DOMENICA 10 LUGLIO – XV DEL T.O.

DOMENICA 10 LUGLIO – XV DEL T.O.

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinA/A15page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  Rm 8, 18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

http://www.bible-service.net/site/379.html

Romains 8,18-23
Un grand texte ! Paul vient d’évoquer la gloire de l’héritage à laquelle sont promis les enfants de Dieu (v. 17). Face à cette gloire, les souffrances du présent sont peu de chose : l’espérance d’un avenir meilleur en Dieu aide à porter le poids du fardeau d’aujourd’hui (v. 18). Paul élargit brusquement l’horizon. Ce n’est pas l’homme seulement qui attend et espère la libération, mais toute la création. L’homme est inséparable de l’ensemble de la création, l’humanité bien sûr, et avec elle tous les êtres créés, visibles ou invisibles. L’homme fait corps avec l’univers. Or le péché de l’homme a affecté tout le monde créé. Au lieu d’être libre pour louer Dieu, l’univers est asservi au néant (Qohélet 1,2). Pourtant, une espérance le soulève ; puisqu’il a été associé au péché de l’homme, il espère aussi être associé à sa libération. Cette espérance est fondée sur la présence rédemptrice de Jésus Christ au cœur de toute la création (Ephésien 1,10 ; Colossiens 1,16-17).

Romani 8, 18-23
Un grande testo! Paolo ha appena evocato la gloria dell’eredità alla quale sono promessi i figli di Dio (v. 17). Di fronte a questa gloria, le sofferenze del presente sono poca cosa: la speranza di un futuro migliore in Dio aiuta a portare il peso del carico d’oggi (v. 18). Paolo allarga bruscamente l’orizzonte. Non è l’uomo soltanto che attende e spera la liberazione, ma tutta la creazione. L’uomo è inseparabile dall’insieme della creazione, l’umanità certamente, e con essa tutti gli esseri creati, visibili o invisibili. L’uomo fa corpo con l’universo. Ma il peccato dell’uomo ha influito su tutti creati. Anziché essere libero di lodare Dio, l’universo è asservito al nulla (Qoelet 1,2). Tuttavia, una speranza lo solleva; poiché è stato associato al peccato dell’uomo, spera anche esso di essere associato alla sua liberazione. Questa speranza è fondata sulla presenza redentrice di Gesù Cristo nel cuore di tutta la creazione (Efesini 1,10; Colossesi 1,16-17).

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal primo libro dei re 16, 29 17, 16

Il profeta Elia al tempo di Acab, re d’Israele
Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell’anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni. Acab figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebat; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Baal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori.
Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.
Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io». A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo». Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.
Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. Il Signore parlò a lui e disse:
«Alzati, va’ in Zarepta di Sidone e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo». Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; su, fa’ come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.

Responsorio    Cfr. Gc 5, 17-18; Sir 48, 1. 3
R. Il profeta Elia pregò intensamente che non piovesse, e non piovve; * poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia.
V. Sorse Elia, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Per comando del Signore chiuse il cielo;
R. poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia.

Seconda Lettura
Inizio del trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 1-7; SC 25 bis, 156-158)

Catechesi dei riti pre-battesimali
Ogni giorno abbiamo tenuto un discorso su temi morali mentre si leggevano o le gesta dei patriarchi o gli insegnamenti dei Proverbi, perché, modellati e ammaestrati da essi, vi abituaste a entrare nelle vie degli antichi, a percorrere la loro strada e a obbedire agli oracoli divini, cosicché rinnovati dal battesimo teneste quella condotta che si addice ai battezzati.
Ora è venuto il tempo di parlare dei misteri e di spiegare la natura dei sacramenti. Se lo avessi fatto prima del battesimo ai non iniziati, avrei piuttosto tradito che spiegato questa dottrina. C’è anche da aggiungere che la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di sorpresa, anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria trattazione previa.
Aprite dunque gli orecchi e gustate le armonie della vita eterna infuse in voi dal dono dei sacramenti. Ve lo abbiamo significato, quando celebrando il mistero dell’apertura degli orecchi vi dicevamo: «Effatà, cioè: Apriti!» (Mc 7, 34), perché ciascuno di voi, che stava per accostarsi alla grazia, capisse su che cosa sarebbe stato interrogato e si ricordasse che cosa dovesse rispondere. Cristo, nel vangelo, come leggiamo, ha celebrato questo mistero quando ha curato il sordomuto.
Successivamente ti è stato spalancato il Santo dei Santi, sei entrato nel sacrario della rigenerazione. Ricorda ciò che ti è stato domandato, rifletti su ciò che hai riposto. Hai rinunziato al diavolo e alle sue opere, al mondo, alla sua dissolutezza e ai suoi piaceri. La tua parola è custodita non in una tomba di morti, bensì nel libro dei viventi. Presso il fonte tu hai visto il levita, hai visto il sacerdote, hai visto il sommo sacerdote. Non badare all’esterno della persona, ma al carisma del ministero sacro. E` alla presenza di angeli che tu hai parlato, com’è scritto: Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è l’angelo del Signore degli eserciti (cfr. Ml 2, 7). Non si può sbagliare, non si può negare. E’ un angelo colui che annunzia il regno di Cristo, colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non dall’apparenza, ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato, pondera l’importanza del suo compito, riconosci che cosa egli fa.
Entrato dunque per vedere il tuo avversario, al quale si suppone che tu abbia rinunziato con la bocca, ti volgi verso l’oriente: perché chi rinunzia al diavolo si rivolge verso Cristo, lo guarda diritto in faccia.

Responsorio    Cfr. Tt 3, 3. 5; Ef 2, 3
R. Anche noi un tempo eravamo insensati, vivendo nella malvagità e nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda. * Ma Dio ci ha salvati mediante un bagno di rinascita nello Spirito Santo.
V. Tutti noi, un tempo, abbiamo seguito i desideri della carne, eravamo per natura meritevoli della collera divina;
R. ma Dio ci ha salvati mediante un bagno di rinascita nello Spirito Santo.

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