Archive pour février, 2011

Omelia sulla prima lettura Sir 5, 1-2

dal sito:

http://www.lachiesa.it/bibbia_omelie.php?q=Sir%205

Omelia (27-02-2003)

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno

Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Questo mi basta». Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore. (Sir 5,1-2).

Come vivere questa Parola?
Queste parole del Siracide sono puntuali e taglienti come lama. Tendono a fare chiarezza e ad asportare dal nostro stile di vita quello che è grave impedimento a un cammino spirituale. Confidare infatti nelle proprie ricchezze siano denaro o roba o un sapere conquistato per primeggiare o native qualità manageriali a servizio di arrivismi egoici, tutto questo è deleterio. Come costruire la casa della propria vita sull’inconsistenza della sabbia! Anche il mondo intero con tutte le sue ricchezze non basterebbe, infatti, a saziare una sete che, provenendo dal mio sé profondo e spirituale, non può essere colmata da beni solo terreni e finalizzati al corto respiro dell’ego e agl’istinti, alle passioni che giocano a illuderlo, a fargli credere di essere forte. C’è poi in noi la tentazione del rimandare la nostra conversione il nostro serio impegno per un cammino spirituale. Ecco, spunta dentro sornione un pensierino: « Domani, sì domani me la sentirò, sarò più disponibile, avrò più energia per fare scelte forti. E del resto, mi fido dell’infinita misericordia di Dio. Lui mi accetta come sono ». « Il Signore è paziente – dice il Siracide – ma tu non dire: la sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati ». Sragionare a questo modo non è come prendersi gioco di Dio? E, dunque, non è anche ingannare noi stessi circa quello che di vero, di bello, di gioioso solo con Lui e per mezzo Suo possiamo avere?
Oggi, nella mia pausa contemplativa, su questo voglio riflettere ma con cuore sereno.
Signore, tu non vuoi che io sia l’aguzzino di me stesso. Vuoi però che, con immensa fiducia in te, io agisca per diventare quello che tu oggi dici nel vangelo: una persona che ha sale (cioè sapienza) in sé ed è in pace con tutti. Dammi una mano – ti prego! – Non permettere ch’io vada fuori strada.
La voce di un vescovo del XX secolo
Donaci, Gesù, il coraggio di entrare nella logica di nudità. Vorrei spiegarla ad Antonella e Valerio che non riescono più a convivere, perché gonfi di sé: nessuno dei due vuol sottomettersi all’altro, e hanno ormai deciso di separarsi. Vorrei spiegarla alle comunità cristiane, al cui interno ci si frantuma spesso per problemi di prestigio, ed è più facile rinunciare alla ricchezza dei beni che a quella del proprio punto di vista.
Antonio Bello

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 24 février, 2011 |Pas de commentaires »

Omelia (24-02-2011): Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/21654.html

Omelia (24-02-2011)

Movimento Apostolico – rito romano

Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue

Nel mondo vi è un modo orrendo per impedire il bene e per dare mano forte a che il male imperversi e si molteplici in progressione geometrica: è lo scandalo. Cosa è lo scandalo? È un peccato, una trasgressione della Legge di Dio, fatta pubblicamente, dianzi a persona deboli, fragili nelle fede, oppure che ancora non sono giunti ad essa. Un solo peccato di scandalo, una volta che è stato messo nella storia, si può diffondere a macchia d’olio, anche perché oggi i Mass-Media lo moltiplicano all’infinito, facendolo entrare in ogni casa e non per una volta soltanto.
Cosa chiede Gesù ai suoi discepoli: che per quanto dipende da loro evitino ogni scandalo. Facciano di tutto per non commettere questo grave peccato. È il solo modo perché esso non entri nel mondo e non rovini la storia. Una volta che da essi lo scandalo è stato commesso, loro saranno ritenuti responsabili di ogni peccato che la loro azione ha provocato e provocherà per tutto il tempo della vita dell’umanità. Come Eva è responsabile della morte di tutto il genere umano, fino alla venuta dei cieli nuovi e della terra nuova, così dicasi per chiunque pecca di scandalo. Sarà responsabile di ogni morte provocata dal suo atto peccaminoso.
Lo scandalo ci sarà sempre nel mondo, perché nell’uomo ci sarà sempre il peccato e questo è incontenibile. Nessuno lo potrà mai arrestare. Il discepolo di Gesù è però chiamato a far sì che nessuno scandalo entri nel suo cuore e per questo Gesù chiede la custodia dei sensi. Non tutto si può vedere. Non tutto si può fare. Non in ogni luogo si può andare. Il nostro corpo deve essere custodito, protetto, ben guardato perché attraverso di esso il male non entri nel cuore e lo conduca in perdizione.
Lo scandalo è peccato che conduce alla morte eterna. Gesù dice che in questo luogo di perdizione eterna la coscienza non smette mai di tormentare l’uomo e il fuoco che divora lo spirito mai si estingue. Il paragone che usa non consente interpretazioni diverse: saremo salati con il fuoco. Come anticamente il sale era mezzo per la conservazione di derrate alimentari assai deperibili così avviene con il fuoco: immersi nel fuoco eterno noi dureremo in eterno. È il fuoco che garantisce la pena eterna allo stesso modo che il sale produce la non alterazione delle vivande in esso conservate. Oggi questa verità non è più creduta né dal mondo e né dal cristiano, per questo gli scandali imperversano, le coscienza sono divenute lasse, i corpi completamente abbandonati al vizio. L’umanità sta entrando in un processo di degenerazione a motivo delle verità della fede che stanno scomparendo dalla mente e dal cuore.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, fa’ che mai commettiamo un solo peccato di scandalo. Angeli e Santi di Dio, conservate puro e santo il nostro corpo.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 24 février, 2011 |Pas de commentaires »

San Silvano del Monte Athos, Ieromonaco, Sciovsk, Russia, 1866 – San Panteleimon, Monte Athos, Grecia, 24 settembre 1938 (24 settembre)

San Silvano del Monte Athos, Ieromonaco, Sciovsk, Russia, 1866 – San Panteleimon, Monte Athos, Grecia, 24 settembre 1938 (24 settembre) dans immagini sacre

http://forum.politicainrete.net/cattolici-romani/75783-la-voce-dei-padri-e-dei-dottori-ii-16.html

Publié dans:immagini sacre |on 23 février, 2011 |Pas de commentaires »

Pasqua, lievito nuovo per il mondo (Bruno Forte)

dal sito:

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/55/2010-04/01-195/Pasqua%202010.pdf

Pasqua, lievito nuovo per il mondo

+ Bruno Forte

Padre Arcivescovo

“O Signore dei mondi, è perfettamente chiaro al Tuo cospetto che è nostra intenzione compiere la Tua volontà. Ma chi ce lo impedisce? Il lievito che è nell’impasto”. Quest’antichissimo testo ebraico, che si trova nel Talmud babilonese, mi sembra esprimere bene la concezione della vita e della storia propria della Bibbia. L’Eterno ha avuto tempo per l’uomo, si è anzi destinato alla Sua creatura in un rapporto d’alleanza fedele. Il popolo eletto sa bene che la sua felicità sta nel destinarsi a sua volta all’Eterno, facendo la Sua volontà. Eppure – lo riconosciamo umilmente – l’incontro si inceppa: c’è nella pasta, di cui è fatto il tempo, qualcosa che ne trattiene la crescita verso il Regno di Dio. Bisogna cambiare il lievito del mondo: e questo può farlo solo un Dio che accetti di “sporcarsi le mani” con gli uomini, entrando nel tempo e facendolo Suo. Il passaggio del Mar Rosso – le cui acque si aprono per far passare Israele dalla schiavitù d’Egitto al cammino verso la libertà della terra promessa – è il grande evento della essa come il Dio della speranza, che schiude le vie dell’esodo e assicura la conquista del paese dove “scorre latte e miele”. La potenza del braccio del Signore è intervenuta in quell’ora drammatica perché il popolo pellegrino verso la terra della Sua promessa sapesse di non essere solo nel cammino, di poter anzi contare su un lievito nuovo, capace di far fermentare la massa del tempo verso la patria della libertà. Quest’evento fondatore viene sancito nell’alleanza del Sinai, dove ciò che è avvenuto una volta per sempre è consegnato alla memoria della fede, per sostenerla in ogni ora del pellegrinaggio del tempo. L’ebraico userà la parola “ziqqaron”, “memoriale”, per dire questa memoria che non è pura operazione della mente per andare dal presente al
passato, ma compimento, riattualizzazione, per cui il passato delle meraviglie di Dio si fa presente qui e ora dove il Suo popolo celebra il passaggio del Signore, che consente il passaggio del popolo in esodo verso le sponde della libertà. È questa la fede che celebriamo in questo giorno: Pasqua – “pesaq”, “passaggio” – è appunto il memoriale della liberazione dell’esodo, la festa della compromissione di Dio, l’inizio compiutosi una volta per sempre e attualizzato sempre di nuovo del pellegrinaggio verso la Terra della promessa del Signore. Così anche l’ebreo Gesù celebra la Pasqua: e quando nella Sua ultima cena pasquale ordina ai Suoi di “fare questo in memoria di Lui” istituisce il memoriale dell’alleanza nel Suo sangue, di quell’esodo che si compie nel Suo cammino verso la morte di Croce e da essa, attraverso il Sabato santo del silenzio di Dio, verso la vita nuova della resurrezione, compiuta in Lui come pegno e promessa di quella di tutti coloro che crederanno in Lui. Per la coscienza cristiana l’alleanza mai revocata col popolo d’Israele trova nella Pasqua di Cristo non un’abrogazione, ma un inaudito compimento, a sua volta nuovo inizio nel cammino verso la Gerusalemme celeste. È per questo che i cristiani riconoscono nella fede d’Israele la loro “santa radice” (Rom 11,16. 18) e possono rivolgersi agli Ebrei come ai loro “fratelli maggiori”, da cui hanno ricevuto la religione dell’esodo e del Regno, nutrita dalla fede di Abramo e dalla speranza dei profeti. Cristo non ha voluto eliminare neanche un apice dalla Legge, ma è stato in persona il compimento dell’alleanza, la Torah fatta carne, rivelando come la compromissione di Dio – che risplende negli eventi dell’esodo – si sia spinta fino al paradosso dell’incarnazione del Figlio eterno per amore di tutto l’uomo, di ogni uomo. In un’epoca segnata dalla crisi degli orizzonti di senso offerti dalle ideologie, la Pasqua di Gesù che celebriamo è allora veramente un messaggio straordinario di speranza, la testimonianza che il lievito nella massa può ancora essere rinnovato, per far crescere il tempo verso la sponda dell’eternità e tirare il futuro di Dio nel presente degli uomini. È l’augurio di Paolo: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” (1 Cor 5,7s). È il mio augurio per tutti noi! Buona Pasqua!

LETTURA CRISTIANA DELL’ANTICO TESTAMENTO

dal sito:

http://cimosa.unisal.it/LETTURA%20CRISTIANA%20DELL’ANTICO%20TESTAMENTO.htm

LETTURA CRISTIANA DELL’ANTICO TESTAMENTO

M.Cimosa-C.Buzzetti
 
Il concilio Vaticano II ha ribadito l’unità delle S.Scritture. Non si può capire il NT senza l’AT. L’AT senza il NT resta soltanto la storia antica di Israele. Anche nell’uso concreto è necessario mostrare questa unità: Dio autore e protagonista di tutta la Bibbia, prepara attraverso la storia dell’antico popolo di Israele la venuta del Figlio suo nel mondo per mezzo dell’Incarnazione. Questa unità però non significa omogeneità: sia l’AT che il NT hanno la loro funzione. Come diceva S.Agostino: «mentre il NT è nascosto nell’AT, l’Antico è reso manifesto ed esplicito nel NT» (Dei Verbum 16 ).

1. RITROVARE L’UNITÀ DELLE SCRITTURE PER ACCOGLIERE L’AT COME PAROLA DI DIO
È necessario riaffermare l’unità della Rivelazione, come un progetto di Dio a più voci, a tappe ma con una unica intenzionalità di verità e di salvezza; quel progetto è chiamato dai Padri « storia della salvezza ». Dentro quest’unico piano, il cristiano vede il ruolo centrale e decisivo di Gesù, la Parola di Dio definitiva (cfr Eb 1,1) vede la differenza di attestazione da parte dei due Testamenti, ma senza negare che entrambi fanno parte del credo in Gesù Cristo. Infatti esiste per Dio un’unica alleanza mai revocata, come unico è il suo popolo pur nella drammatica differenza di atteggiamenti successivi. « Dio dunque il quale ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro testamento e ne è l’autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio diventasse chiaro nel Nuovo » (DV 16). Su questo punto ogni separazione-opposizione drastica è un errore. Sbaglia chi pensa che l’AT è il tempo di un Dio severo che vuole soprattutto obbedienza ai suoi comandamenti, mentre il NT è il tempo di un Dio misericordioso che vuole soprattutto fede e amore… » No. Misericordia, fede e amore cominciano già nell’AT!
Per i cristiani già i fatti, le persone e le parole dell’AT aprono la strada al vangelo: cioè lo preparano, lo prefigurano… E poi il NT porta tutto avanti, lo purifica oppure lo conduce sino al compimento.
 
2. RITROVARE IL SENSO CRISTIANO DELL’AT SIGNIFICA IMPARARE A LEGGERLO IN RELAZIONE AL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA
Questo è lo scopo ultimo di una comprensione genuina e completa dell’AT: incontrarlo come profezia che riguarda il mistero di Gesù Cristo e della sua Chiesa, imparare a riconoscere in quelle pagine ciò che Gesù stesso dice ai suoi discepoli: « Esse mi rendono testimonianza » (Gv 5,39). Infatti per la fede cristiana Gesù non è solo oggetto della Rivelazione di Dio, quindi un contenuto della Bibbia, ma è il fine di essa, quindi il cuore o la chiave interpretativa ultima di tutta la storia della salvezza, cioè dell’ AT e del NT nel loro insieme. Però l’utilizzo corretto di tale ‘chiave’ non è sempre molto facile. Da una parte, si può cadere in un asfissiante fondamentalismo per cui frettolosamente si vede Gesù in ogni parola, fatto, istituzione dell’AT e così si trascurano i significati originari; dall’altra si rischia un estrinsecismo pericoloso, per cui l’AT non solo non ha nulla da dire intorno a Gesù, ma – si pensa – è meglio che non dica niente, e così lo si emargina dalla lettura della comunità cristiana.

3. I CRISTIANI POSSONO LEGGERE-MEDITARE-PREGARE L’AT SOPRATTUTTO IN DUE MANIERE
Considerando l’AT come testo aperto: cioè come una prima tappa, una serie di tentativi, di speranze, di invocazioni, di promesse, … cioè come una lunga pedagogia e preparazione. Vedendo l’AT come una prefigurazione: alla luce del compimento realizzatosi nel NT, gran parte delle persone, dei fatti e delle parole dell’AT sono, anche al di là della consapevolezza dei primi protagonisti e destinatari, delle prefigurazioni…
 
4. PER I CRISTIANI L’AT CONTIENE DIVERSI LIVELLI DI TESTI
Vi sono molti grandi elementi che sono come già cristiani ( o quasi) e che il NT soltanto approfondisce-prolunga. Per esempio: molte preghiere;  i gesti della misericordia e generosità del Signore;  i rimproveri profetici circa l’infedeltà o circa la falsa religiosità;  gli insegnamenti sapienziali circa l’amore verso Dio e verso il prossimo;  i temi dell’alleanza, dello spirito, del regno di Dio; ecc.  Anche senza riferire dei testi concreti, Dei Verbum 15 indica « sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere »).
Vi sono molti elementi in via di maturazione che sono già iniziati ma sono notevolmente bisognosi di ulteriore approfondimento-precisazione.  Così, ad esempio: a proposito dell’incontro con Dio e con la realizzazione delle sue promesse, nell’AT si possono trovare una fede e una speranza ancora molto immature;  In risposta a una bontà divina che pare ancora lontana dalla manifestazione estrema della croce di Gesù, ci può essere una carità umana  soltanto modesta;   Circa il merito e la retribuzione, si possono trovare idee ancora piuttosto nebbiose;   Circa sacrifici offerti a Dio, si incontrano riti e gesti piuttosto formali, pratiche pesantemente regolamentate;   Di fronte alle ingiustizie, al dolore e alla morte, nell’AT le idee possono essere ancora molto incerte; ecc.
Vi sono alcuni elementi che, nello sviluppo globale della storia della salvezza e nel processo della divina educazione del popolo, ormai risultano superati. Ad es. dove si parla di: poligamia;    vendetta;   distruzione dei nemici;   uso delle maledizioni;   distinzione di cibi o gesti puri e impuri; comportamento verso i peccatori;   valore del sabato;   timore di potenze sovrumane diverse dal Signore; fiducia nella Legge e nell’osservanza dei suoi precetti;  merito, retribuzione e salvezza; … In certi momenti la stessa pedagogia di Dio ha ritenuto valide – e quindi ha assunto – alcune modalità che in seguito ha voluto scartare: ad es. certi vistosi atteggiamenti che a noi oggi, ormai educati dal vangelo, appaiono come esempi di violenza e di intolleranza.
Ogni volta, una lettura cristiana matura deve distinguere bene quei « diversi livelli ».
L’AT riflette un lungo cammino verso il Vangelo. Noi siamo venuti dopo, e tuttavia noi stessi restiamo sempre più o meno lontani. Noi, da cristiani ancora un po’ immaturi, possiamo e dobbiamo leggere-pregare l’AT con frutto: perché le nostre condizioni sono ancora, per tanti aspetti, simili a quelle
 
4.1 Orientamenti pastorali per una lettura cristiana intelligente dell’AT potrebbero essere i seguenti
a) Valorizzare la linea antico-testamentaria del lezionario. Chi fa omelia non trascuri la prima lettura. Evitare ogni contrapposizione a priori tra il Vangelo e il mondo dell’AT.
b) Abilitare i giovani a pregare i salmi, nella comunità e da soli, distinguendo i « diversi livelli » sopra descritti; e offrire loro delle indicazioni opportune di spiegazione esegetiche e spirituali (cfr. la voce: « I giovani e la preghiera dei salmi »).
c) Identificare con cura personaggi, eventi e preghiere in una pagina dell’AT.
d) Abituarsi, quando si affrontano testi dei vangeli e del NT, a esplicitare i richiami espliciti ed impliciti all’AT. Sono abbondanti, continui, ma purtroppo sono spesso trascurati.
e) Fare una lettura vivificante dei racconti dell’AT. Vivificante è quell’approccio che coglie le istanze esistenziali, talora molto problematiche, di uomini chiamati a camminare con il « Dio delle schiere, il tre volte santo ». Il testo sarà dunque accostato come « laboratorio della fede », lasciandosi interrogare dal testo, analizzandone i contenuti, sapendo reagire ad esso. Infatti, si potrebbe dire che i Vangeli ci appartengono come meta, e l’AT come cammino verso la meta.

5. IN PARTICOLARE, FAVORIRE LA SCOPERTA DEL MONDO EBRAICO DI IERI E DI OGGI
Ciò si compie superando le insidie di un dualismo fra AT e NT che può sfociare in sentimenti antigiudaici. Cominciamo a non dire mai ‘vecchio testamento’, ma semmai ‘antico testamento’, o i libri della prima alleanza, o della prima parte o fase dell’unica alleanza… I primi cristiani, e Gesù stesso, consideravano come Sacra Scrittura i libri che noi, non essi, chiamiamo « Antico Testamento », cui si sono aggiunti, ma non sostituti, i libri che chiamiamo NT.

6. IN CONCLUSIONE
Per i cristiani non è mai indifferente incontrare – cioè leggere, meditare, pregare – un brano del NT o uno dell’AT. Per cui una lettura cristiana matura dell’AT deve essere accurata, attenta e intelligente: perché deve saper unire fortemente, ma senza confusioni, l’AT al NT e li deve saper distinguere chiaramente, ma senza opposizioni radicali.

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BIBLIOGRAFIA SUL SITO 

Publié dans:LETTURE DALL'ANTICO TESTAMENTO |on 23 février, 2011 |Pas de commentaires »

Diventare un pensiero di DIO (Abraham Joshua Heschel)

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_heschel.htm

Abraham Joshua Heschel  

DIVENTARE UN PENSIERO DI DIO 

Pregare è lasciarci trasportare verso Dio mentre Egli si sta avvicinando a noi, resi oggetto del suo ascolto, della sua comprensione e della sua sollecitudine.
In quelle anime per le quali la preghiera è un fiore raro, incantevole, sorprendente, essa pare raggiungere come l’opportunità positiva inscritta in una sventura, quasi un sottoprodotto inevitabile o avventizio dell’afflizione.
Ma la sofferenza non è la sorgente della preghiera. Una buona ragione non fa accadere qualcosa come una causa produce un effetto; essa si limita piuttosto a stimolare ciò che è potenzialmente presente, per spingerlo a diventare realtà.
Il pericolo o il bisogno possono spianare la strada perché cresca lo spirito di orazione, estirpando le erbacce della fiducia in noi stessi, liberando il cuore da ogni durezza e ostinazione; ma essi non possono mai dare origine alla preghiera.
L’idea della preghiera si basa sull’assunzione che per l’uomo sia possibile accostarsi a Dio, per porre ai suoi piedi speranze, dolori e desideri. Ma questa assunzione non è prendere atto di una particolare abilità della quale siamo stati provvisti. Non sentiamo di possedere il dono magico che consente di parlare all’Infinito; non siamo null’altro che testimoni dello stupore della preghiera, dello sguardo meravigliato di chi si rivolge all’Eterno.
L’entrare in contatto con Lui non è una nostra conquista.
È un dono che piomba dall’alto su di noi come una meteora, piuttosto che sfrecciare verso l’alto come un razzo.
Prima che le parole della preghiera giungano alle labbra, la mente deve credere in un Dio che vuole veramente farsi prossimo all’uomo, e al tempo stesso nella nostra capacità di liberare la strada perché Egli possa avvicinarsi. La preghiera non è un soliloquio.
La preghiera è come la luce che proviene da una lente nella quale tutti i raggi che emanano dall’anima vengono fatti convergere in un punto focale.
Vi sono dei momenti in cui risplendiamo perché ci rendiamo conto di condividere la segreta sollecitudine di Dio per la terra.
Siamo in preghiera. Veniamo trasportati verso di Lui che si sta avvicinando a noi. Tentiamo di cogliere la sua volontà e non solo il suo comando.
La preghiera è la risposta a Dio: «Eccomi. Questo è il rendiconto della mia vita. Scruta il mio cuore, le mie speranze e i miei rimpianti».
Riprendiamo il cammino nella vergogna o nella gioia. Ma la preghiera non finisce mai, perché la fede ci fa desiderare con audacia che Egli si accosti a noi e ci interpelli come un padre, non solo come un sovrano; non solo attraverso il nostro procedere nelle sue vie, ma anche con il suo irrompere nel nostro errare.
Lo scopo della preghiera è essere portati alla sua attenzione, essere ascoltati, compresi da Lui; non si tratta di conoscerlo ma di essere conosciuti.
Pregare è cogliere la vita non solo come frutto della sua potenza, ma come oggetto a cui la sua volontà rivolge la propria sollecitudine. Perché l’aspirazione più recondita dell’uomo non è quella di dominare, bensì quella di diventare oggetto della sua conoscenza.
Vivere «alla luce del suo sostegno», diventare un pensiero di Dio, questa è la vera occupazione a cui l’uomo è destinato.
Ma siamo degni di esser conosciuti, di entrare nella sua misericordia, di divenire oggetto della sua sollecitudine?
Non vi è miseria umana avvertita in modo più drammatico di quella che consiste nell’essere abbandonati da Dio. Nulla è terribile come essere respinti da lui. È un orrore vivere lasciati soli dall’Altissimo, cancellati dalla sua mente.
La paura che Dio ci abbandoni, anche solo per un istante, è uno sprone estremamente efficace nel cuore dell’uomo pio, che cerca così in continuazione di porsi sotto lo sguardo di Dio, per far sì che la sua vita resti degna di essere conosciuta da lui.
Tali uomini preferiscono essere feriti dalle sue punizioni piuttosto che essere abbandonati.
Essi lo supplicano in ogni loro preghiera, più o meno esplicitamente: «Signore, non ci abbandonare!».

Abraham Joshua Heschel

da L’uomo alla ricerca di Dio, Qiqajon, Bose 1995.

Publié dans:EBRAISMO: A.J. HESCHEL |on 22 février, 2011 |Pas de commentaires »

SAN POLICARPO DI SMIRNE

SAN POLICARPO DI SMIRNE dans immagini sacre polycarp

http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/vitesanti/spolicarposmirne.htm

Publié dans:immagini sacre |on 22 février, 2011 |Pas de commentaires »
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