Archive pour juillet, 2010

Sant’Agostino: « Chi crede in me vivrà »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100729

Santa Marta, memoria : Jn 11,19-27
Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Trattato sul vangelo di Giovanni, 49,15

« Chi crede in me vivrà »

        « Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno ». Che vuol dire questo ? « Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro, vivrà », perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Così rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe : « Io sono il Dio di Abramo, il Dio d’lsacco e il Dio di Giacobbe ; non sono Dio dei morti ma dei viventi : essi infatti sono tutti vivi » (Lc 20, 38). Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai ; se non credi, sei morto anche se vivi… Quando è che muore l’anima? Quando manca la fede. Quando è che muore il corpo ? Quando viene a mancare l’anima. La fede è l’anima della tua anima.

        « Chi crede in me anche se è morto nel corpo, vivrà nell’anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per la immortalità della risurrezione. »

        Questo è il senso delle sue parole. « Lo credi tu ? » – domanda Gesù a Marta – ; Ed essa risponde : « Sì, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo (Gv 11, 26-27). E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita ; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno. »

oggi (mf) anche San Lazaro e Maria di Betania

oggi (mf) anche San Lazaro e Maria di Betania dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 28 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

SBF Taccuino – La lingua di Gesù, l’aramaico, è ancora viva

dal sito:

http://www.custodia.fr/SBF-Taccuino-La-lingua-di-Gesu-l.html

SBF Taccuino – La lingua di Gesù, l’aramaico, è ancora viva

Messo on line il domenica 04/04/2010 a 10h31 da  Eugenio

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Sono quasi tutti concentrati in tre villaggi siriani e rappresentano gli ultimi avamposti in una regione in gran parte musulmana. Nel tentativo di conservare la sua antica eredità culturale, la Siria, nel 2007, ha promosso una serie di corsi di lingue per contrastare la scomparsa di una lingua che 3.000 anni fa dominava nel Medio Oriente.

Così è avvenuto che specialisti di lingua aramaica hanno raggiunto il complesso di costruzioni abbarbicate sulla dorsale rocciosa che costituiscono il villaggio di Malula, a circa 35 miglia nord-ovest di Damasco, dove gli abitanti parlano aramaico.

Il programma, però, di recente ha subito una battuta d’arresto, dopo che un giornale ha fatto notare che l’alfabeto adoperato per insegnare l’aramaico scritto rassomiglia ai caratteri ebraici usati in Israele. Preoccupati che un progetto di particolare rilievo potrebbe in qualche modo essere associato al paese nemico confinante, i responsabili del progetto dell’università di Damasco, che ha fondato l’istituto, sono intervenuti rapidamente a congelare l’iniziativa.

Per George Rezkallah, un anziano di Malula che dirige l’istituto, ci sono alcuni della stampa che tentano di sollevare difficoltà infondate. Rezkallah spera che i corsi riprendano la prossima estate.

Le origini dell’aramaico

Parlando dal suo appartamento che si affaccia sulle case del villaggio, il sig. Rezkallah dice che, anche se i due alfabeti hanno somiglianze, è l’aramaico che per primo ha adottato la scrittura quadrata intorno al dodicesimo secolo a. C. L’ebraico ora in uso in Israele, afferma, è stato ideato 700 anni più tardi, dopo la ricostruzione del regno ebraico nel quinto secolo a.C. (Rezkallah vuol dire che è l’ebraico a rassomigliare all’aramaico e non viceversa, perciò chi lo ha adottato per primo non ha ragione di farsi problemi, ndr.).

I persiani adottarono l’aramaico come pure i babilonesi, allo stesso modo fecero gli ebrei. La lingua dominò nel Medio Oriente fino al 700 d.C.

David Taylor, autore di La perla nascosta: Eredità aramaica della chiesa ortodossa siriana, aggiunge che gli ebrei adottarono l’alfabeto aramaico quadrato, che era diventata lingua franca dell’intero Medio Oriente dal 700 a.C., dopo essere stati esiliati a Babilonia nel 587 e prima dell’uso del paleo-ebraico.

Il fatto che l’aramaico sia sopravvissuto fino ad oggi a Malula è un miracolo, dice Gene Gragg, professore di lingue del vicino oriente all’Università di Chicago.

Un’ultima traccia della lingua di Gesù

I rami moderni della lingua aramaica sono ancora parlati nella Turchia sud-orientale, nell’Iraq del nord e nel nord-ovest dell’Iran. Il dialetto parlato dagli abitanti di Malula e da quelli di due villaggi vicini è però l’unico superstite della famiglia dell’aramaico occidentale, il discendente moderno più vicino alla lingua parlata da Gesù e i suoi discepoli.

Con tutta probabilità lo parlava anche la martire cristiana Tecla, discepola di San Paolo, la cui la tomba in Malula attira pellegrini da tutto il mondo.

Portare avanti il programma

Determinato a procedere con il progetto, Rezkallah prevede di avviare un nuovo corso di aramaico la prossima estate, nel quale sarà adottato un manuale aramaico-inglese in modo da aprire per la prima volta l’istituto ad allievi non-arabi.

Secondo Rezkallah, la disputa sulle somiglianze con la scrittura ebraica è ancora in corso, intanto l’istituto quest’anno ha preparato altri nove insegnanti proprio in previsione di un’estensione del programma.

Per il nuovo manuale, tuttavia, saranno usate le lettere dell’alfabeto siriaco del secondo secolo a.C. invece della scrittura aramaica quadrata.

Adattamento: R.P.

Publié dans:SBF JERUSALEM - (da) |on 28 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per il giorno 28 luglio

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/692.html

Omelia (30-07-2003) 
padre Lino Pedron

Commento su Matteo 13, 44-46

Le parabole del tesoro e della perla di grande valore ci ricordano che Gesù è il nostro tesoro: per possedere lui bisogna essere disposti a lasciare tutto e tutti. Possiamo rappresentarci questo tesoro come un cassone o un vaso di terracotta pieno di monete d’oro o di argento. Sotterrare tesori nel campo era considerato un deposito sicuro in tempi di guerra o di incertezza. Tesori nascosti potevano essere dimenticati per la morte dei legittimi proprietari che portavano con sé il segreto nella tomba.

L’unico modo possibile per il lavoratore del campo per giungere a un possesso giuridicamente non impugnabile è l’acquisto del campo. Così egli vende tutto ciò che possiede per acquistare il campo e quindi il tesoro.

Il regno di Dio è un tesoro già presente, sperimentabile, trasmissibile nella parola e nell’opera di Gesù. Esso viene incontro all’uomo per suscitare la sua gioia. L’uomo vende tutto ciò che ha perché orienta in modo nuovo la sua vita. Ai tesori della terra sostituisce il tesoro del regno dei cieli.

Il vertice della parabola sta nella decisione dell’uomo davanti alla scoperta del tesoro: egli vende tutto ciò che ha allo scopo di ottenere il campo e di impossessarsi del tesoro.

Esemplari in questa decisione immediata e senza ripensamenti sono i discepoli che, incontrando Gesù, sono disposti a lasciare tutto per seguirlo (Mt 4,18-22; 8,21-22; 9,9; 19,16-29).

Si può immaginare con quale affanno si sia messo all’opera e di quanto ridicolo si sia coperto agli occhi dei benpensanti quest’uomo che vende tutto, casa e averi, per acquistare un pezzo di terra di poco o nessun valore, com’è ordinariamente in Palestina, brulla e infruttuosa.

Alla stessa derisione sono condannati i figli del Regno. Essi hanno sì acquistato un bene di inestimabile valore, ma esteriormente, agli occhi degli altri, appaiono dei falliti, degli illusi. La loro ricchezza è sconfinata ma nascosta, traspare solo dalla grande gioia che trabocca dai loro cuori.

La gioia, segno di ottimismo e di speranza, è il punto culminante del racconto L’espropriazione dei beni non è stata un sacrificio, ma un guadagno.

Anche nella parabola della perla preziosa viene evidenziato il valore straordinario del regno dei cieli in rapporto ad ogni altro bene (cfr Mt 6,33). Anche qui il culmine del racconto sta nella decisione presa dal mercante di vendere tutto quello che possiede per comperarla.

E’ da notare che nella parabola del tesoro nascosto l’uomo lo trova casualmente, mentre nella parabola della perla preziosa è l’uomo che va in cerca. Nella vita alcuni hanno incontrato Cristo senza averlo cercato (cfr Mt 4,18-22; At, 9,1-9), altri lo hanno cercato, come Nicodemo (Gv 3,1-15). In ogni caso il cuore dell’uomo è inquieto finché non trova il suo tesoro e la sua perla preziosa che è Cristo.

Essere cristiano è la grazia più grande. Di conseguenza la gioia dovrebbe essere il dato esistenziale cristiano, affinché non risulti vero l’amaro sarcasmo di Nietzsche: « Dovrebbero rivolgermi uno sguardo più redento, se vogliono che io creda al loro redentore ». 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 28 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

Sant’Ireneo di Lione: Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100728

Mercoledì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 13,44-46
Meditazione del giorno
Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le Eresie, IV, 26 ; SC 100, 711

Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture

        Cristo era presente a tutti coloro ai quali, dal principio, Dio comunicava la sua Parola, il suo Verbo. E se qualcuno legge la Scrittura in questa prospettiva, troverà in essa un’espressione concernente Cristo e una prefigurazione della chiamata nuova. Infatti è lui « il tesoro nascosto nel campo » cioè nel mondo (Mt 13, 38). Tesoro nascosto nelle Scritture, perché veniva manifestato attraverso figure e parabole che, umanamente parlando, non potevano essere intese prima che le profezie fossero compiute, cioè prima della venuta del Signore. Perciò è stato detto al profeta Daniele : « Chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine » (Dn 12, 4)… Anche Geremia dice : « Alla fine dei giorni comprenderete tutto ! » (Ger 22, 20)…

        Letta dai cristiani la legge è un tesoro, un tempo nascosto in un campo, ma rivelato e spiegato dalla croce di Cristo ; … essa manifesta la sapienza di Dio, rivela i suoi disegni di salvezza per l’uomo, prefigura il Regno di Cristo, preannuncia la Buona Novella dell’eredità della Gerusalemme santa, predice che l’uomo che ama Dio progredirà fino a vederlo ed a udire la sua parola, e sarà glorificato da questa parola…

        In questo modo, dopo la sua risurrezione, il Signore ha spiegato le Scritture ai suoi discepoli, dimostrando loro con esse che « bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria » (Lc 24, 26). Quindi se qualcuno legge le Scritture in questo modo, sarà un discepolo perfetto, « simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche » (Mt 13, 52).

Abramo, Melchisedech ed Isacco

Abramo, Melchisedech ed Isacco dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 27 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

Il mistero taciuto per secoli (Rm; credo che sia un’Omelia)

dal sito:

http://cattedrale.arcidiocesi.gorizia.it/cattedrale1/spip.php?article1196&lang=it

Il mistero taciuto per secoli

domenica 21 dicembre 2008 di don Sinuhe Marotta

Come le lettere dell’Apostolo Paolo iniziano con la lode, così si conclude ancora con la lode la lettera ai Romani che ascolteremo nella liturgia. Sembra davvero che la gioia, la lode, il rendimento di grazie – “eucharistein” suona il verbo nella lingua originale del Nuovo Testamento – siano il clima più adatto a noi cristiani.

E perché? Perché è accaduto qualche cosa di nuovo. C’era un “mistero” taciuto per secoli, ma ora finalmente svelato. Mistero nella nostra concezione cristiana non significa qualche cosa di cifrato o di criptico che soltanto alcuni iniziati possono decifrare, quanto piuttosto “qualche cosa che Dio ha compiuto per noi”, un eccesso di luce difficile da contemplare del tutto. Un po’ come guardare il sole diritto negli occhi.

Ecco, ci annuncia l’Apostolo, siamo proprio noi quelli che si trovano nel tempo nuovo dello svelamento di questa straordinaria azione di Dio a favore dell’umanità intera, azione che è un vero disegno di salvezza da ciò che, come uomini, ci fa soffrire e finire miseramente, cioè il peccato e la morte.

E questo mistero è una casa, una discendenza stabile per noi, umanità fragile e contraddittoria. Una casa che è un casato: insomma, la Vita che può continuare. Se tutto questo per il piccolo popolo di Israele poteva essere il Regno di Davide (cfr. 1 Sam 7,12), con Gesù di Nazareth, il Cristo Figlio di Dio, diventerà il Regno di Dio, grande quanto il mondo e l’umanità intera, anzi di più: sarà il “Regno dei Cieli”, dove potremo avere riposo, una volta liberati da tutti i nemici, specialmente Male e Morte.

Una casatutta nuova, dove il primo abitante è il Signore Gesù stesso, venuto a procurarsi una serie straordinariamente grande di fratelli che possano abitare con Lui.

E che bello e sorprendente scoprire che questa “casa” è innanzitutto una ragazza, un cuore limpido come un giglio, che sa dire di sì senza fuggire davanti al suo Dio che la interpella.

Quella casa di carne conterrà la Parola della Vita, e diverrà Madre di una stirpe veramente grande: tutte le genti, dice l’Apostolo Paolo, quelle che hanno udito il vangelo e il messaggio di Gesù Cristo ed ora obbediscono alla fede, riconoscono cioè che davvero Dio è sapiente ed è capace di rendere saldi coloro che si affidano a Lui ed accolgono il Verbo, la Parola della Vita.

Come la dobbiamo chiederla subito questa grazia, oggi, di essere come Maria, accoglienti verso Dio e pieni di gioia e di parole di lode verso di Lui, grande e misericordioso!

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