SANT’AGOSTINO: DISCORSO 160 (1Cor 1,31…)

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http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_205_testo.htm

SANT’AGOSTINO: DISCORSO 160

DALLE PAROLE DELL’APOSTOLO (1 COR 1, 31):
 » CHI SI VANTA SI VANTI NEL SIGNORE « 
E DAL VERSETTO DEL SALMO 70, 2:
 » NELLA TUA GIUSTIZIA LIBERAMI E SALVAMI « 
 
L’uomo si vanti nel Signore, non nella propria giustizia.

1. Siamo stati avvertiti dall’Apostolo, affinché chi si vanta, si vanti nel Signore 1, e a lui, al Signore, abbiamo cantato: Per la tua giustizia, liberami e salvami 2. Questo è dunque vantarsi nel Signore: non vantarsi della propria giustizia, ma di quella di lui. Ma ora questa giustizia è rimasta nascosta a coloro che si vantano della propria giustizia. E questa presa di posizione erronea si è rivelata soprattutto nei Giudei che rifiutano il Nuovo Testamento mantenendosi nell’uomo vecchio. Invano e inutilmente nei loro codici avevano letto e avevano cantato: Per la tua giustizia, liberami. Poiché, ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 3. Pertanto, nessuno, anche se giusto, si vanti della giustizia come sua. A chi davvero si vanta della propria giustizia è stato detto: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? 4 Quindi, chi si vanta si vanti nel Signore. Che cosa c’è infatti di più sicuro che vantarsi in Colui riguardo al quale assolutamente nessuno può riceverne confusione? Giacché, se ti sarai vantato nell’uomo, appunto nell’uomo si può trovare un motivo; anzi, nell’uomo se ne possono trovare molti e, quanto ad essi, deve provare confusione chi si vanta in lui. Quando poi ascolti che non ci si deve vantare nell’uomo, neppure in te, certamente; infatti non è che tu non sei un uomo, perciò se ti vanti in te, ti vanti nell’uomo; e ciò è di maggiore stoltezza ed è più detestabile. Poiché, se ti sarai vantato in un uomo giusto o in un altro, sapiente, quello non si vanta in sé, e tu così ti vanti; tu, invece, vantandoti in te ti vanti in un uomo che non è saggio e non è giusto; ma se non conviene vantarsi in un uomo saggio, molto meno conviene vantarsi in un uomo che non lo è. Ora chi si vanta in se stesso, si vanta in un uomo che non è saggio. Evidentemente, proprio per il fatto che si vanta in se stesso, si manifesta insipiente. Perciò, chi si vanta, si vanti nel Signore. Niente di più sicuro, niente di più sereno. Se puoi, conserva in che appoggiarti, vantandoti nel Signore, non vieni confuso. Niente di riprovevole infatti si può trovare in colui nel quale ti vanti. E’ per questo anche che non diceva: Nella mia giustizia liberami, ma: Nella tua giustizia liberami; in precedenza aveva detto: In te ho sperato, Signore, che io non resti confuso in eterno 5.
Gli Ebrei accecati presumono della propria giustizia.
2. Vi è ancora qualche altra opinione allora, per cui i Giudei caddero in errore, oppure sono stati esclusi dalla grazia del Vangelo per qualche altra ragione imputabile che non sia quell’unica della quale l’Apostolo non tacque e che ho ricordato poco fa? Rendo loro testimonianza – egli dice – che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza 6. Dove ha dato posto alla lode, là alla riprensione. In che cosa hanno deviato allora quelli? Perché, sebbene innegabilmente abbiano zelo per Dio, non è secondo retta conoscenza. E’ come se, consultando l’Apostolo, dicessimo: Che significato ha ciò che hai detto: Non secondo una retta conoscenza? In che consiste questa « retta conoscenza » che manca loro, che pure hanno zelo per Dio? Vuoi sapere quale retta conoscenza non hanno? Presta attenzione a ciò che segue: Poiché ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 7. Consegue che se hai zelo per Dio e vuoi averlo secondo una retta conoscenza, e appartenere al Nuovo Testamento – ai Giudei è stato impossibile appartenervi perché hanno avuto zelo per Dio non secondo una retta conoscenza – riconosci la giustizia di Dio e, se ne hai di giustizia, non cercare di attribuirla a te; se vivi bene, se osservi i precetti di Dio, non ritenere che sia cosa tua; ecco infatti in che consiste voler stabilire la propria giustizia. Riconosci da chi hai ricevuto ed è in tuo possesso ciò che hai ricevuto. Nulla possiedi infatti che tu non l’abbia ricevuto. Ma se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto? 8 Quando infatti ti vanti, quasi tu non abbia ricevuto, è in te che ti vanti; e dov’è: Chi si vanta, si vanti nel Signore? 9 Conserva il dono, ma riconosci il datore. Il Signore, promettendo che avrebbe dato il suo Spirito: Se uno ha sete – dice – venga a me e beva. Se uno crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno 10. Come si trova in te un tale fiume? Ricorda la tua aridità di una volta. Veramente se non fossi stato arido, non avresti avuto sete; se non avessi avuto sete, non avresti bevuto. Com’è che non avresti bevuto se non avessi avuto sete? Se tu non ti fossi trovato vuoto, non avresti creduto in Cristo. Prima di dire: Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno, aveva già detto: Se uno ha sete, venga e beva. Perciò avrai un fiume di acqua viva, perché bevi. Tu, se non hai sete, non bevi; ma se eri assetato, per quale ragione volevi vantarti del fiume come se tuo? Ne segue che: Chi si vanta, si vanti nel Signore.
Sapere Cristo crocifisso è grande sapienza. La superbia trattiene l’uomo dal credere in Cristo.
3. Ed io fratelli, – egli dice – arrivando da voi, non sono venuto ad annunziarvi il mistero di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Dice ancora: Non ho forse detto di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questo crocifisso? 11 Ma, se sapeva soltanto questo, non c’è che non sapesse. E’ gran cosa sapere Cristo crocifisso: ma davanti agli occhi dei piccoli, pose il tesoro come coperto. Cristo – disse – crocifisso. Quante cose racchiude in se questo tesoro? In seguito, in un altro passo, temendo che alcuni, da parte loro, traessero a sé da Cristo, per via di congetture filosofiche o di una vana ipocrisia, assicurò presente in Cristo il tesoro della scienza e della sapienza di Dio. Badate – disse – che nessuno vi seduca servendosi della filosofia e di una vuota ipocrisia, secondo gli elementi del mondo, non secondo Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza 12. Cristo crocifisso: i tesori nascosti della sapienza e della scienza. Perciò non lasciatevi ingannare, disse, dal pretesto della sapienza. Richiamatevi a questo tesoro coperto, pregate, affinché si apra. Stolto filosofo di questo mondo: ciò che ricerchi è nulla! Colui che non cerchi… Che giova che tu abbia una gran sete quando trascuri la sorgente dietro i tuoi passi? Disprezzi l’umiltà perché non conosci la maestà. Se infatti l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria 13. Gesù Cristo – disse – crocifisso. Ho detto di non sapere altro in mezzo a voi che Gesù Cristo, e questo crocifisso; l’umiltà di lui, che deridono i superbi, perché si compia in essi: Hai minacciato i superbi; maledetti infatti quelli che deviano dai tuoi comandamenti 14. E qual è il suo comandamento, se non che abbiamo fede in lui e ci amiamo a vicenda? In chi crediamo? In Cristo crocifisso. Ciò che non vuole udire la superbia, lo ascolti la sapienza. Il suo comandamento è che crediamo in lui. In chi? In Cristo crocifisso. Questo è il suo comandamento: che crediamo in Cristo crocifisso. Tutto qui: ma quel superbo di uomo, a testa alta, dalla gola che scoppia, dalla lingua arrogante, dalle gote rigonfie deride Cristo crocifisso. Maledetti dunque quelli che deviano dai tuoi comandamenti. Per quale motivo deridono se non perché eternamente vedono indosso una vesticciuola spregevole, non vedono all’interno il tesoro nascosto? Vede la carne, vede l’uomo, vede la croce, vede la morte, queste cose disprezza. Fèrmati, non proseguire, non disprezzare, non insultare. Attendi, verifica, forse all’interno c’è qualcosa che può farti assai piacere. Se mai puoi trovare ciò che occhio non vide, ne orecchio udì, né entrò nel cuore dell’uomo 15. L’occhio vede la tua carne: è al di sotto della carne ciò che l’occhio non vede. Il tuo orecchio ode la voce: è là ciò che orecchio non ode. E’ entrato nel tuo cuore, come da pensieri terreni, l’uomo crocifisso è morto; è lì ciò che non entrò nel cuore dell’uomo. Sorgono nel nostro cuore quelli che sono i pensieri abituali. Entrò – dice la Scrittura – nel cuore di Mosè di recarsi dai suoi fratelli 16; tale è il pensiero dell’uomo. E perché i discepoli erano nel dubbio circa l’identità dello stesso Signore e, nel rimirare che ad un tratto era risuscitato, dicevano tra sé: E’ proprio lui, non è lui; è di carne, è uno spirito. Egli disse loro: Perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 17
L’umiltà della croce è la via che porta alla croce.
4. Quindi, se ci è possibile non ricerchiamo ciò che possa entrare nel nostro cuore, ma dove il nostro cuore meriti di salire. Meriterà veramente di essere glorificato in colui che regna chi avrà appreso a vantarsi nel crocifisso. Da ciò lo stesso Apostolo stava a vedere non solo dove entrare, ma anche per quale via entrare – molti infatti videro « dove », non videro « per dove »; amarono la patria della gloria, ma non conobbero la via dell’umiltà – perciò l’Apostolo, in forza dell’esperienza e impegnato a riflettere e a prevedere non solo « dove », ma anche « per dove », disse: Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore Gesù Cristo 18. Poteva dire: Nella sapienza del Signore nostro Gesù Cristo e avrebbe detto il vero; poteva dire: nella maestà, e avrebbe detto il vero; poteva dire nella potenza, e avrebbe detto il vero; ma disse: nella croce. Dove il filosofo mondano trovò motivo di vergogna, ivi l’Apostolo scoprì un tesoro: per non avere a vile l’involucro spregevole, raggiunse il contenuto prezioso. Quanto a me – egli disse – non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Hai sopportato un carico eccellente, ivi è interamente ciò che hai cercato; ed hai rivelato che cosa di grande vi si nascondesse. Quale l’aiuto? Per il quale il mondo è stato per me crocifisso ed io per il mondo 19. Quando il mondo poteva essere crocifisso per te se non fosse stato crocifisso per te colui per mezzo del quale è stato creato il mondo? Pertanto chi si gloria, si glori nel Signore 20. Per quale Signore? Per Cristo crocifisso. Dove l’umiltà, ivi la maestà; dove la debolezza, ivi la potenza; dove la morte, ivi la vita. Se vuoi raggiungerle, non disprezzare queste.
I figli di Zebedeo, desiderando la gloria, sono chiamati a mettersi sulla via.
5. Nel Vangelo hai ascoltato i figli di Zebedeo. Miravano a porsi in alto dicendo che uno di loro doveva sedere a destra, l’altro a sinistra di un così grande Padre di famiglia; reclamavano una posizione veramente elevata, di grande onore; ma per il fatto che consideravano secondario il « per dove », Cristo li richiama da quel luogo che intendevano raggiungere a quello per il quale dovevano incamminarsi. Che cosa rispose a quelli che ambivano ad un onore così eccelso? Potete bere il calice che io sto per bere? 21 Quale calice se non dell’umiliazione, della passione? Lo avrebbe bevuto e, assumendo in sé la nostra debolezza, disse al Padre: Padre, se possibile, passi da me questo calice 22. Assumendo in sé proprio costoro, che rifiutavano di bere un tale calice, ma ricercavano un posto eccelso, non facevano conto della via dell’umiltà: Potete bere – disse – il calice che io sto per bere? Voi cercate il Cristo regnante; tornate al crocifisso. Volete regnare ed essere gloriosi sul trono di Cristo; prima imparate a dire: Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo 23. Questa è la dottrina cristiana, il precetto dell’umiltà, la raccomandazione dell’umiltà, che non ci sia altro vanto, se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Infatti non è grande vantarsi della sapienza di Cristo: è grande gloriarsi della croce di Cristo; per cui t’insulta l’empio, per cui si vanti il credente; se viene l’insulto del superbo, ne venga il vanto del cristiano. Non arrossire della croce di Cristo; perciò hai ricevuto sulla fronte, quale sede dell’onore, proprio questo segno. Ripensa alla tua fronte per non temere la lingua altrui.
La circoncisione è segno del V. T., la croce è segno del N. T.
6. Segno dell’Antico Testamento è la circoncisione nella carne che si nasconde; segno del Nuovo Testamento, la croce sulla fronte scoperta. Infatti là è il nascondimento, qui la rivelazione; quel segno è coperto, questo è sul volto. Poiché fino ad oggi quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore 24. Perché? Perché non si sono convertiti a Cristo Infatti quando ti convertirai a Cristo, il velo sarà tolto 25; affinché tu, che avevi occulto il segno della circoncisione, porti la croce sulla fronte. E noi, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore – egli dice – veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria come dallo Spirito del Signore 26. Guàrdati dall’attribuirlo a te stesso, dal considerarlo tuo, non sia che, ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la tua, tu non sia sottomesso alla giustizia di Dio. Ora dunque convèrtiti a Cristo, tu che ti vanti della circoncisione. Ti vuoi infatti vantare di che hai motivo di vergognarti a mostrare. Ed è un vero segno, è stato prescritto da Dio; è però un segno che nasconde qualcosa. In realtà il Nuovo Testamento era nascosto nell’Antico: il Vecchio Testamento si manifesta nel Nuovo. Perciò, il segno, del nascondimento, passi a rendersi manifesto e cominci ad apparire sulla fronte ciò che era nascosto sotto la veste. Chi può dubitare infatti che in quel segno era preannunziato il Cristo? Di qui il coltello di pietra: e quella Pietra era il Cristo 27. Di qui l’ottavo giorno della circoncisione coincide con la domenica della Risurrezione. Per questo l’Apostolo, passando di lì, venendo di lì, si intende convertendosi a Cristo, perché si togliesse il velo, sa di che debba vantarsi. Ma quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Poiché, che aveva detto prima? Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la legge, ma vogliono che voi siate circoncisi per trarre vanto dalla vostra carne 28. Che dici tu, Apostolo? Trasferisci il segno sulla fronte. Ma quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Qui io trovo – dice – ciò che non sapevo. E’ pervenuto il Nuovo Testamento, è stato rivelato ciò che era nascosto. Si è levata una luce su coloro che dimoravano all’ombra della morte 29. E’ stato loro rivelato ciò che si teneva occulto: ciò che era nascosto è manifesto. E’ venuta la Pietra in persona, ci ha circoncisi tutti nello Spirito e sulla fronte dei redenti ha impresso il segno della sua umiliazione.
Il vanto sta nella croce di Cristo, non nella nostra giustizia.
7. Ora il vanto sia nella croce di Cristo, non vergognamoci dell’umiltà dell’Altissimo. Fino a quando la distinzione degli alimenti e la circoncisione della carne? Come Dio, il loro ventre e, loro vanto, ciò di cui devono vergognarsi. Ad essi erano annunziate le cose future, credano ora alle cose compiute 30. Non siamo ingrati verso di lui che è venuto, se abbiamo atteso che venisse. Ma a che si deve che i Giudei siano esclusi da questa grazia, estranei, disertori? Hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza. Quale conoscenza? Ignorando – dice – la giustizia di Dio e volendo stabilire la propria 31; ritenendosi obbligati a Dio solo quanto ai comandamenti e, ritenendo di poterli osservare con le proprie forze, hanno fatto a meno del suo aiuto. Ora il termine della legge è Cristo. Cristo è la perfezione della legge per la giustizia di chiunque crede 32. E che opera Cristo? Giustifica l’empio. Credendo davvero in colui che giustifica l’empio, non il religioso, ma l’empio; facendo religioso chi scopre empio: perciò a chi crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, quasi che da stesso l’abbia compiuto, quasi che da se stesso se lo sia procurato, ne ha vanto, ma non presso Dio 33. Invece chi si vanta, si vanti nel Signore; e dica sicuro: Nella tua giustizia liberami e salvami. Ha liberato infatti ed ha salvato quanti hanno sperato in lui; non attribuendo alle proprie forze ciò che avevano ricevuto. Ed è proprio della sapienza infatti sapere da chi viene tale dono 34. Chi lo ha detto? Chi pregò Dio di dargli la continenza? Quale giustizia, quale particella di giustizia si può realizzare senza una qualche moderazione? Peccare è invitante: se non avesse infatti le sue attrattive, non risulterebbe peccato. Al contrario, la giustizia piace di meno, o non piace, o non piace tanto quanto merita. A che si deve questo se non alle malattie dell’anima? Il pane fa nausea e il veleno dà gusto. Ditemi, di grazia, da che verrà guarita una tale malattia? E’ mai possibile da noi stessi e proprio per noi? Tutti siamo stati capaci di ferirci, chi di noi è capace di guarire il male che si è procurato? Così pure quanto ai peccati stessi, chi, volendo, non è capace di ferirsi? Nessuno però è in grado di procurarsi la guarigione se lo desidera. Perciò l’animo sia devoto, sia fedelmente cristiano, non sia ingrato verso la grazia. Riconosci il medico: mai l’infermo risana se stesso.

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