DOMENICA 7 AGOSTO – XIX DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 7 AGOSTO – XIX DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinA/A19page.htm

Seconda Lettura  Rm 9, 1-5
Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

http://www.bible-service.net/site/377.html

Romains 9,1-5
Un nouveau développement commence. Pourquoi donc le peuple qui a attendu et porté le Messie ne l’a-t-il ni reconnu ni accueilli ? L’expression folle de Paul (devenir anathème, être séparé du Christ) exprime sa douleur en même temps que son amour profond pour son peuple (cf. Exode 32, 32). Force des liens de la chair et du sang avec « les Juifs, mes frères de race », aux « fils d’Israël », titre d’honneur qui désigne le peuple de Dieu comme tel. Il suffit de rappeler l’immense histoire de la promesse que Paul détaille.

Le Christ est nommé trois fois, au centre et au sommet de toute cette histoire et de cette contemplation. Le Christ, vrai fils d’Israël « selon la chair », dont la divinité est ici clairement affirmée.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine
(Cap. 13, libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, I, pp. 43-45)
 
Dio, abisso di carità
Signore mio, volgi l’occhio della tua misericordia sopra il popolo tuo e sopra il corpo mistico della santa Chiesa. Tu sarai glorificato assai più perdonando e dando la luce dell’intelletto a molti, che non ricevendo l’omaggio da una sola creatura miserabile, quale sono io, che tanto t’ho offeso e sono stata causa e strumento di tanti mali.
Che avverrebbe di me se vedessi me viva, e morto il tuo popolo? Che avverrebbe se, per i miei peccati e quelli delle altre creature, dovessi vedere nelle tenebre la Chiesa, tua Sposa diletta, che è nata per essere luce?
Ti chiedo, dunque, misericordia per il tuo popolo in nome della carità increata che mosse te medesimo a creare l’uomo a tua immagine e somiglianza.
Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l`amore inestimabile col quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei. Ma poi per il peccato commesso perdette quella sublimità alla quale l’avevi elevata.
Tu, mosso da quel medesimo fuoco col quale ci hai creati, hai voluto offrire al genere umano il mezzo per riconciliarsi con te. Per questo ci hai dato il Verbo, tuo unico Figlio. Egli fu il mediatore tra te e noi. Egli fu nostra giustizia, che punì sopra di sé le nostre ingiustizie. Ubbidì al comando che tu, Eterno Padre, gli desti quando lo rivestisti della nostra umanità. O abisso di carità! Qual cuore non si sentirà gonfio di commozione al vedere tanta altezza discesa a tanta bassezza, cioè alla condizione della nostra umanità?
Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra per l’unione che hai stabilito fra te e l’uomo, velando la divinità eterna con la povera nube dell’umanità corrotta di Adamo. Quale il motivo? Certo l’amore.
Per questo amore ineffabile ti prego e ti sollecito a usare misericordia alle tue creature.

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