SAN BONAVENTURA: ITINERARIUM MENTIS IN DEUM (capitolo primo, link al testo)

dal sito:

http://www.zammerumaskil.com/catechesi/studi/itinerarium-mentis-in-deum.html

SAN  BONAVENTURA: ITINERARIUM MENTIS IN DEUM

metto solo il primo capitolo, sul sito c’è tutto il testo:

DIO FUORI DI NOI:

Il mondo sensibile

I primi due gradi dell’ascesa  

Capitolo Primo

Le fasi dell’ascesa a Dio e la conoscenza di Lui attraverso le sue orme visibili nel mondo  

La forza che eleva

1 … La beatitudine non è altro che il godimento del Sommo Bene. Ora, il Sommo Bene è al di là di noi; nessuno dunque, in realtà fruire delle beatitudini se non trascende se medesimo, non nel senso fisico ma nel senso spirituale. Ma non possiamo trascendere noi stessi se non per virtù di una forza superiore che ci elevi.
Anche a possedere disposizioni interiori verso l’alto, esse si rivelano inutili se non sono accompagnate dall’aiuto divino.
            Quest’aiuto, è però, accordato sola a quelli che lo chiedono con umiltà e devozione, ossia a chi si mette in una ricerca continua che, in questa valle di lacrime, va compiuta attraverso la preghiera fervorosa.
            E’ la preghiera ad essere al fondo e all’origine della nostra « sursumazione » (= tensione verso l’alto). E infatti san Dionigi l’Areopagita, nel suo libro sulla Teologia mistica, volendo ammaestrarci sulla natura della contemplazione, assegna alla preghiera il primo posto.
            Preghiamo, perciò, dicendo al Signore nostro Dio: O Signore, insegnami le tue vie, e io camminerò nella tua fedeltà; guida al mio cuore, e temerò il tuo nome.  

Le tre fasi dell’ascesa a Dio

2  – Pregando in questo modo, noi siamo illuminati nella conoscenza dei gradi dell’ascensione a Dio.
La nostra condizione umana è tale, che già la stessa realtà del mondo costituisce una scala per salire a Dio. La realtà, infatti, è disposta in modo che alcune cose sono come ombra di Lui, altre immagini; alcune sono materiali, altre spirituali; alcune danno il senso del tempo, altre dell’eterno; alcune son fuori di noi, altre dentro.
Ora, se noi vogliamo portare la nostra riflessione sul Primo Principio, che è un’entità di sua natura essenzialmente spirituale, eterna e trascendente, è necessario partire dalla considerazione dell’orma di lui, impressa nelle cose materiali, temporali e fuori di noi. Il cammino per introdurci nella via di Dio comincia proprio di qui.
E’ necessario, infine, che noi ci eleviamo alla meditazione del Primo Principio, che è eterno, spirituale e trascendente. E’ il godimento che si prova nel conoscere Iddio e rendergli omaggio.
3 – Le tappe di questo itinerario sono simboleggiate dal viaggio di tre giorni, compiuto dagli ebrei nella solitudine del deserto; anche le tre fasi della luce del giorno stanno a significare la stessa cosa: la prima tappa, col crepuscolo del tramonto; la seconda, con quello del mattino, e la terza con la luce del mezzogiorno.
La stessa cosa può dirci anche la realtà, nel suo triplice modo di essere: la materia, la vita spirituale e, infine, la vita nel divino Artefice. La Sacra Scrittura le rappresenta bene con la successione di questi tre verbi: sia fatto; egli ha fatto; fu fatto.
Questo stesso procedimento, infine, si verifica anche nella persona di Cristo, che è la nostra scala per salire a Dio: il corpo, l’anima e la divinità.
4 – Sul modello di questa triplice progressione anche la nostra anima presenta tre facoltà principali: la prima facoltà è a livello materiale o esteriore, ed è la sensibilità; la seconda, a livello spirituale, e riguarda la sfera interiore in se o coscienza; la terza è la facoltà che ha il potere di elevarsi al di sopra di sè, ed è lo spirito.
Partendo da queste tre facoltà, lo spirito si pone nella possibilità di operare la sua ascesa a Dio e amarlo con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutta l’anima.
E’ a questo punto che viene realizzata la perfetta osservanza della legge e, insieme, la sapienza cristiana. 

Il doppio aspetto della triplice progressione

5  – Ciascuna fase di questa triplice progressione presenta, poi, un doppio aspetto: a seconda, cioè, che Dio venga considerato come Alfa o come Omega, si potrà a che scoprirlo o attraverso il riflesso ottenuto « mediate uno specchio », oppure « in uno specchio ». In altre parole: o una visione commista ad elementi non propri o una visione che comporta un’immagine diretta e viva.
            Questo procedimento importa che questi tre gradi principali finiscano per raddoppiarsi, ed essere sei. Si ripete, insomma,  il processo della creazione; come Dio ha creato in sei giorni il mondo – o macrocosmo – e al settimo si è riposato, così pure l’uomo – il microcosmo -, attraverso sei progressive fasi di illuminazione, si eleva gradatamente alla quiete delle contemplazione.
            Simbolo ancora di questo processo possono essere: i gradini  del trono di Salomone, che erano sei; i Serafini, che Issata vide, i quali avevano sei ali; i sei giorni, passati da Mosè ricoperto dalla nube, dalla quale venne tratto fuori dal Signore; e infine , Cristo stesso che, come riferisce Matteo, dopo sei giorni condusse i discepoli sulla montagna e dinanzi essi si trasfigurò.
6 – I sei gradi ascensionali verso Dio trovano la loro corrispondenza nei gradi delle funzioni dell’anima, che sono anch’essi sei .
            Per mezzo di esse, noi saliamo dalle realtà più basse a quelle più alte, da quelle esteriori a quelle interiori, dalle temporale alle eterne. Queste funzioni sono: i sensi, l’immaginazione, la ragione, l’intelletto, l’intelligenza e la vetta dell’anima dove rifulge la sindèresi (o senso del bene). Noi le possediamo per natura; la colpa le aveva deformate, ma la grazia le ha riabilitate. Esse vanno purificate con l’esercizio di una vita santa, di uno studio continuo e portate alla perfezione dalla sapienza.  

Dal peccato alla grazia

7 – Secondo il disegno primitivo della natura, l’uomo è stato creato capace di essere elevato alla quiete della contemplazione: Dio lo pose nel paradiso delle delizie proprio per questo. Ma avendo voltate le spalle al lume vero per rivolgersi ai beni caduchi, l’uomo si è curvato sotto il peso della sua colpa, che è stata una colpa originale per tutta la specie umana.
            Questo stato di peccato ha avuto per l’uomo una duplice conseguenza: lo ha reso ignorante dalla parte dell’intelletto concupiscente dalla parte della carne..
Cosicché l’uomo, privato di ogni lume e decaduto, si troverebbe a vivere nelle tenebre e rifrattario alla luce del cielo, se non fosse soccorso dalla grazia santificante, che mortifica la sua concupiscenza e dalla divina illuminazione, che dissipa la sua ignoranza.
            Questo recupero si realizza attraverso la mediazione  di Gesù Cristo, il quale è stato fatto da Dio sapienza per noi e giustizia, e santificazione e redenzione. Egli essendo la forza e la sapienza di Dio e Verbo incarnato pieno di grazia e di verità, ci ha donato grazia e verità.
Ha infuso in noi la grazia della carità, che, venendo da un cuore puro, da una coscienza retta e da una fede schietta, ridona allo spirito la rettitudine, secondo quella triplice funzione dell’anima, di cui abbiamo parlato. Ci ha insegnato, infine, la scienza della verità, secondo il triplice aspetto perseguito dalla riflessione teologica: il simbolico, il letterale e il mistico. Il simbolico, per il retto uso della sensibilità; il letterale, per quello dell’intelligenza; il mistico, che ci mette in condizione di operare il salto nell’estasi soprarazionale.

In continua tensione verso l’alto

8 – Si rende necessario, perciò, che coloro che vogliono salire fino a Dio evitino il peccato, che deforma la natura; è la condizione necessaria per mettere in esercizio quelle funzioni dell’anima, cui abbiamo parlato. E’ la via, che porterà alla grazia della conversione, attraverso la preghiera; alla giustificazione, attraverso la via dell’ascesi; all’azione illuminatrice della scienza attraverso la riflessione e all’azione perfettiva della sapienza attraverso la contemplazione. Come, infatti, non si può conseguire la sapienza senza l’ausilio della grazia, della santità e della scienza, così non si giunge alla contemplazione senza l’aiuto di una continua riflessione, di una vita santa e di una preghiera ardente. La grazia è infatti il fondamento di una volontà retta e di una ragione illuminata. E’ questo il motivo per cui, prima di ogni altra cosa, è necessario pregare, condurre una vita santa, e infine, rivolgere il nostro occhio alla intuizione della verità. Questa tensione ci porterà gradatamente sempre più in alto, fino alla vetta del monte eccelso, di Sion, dove abita Dio.

Il mondo: Una scala che porta a Dio

9 – Nella scala che Giacobbe vide in visione, prima bisognava salire e poi discendere. E’ necessario, perciò, che collochiamo in basso, alla base, il primo gradino dell’ascensione a Dio, che è costituito da tutto questo nostro mondo sensibile, e che è come uno specchio in cui è riflesso il nostro itinerario verso colui, che di questo mondo è l’artefice sommo. Saremo così i veri israeliti che dall’Egitto passano alla Terra promessa; dimostreremo inoltre di essere cristiani che sanno operare con Cristo il passaggio da questo mondo al Padre, e potremo dirci gli amatori di quella esperienza che invita dicendo:
Accostatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti. Perché dalla grandiosità e dalla bellezza delle creature si può contemplare, per analogia, l’artefice dell’universo.
10 – L’onnipotenza, la sapienza e la bontà del creatore risplendono nelle cose create, e sono i sensi esterni a rivelarle al senso interno (o alla riflessione) in tre maniere…
Il primo caso è quello di chi guarda le cose in se stesse, e vi vede il peso, l’armonia e la misura: il peso, se si tiene conto del luogo verso il quale sono attratte; l’armonia, se si bada alla distinzione che c’è tra di loro; e la misura, se si pensa alla loro limitatezza….
Il secondo caso è quello di chi guarda le cose dall’angolo della fede, e scopre l’origine, lo sviluppo, le finalità del mondo creato…
Il terzo caso è quello dell’intelletto che penetra addentro alle cose, per constatare che alcune di esse hanno soltanto l’esistenza, altre l’esistenza e la vita, e altre, infine, l’esistenza, la vita e la ragione…
14 Questa considerazione può estendersi anche ai sette modi di essere delle creature, che rendono così una settiforme testimonianza della potenza, sapienza e bontà di Dio, a seconda che si guardi all’origine, alla molteplicità, alla bellezza, alla sapienza, all’attività, all’ordine delle cose…

Il sapiente e l’insensato

15 Chi non si sente illuminato dallo splendore delle cose create, che pure è così grande, è davvero cieco, Chi non si desta al canto del coro di così gran numero di voci, è sordo. Chi non alza le lodi al Signore  dinanzi a tante meraviglie, è muto. Chi non riconosce l’esistenza del Primo Principio, dopo così grandi testimonianze, è semplicemente stolto.
E allora apri gli occhi, tendi l’orecchio dello spirito, sciogli le tue labbra e disponi il tuo cuore a veder e udire, a lodare, ad amare e venerare, a magnificare e onorare il tuo Dio in tutte le sue creature, seppure non vuoi che tutto il creato insorga contro di te.
Questo fatto costituisce, da una parte, la ragione della lotta del mondo creato contro gli insensati, e, dall’altra, il motivo di giubilo per quei sapienti, che possono dire con il Profeta: Tu mi allieti, o Dio, con le tue opere; io fremo di gioia per le opere delle tue mani.
Innumerevoli sono le tue opere, o Signore; tutte le hai fatte, con somma sapienza, e tutta la terra è ripiena delle tue ricchezze! 

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