Archive pour août, 2010

Beato Charles de Foucauld : Seguire Cristo servitore all’ultimo posto

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100829

XXII Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno C : Lc 14,1-1#Lc 14,7-14
Meditazione del giorno
Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara
Ritiro, Terra Santa, Quaresima 1898

Seguire Cristo servitore all’ultimo posto

[Cristo:] Considerate [la mia] dedizione agli uomini, e esaminate quale deve essere la vostra. Considerate questa umiltà per il bene dell’uomo, e imparate ad abbassarvi per fare il bene, a farvi piccoli per guadagnare gli altri, a non temere di scendere, di perdere i vostri diritti quando si tratta di fare del bene, a non credere che scendendo, vi mettete nell’impotenza di fare il bene. Al contrario, scendendo, mi imitate;  scendendo, adoperate, per l’amore degli uomini, il mezzo che ho adoperato io stesso;  scendendo, camminate nella mia via, quindi, nella verità ; e siete al posto migliore per avere la vita, e darla agli altri… Mi metto al rango delle creature con la mia incarnazione, a quello dei peccatori con il mio battesimo: discesa, umiltà… Scendete sempre, umiliatevi sempre.

Che coloro che sono i primi si tengono sempre, con l’umiltà e la disposizione d’animo, all’ultimo posto, in spirito di discesa e di servizio. Amore degli uomini, umiltà, ultimo posto – ultimo posto finché la volontà divina non li chiama ad un altro posto, poiché allora occorre obbedire. L’obbedienza innanzi tutto, la conformità alla volontà di Dio. Quando siete al primo posto, siate, con lo spirito, all’ultimo, con umiltà; occupatelo in spirito di servizio, dicendovi che siete qui per null’altro che per servire gli altri e condurli alla salvezza.

Signore mio Dio, mia unica speranza (Sant’Agostino, preghiera)

dal sito:

http://www.santagostinopavia.it/agostino/testi.asp

SANT’AGOSTINO PREGHIERA

 Signore mio Dio, mia unica speranza

Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta. Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa’ che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te. Aumenta in me questi doni. (La Trinità XV, 28.51)

Omelia (29-08-2010) : Chi si esalta sarà umiliato

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/19191.html

Omelia (29-08-2010) 
mons. Antonio Riboldi

Chi si esalta sarà umiliato

C’è una grande verità che non si può contestare, ossia sulla faccia della terra non ci sarà mai una persona che veramente possa sentirsi ‘il primo di tutti, il più grande’, come era ed è solo Dio in Gesù Cristo. Noi uomini possiamo solo o pavoneggiarci delle nostre futilità o, ancora peggio, vizi, oppure, se abbiamo fede, possiamo ringraziare Dio, che ci aiuta, seppure in minima parte, ad imitare la Sua grandezza.
Gesù, nella sua vita tra di noi, avrebbe potuto gloriarsi quanto e come voleva, essendo Figlio di Dio, ma, come afferma S. Paolo: ‘umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte’, in altre parole si annientò sulla croce.
Tutti gli uomini – a cominciare, dall’imperatore romano, che dai suoi sudditi era considerato e venerato ‘come un Dio’, e non lo era affatto… anzi! – agli occhi di Gesù erano e siamo solo creature.
Se qualcosa, di divinamente bello, c’era e c’è, ancora oggi in noi, è la GRAZIA di DIO, ossia quello sguardo d’amore che conta e davvero ‘ci rende simili a Lui’.
Non certamente quella boria con cui tante volte ci circondiamo, ricorrendo ai mille trucchi della ricchezza, ossia dell’avere più degli altri, dell’apparire più degli altri, non riuscendo a comprendere che tutto ciò nulla ha a che fare con la grandezza e bellezza dell’uomo, fatto a immagine di Dio.
Se sotto l’abito esteriore non vi è la grandezza interiore, che ripeto ha origine solo dall’Amore e dalla Presenza di Dio in noi, il pericolo è che possiamo solo assumere l’immagine di una grottesca maschera. Scrive il Siracide, il libro della Sapienza di Dio:
« Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo, gradito a Dio.
Quanto più sei grande, tanto più umiliati,
così troverai grazia davanti al Signore, perché dagli umili è glorificato.
Una mente saggia medita le parabole; un orecchio attento è quanto desidera il saggio. L’acqua spegne un fuoco acceso, l’elemosina espia i peccati » (Sir 3, 19-21).
Ma come è difficile essere, almeno agli occhi di Dio, ‘niente’, o meglio, immensamente grandi perché davanti al Suo amabile Cuore, che ama, lo accogliamo e ci lasciamo rivestire di luce.
O ancora, come è difficile amare quella santa povertà di spirito, che ci fa toccare con mano il nostro ‘niente’ e, ancora più difficile amare quella povertà che ci fa ultimi agli occhi degli uomini, malati di falsa ed effimera grandezza, ma primi agli occhi di Dio e di chi sa leggere i segni della santità. Come è stupendo presentarsi davanti al Padre, come un bimbo che, se non sorretto dalle Sue braccia, rischia di cadere! Un simile atteggiamento attira la gioia, la generosità di Dìo che subito ci rende ricchi della sua benevolenza, come fece con S. Francesco d’Assisi, l’umile per eccellenza, e con tutte le anime a Lui care.
Eppure è la stessa natura dell’amore che esige questa povertà, questa umiltà, per essere poi ‘cuore aperto’, in cui, chi ama possa prendere dimora totalmente e riempirci senza trovare spazi occupati o condizioni di superbia, che sono vergognoso sfratto dell’amore.
Il nostro vero valore, la nostra grandezza viene da Chi ci ama.
Abbiamo mai assistito a quello che avviene quando la mamma ha cura del suo piccolo, così debole, che necessita di tutto e che non potrebbe vivere senza che la sua mamma lo aiuti a crescere, giorno per giorno, fino a dargli la possibilità di diventare sufficiente a se stesso?
È un vero capolavoro dell’amore, che sa come far crescere chi, per la sua natura debole, davvero occupa ‘l’ultimo posto’.
Tanto che è davvero mancanza di sapienza, nella crescita di un figlio, educarlo a quella vanitosa grandezza, che diventerà, domani, la superbia ambiziosa di chi vorrà sempre occupare ‘il primo posto’. Le nostre care mamme dovrebbero avere questa saggezza di una educazione alla vera grandezza interiore. Ma ci vuole un amore, che non è solo naturale e a volte pericoloso sentimento, ma nasce da una profonda spiritualità, diventando saggezza, come quella dell’artista che vuole scolpire una statua di valore. È arte difficile, ma meravigliosa, molto lontana da quell’odioso e dannoso atteggiamento che sviluppa nei piccoli la voglia di essere ‘i primi’, magari per compensare le nostre frustrazioni di adulti. Ascoltiamo Gesù: « Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati prendevano i primi posti, disse loro una parabola: ‘Quando sei invitato a nozze, da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che lui invitato te e lui venga a dirti: ‘Cèdigli il posto!’. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato, ti dica: ‘Amico, passa più avanti’. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato » (Lc 14, 7-14).
Ma il mondo non la pensa così. Al mondo piace ‘amarsi’, fermarsi su se stesso, eternamente con lo sguardo allo specchio. E cerca di darsi una gloria, vestendosi di tutto ciò che può colpire lo sguardo degli altri, convincendo i ‘suoi seguaci’, che ‘sono i primi’.
Chi non ha mai assistito al compassionevole spettacolo degli uomini che sgomitano per occupare ‘i primi posti’ nella graduatoria della notorietà, della politica, dello spettacolo, del potere. Lo chiamano ‘amore’ al prestigio: ‘Non sai chi sono!… fino al punto di creare angoli di mondo riservati oppure categorie distinte, che hanno un nome – e la dice lunga – ‘vip’: personaggi ‘molto importanti’!!
Tutto finirebbe nel ridicolo di una commedia senza storia e senza volto, se tanti non cercassero di modellare la propria vita e l’educazione dei figli propri su questo ‘gloriarsi’, che non ha origine dalla discrezione dell’amore, anzi non lo contiene l’amore, ma troppe volte è solo superbia.
Così ne parlava Paolo VI: « Sono messi allo scoperto due malanni capitali della psicologia umana, colpevoli a volte delle rovine più estese e più gravi dell’umanità: l’egoismo e l’orgoglio.
L’uomo allora si fa primo, egli si fa unico. La sua arte di vivere consiste nel pensare a se stesso e di conseguenza di sottomettere gli altri. Tutti i grandi disordini politici e sociali hanno nell’egoismo e nell’orgoglio il loro bacino di cultura, dove tanti istinti umani e tante capacità d’azione trovano il loro profondo alimento, ma anche dove l’amore non c’è più.
L’amore vi ha perduto la sua migliore e cristiana caratteristica, l’universalità, e perciò la sua vera autenticità di scoprire, conoscere, servire le sofferenze degli altri, con cuore magnanimo, come Gesù che con la sua parola e il esempio ci insegnò.
Questa parentela fra l’umiltà e l’amore, fra l’umiltà e la fortezza d’animo, fra l’umiltà e, quando si è chiamati a servire in qualsiasi modo, l’esercizio dell’autorità, indispensabile alla giustizia e al bene comune, e infine fra l’umiltà e la preghiera, deve essere oggetto di grande riflessione ». (febbraio ’75) Gesù, il Re della Gloria, qui tra noi, si vestì, nella sua divina missione datagli dal Padre per la nostra salvezza, si vestì di povertà e umiltà, come Sua Madre, Maria SS.ma, fino a divenire, sempre ed anche ora, ‘Servo di tutti’.
Tanto povero ed umile da ‘farsi’ – per restare con noi ‘fino alla fine dei tempi’ – ‘pezzo di pané, che si lascia mangiare nell’Eucarestia, proprio come un bambino che si lascia accarezzare e suscita tenerezza.
Ed è sotto questo aspetto che la Parola, che Gesù rivolse ai farisei e rivolge a noi, è davvero grande lezione di vita interiore, di efficacia nell’amore, che siamo chiamati ad esercitare.
Scriveva il caro don Tonino Bello:
« Dobbiamo essere una Chiesa accogliente. Una Chiesa che non discrimina. Una Chiesa che ha il cuore tenero, di carne e non di pietra. Una Chiesa non arcigna. Una Chiesa che non delude.
Qualche volta noi siamo portati a dire: ‘Quello li non va mai in chiesa’. ‘Quello non merità. ‘Chi lo conosce?’. No, non dovete agire così. A ogni minimo cenno di apertura, di attenzione, dovete essere così liberali- introdurre subito nella vostra comunità tutti coloro che vi passano accanto. Non giudicate mai nessuno: come comunità non fate mai discriminazioni.
Non compilate gli elenchi dei buoni e dei cattivi. Il vostro cuore si allarghi sempre di più. E non chiudete mai l’uscio alle- spalle- di chi se ne va Il Signore vi dia la gioia di essere- una comunità libera che sa farsi carico dei grandi problemi dell’umanità ».
 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 28 août, 2010 |Pas de commentaires »

Hébreux 12,18…24/Ebrei 12, 18…24 (seconda lettura domenica 29 agosto 2010 -Bible-service)

dal sito:

http://www.bible-service.net/site/380.html

Hébreux 12,18…24

Nous avons aujourd’hui un passage de la lettre aux Hébreux assez étonnant. Alors que le thème central de la lettre est le sacerdoce du Christ et son offrande éclairés à partir du culte du Temple, ici c’est par rapport à la théophanie du Sinaï (l’événement fondateur) que sont définies l’Église et la condition du chrétien. Il faudrait relire Exode 19,16-19 ; 20, 18-21 et Deutéronome 4,10-15 ; 5, 22-27 pour saisir le contraste. D’une part, Israël rassemblé au pied de la montagne, convoqué par la Parole de YHWH et recevant la Loi par l’intermédiaire de Moïse. D’autre part, la communauté des croyants rassemblés par la foi en Jésus, l’unique médiateur, qui révèle le visage de Dieu et fait communier par avance à la plénitude de vie qui s’épanouit dans la Jérusalem céleste dont l’Église est l’anticipation sur terre.

Ebrei 12, 18…24

Abbiamo oggi un passaggio della lettera agli Ebrei abbastanza stupefacente. Mentre il tema centrale della lettera è il sacerdozio del Cristo e la sua offerta illuminata a partire dal culto del Tempio, qui c’è il rapporto con la Teofania del Sinai, (l’avvenimento fondatore) che definisce la Chiesa e la condizione del cristiano. Bisognerebbe rileggere Esodo 19,16-19; 20, 18-21 e Deuteronomio 4,10-15; 5, 22-27 per afferrare il contrasto. Da una parte c’è Israele raccolto ai piedi della montagna, convocato dalla Parola di YHWH e che riceve la Legge tramite Mosé. Altra parte, la comunità dei credenti riuniti dalla fede in Gesù, l’unico mediatore che rivela il viso di Dio e fa comunicarsi in anticipo alla pienezza di vita che sboccia nella Gerusalemme celeste di cui la chiesa è l’anticipo su terra.

DOMENICA 29 AGOSTO 2010 – XXII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

DOMENICA 29 AGOSTO 2010 - XXII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C dans Lettera agli Ebrei 20100822_v 

Dimanche 22 août 2010, 21ème dimanche ordinaire C : Évangile

http://www.evangile-et-peinture.org/index.php?op=edito

DOMENICA 29 AGOSTO 2010 – XXII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinC/C22page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  Eb 12, 18-19.22-24
Vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente.

Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola.
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 23 A, 1-4; CCL 41, 321-323)

(CENNI A PAOLO: EF; RM)

Il Signore ha avuto misericordia di noi
Siamo veramente beati se, quello che ascoltiamo, o cantiamo, lo mettiamo anche in pratica. Infatti il nostro ascoltare rappresenta la semina, mentre nell’opera abbiamo il frutto del seme. Premesso ciò, vorrei esortarvi a non andare in chiesa e poi restare senza frutto, ascoltare cioè tante belle verità, senza poi muovervi ad agire.
Tuttavia non dimentichiamo quanto ci dice l’Apostolo: «Per questa grazia siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio, né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8-9). Ribadisce: «Per grazia siete stati salvati» (Ef 2, 5).
In realtà non vi era in precedenza nella nostra vita nulla di buono, che Dio potesse apprezzare e amare, quasi avesse dovuto dire a se stesso: «Andiamo, soccorriamo questi uomini, perché la loro vita è buona». Non poteva piacergli la nostra vita col nostro modo di agire, però non poteva dispiacergli ciò che egli stesso aveva operato in noi. Pertanto condannerà il nostro operato, ma salverà ciò che egli stesso ha creato.
Dunque non eravamo davvero buoni. Ciò nonostante, Dio ebbe  compassione di noi e mandò il suo Figlio, perché morisse, non già per i buoni, ma per i cattivi, non per i giusti, ma per gli empi. Proprio così: «Cristo morì per gli empi» (Rm 5, 6). E che cosa aggiunge? «Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto», al massimo «ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene» (Rm 5, 7). Può darsi che qualcuno abbia la forza di morire per il giusto. Ma per l’ingiusto, l’empio, l’iniquo, chi accetterebbe di morire, se non Cristo soltanto, che è talmente giusto da poter giustificare anche gli ingiusti?
Come vedete, fratelli, non avevamo opere buone, ma tutte erano cattive. Tuttavia, pur essendo tali le opere degli uomini, la misericordia divina non li abbandonò. Anzi Dio mandò il suo Figlio a redimerci non con oro né con argento, ma a prezzo del suo sangue, che egli, quale Agnello immacolato condotto al sacrificio ha sparso per le pecore macchiate, se pure solo macchiate e non del tutto corrotte.
Questa è la grazia che abbiamo ricevuto. Viviamo perciò in modo degno di essa, per non fare oltraggio a un dono sì grande. Ci è venuto incontro un medico tanto buono e valente da liberarci da tutti i nostri mali. Se vogliamo di nuovo ricadere nella malattia, non solo recheremo danno a noi stessi, ma ci dimostreremo anche ingrati verso il nostro medico.
Seguiamo perciò le vie che egli ci ha mostrato, specialmente la via dell’umiltà, quella per la quale si è incamminato lui stesso: Infatti ci ha tracciato la via dell’umiltà con il suo insegnamento e l’ha percorsa fino in fondo soffrendo per noi.
Perché dunque colui che era immortale potesse morire per noi, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). L’immortale assunse la mortalità, per poter morire per noi e distruggere in tal modo con la sua morte la nostra morte.
Questo ha compiuto il Signore, in questo ci ha preceduto. Lui che è grande si è umiliato, umiliato fu ucciso, ucciso risuscitò e fu esaltato per non lasciare noi nell’inferno, ma per esaltare in sé, nella risurrezione dai morti, coloro che in questa terra aveva esaltati soltanto nella fede e nella confessione dei giusti. Dunque ci ha chiesto di seguire la via dell’umiltà: se lo faremo daremo gloria al Signore e a ragione potremo cantare: «Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie, invocando il tuo nome» (Sal 74, 2). 

buona notte

buona notte dans immagini...buona notte...e salvia_pratensis_20be

Meadow Clary

http://www.floralimages.co.uk/index1.htm

Publié dans:immagini...buona notte...e |on 27 août, 2010 |Pas de commentaires »

San Giovanni Crisostomo: Fare fruttare i doni ricevuti

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100828

Sabato della XXI settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 25,14-30
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sul Vangelo di Matteo, 78, 2-3; PG 58, 713-714

Fare fruttare i doni ricevuti

        Nella parabola dei talenti, Gesù vuole rivelarci la pazienza del nostro Padrone. Ma, secondo me, vi accenna anche alla risurrezione … Prima di tutto, i servi che rendono il denaro con l’interesse dichiarano senza tergiversare ciò che viene da loro e ciò che viene dal loro padrone. Il primo dice : « Signore, mi hai consegnato cinque talenti » e il secondo : « Signore, mi hai consegnato due talenti ». Riconoscono, in questo modo, il fatto che il loro padrone abbia dato loro i mezzi per realizzare un’operazione vantaggiosa. Gliene sono grati e portano al suo credito la totalità della somma che è in loro possesso. Cosa risponde allora il padrone ? « Bene, servo buono e fedele (poiché si riconosce l’uomo buono dalla sua sollicitudine per il prossimo), … prendi parte alla gioia del tuo padrone ».

        Ma non è lo stesso per il servo cattivo…Quale è la risposta del padrone ? « Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri », cioè occorreva parlare, esortare, consigliare. « Però, risponde l’altro, la gente non mi ascolterà ». Il padrone risponde : « Non è affar tuo … Avresti potuto, per lo meno, depositare quel denaro in banca e lasciare che io lo ritiri, e l’avrei ritirato con l’interesse – intende con questa parola le opere che procedono l’ascolto della parola – Avevi soltanto da compiere la parte più facile del lavoro, e lasciarmi la più difficile ». Ecco come questo servo venne meno al suo compito … Come sarebbe a dire ? Chi ha ricevuto per il bene altrui la grazia della parola e dell’insegnamento eppure non ne fa uso, si farà togliere questa grazia. Quanto al servo zelante, attirerà su di lui una grazia più abbondante, così come l’altro perderà quella che ha ricevuto.

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