Salmo 138 (137) – Rivolti verso il Tempio

Salmo 138 (137) - Rivolti verso il Tempio  dans A. UN PENSIERO DAI SALMI...PRIMA DELLA NOTTE

http://www.santiebeati.it/

dal sito:

http://www.sanpietrodisorres.it/Salmo138.htm

Rivolti verso il Tempio

Salmo 138 (137)
         
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.
Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra
quando udranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore;
eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.

Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano
e la tua destra mi salva.

Il Signore completerà per me l’opera sua.
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

Lode a te, Padre, per la tua gloria immensa.
Gloria a te, Figlio, che ti sei umiliato per noi.
Onore a te, Spirito, che porti a compimento l’opera divina dell’amore.
Amen.

Preghiera salmica:

Non più rivolti ad un Tempio di pietra, ma ormai protesi al Cristo Mediatore, ti chiediamo, Padre, che il tuo Spirito infiammi le nostre esistenze e le renda, come quelle degli Angeli, tutta lode e servizio. Amen.
 
Il Sal 138 (137) è un inno di ringraziamento, che la Liturgia utilizza per celebrare la Pasqua del Cristo e del cristiano.

  Chi ringrazia potrebbe essere
- o l’intero Israele,
- o chi lo governa e lo rappresenta davanti a Dio.

  Si ringrazia perché
- Dio è fedele al suo amore (v. 2c).
- Sceglie l’umile e ripudia il superbo (v. 6, cf. 1Sam 2,8; Lc 1,52).
- Porta ogni cosa a compimento (v. 8).

È un ringraziamento totale:
- fatto con tutto il cuore (v. 1b. Cf. Dt 6,5; Mt 22).
- mediato anche dalla posizione corporea: prostrato e rivolto verso il Tempio (v. 2a).

Mentre il testo ebraico, usando un arcaismo, parla di un rendimento di grazie fatto “davanti agli dei” (v. 1d), il testo greco della LXX, seguito dalle versioni latine e da quella utilizzata nella nostra liturgia, hanno “davanti agli angeli”. Da qui tutte le riflessioni dei Padri, e l’ammonizione presente nella Regola di San Benedetto che, dopo aver citato questo versetto, aggiunge: “Badiamo, dunque con quale atteggiamento dobbiamo stare davanti a Dio e ai suoi Angeli” (RB, cap. 19,6, Sull’atteggiamento da tenere nel salmodiare).
Sempre alla versione del LXX dobbiamo un’aggiunta che non compare nell’ebraico: “Hai ascoltato le parole della mia bocca”, quasi ad anticipare il motivo della lode espliciteta al v. 3.
Per l’atteggiamento corporeo nella preghiera fatta “rivolti verso il Tempio” (v. 2a; Sal 28,2; 134,2), confronta l’episodio di Daniele, sorpreso dai suoi accusatori mentre prega rivolto verso Gerusalemme (Dn 6,11; cf. Tb 3,11-12). Le basi teologiche di quest’orientamento nella preghiera le abbiamo espresse nella preghiera di Salomone per la dedicazione del Tempio. Il Re d’Israele intercede in favore di tutti coloro che (dall’esilio) pregheranno rivolti verso la terra (santa)… la Città (santa)… il Tempio, dimora di Dio (1Re 8,48).
Le grandi religioni riconoscono un grande significato simbolico all’orientarsi verso la Divinità o verso uno dei luoghi nei quali la si è incontrata:

- Gerusalemme, per gli Ebrei.
- L’oriente (= Cristo Risorto), per i cristiani.
- La Mecca, per i musulmani.

Tutto il ringraziamento del Salmista confluisce nell’affermazione laudativa del v. 5b: “Perché grande è la gloria del Signore”, riecheggiata nel Gloria della Messa: “Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”. Ma è ancor più stupendo, come canterà Maria nel Magnificat, che “l’Eccelso guardi verso l’umile e disprezzi l’altezzoso” (v. 6a, cf. Lc 1,46-55). E che rimanga sempre fedele a questa scelta. Per questo il fedele che ha sperimentato l’amore di Dio e l’efficacia dei suoi interventi salvifici (v. 7), può concludere con un’umile e fiduciosa supplica il suo inno di ringraziamento: “Signore, non abbandonarmi, ma porta a compimento il tuo disegno di salvezza. Amen” (v. 8, cf. Fil 1,6

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