Archive pour janvier, 2011

Papa Benedetto : San Gregorio di Nissa (mf il 10 gennaio)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070829_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 29 agosto 2007 

San Gregorio di Nissa

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

nelle ultime catechesi ho parlato di due grandi Dottori della Chiesa del IV secolo, Basilio e Gregorio Nazianzeno, Vescovi in Cappadocia, nell’attuale Turchia. Oggi ne aggiungiamo un terzo, il fratello di Basilio, san Gregorio di Nissa, che si è mostrato uomo di carattere meditativo, con grandi capacità di riflessione, e di vivace intelligenza, aperta alla cultura del suo tempo. Si è rivelato così un pensatore originale e profondo nella storia del cristianesimo.
Nacque intorno al 335; la sua formazione cristiana fu curata particolarmente dal fratello Basilio – da lui definito «padre e maestro» (Ep. 13,4) – e dalla sorella Macrina. Compì gli studi, apprezzando particolarmente la filosofia e la retorica. In un primo tempo si dedicò all’insegnamento e si sposò. Poi anch’egli, come il fratello e la sorella, si dedicò interamente alla vita ascetica. Più tardi venne eletto Vescovo di Nissa, e si dimostrò pastore zelante, così da attirarsi la stima della comunità. Accusato di malversazioni economiche dagli avversari eretici, dovette per breve tempo abbandonare la sua sede episcopale, ma poi vi rientrò trionfalmente (cfr Ep. 6) e continuò ad impegnarsi nella lotta per difendere la vera fede.
Soprattutto dopo la morte di Basilio, quasi raccogliendone l’eredità spirituale, cooperò al trionfo dell’ortodossia. Partecipò a vari sinodi; cercò di dirimere i contrasti tra le Chiese; prese parte attiva alla riorganizzazione ecclesiastica e, come «colonna dell’ortodossia», fu un protagonista del Concilio di Costantinopoli del 381, che definì la divinità dello Spirito Santo. Ebbe vari incarichi ufficiali da parte dell’imperatore Teodosio, pronunciò importanti omelie e discorsi funebri, si dedicò a comporre diverse opere teologiche. Nel 394 partecipò ancora a un sinodo tenutosi a Costantinopoli. Non è conosciuta la data della sua morte.
Gregorio esprime con chiarezza la finalità dei suoi studi, lo scopo supremo a cui mira nel suo lavoro di teologo: non impiegare la vita in cose vane, ma trovare la luce che consenta di discernere ciò che è veramente utile (cfr Om. sull’Ecclesiaste 1). Trovò questo bene supremo nel cristianesimo, grazie al quale è possibile «l’imitazione della natura divina» (La professione cristiana). Con la sua acuta intelligenza e le sue vaste conoscenze filosofiche e teologiche, egli difese la fede cristiana contro gli eretici, che negavano la divinità del Figlio e dello Spirito Santo (come Eunomio e i macedoniani), o compromettevano la perfetta umanità di Cristo (come Apollinare). Commentò la Sacra Scrittura, soffermandosi sulla creazione dell’uomo. Questo era per lui un tema centrale: la creazione. Egli vedeva nella creatura il riflesso del Creatore e trovava qui la strada verso Dio. Ma egli scrisse anche un importante libro sulla vita di Mosè, che presenta come uomo in cammino verso Dio: questa salita verso il Monte Sinai diventa per lui un’’immagine della nostra salita nella vita umana verso la vera vita, verso l’incontro con Dio. Egli ha interpretato anche la preghiera del Signore, il Padre Nostro, e le Beatitudini. Nel suo Grande discorso catechetico espose le linee fondamentali della teologia, non per una teologia accademica chiusa in se stessa, ma per offrire ai catechisti un sistema di riferimento da tener presente nelle loro istruzioni, quasi il quadro nel quale si muove poi l’interpretazione pedagogica della fede.
Gregorio, inoltre, è insigne per la sua dottrina spirituale. Tutta la sua teologia non era una riflessione accademica, ma espressione di una vita spirituale, di una vita di fede vissuta. Da grande «padre della mistica» prospettò in vari trattati – come La professione cristiana e La perfezione cristiana – il cammino che i cristiani devono intraprendere per raggiungere la vera vita, la perfezione. Esaltò la verginità consacrata (La verginità), e ne propose un modello insigne nella vita della sorella Macrina, che è rimasta per lui sempre una guida, un esempio (cfr Vita di  Macrina). Tenne vari discorsi e omelie, e scrisse numerose lettere. Commentando la creazione dell’uomo, Gregorio mette in evidenza che Dio, «il migliore degli artisti, forgia la nostra natura in maniera da renderla adatta all’esercizio della regalità. Attraverso la superiorità stabilita dall’anima, e per mezzo della stessa conformazione del corpo, Egli dispone le cose in modo che l’uomo sia realmente idoneo al potere regale» (La creazione dell’uomo 4). Ma vediamo come l’uomo, nella rete dei peccati, spesso abusi della creazione, non eserciti una vera regalità. Per questo, infatti, per realizzare cioè una vera responsabilità verso le creature, deve essere penetrato da Dio e vivere nella sua luce. L’uomo è un riflesso di quella bellezza originaria che è Dio: «Tutto quanto Dio creò era ottimo», scrive il santo Vescovo. E aggiunge: «Lo testimonia il racconto della creazione (cfr Gn 1,31). Fra le cose ottime c’era anche l’uomo, ornato di una bellezza di gran lunga superiore a tutte le cose belle. Che cos’altro, infatti, poteva essere bello, al pari di chi era simile alla bellezza pura e incorruttibile? … Riflesso e immagine della vita eterna, egli era bello davvero, anzi bellissimo, con il segno raggiante della vita sul suo volto» (Om. sul Cantico 12).
L’uomo è stato onorato da Dio e posto al di sopra di ogni altra creatura: «Non il cielo è stato fatto a immagine di Dio, non la luna, non il sole, non la bellezza delle stelle, nessun’altra delle cose che appaiono nella creazione. Solo tu [anima umana] sei stata resa immagine della natura che sovrasta ogni intelletto, somiglianza della bellezza incorruttibile, impronta della vera divinità, ricettacolo della vita beata, immagine della vera luce, guardando la quale tu diventi quello che Egli è, perché per mezzo del raggio riflesso proveniente dalla tua purezza tu imiti Colui che brilla in te. Nessuna cosa che esiste è così grande da essere commisurata alla tua grandezza» (ibid., 2). Meditiamo questo elogio dell’uomo. Vediamo anche come l’uomo sia degradato dal peccato. E cerchiamo di ritornare alla grandezza originaria: solo se Dio è presente, l’uomo arriva a questa sua vera grandezza.
L’uomo, dunque, riconosce dentro di sé il riflesso della luce divina: purificando il suo cuore, egli ritorna ad essere, come era al principio, una limpida immagine di Dio, Bellezza esemplare (cfr Discorso catechetico 6). Così l’uomo, purificandosi, può vedere Dio, come i puri di cuore (cfr Mt 5,8): «Se, con un tenore di vita diligente e attento, laverai le brutture che si sono depositate sul tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza … Contemplando te stesso, vedrai in te Colui che è il desiderio del tuo cuore, e sarai beato» (Le Beatitudini 6). Bisogna quindi lavare le brutture che si sono depositate sul nostro cuore e ritrovare in noi stessi la luce di Dio.
L’uomo ha dunque come fine la contemplazione di Dio. Solo in essa potrà trovare il suo appagamento. Per anticipare in qualche misura tale obiettivo già in questa vita, egli deve progredire incessantemente verso una vita spirituale, una vita in dialogo con Dio. In altre parole – ed è questa la lezione più importante che san Gregorio Nisseno ci consegna – la piena realizzazione dell’uomo consiste nella santità, in una vita vissuta nell’incontro con Dio, che così diventa luminosa anche per gli altri, anche per il mondo.

SACRA SCRITTURA E POPOLO DI DIO: UNA LETTURA DELLA “VERBUM DOMINI”

dal sito: 

 http://www.zenit.org/article-24816?l=italian

SACRA SCRITTURA E POPOLO DI DIO: UNA LETTURA DELLA “VERBUM DOMINI”

ROMA, sabato, 4 dicembre 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito ampi stralci della relazione tenuta dal Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nell’aprire il 2 dicembre scorso alla Pontificia Università Urbaniana i lavori del congresso internazionale “La Sacra Scrittura nella vita e nella missione della Chiesa” organizzato dalla Catholic Biblical Federation e dedicato all’esortazione apostolica postsinodale di Benedetto XVI “Verbum Domin”.

* * *
Senza il soggetto credente della Chiesa non si potrebbe parlare di «Sacra Scrittura». Senza la Chiesa, essa sarebbe semplicemente una raccolta storica di scritti, redatti nel corso di un intero millennio. È solo il popolo di Dio in cammino nella storia che ha fatto di questa raccolta letteraria, la Bibbia, come «un libro», ovvero la «Sacra Scrittura» nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento. La Sacra Scrittura si presenta dunque innanzitutto come un unico libro, poiché è cresciuta interamente dal corpo dell’unico popolo di Dio e poiché il popolo di Dio è il redattore della Bibbia, dapprima Israele e poi la Chiesa, come ha giustamente  sottolineato l’esperto del Nuovo Testamento Gerhard Lohfink: «La Sacra Scrittura non è un pacchetto di 73 libri, che sono stati successivamente legati insieme con lo spago, ma è cresciuta come un albero. Alla fine in questo albero sono stati innestati ancora rami del tutto nuovi: il Nuovo Testamento.
Ma anche questi rami si nutrono della linfa dell’unico albero e sono sostenuti dal suo tronco». Alla luce di questo stretto legame tra Sacra Scrittura e Chiesa deve essere considerata in maniera nuova anche la questione del canone biblico. Ernst Käsemann ha sostenuto la famosa tesi secondo la quale il canone neotestamentario non fonda l’unità della Chiesa, ma la molteplicità dei suoi libri e delle sue interpretazioni e, pertanto, anche la varietà delle confessioni. Questa affermazione pare giusta solo se si considera il canone neotestamentario a sé stante. Ma si tratta di una semplificazione riduttiva della questione, formulata nella prospettiva della Riforma e non in quella del canone stesso. Infatti, il canone non è caduto dal cielo né è pre-esistente o prioritario rispetto alla Chiesa, ma è nato all’interno della Chiesa: «Insieme alla constatazione che la formazione del canone doveva appositamente servire all’unità della dottrina della Chiesa contro la molteplicità e la contraddittorietà delle filosofie ellenistiche, tutto ciò mostra che la formazione del canone è una creazione consapevole della Chiesa nascente». In tal senso, il canone non fonda l’unità della Chiesa, né la molteplicità delle confessioni; piuttosto, l’unità della Chiesa ha fondato il canone come unità.
Difatti, dopo lunghi e intensi sforzi, la Chiesa che si stava formando riuscì a fissare nei vari libri l’autentica espressione e il criterio della propria fede. Senza la fede della Chiesa sviluppatasi nel tempo non ci sarebbe stato nessun canone. La Sacra Scrittura nel senso dell’insieme dei vari scritti è l’opera della Tradizione della Chiesa, nella quale la sede del vescovo di Roma ha svolto un ruolo costitutivo. Anche da un punto di vista storico, il riconoscimento di Roma come «criterio della vera fede apostolica» è più antico «del canone del Nuovo Testamento, della Scrittura». Per questo, l’ecumenista cattolico Heinz Schütte ha definito il principio protestante della sola scriptura come «il problema cruciale dell’ecumenismo», poiché, pur basandosi di fatto su una decisione della Chiesa primitiva, non vuole riconoscere tale decisione dal punto di vista teorico. Questo paradosso dimostra che il tema della Chiesa come creatrice, trasmettitrice ed esegeta del canone biblico non può essere eluso, come pensa di poter fare la teologia riformata e a volte anche l’esegesi cattolica.
Detto ciò in merito al rapporto tra Sacra Scrittura e Chiesa va precisato che, da una parte, la Scrittura è Sacra Scrittura non senza o contro la Chiesa ma soltanto al suo interno e che, dall’altra, la Chiesa per essere veramente Chiesa deve rimanere fedele alla Sacra Scrittura come costante criterio verso cui orientarsi e che non può ergersi al di sopra della Parola di Dio, ma deve porsi al suo servizio, come chiaramente sottolineato dalla Costituzione Dogmatica sulla rivelazione. Ecco che la relazione tra Sacra Scrittura e Chiesa rivela la natura più profonda della Chiesa: Essa «ha il suo carattere più specifico non in quello che a lei appartiene, ma in quello che ha ricevuto». La Sacra Scrittura è e rimane un libro vivo solo se il suo popolo lo accoglie e lo fa suo. Viceversa, questo popolo non può esistere senza la Sacra Scrittura, poiché è in essa che trova il fondamento della propria esistenza, la propria vocazione e la propria identità. Da ciò è facile comprendere che l’ambito vitale nel quale il popolo di Dio incontra in modo particolare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura è l’azione liturgica della Chiesa. A sottolineare il fatto che la liturgia è il luogo privilegiato dove risuona la Parola di Dio che fonda la Chiesa, Papa Benedetto XVI inizia la seconda parte della sua esortazione apostolica Verbum Domini con una riflessione sulla Parola nella sacra liturgia: «Ogni azione liturgica è per natura sua intrisa di Sacra Scrittura».
La questione del rapporto tra Chiesa e Sacra Scrittura, che costituisce il filo conduttore dell’esortazione apostolica sulla Parola di Dio Verbum Domini, non è soltanto controversa all’interno della Chiesa cattolica, ma rappresenta il problema ecumenico di fondo. Oggetto di discussione è infatti il rapporto tra la Parola di Dio e i ministri incaricati di testimoniare questa Parola all’interno della comunità di fede. A tal proposito, nell’incontro ecumenico con i rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali in occasione del suo viaggio in Germania nel settembre del 2005, Papa Benedetto xvi sottolineava che la questione ecclesiologica nell’ecumenismo riguarda il «modo in cui è presente nel mondo la Parola di Dio», e più precisamente il «rapporto tra Parola, testimone e regula fidei». Egli faceva altresì notare che la questione ecclesiologica deve essere considerata come questione relativa alla Parola di Dio, alla sua sovranità e alla sua devozione in cui «il Signore l’affida anche ai testimoni e a loro affida la sua interpretazione, la quale deve sempre avere come criterio la regula fidei e il rispetto della Parola stessa». Il primo fattore, a cui si è già accennato, è la formazione del canone della Sacra Scrittura, che è giunto a una sua configurazione più precisa verso la fine del secondo secolo, ma il cui sviluppo si è protratto ancora nel secolo successivo. Il fatto che ciò che noi oggi chiamiamo «Nuovo Testamento» sia il risultato di una selezione operata tra i vari testi letterari conosciuti in quel tempo e che il canone greco della Bibbia ebraica come «Antico Testamento» sia stato associato al «Nuovo Testamento» per formare insieme la «Sacra Scrittura» mostra non solo che la definizione del canone biblico è opera della Chiesa primitiva, ma anche che la formazione del canone biblico e la formazione dell’ordinamento ecclesiale della Chiesa primitiva in fondo sono due facce dello stesso processo.
La lettura della Sacra Scrittura e la professione di fede, nella Chiesa primitiva, sono innanzitutto azioni liturgiche delle comunità riunite intorno al Signore risorto. La Chiesa primitiva ha dunque creato anche le forme fondamentali della liturgia cristiana, che devono essere considerate come base permanente e punto di riferimento vincolante per ogni rinnovamento liturgico. La prima descrizione della Liturgia dell’Eucaristia, ovvero quella di Giustino martire verso la metà del secondo secolo, contiene già gli elementi fondamentali che sono rimasti immutati in tutte le grandi famiglie di rito fino ai nostri giorni. Secondo la Chiesa primitiva, la Parola di Dio, annunciata nell’azione liturgica della Chiesa, trova la sua prima espressione nei testimoni della fede che ne concretizzano la sua presenza. Poiché Parola e testimone sono inseparabili, nel senso non solo che il testimone vive per la Parola di Dio e vive di essa, ma anche che la Parola vive attraverso il testimone, nella Chiesa primitiva si è sviluppato il concetto della successione apostolica nel ministero episcopale.
La lettera di Clemente di Roma ai corinzi è prova del fatto che «la formazione, la fondazione teologica e il rafforzamento istituzionale del ministero episcopale» debba essere considerato come «uno degli sviluppi più importanti dell’epoca post-apostolica». Si tratta di una lettera redatta nel 96 a Roma, che diventerà presto la comunità guida in occidente, e rivolta a Corinto, che era una delle prime comunità fondate da Paolo e che accoglierà con gioia tale missiva. Questa lettera, che nella Chiesa dei primi secoli aveva assunto «un rango quasi canonico» e che veniva letta regolarmente dalla comunità di Corinto nel servizio liturgico, documenta il fatto sorprendente che già poco tempo dopo la morte degli apostoli e molto tempo prima che si completasse la formazione del canone in tutta la Chiesa, in occidente e in oriente, esisteva un unico ordinamento dei ministeri ecclesiali: ogni comunità aveva un vescovo e, se necessario, a seconda della grandezza, un collegio di presbiteri e di diaconi.  «Relegare la Parola al passato, significa negare la Bibbia come Bibbia – scriveva nel 1990 l’allora cardinale Ratzinger – difatti un’interpretazione esclusivamente storica, esclusivamente orientata a “ciò che è stato” porta come intrinseca conseguenza alla negazione del canone e pertanto alla negazione della Bibbia come Bibbia». Accogliere il canone come canone significa dunque leggere la Parola di Dio oltre la sua contingenza storica e riconoscere il popolo di Dio come il vero autore nei diversi autori. Così facendo, incontriamo la Parola di Dio non solo come una parola pronunciata nel passato, ma come la Parola che Dio, attraverso gli uomini di un tempo passato, dona agli uomini di tutti i tempi come Parola sempre attuale. Per questo, i padri della Chiesa considerano la Sacra Scrittura come un Eden spirituale, nel quale si può passeggiare con Dio e ammirare la bellezza e l’armonia del suo disegno salvifico.
Proprio a far questo invita la lectio divina, nella quale il cristiano, che nella Parola della Sacra Scrittura ritrova in maniera diretta e sempre attuale il conforto e l’appello di Dio, incontra nelle parole della Sacra Scrittura la Parola di Dio stessa e, così, fa teologia nel senso più elementare del termine. Infatti, al di là di tutti gli sforzi cognitivi, pur necessari, l’incontro con la Sacra Scrittura è sempre un evento spirituale e dunque un vero incontro con la «Parola del Dio vivente». La teologia è pertanto autentica teologia quando non trasmette soltanto conoscenze intellettuali, ma una fede intelligente, in quanto «la fede è intelligenza e l’intelligenza è fede». La teologia deve assumere con particolare serietà questa funzione di ponte tra ragione e fede nell’odierna situazione pastorale, in cui non solo il linguaggio di fede della Chiesa ma anche il mondo della Bibbia è divenuto ormai estraneo a molti battezzati. Il biblista cattolico Walter Kirchschläger ha osservato giustamente che «nonostante i numerosi sforzi compiuti, la comprensione generale della Bibbia da parte dei battezzati non si è sviluppata così ampiamente come si era sperato al tempo del Concilio». A questo si aggiunge il fatto che la divulgazione dei risultati dell’esegesi storico-critica crea in non pochi fedeli l’impressione che siano soltanto gli esperti a poter davvero capire la Sacra Scrittura.
È necessario soprattutto individuare nuovi approcci alla Parola di Dio, affinché questa venga percepita dai fedeli non solo come Parola del passato, ma come Parola del presente, con la quale Cristo parla agli uomini anche di oggi.  Cristo è infatti la Parola viva di Dio e spiega se stesso usando le parole della Sacra Scrittura. Pertanto la questione di come leggere la Sacra Scrittura e la fede in Cristo sono indissociabili, come osservava san Girolamo. Per conoscere Cristo occorre frequentare la Sacra Scrittura. E, viceversa, senza l’incontro personale con Cristo, la Sacra Scrittura rimane profana e rauca. Essa inizia a parlarci soltanto quando viviamo in un rapporto di amicizia con Cristo nella comunione della Chiesa. Nell’ascolto della Parola di Dio risiede pertanto una grande forza che può contribuire alla ricomposizione dell’unità dei cristiani. Poiché il grande scisma della Chiesa d’occidente nel XVI secolo è iniziato con una lettura controversa della Parola di Dio, soprattutto circa il rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione della Chiesa, ed «è giunto in un certo senso fin dentro la Bibbia stessa», il suo superamento sarà realizzabile soprattutto sul cammino di una lettura comune della Sacra Scrittura. In fondo, l’uomo trova nella Sacra Scrittura ciò che vi cerca. Se non vi cerca nulla, non vi troverà nulla. Se vi cerca solo eventi storici, vi troverà solo ciò che è storico. Se vi cerca Dio, là lo troverà e potrà testimoniarlo anche agli altri.

[L'OSSERVATORE ROMANO - Edizione quotidiana - del 3 dicembre 2010]

Battesimo del Signore

Battesimo del Signore dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 8 janvier, 2011 |Pas de commentaires »

BATTESIMO DEL SIGNORE : OMELIA

dal sito:

http://www.monasterodibose.it/content/view/1801/26/lang,it/

BATTESIMO DEL SIGNORE

Enzo Bianchi

Mt 3,13-17

Termina oggi con la festa del Battesimo il tempo delle manifestazioni di Gesù: a Natale si è manifestato ai poveri, rappresentati dai pastori; all’Epifania si è manifestato alle genti; oggi, ricevendo da Giovanni l’immersione nel Giordano, egli si manifesta al popolo di Israele. Il battesimo è la prima occasione in cui Gesù, uomo maturo, entra sulla scena pubblica: egli non si mostra protagonista di gesti straordinari né di un insegnamento, bensì uomo pienamente solidale con gli uomini peccatori. Sì, il cammino intrapreso da Gesù fin dall’inizio del suo ministero è segnato dall’abbassamento, dall’umiltà, dalla misericordia per gli uomini, ed è così che egli narra Dio (cf. Gv 1,18).
Giovanni il Battezzatore ha iniziato la propria predicazione con il grido: «Convertitevi, perché il regno dei cieli si è avvicinato» (Mt 3,2), e a questo suo invito aderiscono molti giudei i quali, avendo deciso nel loro cuore di cambiare mentalità e di produrre frutti di conversione, si fanno immergere da lui nel fiume Giordano. Il profeta è esigente: non basta il gesto rituale del battesimo per trovare salvezza di fronte al giudizio, non è neppure sufficiente vantare la propria identità di figli di Abramo (cf. Mt 3,9-10). No, occorre un comportamento che mostri concretamente la volontà di rompere con il peccato e di intraprendere una vita nuova…
Chi accoglie questa predicazione? Non i farisei, non la casta sacerdotale, non quelli che si pensavano giusti, ma uomini e donne che si sentivano peccatori o che erano manifestamente in stato di peccato, raffigurati nel Vangelo dal binomio «pubblicani e prostitute» (Mt 21,32). Possiamo immaginare una fila di persone tra le quali anche quelle «segnate a dito» che vanno da Giovanni per essere immerse nel Giordano: ebbene, in quella fila si mette anche Gesù, che Giovanni ha appena annunciato e definito «più forte di me, colui che battezzerà in Spirito santo e fuoco» (cf. Mt 3,11)! Questo recarsi di Gesù da Giovanni per essere battezzato apparirà azione scandalosa persino per i cristiani delle prime generazioni, alcuni dei quali cercheranno di minimizzare l’evento fino quasi a dimenticarlo. Eppure tutti e quattro i vangeli ce lo testimoniano con chiarezza: Gesù si associa ai peccatori nel chiedere a Giovanni il battesimo. L’altro si oppone con risolutezza – «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» – ma Gesù ribatte: «Lascia fare per ora!», invitandolo a compiere insieme la volontà di Dio, la sua giustizia: e la giustizia di Dio è quella particolare coerenza con cui egli intende realizzare la sua misericordia verso i peccatori, il suo disegno universale di salvezza. Giovanni allora acconsente e si sottomette al volere di Gesù, il quale a sua volta si sottomette a lui nel battesimo.
Proprio nel momento in cui Gesù risale da quell’acqua carica dei peccati dell’umanità, «si aprono i cieli ed egli vede lo Spirito di Dio scendere come colomba su di lui. Ed ecco una voce dal cielo: “Questi è il mio Figlio amato, nel quale ho posto la mia gioia”». Così si compiono le Scritture (cf. Sal 22,7; Gen 22,1; Is 42,1) e la voce del Padre attesta che la sua giustizia si è realizzata: Dio voleva vedere Gesù così, in mezzo ai peccatori, e proprio in quell’atto di abbassamento voleva riempirlo di Spirito santo. È in questa inattesa epifania che ci è dato di cogliere l’unità dell’azione di salvezza di Dio: il Padre opera attraverso il Figlio Gesù conferendogli tutta la potenza dello Spirito.
La festa del battesimo di Gesù è per noi anche memoria del nostro battesimo e, nel contempo, della voce di Dio rivolta a ciascuno di noi: «Tu sei mio figlio!». Ognuno di noi è figlio di Dio, ed è causa della sua gioia se, riconoscendosi peccatore, intraprende il cammino di conversione, di ritorno a lui; su ognuno di noi scende e riposa lo Spirito santo se sappiamo invocarlo e apprestare tutto per accoglierlo. È così che possiamo sentirci figli di Dio, capaci di gridargli «Abbà, papà amato!» e di vivere delle energie dello Spirito: energie nascoste che pure non cessano di mostrarsi efficaci nella nostra vita, energie più forti del peccato e, come vedremo un giorno, più forti anche della morte.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 8 janvier, 2011 |Pas de commentaires »

Battesimo del Signore: Dai Discorsi di san Gregorio Nazianzeno

dal sito:

http://www.certosini.info/lezion/Santi/13%20gennaio%20Battesimo%20del%20Signore.htm

Battesimo del Signore

Dai Discorsi di san Gregorio Nazianzeno.

In sancta Lumina, oratio XXXIX, 14-16. 20. PG 36, 350-351. 354. 358-359.

   Abbiamo già celebrato nei giorni scorsi come si conveniva la nascita di Cristo, io, che sono l’animatore di questa festa, e voi insieme con me e tutto quello che è nel mondo e sopra il mondo. Siamo accorsi insieme con la stella e lo abbiamo adorato insieme con i magi; siamo stati illuminati insieme con i pastori e lo abbiamo glorificato insieme con gli angeli; lo abbiamo tenuto tra le braccia insieme con Simeone e gli abbiamo reso testimonianza insieme con Anna, l’anziana casta donna. E siano rese grazie a colui che è venuto in quello che era suo come se fosse un estraneo, poiché ha glorificato l’uomo che gli era estraneo.
   Ora però vi è un’altra azione di Cristo e un altro mistero. Non posso reprimere il piacere, divento ricolmo di Dio; poco ci manca che annunci anch’io la buona parola come fece Giovanni: anche se non sono precursore, vengo comunque dal deserto.
   Cristo nel battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
2     Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare anche il battezzatore; è chiaro comunque che vuole santificare la stirpe del vecchio Adamo seppellendola totalmente nelle acque. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. Egli è spirito e carne, per cui santifica nello Spirito e nell’acqua.
   Il Battista non accetta, ma Gesù insiste. Io ho bisogno di essere battezzato da te, dice la lucerna al Sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo; colui che è il più grande tra i figli degli uomini parla così a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, riceve la sua adorazione: colui che precorreva e avrebbe ancora precorso a colui che era già apparso e sarebbe apparso ancora.
   Io ho bisogno di essere battezzato da te1. E potrebbe aggiungere: « in tuo favore ». Sapeva, infatti, che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
   E tu vieni da me?1 – domanda il Battista. Anche queste parole hanno un significato profetico: sapeva, infatti, che dopo Erode, anche Pilato si sarebbe scatenato contro Cristo; e poi Giovanni morirà per primo per mano di Erode, e Cristo gli andrà dietro nella morte.
   E Gesù che gli  risponde? Lascia fare per ora. Tale è il piano divino. Gesù conosce che poco dopo lui stesso battezzerà il Battezzatore. E che significa il ventilabro? La purificazione. Che significa il fuoco? L’azione infuocata dello Spirito Santo che distrugge quanto è leggero come pula.
3     Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto il cosmo: vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati, come il paradiso dalla spada fiammeggiante.
   E lo Spirito testimonia la divinità di Cristo: si presenta simbolicamente sopra colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità da cui proveniva chi in quel momento riceve la testimonianza.
   Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Molto tempo prima era stata pure una colomba ad annunziare la fine del diluvio. Se tu giudichi la natura divina in base al peso e alla misura e per questo motivo lo Spirito ti sembra di poco conto perché appare in forma di colomba, sei davvero meschino quando giudichi le cose più grandi; allora è il momento anche che disprezzi il regno dei cieli, perché è paragonato a un granellino di senapa. E devi porre l’Avversario ben sopra la sublimità di Gesù, perché quello è chiamato Alto monte e Leviatan, principe del regno del mare. Invece Gesù è l’agnello,la perla, la goccia ed è chiamato con altri nomi del genere.
4  Onoriamo in questo giorno il battesimo di Cristo e celebriamo com’è giusto questa festa non in piaceri di lauti banchetti ma nella letizia spirituale.
   Come ci dovremo dilettare? Lavatevi, purificatevi. Se siete color porpora a causa del vostro peccato, pur senza aver sangue sulle mani, diventate bianchi come la neve. Se invece siete imporporati di sangue, cercate di giungere al bianco della lana. In ogni caso, purificatevi e progredite in questa purezza.
   Di nessuna cosa Dio tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo sono appunto sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti tutti i misteri della rivelazione.
   Tutto è stato fatto perché voi diventiate come fiaccole nel mondo, cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa e sarete inondati dal suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpida e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio proveniente dal Dio unico attraverso Gesù Cristo nostro Signore. A lui vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli.

DOMENICA 9 GENNAIO 2011 – BATTESIMO DEL SIGNORE

DOMENICA 9 GENNAIO 2011 – BATTESIMO DEL SIGNORE

MESSA DEL GIORNO LINk.

http://www.maranatha.it/Festiv2/natale/01batAPage.htm

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia 42, 1-9; 49, 1-9

Il servo mite del Signore, luce dei popoli
Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
Proclamerà il diritto con fermezza;
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.
Così dice il Signore Dio
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
da’ il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.
Io sono il Signore: questo è il mio nome;
non cederò la mia gloria ad altri,
né il mio onore agli idoli.
I primi fatti, ecco, sono avvenuti
e i nuovi io preannunzio;
prima che spuntino,
ve li faccio sentire».
Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre
ha pronunziato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora disse il Signore
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele,
poiché ero stato stimato dal Signore
e Dio era stato la mia forza
mi disse: «E’ troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti di Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Dice il Signore,
il redentore di Israele, il suo Santo,
a colui la cui vita è disprezzata, al reietto delle nazioni,
al servo dei potenti:
«I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i principi vedranno e si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
a causa del Santo di Israele che ti ha scelto».
Dice il Signore:
«Al tempo della misericordia ti ho ascoltato,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e posto
come alleanza per il popolo,
per far risorgere il paese,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: Uscite,
e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli».

Responsorio   Cfr. Mt 3, 16. 17; Lc 3, 22
R. Oggi il Signore è battezzato nel Giordano: si aprono i cieli, scende su di lui lo Spirito Santo, e la voce del Padre risuona: * Questi è il mio Figlio prediletto, in lui mi sono compiaciuto.
V. Scese su di lui lo Spirito in forma visibile, come colomba, e si udì una voce dal cielo:
R. Questi è il mio Figlio prediletto, in lui mi sono compiaciuto.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
(Disc. 39 per il Battesimo del Signore, 14-16. 20; PG 36, 350-351. 354. 358-359)

Il battesimo di Gesù
Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste.
«Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

-Mat-02,13-Escape to Egypt

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Publié dans:immagini sacre |on 7 janvier, 2011 |Pas de commentaires »
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