Omelia per il 1 gennaio 2011: Benvenuto al nuovo, se non sei vecchio

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17028.html

Omelia (01-01-2010) 
don Marco Pedron

Benvenuto al nuovo, se non sei vecchio

Oggi la chiesa celebra Maria Madre di Dio. Perché proprio questa festa all’inizio dell’anno? Dare alla luce un figlio è qualcosa di nuovo che si instaura nella tua vita. E’ qualcosa che inizia e che continuerà per sempre. Allora noi celebriamo il simbolo di Maria madre di Dio perché questo nuovo anno porti anche in noi qualche nascita. Perché nella vita è fondamentale nascere e rinascere sempre.
Tutto nel vangelo è novità.

La novità è per i pastori: sono curiosi di vedere questa novità, questo avvenimento predetto dagli angeli (2,15). E di fronte alla novità non prendono paura ma dicono: « Dai, andiamo a vedere! ». E ci vanno « senz’indugio » (2,16) curiosi e desiderosi di vedere cos’era nato.
Molte persone, piene di paura, di fronte alle novità dicono: « No, no, sono pericolose; via, via! ». Altre, invece, piene di fiducia, dicono: « E perché no? Vediamo un po’! Scopriamola e poi vedremo… ».
Quando Copernico nella sua rivoluzione disse che è la terra che gira attorno al sole e non viceversa, molte persone non vollero crederci e scienziati come lui furono perseguitati (vedi ad es. Galileo).
Quando si presentò la novità che l’uomo deriverebbe dalla scimmia, c’è chi sorse in protesta feroce perché non era possibile; e nella Bibbia c’era scritto che l’uomo viene da Adamo.
Quando si scoprì (lo si è sempre saputo!) che Adamo ed Eva non sono mai esistiti, storicamente parlando, alcune persone credettero che tutto questo venisse dal demonio.
Quando ci fu il Duemila – ve lo ricordate – c’era ancora qualcuno che preannunciava la fine del mondo; ma erano ben di più quelli che dentro, un po’ o tanto ci credevano.
Quando da piccolo vedevo i primi uomini « di colore » prendevo paura. E’ il nuovo, la novità.
Spesso mi veniva detto: « Che novità è questa? ». « Ma ascoltala, almeno! ».
D’altronde è chiaro e in parte anche ovvio che sia così. Il vecchio già lo conosci e quindi lo controlli; se lo controlli lo puoi gestire; se lo gestisci non ti fa paura.
Per un animale che non ci siano novità nel suo territorio vuol dire vivere in pace. Ma cosa succede (novità!) ad un leone se nel suo territorio ne arriva un altro? Si spartiranno il cibo? Dovrà combattere? Il nuovo ci spaventa ma solo perché ancora non lo conosciamo.

Il nuovo ci fa sempre paura e ci mette un po’ di ansia. Se avete cambiato lavoro o città o compagnia o fidanzato, il primo incontro genera un po’ d’ansia. E’ così perché non sai come andrà e non puoi neppure prevederlo.
Il nuovo è così: ci costringe a rimetterci in gioco e la cosa non ci piace tanto! Il nuovo ci costringe a ridefinire gli equilibri preesistenti e a trovarne degli altri.
Una ragazza quando ha scoperto che Gesù non è nato a Betlemme, ma a Nazareth, ha detto: « Non è una bella novità, adesso devo cambiare le mie certezze ». Sì, è proprio così. Ma cosa succede tra marito e moglie quando arriva un figlio? Cosa succede quando tra voi tre amici se ne inserisce un quarto? Cosa succede quando il collega di lavoro, vicino di scrivania, cambia? Cosa succede quando il capo cambia? Ma perché il nuovo dovrebbe essere male? Ma chi l’ha detto? I pastori di fronte alla enorme novità « E’ nato Dio », hanno avuto fiducia. Perché temere?
Anche ciò che vedono, a rigor di vangelo, è una novità, una sorpresa. L’angelo aveva detto loro: « Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia » (2,12). Ma trovano molto di più perché: « trovano Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia » (2,17).
Il nuovo supera sempre la nostre previsioni. Se non le superasse non sarebbe nuovo. Allora: è inutile stare qui a pianificare come sarà quest’anno o la mia vita. Perché per quanto io pianifichi tutto ci sarà sempre una parte di im-previsto. Per noi la parola im-previsto è segno di « sfiga » ed è meglio « toccarsi » quando senti questa parola. Ma in realtà vuol solo dire che c’è una parte di realtà che non vedi e che non puoi vedere.
Quindi: « Tranquillo! ». Organizza la vita ma sii consapevole che una parte di essa sarà un regalo e una sorpresa anche per te. Perché la Vita supera la mente e tutte le sue costruzioni mentali.
Io guardo ai pastori e di fronte alle novità della vita dico: « Beh, andiamo a vedere! ». Non voglio aver paura solo perché non conosco una cosa, un progetto, un’idea. Non voglio dire che fa schifo o che non mi va se neppure so di cosa si tratta. Più una persona ha paura, più è insicura e più avrà bisogno di proteggersi da ogni diversità e novità.
Gioventù non è avere pochi anni ma saper rinnovarsi, farsi sempre nuovi. Alcuni giovani sono già vecchi, così fermi e rigidi nelle loro posizioni. Vecchiaia non è avere tanti anni, ma fermarsi, sedersi e rifiutare tutto ciò che di nuovo, nasce. Alcuni anziani sono giovanissimi perché si lasciano sollecitare da ciò che la Vita propone loro.

La novità è per Maria: quel figlio non è « normale », come tutti gli altri. E’ diverso: pastori, angeli, canti: cos’è tutto questo? Di certo non succede a tutti e tutti i giorni! E, infatti, deve meditare, capire bene, fare silenzio. Il vangelo dice che Maria « serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (2,19).
Maria avrebbe potuto dire: « Ma proprio a me? Ma perché non posso avere una gravidanza, un parto e una vita come quelle di tutti gli altri? Ma perché io devo essere diversa? ». Durante la sua vita si sarà detta un sacco di volte: « Ma perché devo avere un figlio così, che tutti odiano e rifiutano! ». E durante la passione si sarà detta: « Ma perché devo soffrire così tanto? Ma perché tutto questo a me? ».

Il vangelo ci invita ad essere come Maria: a non trarre conclusioni affrettate o dettate dall’impulsività. Il nuovo a volte è strano o non è normale, cioè, secondo le nostre logiche. Segue delle logiche che a noi sfuggono, ma perché non le comprendiamo non vuol dire che non siano logiche o che non abbiano un senso profondo per noi.
Per cui quando ci succede qualcosa di nuovo, di inaspettato, di non previsto, che non riusciamo a capire, facciamo come l’albero quando piove: rimaniamo lì. Forse l’albero quando piove o tempesta o tira vento non è molto contento; forse si dice: « Sarebbe meglio una bella giornata di sole ». Ma quella pioggia e quel freddo sono importanti, invece, per crescere e per diventare fecondo.
Quando un bambino nasce forse si dice: « Ma no, perché? Si stava così bene qui dentro! ». E, invece, quella novità, che non capisce subito, ha un senso profondo e vitale.
Allora: quando mi succede qualcosa che non capisco, lo lascio non capito. E’ inutile arrovellarsi, scervellarsi e cercare « cosa vuol dire », « perché a me », « cosa devo imparare » e « cosa ho sbagliato ».
Fai come Maria: ti è successa questa cosa e la tieni nel tuo cuore anche se non la capisci. Alle tre di notte tutto è buio: è necessario che sia così. Voler la luce è voler qualcosa che non ci può essere dato. Aspetta e fra qualche ora verrà. Quando è buio è tempo di vivere il buio; la luce verrà, ma il buio ha tanto senso quanto la luce. A suo modo e a suo tempo ne capirai il senso e il significato. Noi, invece, vorremmo trovare subito una risposta al perché ci succedono certe cose. E’, in fin dei conti, il nostro tentativo di controllarlo.
Fai come Maria: le vivi, le serbi nel tuo cuore, rimani aperto con i tuoi occhi e vedrai che un giorno, quando magari non te l’aspetti, tutto si rivelerà nella sua chiarezza. Per tutta la vita Maria capì ben poco di Gesù; ma dopo la resurrezione (At 1,12) tutto le fu chiaro.
Il pittore James Whitler voleva seguire la carriera militare ma fu cacciato da West Point. Era così depresso per il suo fallimento che abbracciò la pittura come terapia.
Il cantante Julio Iglesias voleva essere un giocatore di calcio. Ma venne ferito e per un certo periodo fu paralizzato. Un’infermiera gli portò una chitarra per aiutarlo a passare il tempo.
Un amico maledisse il giorno in cui la sua ditta lo spostò da Belluno a Padova. Perse tutti i suoi amici e dovette cambiare vita (e non fu affatto semplice!). Ma qui trovò sua moglie, altri amici e altre e migliori opportunità. Adesso dice: « Quella maledizione sii rivelò una benedizione ».
Sovente quello che è un problema, una sfortuna, se la accettiamo si rivelerà un’opportunità. Le più grandi opportunità si affacceranno nella nostra vita, quasi sempre, sotto forma di problemi. I problemi hanno la capacità di sfidarci, di tirar fuori da noi capacità che non conoscevamo, di scuoterci dalla routine di tutti i giorni per far emergere le risorse che abbiamo dentro. Sono queste « novità » di cui noi faremo volentieri a meno che ci trasformeranno.

Fede, fiducia, è poter pensare, credere e sentire che tutto ciò che ci succede non è contro di noi ma per noi. Se Dio c’è, se Dio ci accompagna, se Dio ci protegge, allora il nuovo sarà il Suo modo di condurci.
Invece di brontolare e di arrabbiarmi sempre per ogni cambiamento, per ogni novità, forse è il caso che impari ad accettarle e a scorgere i segni della Sua mano dietro a tutti i fatti.
Dio non ha altre strade se non che il nuovo, il non-previsto (e quindi l’in-aspettato e il non-normale dal nostro punto di vista) per guidarmi.
« Ma che ci sto a fare qua! », ci diremmo spesso nella vita; oppure: « Ma che senso ha? », e davvero non capiremo. Fidati, abbi pazienza e sappi che Dio lavora per te, che sta tentando di plasmarti e di farti crescere proprio attraverso le « novità » e gli imprevisti: accoglili e stai tranquillo!
Pensate a Giuseppe: dà il nome a suo figlio (era il padre che stabiliva il nome al figlio), ma non quello che lui vuole, bensì quello che l’angelo aveva stabilito prima che fosse concepito nel grembo della madre (2,21). Sembra un bambino come tanti altri, sembra che sia il figlio di Giuseppe, ma invece non è così.
Per me questo è fondamentale: ogni « novità » viene da Dio. Lì Dio mi sta parlando e sta dicendo a me qualcosa. Anche se non mi piace, se non la vorrei, se non sono d’accordo, tutto ciò che accade viene dall’Alto.
Ogni « volto » umano (sfortuna, sfiga, disdetta, disgrazia, imprevisto, casino, confusione, novità, ecc.) nasconde sempre un « volto e un nome divino ». E ogni volta che « nasce » qualcosa mi devo sempre dire: « Qui da qualche parte c’è Lui ».

Pensiero della Settimana

Gli occhi dell’amore fanno di una persona il tuo amore. 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 31 décembre, 2010 |Pas de Commentaires »

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