«IO COMPLETO NELLA MIA CARNE CIÒ CHE MANCA ALLA PASSIONE DI CRISTO PER IL SUO CORPO CHE È LA CHIESA» (Col. 1, 24)

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«IO COMPLETO NELLA MIA CARNE CIÒ CHE MANCA ALLA PASSIONE DI CRISTO PER IL SUO CORPO CHE È LA CHIESA» (Col. 1, 24)

San Gregario Nazianzeno *

Gregorio Nazianzeno (329-390) è, con san Basilio, suo amico, e Gregorio di Nissa, fratello di questi, uno dei tre grandi Padri della Cappadocia. Contemplativo e poeta, ebbe un’esistenza molto tormentata. Monaco con Basilio, divenne contro volontà vescovo di Sasima, e fu elevato in seguito alla sede di Costantinopoli. Stancatosi degli intrighi di questa città, si ritirò dapprima a Nazianzo, e in seguito nella solitudine, dove scrisse le sue opere più importanti. Il brano che leggeremo è tratto da due suoi sermoni per la Pasqua.

Stiamo per prender parte alla Pasqua: per il momento questo avverrà ancora in figura, anche se in modo più manifesto che nella legge antica. Potremmo dire infatti che allora la Pasqua era un simbolo oscuro di ciò che tuttavia resta ancora simbolo. Ma fra poco vi parteciperemo in modo più perfetto e più puro, quando il Verbo berrà con noi la nuova Pasqua nel regno del Padre (cfr. Mt. 26,29). Egli, facendosi nostro maestro, ci svelerà allora quello che attualmente ci mostra solo in parte e che resta sempre nuovo, anche se lo conosciamo già. E quale sarà questa bevanda che gusteremo? Sta a noi impararlo:lui ce lo insegna, comunicando ai discepoli la sua dottrina; e la dottrina è nutrimento anche per colui che la dispensa.
Partecipiamo dunque anche noi a questa festa rituale: secondo il Vangelo però, non secondo la lettera; in modo perfetto, non incompleto; per l’eternità, non per il tempo. Scegliamo come nostra capitale non la Gerusalemme di quaggiù, ma la città che è nei cieli; non la città che ora è calpestata dagli eserciti, ma quella che è glorificata dagli angeli. Non immoliamo a Dio giovani tori o agnelli che mettono corna e unghie, vittime prive di vita e di Intelligenza, ma offriamogli un sacrificio di lode sull’altare del cielo insieme con i cori angelici. Apriamo il primo velo, avviciniamoci al secondo e fissiamo lo sguardo verso il Santo dei santi. Dirò di più: immoliamo a Dio noi stessi; anzi, offriamoci a lui ogni giorno e in ogni nostra azione. Accettiamo tutto per amore del Verbo; imitiamo con i nostri patimenti la sua passione. Rendiamo gloria al suo sangue con il nostro sangue. Saliamo coraggiosamente sulla croce: dolci sono quei chiodi, anche se fanno molto male. Meglio soffrire con Cristo e per Cristo che vivere con altri nei piaceri.
Se sei Simone i,l Cireneo, prendi la croce e segui Cristo. Se sei stato crocifisso ‘come un ladro, fa’ come il buon ladrone e riconosci Dio. Se per causa tua e del tuo peccato Cristo fu trattato come un fuorilegge, tu, per amor suo, obbedisci alla legge. Appeso tu pure alla croce, adora colui che vi è stato inchiodato per te. Sappi trarre profitto dalla tua stessa iniquità, acquistati conia morte la salvezza. Entra in paradiso con Gesù, per comprendere quali beni hai perso con la caduta. Contempla le bellezze di quel luogo e lascia pure che il ladrone ribelle, morendo nella sua bestemmia, ne resti escluso.
Se sei Giuseppe d’Arimatea, richiedi il corpo di Cristo a chi lo ha fatto crocifiggere e sia tua così la vittima che ha espiato il peccato del mondo. Se sei Nicodemo, il fedele delle ore notturne, ungi,lo con aromi per la sepoltura. Se sei l’una o l’altra Maria, o Salo me, o Giovanna, piangi su di lui, levandoti di buon mattino. Cerca di vedere per primo la pietra sollevata, d’incontrare forse gli angeli o la persona stessa di Gesù.

* Eis ton aghiovpascha, XLV: P.G. 36, 653 C-656 D.

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