Omelia per domenica 7 novembre 2010, 2 Tessalonicesi 2,16-3,5: La potenza della preghiera

dal sito:

http://www.nicodemo.net/NN/ms_pop_vedi2.asp?ID_festa=254

2 Tessalonicesi 2,16-3,5

La potenza della preghiera

La Seconda lettera ai Tessalonicesisi apre con un prescritto (2Ts 1,1-2), a cui fa seguito il ringraziamento tipico delle lettere paoline (2Ts 1,3-12). Al termine di esso si situa il brano centrale riguardante la venuta del Signore (2,1-12). Vengono poi alcune esortazioni (2,13 – 3,15) e il postscritto (3,16-18). Nella parte esortativa, dopo aver ringraziato Dio per averli scelti come primizia per la salvezza, l’autore, che si presenta come l’apostolo Paolo, invita i tessalonicesi a mantenere le tradizioni che hanno ricevuto da lui oralmente e mediante la lettera che ha inviato loro (2,13-15). Egli introduce poi una supplica al Signore Gesù e a Dio Padre in favore dei destinatari (2,16-17) e infine chiede a loro di pregare per lui (3,1-5). Nel testo liturgico sono riportate le ultime due di queste esortazioni.
Nella preghiera di intercessione l’autore si rivolge a Dio con queste parole: «E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene» (2,16-17). L’autore prega perché sia il Signore Gesù che Dio Padre intervengano  per mantenere sempre vivo nei destinatari quell’impegno responsabile che nel versetto precedente aveva raccomandato loro. Egli si sofferma sul fatto che Dio ci ha amato e ci ha dato con la sua grazia una «consolazione (paraklêsis) eterna» e una «buona speranza» (elpis). La preghiera non è illusoria perché poggia sulla magnifica storia di amore di cui i destinatari sono stati beneficiari. Perciò l’autore chiede al Padre e al Signore Gesù che confortino (parakalesai) e confermino i loro cuori in ogni opera e parola buona.
Dopo aver assicurato la sua preghiera per i destinatari, il mittente domanda loro di pregare per lui: «Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti» (3,1-2; cfr. anche 1Ts 5,25). Come oggetto della preghiera che richiede loro, il mittente indica la diffusione della parola del Signore e la liberazione dagli attacchi di uomini perversi. Ciò è naturale per chi è  impegnato nell’evangelizzazione e deve fare i conti ogni giorno con persone che non sono disposte ad abbracciare la fede. Il mittente e i destinatari pregano vicendevolmente. È questa una forma non trascurabile di solidarietà e fraternità cristiana. L’autore conclude la sua esortazione sulla preghiera con queste parole: «Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno» (3,3). Si puà pregare Dio e abbandonarsi nelle sue mani perché egli è fedele e opera coerentemente a favore dei credenti sostenendo la loro fede e proteggendoli dall’influsso malefico di Satana.
A partire da questa fiducia, l’autore può rivolgersi con serenità ai destinatari: «Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo» (3,4). Il brano ripete motivi già presenti nella prima lettera. In particolare si veda 1Ts 5,24 per il tema della fedeltà e 1Ts 3,13 per quello della saldezza invocata da Dio. Con la differenza che qui si insiste sulla continuità nell’obbedienza a ciò che Paolo ha comandato (da parangellô, annunziare). Appare ancora una volta la preoccupazione di far valere l’insegnamento del grande apostolo come tradizione autorevole.
Il brano termina con un voto benedicente: «Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo» (3,5).  Il sentiero sul quale devono incamminarsi i destinatari è quello segnato dall’amore di Dio e dalla pazienza (hypomonê) di Cristo, cioè dall’attesa costante della sua venuta finale. Il brevissimo testo caratterizza l’esistenza cristiana in rapporto all’amore che il Padre ha per noi e al futuro di salvezza promesso in Cristo.

Linee interpretative

La preghiera è l’atteggiamento fondamentale del credente. Essa non consiste in una pressione esercitata su Dio perché faccia quello che noi vogliamo, ma piuttosto in un mettersi in sintonia con le modalità del suo agire nel mondo. Se Dio non avesse per primo manifestato il suo amore, non sarebbe possibile pregarlo. La preghiera porta conforto e consolazione perché si basa sul riconoscimento della fedeltà di Dio, il quale non permette che il credente sia privato di tutto ciò che gli è necessario per combattere contro la potenza del male.
La preghiera ha anche una grande efficacia sul piano dell’evangelizzazione. Immedesimandosi con Paolo l’autore chiede ai destinatari di pregare perché per mezzo suo la parola del Signore possa diffondersi sempre più, superando tutte le resistenze che si oppongono alla sua opera. È chiaro che non si tratta di chiedere a Dio qualcosa che già non stia facendo, ma piuttosto di coinvolgere anche i destinatari in un progetto che può essere attuato efficacemente solo in chiave comunitaria, con la partecipazione di tutti. Solo chi prega per il successo dell’evangelizzazione si sentirà poi coinvolto personalmente nell’annunzio, e non farà mancare ai fratelli il supporto della sua collaborazione 

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