Omelia (31-07-2011): La meravigliosa compassione di Gesù

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/23132.html

Omelia (31-07-2011)

mons. Antonio Riboldi

La meravigliosa compassione di Gesù

È nello stile del Vangelo, e di tutta la Sacra Scrittura in genere, con poche pennellate, presentare un fatto che immette in dimensioni, che poco hanno a che fare e vedere con le cronache, che siamo abituati a leggere o narrare noi uomini.
E nel Vangelo il punto focale è sempre Gesù, Figlio di Dio tra noi uomini, ieri e oggi. Attorno a Lui vi è ‘la folla’, che interpreta le genti di tutti i tempi.
« In quel tempo – narra Matteo – quando Gesù udì della morte di Giovanni Battista, partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto ».
Deve essere stato profondo il dolore di Gesù, per la morte di chi Lo aveva annunciato.
Tra Gesù e Giovanni s’intreccia l’inizio della nostra storia: Giovanni, che annuncia, finalmente, l’avvento di Dio, tanto atteso, tra di noi, e Gesù che inizia la Sua missione di Dio tra noi uomini.
Mi vengono alla mente tanti missionari, ma oggi anche semplici cristiani, tra di noi, che, spinti dallo Spirito Santo, in mezzo alla folla cercano di fare conoscere Gesù e non sempre con successo.
Ecco il perché della profondità del dolore del Maestro, che sceglie il silenzio, salendo solo sulla barca. È una testimonianza di come il dolore ami il silenzio. Il vero dolore trova il suo rifugio nel silenzio, che è un interrogarsi su quanto è accaduto, per ‘scoprire’ i segreti del Padre.
Noi spesso diamo sfogo al dolore, manifestandolo in modo a volte chiassoso, che non aiuta a capirne ed accettarne la grande ragione.
Ricordo, da ragazzo, la morte della mia sorellina più piccola, curata da mamma. Era domenica. Mia sorella stava molto male. Non era come oggi, in cui è possibile trovare chi aiuti. Comprendevo che quelle erano le sue ultime ore di vita. Ma mamma preferì che noi tutti andessimo in parrocchia per la catechesi festiva. Quando tornai, mia sorella, che si chiamava Redenta; in ricordo dell’anno della Redenzione, era morta. Mamma volle deporla in mezzo all’unica camera da letto, tra di noi, come a dire la sua fede nella resurrezione. Ero stupito di come mamma non desse segno di disperazione. ‘Questa notte – ci disse – Redenta dorme ancora tra di noi, poi sarà in Cielo’.
Scoprii il suo dolore il giorno dopo, durante la sepoltura. Nel pomeriggio, senza farmi accorgere, seguii mamma, che si recava nel cimitero, chiuso. La ricordo abbracciata al cancello, che piangendo chiamava la sua bambina. Tornata a casa disse solo: ‘E’ vero che Redenta ci manca, ma è qui dal Cielo’.
È tanto simile al dolore di Gesù, quando seppe della morte di Giovanni Battista. Possiamo immaginarlo sulla barca, solo, come a nascondere, per vivere ancor più intensamente il dolore.
Che magnifico Gesù, Dio-Uomo: come ci assomiglia!
Commenta S. Paolo: « Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati. Io infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore ». (Rom. 8,35-39)
Nel Vangelo si evidenzia poi un fatto sorprendente, che è una grande lezione per tutti.
« La folla, saputolo, lo seguì a piedi dalla città. Gesù, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì molti malati.
Sul far della sera gli si accostarono i discepoli e gli dissero: ‘Il luogo è deserto ed è ormai tardi: congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Ma Gesù rispose: ‘Non occorre che vadano, date loro voi stessi da mangiare’. Gli risposero: ‘Non abbiamo che cinque pani e due pesci!’. Ed egli disse: ‘Portatemeli qua’. E dopo avere ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e alzati gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini ». (Mt. 14, 13-21)
Il Vangelo di oggi non può che suscitare tanta commozione: Gesù, addolorato per la perdita di Giovanni, lascia in disparte il suo dolore e va incontro e si fa vicino alla folla che Lo cerca e desidera forse qualche miracolo, ma soprattutto il pane della Parola, che non sia vuota come a volte sono le nostre, ma contenga quella luce che fa bene al cuore.
Commuove quella folla che insegue Gesù, fino a raggiungerlo e commuove la compassione di Gesù, che ne intuisce anche il bisogno di un pezzo di pane e lo moltiplica.
Quella folla rappresenta, oggi, le moltitudini che non riescono ad avere voce e si affidano a Qualcuno che sia la loro Voce, che sia il compimento dei loro inespressi desideri.
Gesù era diventano allora – e spero diventi anche oggi – l’unico punto di riferimento: Uno da cui ci si aspetta tanto, forse non sapendo neppure cosa sia quel ‘tanto’.
Possiamo dire che Gesù, ieri per quella folla, e speriamo oggi per noi, era ed è la speranza per chi era malato e, forse desiderava tornare alla salute, ma soprattutto, per chi sentiva il vuoto della vita, era il Senso ritrovato. Quanta gente soffre, si dibatte nei dubbi… ma non vive la ricerca di Gesù, come la folla di allora!
Gesù era allora – e speriamo oggi – per chi vuole ritrovare se stesso, stanco delle tante contraddizioni, la sua verità, il senso pieno della vita.
Gesù, in apparenza, non aveva nulla che potesse soddisfare le attese materiali.
La sua forza era tutta lì, in quello che era: ‘poverò al punto che la sua stessa esistenza era affidata alla bontà di chi Gli era attorno, Lo amava. Eppure appariva anche chiaro che in Lui c’era ciò che supera le stesse attese degli uomini: Lui era ‘il Tutto’ necessario e Legge per ogni uomo.
È in questa ottica che comprendiamo la felicità dei santi, a cominciare dal ‘poverello’ S. Francesco, che nella sua estrema povertà contemplava le meraviglie di Dio, lodandolo: ‘Laudato sii, mio
Signore… ‘
Dalla vita di Gesù e dalla sua parola, allora, come oggi, per i veri suoi seguaci, si comprendeva che i Cieli si erano aperti e che solo a Dio tutto è possibile, ma soprattutto si avvertiva il Suo Amore totale e fedele verso ciascuno, tanto da sentirsi in Lui e con Lui al sicuro.
Si creava tra la folla e Lui un’autentica empatia.
Così il profeta Isaia esprimeva questo stato d’animo:
« O voi tutti. assetati, venite all’acqua: chi non ha denaro venga ugualmente. Comprate, mangiate senza denaro, senza spese, vino e latte. Perché spendere denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi, e mangiate cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a Me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna ». (Is. 35, 1-3)
Ho l’impressione che oggi ‘la folla’ – soprattutto nei Paesi del benessere!! – stia cercando chi dia speranza, chi sia capace di farla uscire dal ghetto di cose che non donano serenità.
Ma Gesù è sempre lì ad attenderci, pronto a confermare anche con ‘segni’, se fosse necessario, quanto ci vuole bene e quanto Gli stiamo a cuore.
Ma lo cerchiamo?
Così pregava il grande S. Agostino:
« Signore Gesù, conoscermi, conoscerti, non desiderare altro che te; odiarmi ed amarti; agire solo per amor tuo,
abbassarmi per farti grande e non avere altri che Te nella mente. Rinunciare a me stesso per seguirti, fuggire da me stesso per essere difeso. Diffidare di me stesso, confidare solo in Te;
non attaccarmi a null’altro che a Te, essere povero per Te.
Guariscimi e ti amerò: chiamami, perché ti veda e goda di Te eternamente »

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 30 juillet, 2011 |Pas de Commentaires »

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