« I Giusti tra tutte le nazioni avranno una parte nel Mondo Avvenire » (Talmud, Sanhedrin 105a)

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Informazioni e approfondimenti sui precetti Noachidi       

« I Giusti tra tutte le nazioni avranno una parte nel Mondo Avvenire » (Talmud, Sanhedrin 105a)

Molte religioni del mondo, tra cui il Cristianesimo e l’Islam, si ritengono le uniche fonti di « salvezza dell’anima » e affermano perciò la necessità di predicare per convincere gli appartenenti ad altre fedi a convertirsi e ad accettare il solo vero culto Divino.
Nell’Ebraismo non esiste niente di simile.
Il popolo Ebraico, come spiega Elia Benamozegh, è il primogenito nella famiglia dell’umanità, l’insegnante, il sacerdote e il custode delle Parole di Dio, ma non è il detentore di un’unica via di salvezza.
Secondo l’Ebraismo, il Creatore del mondo ha dato a tutte le nazioni un codice morale da seguire: i precetti Noachidi.
Al popolo Ebraico, che ha un compito particolare e delle maggiori responsabilità, Dio ha dato invece la Torah, una Legge più complessa rivelata sul monte Sinai.
I precetti Noachidi sono sette, ma si tratta in realtà di « canoni legislativi » che possono essere suddivisi in molte specificazioni diverse, e che costituiscono la base su cui ogni nazione deve stabilire la proria legge di stato.
Allo stesso modo, la Torah rivelata ad Israele ha come principi fondamentali i Dieci Comandamenti, e tuttavia essa è composta da seicentotredici precetti (mitzvot).
Mentre gli Ebrei hanno ricevuto leggi molto specifiche che riguardano anche i riti religiosi da eseguire, agli altri popoli sono stati dati solo ordinamenti etici di base, lasciando ampia libertà nell’amministrazione dello stato e soprattutto per quanto riguarda i culti e le preghiere.
Non bisogna pensare che i precetti Noachidi costituiscano una religione che deve essere accettata da tutti; il « Noachismo » è invece un sistema morale universale che può essere seguito anche professando una fede diversa da quella Ebraica.
In Hilchot Melachim 8:11, Maimonide dichiara che i non-Ebrei che osservano le sette leggi riconoscendone l’origine Divina sono chiamati Chasidei Umot HaOlam, ovvero « i Giusti tra le nazioni del mondo », mentre coloro che le osservano soltanto per motivi razionali, avendo riconosciuto la loro validità tramite l’intelletto, sono Chochmei Umot HaOlam, cioè uomini saggi.
Vediamo ora quali sono esattamente i sette precetti e come osservarli.
La seguente lista è basata sull’ordine riportato nel Talmud (Sanhedrin 56). Di solito negli scritti Rabbinici e nella letteratura moderna i precetti vengono invece elencati secondo l’ordine fornito da Maimonide.

1: (IN EBRAICO)-  Dinim (Tribunali)

E’ l’ordine di amministrare la giustizia tramite i tribunali.
Ogni popolo ha il compito di garantire il rispetto delle leggi attraverso un sistema giudiziario equo. Maimonide spiega che le corti di giustizia devono essere istituite in ogni città.
Secondo la halakah (legge rabbinica) tutte le nazioni sono libere di stabilire il proprio sistema giudiziario, e i tribunali che rispettano soltanto alcune delle leggi Noachidi sono da considerarsi come validi solo in parte.

2:(IN EBRAICO)   -  Birchat Hashem (letteralmente « Benedizione del Nome [di Dio]« )

Questo precetto si riferisce alla proibizione di bestemmiare il Nome di Dio.
E’ vietato maledire il Creatore o parlare irriverentemente di Lui. Il precetto non riguarda soltanto il Nome Divino (il Tetragramma Sacro), ma qualsiasi nome usato dal non-Ebreo per identificare Dio.
Dalla storia di Giobbe si impara che non bisogna pronunciare bestemmie neppure quando accadono delle sciagure.

3: (INM EBRAICO)  -  Avodah Zarah (Idolatria. Letteralmente « lavoro estraneo »).

E’ il divieto di credere in una divinità al di fuori di Hashem, l’Unico Dio. E’ proibito rendere culto alle immagini, partecipare a riti pagani e scolpire statue che rappresentino divinità per qualsiasi uso. E’ inoltre vietato divinizzare qualasiasi cosa attribuendogli un’eccessiva importanza: un oggetto, il denaro, una persona, un concetto astratto.

4: (IN EBRAICO)  -  Shefichat Damim (Versare sangue).

Il divieto di spargere sangue è espresso in Genesi 9:5-6.
Si tratta della proibizione di assassinare un altro esere umano, di ferirlo, di commettere il suicidio e di non aiutare qualcuno che si trova in pericolo mortale.
Bisogna quindi riconoscere il valore della vita di ogni persona e fare di tutto per non causare sofferenze al prossimo.

5: (IN EBRAICO) -  Gilui Arayot (Immoralità sessuale. Letteralmente « mostrare le proprie nudità »).

Sono proibiti i rapporti sessuali con la propria madre, con la moglie del proprio padre, con una donna sposata, con la propria sorella, i rapporti tra due uomini e quelli tra esseri umani ed animali.
E’ proibito anche avere atteggiamenti provocanti che possano portare ad un’unione proibita tra quelle appena elencate.
Da questo precetto si ricavano valori morali fondamentali per la società come il rispetto della famiglia e del matrimonio.

6: (IN EBRAICO)  -  Gezel (Furto).

La proibizione del furto comprende l’appropriazione illecita dei beni altrui, il rapimento, lo stupro ed ogni tipo di frode.
Rabbi Aaron HaLevi di Barcellona mette questo precetto in relazione al comandamento della Torah di « Non desiderare alcuna cosa che sia del tuo prossimo »  (Esodo 20:17), e dichiara che ogni uomo dovrebbe rispettare questa proibizione, poichè desiderare le proprietà altrui può portare al furto.

7: (IN EBRAICO)  -  Ever Min HaChai (Organo di un essere vivente).

E’ il divieto di commettere crudeltà nei confronti degli animali (Genesi 9:4).
E’ proibito mangiare una parte di un animale ancora vivo o che gli è stata staccata quando era in vita. Inoltre, non è consentito bere sangue e uccidere animali a scopo ludico.
Mentre all’inizio l’umanità era vegetariana, dopo il Diluvio, con la nuova atmosfera terrestre, fu concesso di mangiare carne animale (anche se, secondo la Torah, il vegetarianesimo rimane la forma più alta di kasherut), ma ciò deve avvenire senza causare eccessiva sofferenza agli altri esseri viventi che l’uomo deve rispettare al massimo.

Publié dans : EBRAISMO - STUDI |le 28 janvier, 2011 |Pas de Commentaires »

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