25 maggio – San Beda Venerabile (mf)

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/195.html

25 maggio – San Beda Venerabile (mf)

Sacerdote e Dottore della Chiesa

BIOGRAFIA
Il nome Beda in lingua sàssone vuol dire uomo che prega. Nacque nel 672 da una modesta famiglia operaia di Newcastle, fu affidato giovinetto a S. Benedetto Biscop, abate del monastero benedettino di Wearmouth. Ordinato sacerdote, fu nello stesso tempo uno dei più sapienti uomini della Chiesa del suo secolo. Le più grandi soddisfazioni della sua vita vennero da lui stesso compendiate in tre verbi: imparare, insegnare, scrivere. Compose opere teologiche e storiche, mantenendosi fedele alla tradizione dei Padri e della Sacra Scrittura. Mentre colla faccia rivolta alla chiesa recitava con fervore e ad alta voce il Gloria Patri, il divino programma della sua vita, gli Angeli si presero la sua bell’anima e la portarono in Paradiso. Era l’anno 735, nell’Abbazia di Jarrow, in Inghilterra. Leone XIII l’ha annoverato tra i dottori della Chiesa.

DAGLI SCRITTI…
Dalla “Lettera sulla morte di san Beda il Venerabile” di Cuthberto.
Quando giunse il martedì prima dell’Ascensione del Signore, Beda cominciò a respirare più affannosamente e gli comparve un po’ di gonfiore nei piedi. Però per tutto quel giorno insegnò e dettò di buon umore. Tra l’altro disse: “Imparate con prontezza, non so fino a quando tirerò avanti e se il Creatore mi prenderà tra poco”. A noi pareva che egli conoscesse bene la sue fine; e così trascorse sveglio la notte nel ringraziamento. Sul far del giorno, cioè il mercoledì, ci ordinò di scrivere con diligenza quanto avevamo cominciato, e così facemmo fino alle nove. Dalle nove poi movemmo in processione con le reliquie dei santi, come richiedeva la consuetudine di quel giorno. Uno di noi però rimase accanto a lui e gli disse: “Maestro amatissimo, manca ancora un capitolo al libro che hai dettato. Ti riesce faticoso essere interrogato?”. Ed egli: “Ma no, facile, disse, prendi la tua penna, temperala e scrivi”. E quello così fece. Alle tre pomeridiane mi disse: “Nel mio piccolo baule ci sono alcune cose preziose, cioè pepe, fazzoletti e incenso. Corri presto e conduci da me i sacerdoti del nostro monastero, perché voglio distribuire loro questi piccoli regali che Dio mi ha dato”. E in loro presenza parlò a tutti ammonendo ciascuno e scongiurando di celebrare per lui delle Messe e di pregare con insistenza, cosa che quelli volentieri promisero. Piangevano tutti e versavano lacrime, soprattutto perché aveva detto di credere che non avrebbero visto più ancor a lungo la sue faccia in questo mondo. Provavano gioia però perché disse: “È tempo ormai (se così piace al mio Creatore) di ritornare a colui che mi ha creato e mi ha fatto dal nulla, quando ancora non esistevo. Ho vissuto molto e il pio Giudice bene ha disposto per me la mia vita; ormai è giunto il momento di sciogliere le vele (2 Tm 4, 6), perché desidero morire ed essere con Cristo (Fil 1, 23); infatti 1’anima mia desidera vedere Cristo, mio re, nel suo splendore”. E avendo detto molte altre cose per la nostra edificazione, passò in letizia quel giorno fino a sera. II giovane Wiberth disse ancora: “Caro maestro, ancora una sentenza non è state trascritta”. Ed egli: “Scrivi, subito”. E dopo un po’ il giovane disse: “Ecco, ore la sentenza è stata scritta”. E lui allora: “Bene, disse, hai detto la verità; tutto è finito. Prendi la mia testa tra le tue mani perché mi piace assai stare seduto di fronte al santo posto, in cui ero solito pregare, perché anch’io, stando seduto, posse invocare il mio Padre “. E così sul pavimento della sue cella cantando: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo” dopo d’aver nominato lo Spirito Santo, esalò l’ultimo respiro, e per essere stato sempre devotissimo nelle loci di Dio sulfa terra, migrò alle gioie dei desideri celesti. 

Publié dans : SANTI, Santi - biografia |le 24 mai, 2011 |Pas de Commentaires »

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