Archive pour septembre, 2010

DOMENICA 26 SETTEMBRE 2010 – XXVI SETTIMANA DEL T.O.

DOMENICA 26 SETTEMBRE 2010 - XXVI SETTIMANA DEL T.O. dans Lettera a Timoteo - prima 195b

la parabola di Lazzaro e il ricco Epulone : un abisso chiamato indifferenza

http://www.stormfront.org/forum/t1

DOMENICA 26 SETTEMBRE 2010 – XXVI SETTIMANA DEL T.O.

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinC/C26page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  1 Tm 6, 11-16
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

http://www.bible-service.net/site/003.html

1 Timothée 6,11-16
L’auteur des lettres pastorales est lucide sur le danger des richesses mais il encourage les riches à faire un bon usage de leurs biens. Ce qui est en cause c’est bien la vie éternelle, comme dans l’Évangile.
Il s’agit aussi de se battre pour la foi, c’est-à-dire de marcher sur les pas de Jésus, le témoin fidèle. À partir du verset 13, dans une adjuration solennelle, les affirmations de la profession de foi sont posées : Dieu est celui qui donne vie à toutes choses. Le Christ a rendu son témoignage devant Ponce Pilate (Jean 18, 37). Il reviendra au temps fixé, pour sa manifestation dans la gloire.
Le tout se termine par une doxologie typiquement liturgique : c’est une acclamation qui attribue à Dieu honneur et puissance. Dans une affirmation de foi monothéiste, Dieu est présenté comme l’unique Souverain qui habite la lumière inaccessible et que personne ne peut voir. Mais heureusement, le Christ est le révélateur du Père.

1Timoteo 6,11-16
L’autore delle lettere pastorali è lucido sul pericolo delle ricchezze ma incoraggia il ricco a fare un buono uso dei sui beni. Ciò che è in causa è la vita eterna, come nel vangelo.
Si tratta anche di battersi per la fede, ossia di camminare sui passi di Gesù, il testimone fedele. A partire dal versetto 13, in una supplica solenne, le affermazioni della professione di fede sono poste:  Dio è quello che dà vita ad ogni cosa. Il Cristo ha reso la sua testimonianza davanti a Ponzio Pilate (Jean 18,37). Ritornerà al tempo fissato, per la sua manifestazione nella gloria.
Il tutto si concludecon una dossologia tipicamente liturgica:  è un’acclamazione che attribuisce a Dio onore e potere. In un’affermazione di fede monoteista, Dio è presentato come l’unico Sovrano che abita la luce inaccessibile e che nessuno può vedere. Ma fortunatamente, il Cristo è colui che rivela il Padre (il « rivelatore » letteralmente)

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 1, 1-11
 
Saluto e rendimento di grazie
Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. E’ giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Responsorio    Cfr. Fil 1, 9. 10. 6
R. La vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in discernimento, * perché possiate distinguere il meglio ed essere integri e irreprensibili.
V. Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù,
R. perché possiate distinguere il meglio ed essere integri e irreprensibili.

Seconda Lettura
Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire
(Capp. 1, 1 – 2, 3; Funk 1, 267-269)

Foste salvati gratuitamente
Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi.
Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa( cfr. 1 Pt 1, 8), alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9).
«Perciò dopo aver preparato la vostra mente all’azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli.
Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo male per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell’insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1); Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).

Responsorio    Cfr. 2 Tm 1, 9; Sal 113 B, 1
R. Dio ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo disegno di grazia; * grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’inizio dei tempi.
V. Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia;
R. grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’inizio dei tempi.

buona notte

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Publié dans:immagini...buona notte...e |on 24 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per il 25 settembre 2010 – prima lettura dal libro del Qoelet

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/8087.html

Omelia (25-09-2004) 
(prima lettura dal libro del Qoelet)

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Sta lieto, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà a giudizio.

Come vivere questa Parola?
La giovinezza è l’età emblematica del tempo felice, dei sollazzi, delle feste e di una gioia a volte traboccante. Non è però detto che, anche da giovani, il cuore sia sempre in un mare di felicità. Qoelet, in ogni modo, parlando a un giovane e anche a quanti di noi non lo siamo più, fa intravedere il precipitare dei giorni verso la vecchiaia e la morte a cui, certo, segue un rendiconto finale a Dio: l’infinitamente misericordioso ma anche giudice giusto. E come potrebbe essere altrimenti? Però l’autore sacro dice anzitutto: « Sta lieto! ». Ed è su questo invito alla gioia che ci soffermiamo. Alla gioia vera e non alla malinconia. Sì, quest’ultima non può che affacciarsi al nostro orizzonte esistenziale se, mentre stiamo dentro situazioni liete, pensiamo che si tramuteranno in dolore.. È peggio che avere incorporato un tarlo roditore questo modo di vivere! Invece è importante educarsi alla gioia sapendola scorgere nell’ordito delle nostre giornate. Dalle semplici gioie di un giorno di sole, dello spuntare di un fiore al nostro balcone, del sorriso di un bimbo in braccio alla madre, alla gioia dell’amicizia, della fraternità, alla gioia austera del proprio compito ben eseguito, dello stesso combattimento spirituale sui propri difetti portato avanti lietamente e con coraggio: col Signore e per la sua gloria.
« Sta lieto ». Il testo sacro è soprattutto un invito ad appropriarsi e a vivere le radici della gioia che affondano nella certezza che siamo infinitamente e personalmente amati da Dio. Da sempre e per sempre. Sì, le gioie anche buone di quaggiù passeranno ma la gioia dell’AMORE che Dio ha per me per te per ciascuno, è un bene che non passerà mai. È dentro questa certezza che, perfino nei momenti di dolore, la mia gioia potrà offuscarsi, senza però tramontare del tutto mai.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, « respiro » la gioia di sapere che Dio mi ama, mi abita e perfino si serve di me per la sua volontà di salvezza. E prego:

Signore che hai detto nel salmo « gioisca il cuore di cerca Dio », dammi di cercare te con tutta la sincerità del mio essere e concedimi, dunque, la gioia di chi si fida.

La voce di un Padre della Chiesa
Chi teme Dio come si deve e in lui confida, ha raggiunto la radice della felicità, si è impossessato della fonte di ogni letizia. E come una piccola scintilla caduta nel mare immenso facilmente si spegne, così qualsiasi evento, che cade addosso a chi teme Dio, che è come un mare di felicità incessante, si spegne e si perde. Il meraviglioso, dunque, è proprio questo: che alla presenza delle sofferenze egli resta lieto.
Giovanni Crisostomo 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 24 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia 25 settembre 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16186.html

Omelia (26-09-2009) 
a cura dei Carmelitani

1) Preghiera

O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
meritiamo di entrare nella vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 9,43b-45
In quel tempo, mentre tutti erano pieni di meraviglia per tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato in mano degli uomini”.
Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa, che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi ci presenta il secondo annuncio della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. I discepoli non capiscono la parola sulla croce, perché non sono capaci di capire né di accettare un Messia che diventa servo dei fratelli. Loro continuano a sognare un messia glorioso.
• Luca 9,43b-44: Il contrasto. Tutti erano pieni di meraviglia per tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato in mano degli uomini”. Il contrasto è molto grande. Da un lato, l’ammirazione della gente per tutto ciò che Gesù diceva e faceva. Gesù sembra corrispondere a tutto ciò che la gente sogna, crede e spera. D’altro canto, l’affermazione di Gesù che sarà messo a morte e consegnato nelle mani degli uomini. Ossia, l’opinione delle autorità su Gesù è totalmente contraria all’opinione della gente.
• Luca 9,45: L’annuncio della Croce. “Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa, che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento”. I discepoli lo ascoltavano, pero non capivano la parola sulla croce. Ma pur così, non chiedono chiarimenti. Hanno paura di lasciare apparire la loro ignoranza!
• Il titolo Figlio dell’Uomo. Questo nome appare con grande frequenza nei vangeli: 12 volte in Giovanni, 13 volte in Marco, 28 volte in Luca, 30 volte in Matteo. In tutto 83 volte nei quattro vangeli. E’ il nome che più piaceva a Gesù. Questo titolo viene dall’AT. Nel libro di Ezechiele, indica la condizione ben umana del profeta (Ez 3,1.4.10.17; 4,1 etc.). Nel libro di Daniele, lo stesso titolo appare nella visione apocalittica (Dn 7,1-28), in cui Daniele descrive gli imperi dei Babilonesi, dei Medi, dei Persiani e dei Greci. Nella visione del profeta, questi quattro imperi hanno l’apparenza di “animali mostruosi” (cf. Dn 7,3-8). Sono imperi animaleschi, brutali, disumani, che perseguono ed uccidono (Dn 7,21.25). Nella visione del profeta, dopo i regni anti-umani, appare il Regno di Dio che ha l’apparenza, non di un animale, bensì di una figura umana, Figlio dell’uomo. Ossia un regno con apparenza di gente, regno umano, che promuove la vita e umanizza (Dn 7,13-14). Nella profezia di Daniele la figura del Figlio dell’Uomo rappresenta, non un individuo, bensì, come lui stesso lo dice, il “popolo dei Santi dell’Altissimo” (Dn 7,27; cf Dn 7,18). E’ il popolo di Dio che non si lascia ingannare o manipolare dall’ideologia dominante degli imperi animaleschi. La missione del Figlio dell’Uomo, cioè del popolo di Dio, consiste nel realizzare il Regno di Dio come un regno umano. Regno che promuove la vita, che umanizza le persone.
Presentandosi ai discepoli come Figlio dell’Uomo, Gesù fa sua questa missione che è la missione di tutto il Popolo di Dio. E’ come se dicesse a loro ed a tutti noi: Venite con me! Questa missione non è solo mia, ma è di tutti noi! Andiamo insieme a svolgere la missione che Dio ci ha fatto, ed andiamo insieme a realizzare il Regno umano che lui sognò, regno che ci rende umani!” E fu ciò che fece tutta la sua vita, soprattutto negli ultimi tre anni. Il papa Leone Magno diceva: “Gesù fu così umano, ma così umano, come solo Dio può essere umano”. Quanto più umano, tanto più divino. Quanto più “figlio dell’uomo” tanto più “figlio di Dio!” Tutto ciò che sfigura le persone, che toglie loro questo senso di umanità allontana da Dio. Ciò è stato condannato da Gesù, che ha posto il bene della persona umana al di sopra di tutte le leggi, al di sopra del sabato (Mc 2,27). Nel momento della sua condanna a morte da parte del tribunale religioso del sinedrio, Gesù assunse questo titolo. Quando gli fu chiesto se era il “figlio di Dio” (Mc 14,61), risponde che è il “figlio dell’Uomo »: “Io sono. E voi vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra dell’Onnipotente” (Mc 14,62). Per questa affermazione fu dichiarato reo di morte dalla autorità. Lui stesso lo sapeva perché aveva detto: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).

4) Per un confronto personale

• Come unisci nella tua vita la sofferenza e la fede in Dio?
• Al tempo di Gesù si viveva un contrasto: la gente pensava e sperava in un modo, le autorità religiose pensavano e speravano in un altro modo. Oggi c’è lo stesso contrasto.

5) Preghiera finale

La tua parola, Signore,
è stabile come il cielo.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,
per custodire la tua parola. (Sal 118) 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 24 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia 24 settembre 2010 (su Qoelet)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/8086.html

Omelia (24-09-2004) 
Eremo San Biagio
(su Qoelet)

Dalla Parola del giorno
Dio ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma ha messo la nozione di eternità nel loro cuore senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.

Come vivere questa Parola?
Dentro il brano di Qoelet, proposto oggi alla nostra meditazione, emerge lo scandirsi del tempo dentro degli opposti. Il nascere e il morire (a cui nessuno può sottrarsi) sono paradigmatici. Si tratta dunque di entrare nel ritmo del tempo che ci è donato: un tempo di per sé amorfo (krònos) che però, se noi lo viviamo amando, perché accogliamo la grazia di Dio, diventa « kairòs » che significa tempo di salvezza. E siamo salvi se assimiliamo vitalmente la certezza che dalla mani di Dio creatore ogni realtà è sgorgata buona e bella.
È però dentro un tempo che non è definitivo e che non ha di che esaurire tutti i significati della vita, tanto meno gli enigmi che in essa notiamo. Ad esempio certe ingiustizie che sembrano facilmente imperare, certe violenze assolutamente gratuite, certi soprusi, dolori, morti premature ecc. restano dei perché senza risposta esauriente quaggiù. Ma Dio ha messo nel cuore degli uomini la nozione di eternità ». Il pericolo è proprio quello di lasciare che questa nozione sbiadisca o addirittura si perda. Perché la risposta a tutto è dentro l’ordito della salvezza a cui Dio ha chiamato tutti gli uomini. Ma questo ordito in ogni suo perché travalica questa nostra vita. L’uomo posto al centro del cosmo, ma consapevole dei suoi limiti, trova il suo significato, come dice il grande pensatore R.Guardini, « nell’essere un vivente confine, nel prendere su di sé questa vita di confine e portarla fino in fondo ».

Oggi, nel mio rientro al cuore, contemplerò con amore di riconoscenza quello che di bello e buono è nella mia vita. Ma guarderò anche a quello che vi è di dolore, di smacco, di delusione senza un chiaro perché. E guarderò « oltre »… con cuore pacificato. Oltre i limiti, oltre questa « vita di confine » là dove l’AMORE ci fa approdare alla RIUSCITA della Bellezza senz’ombra per sempre.

Concedimi, Signore, di vivere radicato nella mia realtà di ogni giorno, dentro questa storia, ma con un atteggiamento fatto di coraggio, di pazienza e grande speranza.

La voce di un antico Padre
Nulla all’uomo è più caro del vivere suo, e per esso darebbe il mondo intero, se gli fosse possibile. Persegui l’impegno migliore, perché ti serva come canale in cui la tua vita, pur trascorrendo, possa giungere alla fine a quietarsi in Dio. Orienta il fiumicello del vivere tuo verso il Signore, affinché, dopo aver vinto quaggiù, tu ti possa trovare lassù nel mare della vita!
Efrem Siro 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 23 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per il 24 settembre 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16185.html

Omelia (25-09-2009) 
a cura dei Carmelitani

1) Preghiera

O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
meritiamo di entrare nella vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 9,18-22
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?”
Essi risposero: “Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto”.
Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”
Pietro, prendendo la parola, rispose: “Il Cristo di Dio”.
Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. “Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi riprende lo stesso tema del vangelo di ieri: l’opinione della gente su Gesù. Ieri, partendo da Erode, oggi è Gesù stesso che chiede cosa pensa la gente, l’opinione pubblica e gli apostoli rispondono dando la stessa opinione di ieri. Viene immediatamente dopo il primo annuncio della passione, della morte e della risurrezione di Gesù.
• Luca 9,18: La domanda di Gesù dopo la preghiera. “Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?” Nel vangelo di Luca, in diverse occasioni importanti e decisive, Gesù si presenta in preghiera: nel battesimo quando assume la sua missione (Lc 3,21); nei 40 giorni nel deserto, quando vince le tentazioni del diavolo alla luce della Parola di Dio (Lc 4,1-13); la notte prima di scegliere i dodici apostoli (Lc 6,12); nella trasfigurazione, quando con Mosè ed Elia conversa sulla passione a Gerusalemme (Lc 9,29); nell’orto, quando affronta l’agonia (Lc 22,39-46); sulla croce, quando chiede perdono per il soldato (Lc 23,34) e consegna lo spirito a Dio (Lc 23,46).
• Luca 9,19: L’opinione del popolo su Gesù. “Loro risposero: « Per alcuni Giovanni Battista, per altri Elia, ma altri pensano che tu sei uno degli antichi profeti che è risorto. » Come Erode, molti pensavano che Giovanni Battista fosse risorto in Gesù. Era credenza comune che il profeta Elia doveva ritornare (Mt 17,10-13; Mc 9,11-12; Ml 3,23-24; Eclo 48,10). E tutti alimentavano la speranza della venuta del profeta promesso da Mosè (Dt 18,15). Risposte insufficienti.
• Luca 9,20: La domanda di Gesù ai discepoli. Dopo aver ascoltato le opinioni degli altri, Gesù chiede: “E voi chi dite che io sia?” Pietro rispose: “Il Messia di Dio!” Pietro riconosce che Gesù è colui che la gente sta aspettando e che viene a realizzare le promesse. Luca omette la reazione di Pietro che cerca di dissuadere Gesù dal seguire il cammino della croce ed omette anche la dura critica di Gesù a Pietro (Mc 8,32-33; Mt 16,22-23).
• Luca 9,21: La proibizione di rivelare che Gesù è il Messia di Dio: “Allora Gesù ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno”. A loro fu proibito di rivelare alla gente che Gesù è il Messia di Dio. Perché Gesù lo proibì? In quel tempo, come abbiamo già visto, tutti aspettavano la venuta del Messia, ma ognuno di loro a modo suo: alcuni aspettavano un re, altri un sacerdote, altri un dottore, un guerriero, un giudice, o profeta! Nessuno sembrava aspettare il messia servo, annunciato da Isaia (Is 42,1-9). Chi insiste nel mantenere l’idea di Pietro, cioè del Messia glorioso senza la croce, non capisce nulla e non giungerà mai ad assumere l’atteggiamento del vero discepolo. Continuerà a camminare nel buio, come Pietro, cambiando la gente per alberi (cf. Mc 8,24). Perché senza la croce è impossibile capire chi è Gesù e cosa significa seguire Gesù. Per questo, Gesù insiste di nuovo sulla Croce e fa il secondo annuncio della sua passione, morte e risurrezione.
• Luca 9,22: Il secondo annuncio della passione. E Gesù aggiunge: « Il Figlio dell’Uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno ». La comprensione piena della sequela di Gesù non si ottiene mediante l’istruzione teorica, ma mediante l’impegno pratico, camminando con lui lungo il cammino del servizio, dalla Galilea fino a Gerusalemme. Il cammino della sequela è il cammino del dono di sé, dell’abbandono, del servizio, della disponibilità, dell’accettazione del conflitto, sapendo che ci sarà risurrezione. La croce non è un incidente di percorso, fa parte di questo cammino. Perché nel mondo organizzato partendo dall’egoismo, l’amore ed il servizio possono esistere solo crocifissi! Chi fa della sua vita un servizio agli altri, scomoda coloro che vivono afferrati ai privilegi, e soffre.

4) Per un confronto personale

• Tutti crediamo in Gesù. Ma c’è chi lo capisce in un modo e chi in un altro. Qual’è oggi il Gesù più comune nel modo di pensare della gente?
• La propaganda, come interferisce nel mio modo di vedere Gesù? Cosa faccio per non cadere nel giro della propaganda? Cosa ci impedisce oggi di riconoscere e di assumere il progetto di Gesù? 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 23 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Le Shabbat

Le Shabbat dans immagini sacre lujy8bl4

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Publié dans:immagini sacre |on 23 septembre, 2010 |Pas de commentaires »
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