prima volta il tema della “quarantena”, l’isolamento a cui veniva sottoposto un individuo sospettato di avere una qualche malattia contagiosa (Levitico 13 : 1-5). Gli abiti o i recipienti che venivano a contatto con un animale morto da sé, forse per malattia, andavano lavati prima di essere usati di nuovo, oppure distrutti (Levitico 11 : 27, 28, 32, 33). Chiunque avesse toccato un cadavere doveva essere considerato impuro e doveva sottoporsi ad un procedimento di purificazione che includeva il lavare i propri abiti e fare il bagno. Durante questo periodo di impurità di sette giorni, doveva evitare qualsiasi contatto fisico con altri (Numeri 19 : 1-13). Una legge relativa agli accampamenti militari richiedeva che si seppellissero gli escrementi lontano dal campo (Deuteronomio 23 : 13); questa misura preventiva estremamente progredita aiutava a mantenere l’acqua incontaminata e proteggeva dalla shigellosi, trasmessa dalle mosche, e da altre malattie diarroiche che ancora oggi fanno milioni di vittime in quei Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie. Nell’ambito dell’igiene personale era anche inserita la pratica della circoncisione (l’asportazione del prepuzio del pene), che veniva eseguita su tutti i bambini maschi all’ottavo giorno dalla loro nascita[11] (Genesi 17:12; Levitico 12:2, 3). 
All’epoca in cui fu scritta la legge mosaica, non si aveva alcuna idea di come si diffondessero le malattie, né ci si rendeva conto dell’importanza dell’igiene per prevenirle. Solo i progressi fatti in campo medico nel XIX secolo portarono all’introduzione dell’antisepsi, la sterilizzazione per ridurre le infezioni. Uno dei più antichi testi di medicina pervenutici è il “papiro di Ebers”, compendio della scienza medica egiziana, che risale al 1550 a.C. circa, proprio il periodo in cui fu stilata la legge mosaica. In questo rotolo sono contenuti pressappoco 700 rimedi per curare vari mali che vanno dal morso di coccodrillo all’unghia incarnita dell’alluce. Da esso emerge un quadro inquietante delle conoscenze mediche egiziane che si riducevano a delle nozioni puramente empiriche, in gran parte basate sulla magia; la grande maggioranza dei rimedi non solo risultavano inefficaci, ma alcuni erano estremamente pericolosi. Per curare le cicatrici che rimangono dopo la caduta della crosta, raccomandava un impiastro di escrementi umani e latte fresco. E come rimedio per estrarre le schegge prescriveva: “Sangue di vermi, cotto e schiacciato in olio; talpa, uccisa, cotta e messa sott’olio; sterco d’asino, mischiato a latte fresco. Applicare sulla ferita aperta”.[12] Questo trattamento, come ora ben sappiamo, poteva dar luogo a gravi infezioni.
 Lungi dal prescrivere trattamenti sanitari a base di escrementi, la legge mosaica dava istruzioni su come eliminarli igienicamente. Fino al secolo scorso, il pericolo derivante dal lasciare gli escrementi esposti alle mosche non era generalmente compreso. Eppure il semplice rimedio era scritto da secoli lì nella Bibbia, e gli israeliti lo applicavano più di tremila anni fa. Ora, se coloro che scrissero la Bibbia avessero avvallato le più diffuse idee e concezioni della loro epoca, il risultato sarebbe stato un libro colmo di madornali inesattezze scientifiche. Ma al contrario, in essa sono riportate diverse dichiarazioni che ne fanno un libro estremamente peculiare, come pure peculiari dovevano essere, di conseguenza, le conoscenze dell’antico popolo ebraico.

Publié dans : BIBBIA E SCIENZA |le 11 août, 2011 |Pas de Commentaires »

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