INIZIO DELL’AVVENTO (DIVO BARSOTTI)

dal sito:

http://www.figlididio.it/meditazioni/inizioavvento.html

INIZIO DELL’AVVENTO

DIVO BARSOTTI

Brescia 1-12-1984 – Ritiro

Sono molto contento di poter iniziare l’Avvento con voi, con i Vespri di questa sera; infatti, ci introduciamo in questo tempo così sacro dell’anno che inizia la liturgia. Bisogna dunque prepararci ad un rafforzamento spirituale, a rinnovare i nostri propositi e ad impegnarci con maggiore fedeltà e amore a rispondere a Dio. Ma che cosa è in realtà l’Avvento?
Abbiamo poc’anzi recitato le Lodi di Dio Altissimo, nelle quali san Francesco esalta il Signore negli attributi che gli sono propri (Sapienza, Amore…). Ma c’è un nome nell’Apocalisse che Dio si dà e che risponde più precisamente a quello che è l’Avvento: Dio è « Colui che è, che era e che viene ». È importante insistere sull’aspetto del Dio « che viene » in quanto Egli si è comunicato all’uomo e continua a comunicarsi a noi. Noi aspettiamo la venuta del Signore, e forse crediamo che questa avvenga nell’atto della nostra morte, oppure alla fine del mondo; invece dobbiamo sapere che Dio non ha tempi successivi: Egli viene sempre, oggi, domani e per sempre nell’eternità. Per questo motivo la nostra anima deve vivere la continua sorpresa dell’incontro col Signore. La novità della venuta la sperimenta l’uomo, non Dio. Dal momento che Dio è infinito è l’anima che, nella misura in cui percepisce la Presenza, si incontra continuamente con un Dio che rimane sempre nuovo per lei.
Anche se l’anima non può accogliere pienamente l’infinità di Dio, rimane vero che la vita spirituale è una continua giovinezza, e non può che essere così dal momento che l’incontro con Dio reca nell’anima sensibile un continuo fremito di stupore.
La prima cosa che s’impone per noi dunque è una viva attenzione al Signore. Egli viene sempre, ma spesso l’incontro non avviene perché noi viviamo una vita superficiale sul piano spirituale, una certa dissipazione: le cose di quaggiù ci attraggono così tanto da rendere indisponibile l’anima a questo meraviglioso incontro. Solo raramente ci troviamo in condizioni spirituali tali da percepire questo « venire » di Dio. Di qui cosa ne viene? Non certo che cambi il Signore, Lui che sempre si fa presente, ma che cambi la nostra anima, in modo da vivere sempre un’attesa, una speranza. Ecco perché il tempo dell’Avvento è il tempo della speranza. Soltanto quest’ultima apre le porte del nostro cuore ad accogliere Dio. Dobbiamo sapere che Egli si dà nella misura che noi si spera, e che senza la speranza non vi è alcuna possibilità di accoglierlo.
Dio è trascendenza infinita e non può avere alcun rapporto con l’uomo, fintanto che l’uomo rimane uomo. Ma ci dona degli « organi » mediante i quali la creatura può entrare in comunione con Lui. Gli organi con i quali noi instauriamo contatti e conosciamo le cose quaggiù sulla terra sono gli occhi, mentre l’organo attraverso il quale stabiliamo un contatto con Dio è la fede, che Egli ci dona appunto per « vedere » la sua Luce. Oltre a ciò vi sono altri organi, poiché la conoscenza sola non basta: vi è la ‘carità, che è l’organo mediante il quale la nostra anima, la nostra volontà si apre ad accogliere l’Amore divino e vive di Dio; vi è la speranza, la virtù che fa presente Dio nell’uomo. Noi uomini, in quanto uomini, non abbiamo la capacità di avere sempre presente quello che conosciamo; infatti, chi di noi ha continuamente presente tutto ciò che abbiamo imparato sui banchi di scuola? Allo stesso modo non possiamo avere un amore in atto nei confronti di tutte le persone che amiamo, appunto perché non è sempre in atto né l’amore, né l’intelligenza, né la volontà, né la conoscenza. Una cosa però abbiamo sempre presente: di esistere, abbiamo la coscienza continua del nostro essere. A questo organo naturale che possiamo chiamare « auto-coscienza » corrisponde, sul piano soprannaturale, la speranza.
Sul piano umano la speranza è attesa di qualche cosa che deve venire ma non si può disporre del futuro né tanto meno possiamo ringiovanire. E la presenza di Dio nell’uomo ci rende capaci della vita eterna. La speranza ebraica attendeva il Messia che doveva venire, la speranza cristiana già fa presente il regno di Dio in noi, già implica la presenza di Dio nel cuore dell’uomo, già implica la vita eterna che noi possediamo. « Chi mangia lamia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò, ma ha la vita eterna ». Anche la I Lettera di san Giovanni dice lo stesso. La speranza è la capanna dello Spirito. Noi non abbiamo ancora una percezione veritiera di questa presenza di Dio, tuttavia l’inizio c’è già. Per questo si dice che la vita cristiana è già l’inizio di questa vita eterna. Mediante la speranza noi siamo già in paradiso.
Quando ci libereremo di questo corpo che ci lega a una realtà che non è la realtà divina allora è come i candelotti che Gedeone aveva messo nei cocci a tutti i suoi soldati. Così noi portiamo dentro di noi la luce di Dio. Poi: si rompono i cocci e la luce risplende. Cosi sarà la nostra morte. È il rompersi di questo coccio che nasconde ancora questa luce che è in noi e questa luce noi la vedremo. Oggi, l’esperienza sensibile e psicologica, nascondono questa vita profonda che è la vita dello spirito; quando noi saremo liberati da questi veli irraggerà come improvvisamente questa luce che già portiamo nel cuore. Vivere nella speranza vuol dire sperimentare e vivere Dio che viene. Ecco l’Avvento. L’Avvento è una stagione tra le più belle dell’anno. Nella parabola delle dieci vergini quando lo Sposo arriva Gesù dice: « Ecco lo Sposo viene, andategli incontro ». L’anima tutta si protende verso questo Dio che viene che si dona. Vivere l’Avvento è questo. Noi viviamo la vita cristiana sempre come esercizio di virtù morali o come impegno nella parrocchia, e non si vive il mistero di questo Dio che si dona all’anima, che si comunica che viene a noi. Quando Lui viene tutto rifiorisce nell’anima, se l’anima lo accoglie, ringiovanisce lo spirito anche nei giovani che spesso hanno perduto la freschezza della vita. L’Avvento in modo speciale ci chiama a realizzare questo mistero di Dio che viene, che entra in noi; ci rinnova onde possiamo contemplarlo con occhi nuovi, e ci dona un amore più ardente per poter vivere questo possesso di Dio che Egli ci fa di Se stesso. Allora vi chiedo che in questo Avvento viviate questa esperienza di un incontro con Lui. Bisogna allora che i nostri occhi rimangano aperti nel buio, che non è totale e si ha la percezione molto vaga di questo venire di Dio nella nostra anima. Ma questa percezione non potremo averla se non vivremo nel silenzio e nel raccoglimento. Questo venire di Dio è così breve, così povero di luce, perché l’alba è appena appena e non te ne accorgi. Bisogna vigilare dice Gesù. Può accadere di dormire per le cose di Dio; anche le Vergini della parabola dormivano tutte e per questo la nostra vita cristiana è così povera, così misera. Allora anche se Dio viene non ce ne accorgiamo. Una delle cose più gravi della vita spirituale è precisamente questa: di dormire. L’anima deve mantenersi desta, attenta, in silenzio.
Allora la nostra vita spirituale rifiorirà perché nella vita religiosa occorrono pause di silenzio, pensiamo ai Carmelitani ai Trappisti.
C’è in noi purtroppo una malsana curiosità che ci porta fuori dal raccoglimento, ci distrae in cianfrusaglie inutili e questo significa che non sappiamo come riempire il nostro vuoto.
Ma è invece in questo vuoto che dobbiamo rimanere sempre, in un’attesa ardente e nella misura che vivremo in questo vuoto e questo silenzio Dio non si farà attendere.
Perché nel momento stesso che speri, dice san Giovanni dalla Croce, ottieni. Dio aspetta solo le condizioni dell’anima per poterlo ricevere.
Perciò se l’anima vive in questa attesa, immediatamente Egli viene. Per questo è molto bello nell’incontro della settimana fare prima un tempo di silenzio, perché così Dio parla all’anima l’anima percepisce questa presenza divina la illumina e la infiamma d’amore.
Egli è colui che viene.
Noi crediamo che la vita cristiana sia come qualche cosa che possediamo, meriti, virtù, ecc. È tutto sbagliato. La vita cristiana è la presenza di Dio nel cuore dell’uomo. E se Dio si fa presente nel tuo spirito vuoi tu non amarlo?
Allora la carità cristiana diviene il fondamento delle virtù teologali.

Vespro

Vogliamo vivere davvero l’Avvento?
Noi pensiamo che anche questi messaggi di Medjugorje siano preludio di qualche cosa che dovrà avvenire e quello che già stupisce è che la Madonna abbia ripetuto e insistito: « Ma voi non dovete aver paura, non abbiate paura ».
C’è come una promessa di essere preservati qualunque cosa avvenga. La protezione di Lei ci sosterrà ci custodirà; questo potrebbe anche succedere se noi dovessimo morire perché anche nella morte avremmo la custodia da parte della Vergine. Non abbiate paura. Sono le parole della prima antifona. L’annunzio è sempre la buona novella, quella del Cristo che viene a meno che l’anima non si chiuda e non rifiuti l’Amore. Gesù viene per dare la vita, perché vuole comunicare la salvezza. L’annuncio che dobbiamo fare dunque alle nazioni, ai popoli, è un annuncio di pace e di salvezza.
Anche il messaggio di Fatima ci parla di questo rinnovamento. Parla di castighi, ma poi il suo Cuore Immacolato trionferà, la Russia si convertirà, addirittura a Medjugorje si dice che la Russia diventerà la perla della Chiesa cattolica. Non soltanto si tratta di una conversione, ma di un rovesciamento totale. Le parole della Madonna, anche se non escludono un castigo, penso che debbano attribuirsi a una grande speranza. Comunque se la Madonna da la Salette, da Fatima, fino ad oggi continua a parlarci di un castigo e poi ad annunciarci una salvezza vuol dire che questa salvezza è imminente. Una salvezza che esigerà certamente una trasformazione dei popoli e delle nazioni.
Sembra quasi umanamente improbabile tutto questo perché l’uomo si allontana sempre più da Dio però Lei lo ha affermato. C’è da notare che il castigo sembra sempre condizionato alla preghiera e alla penitenza. I castighi dipendono dal fatto che l’uomo vuole o non vuole Dio perché se non vuole Dio, rimane nella sua pena. La visione di una guerra atomica è terrificante, ma non sappiamo nulla perché l’evento è chiuso nel segreto, ma la Madonna a Fatima accenna a un rinnovamento del mondo intero, della Chiesa e delle anime nei confronti di Dio. A Medjugorie si dice che la Russia diventerà la nazione pilota della Chiesa cattolica. Come avverrà tutto questo? È difficile per noi immaginarlo. Le cose sembrano andare in senso inverso, perché anche se c’è un’aspirazione molto vaga in senso religioso nei giovani però un’adesione alla Chiesa come tale non c’è. Sentono piuttosto l’appello alle religioni asiatiche dove si raggiunge una certa pace interiore attraverso dei metodi tecnici secondo una metafisica in cui non c’è differenza fra la creatura e il Creatore perché non esiste creazione. Queste filosofie escludano la trascendenza, hanno portato sempre più ad accantonare Dio, a far sì che l’uomo sia lui il salvatore di se stesso. Dobbiamo dunque aspettare il Signore, sperare, attendere qualche cosa anche sul piano delle nazioni, sul piano della storia.
Se diamo un’occhiata alla storia possiamo dire di aver visto in essa l’intervento divino. Pensiamo cosa ha vissuto l’Europa e il mondo tra il 1940 e il 1945. Sembrava che la Germania volesse invadere il mondo, anche la Francia con la sua cultura era la nazione pilota, poi tutto finì. Qualcosa del genere potrebbe avvenire nei riguardi del comunismo della Russia o del mondo occidentale invaso dall’edonismo, da un egoismo feroce, dalla droga. Anche il terzo mondo va sempre più impoverendosi perché i ricchi tolgono ai poveri il necessario per vivere. Comunque la cosa importante è questa: Egli viene. La storia rimane per noi cristiani sacramento di Dio. La sacramentalità della religione cosmica sono le cose della creazione del mondo: gli alberi, le foreste, l’aria, il mare… Ma la rivelazione profetica è la storia, la legge, la civiltà. Anche noi cristiani dobbiamo credere che c’è stato un intervento divino durante la guerra che ha impedito che le cose andassero al peggio. Ci sarà anche domani questo intervento, ce lo dicono le antifone lette questa sera: rinnovamento continuo del nostro spirito nella percezione della esperienza di Dio. Ma la venuta del Cristo è anche sul piano della storia per le nazioni della terra che dovranno conoscerlo nei doni che Egli porta con sé: pace, giustizia, serenità, sicurezza.
Anche noi non crediamo perché siamo sempre più sgomenti per tutto quel lo che può venire di male e non pensiamo che la storia non sfugge alle mani di Dio. Nonostante tutto risponde a un suo disegno. Perciò dobbiamo essere tranquilli.
Dio non ci fa mancare nulla anche nei beni terrestri; ce li toglie nella misura che sono superflui.
I mezzi per vivere (vestire, mangiare ecc.) servono anche alla vita spirituale perché se non abbiamo queste cose la nostra anima si turba. Se c’è un attaccamento disordinato a questi beni allora Dio ce li può togliere perché e indispensabile avere una certa libertà interiore.
Il mezzo che necessita ai nostri giorni è molto più grande di quello che fosse ieri per san Francesco. Basta pensare al modo in cui il Santo dormiva nella nuda roccia e per cuscino aveva una pietra. Il discorso vale per il riscaldamento, un focolare di legna, diverso da quello di oggi. Dio sa benissimo che siamo creature che hanno bisogno, perciò non dobbiamo spaventarci. Egli non ci farà mancare quello che ci è necessario. Anche nei lager, nelle prigioni comuniste, al tempo del nazismo Dio non ha mai fatto mancare il soccorso; ce lo dona nella misura che noi ne abbiamo la necessità. Viviamo dunque giorno per giorno come dice il Vangelo, fidandoci di Lui che è Padre. Dio lascia grande spazio agli uomini, cioè non si può dire che i miracoli non li fa, agisce attraverso le cause seconde. Nel caso della fame nel mondo oppure dei lager fascisti o del Gulach, evidentemente è mancata una risposta degli uomini a una sollecitazione di Dio perché Dio non agisce direttamente. All’agire direttamente di Dio vorrebbe dire prendere il posto delle cause seconde, allora si cadrebbe nell’eresia dell’occasionismo quasi che Dio dovesse intervenire sempre. Allora aspettiamo. Dio agisce attraverso di noi.
Per la fame nel mondo la colpa è degli uomini e delle nazioni che hanno soltanto agito nello sfruttare questi popoli. La siccità dell’Etiopia: la Russia non ha fatto altro che mandare armi e così hanno alimentato la guerriglia e la terra non si coltiva più perché è solo teatro di guerra.
Questo è l’agire dell’uomo.

U.S.F.P.V.

Publié dans : LITURGIA, MEDITAZIONI |le 26 novembre, 2010 |Pas de Commentaires »

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