Gal 3,26-29: “Uno in Cristo Gesù”; note al testo

dal sito:

http://www.xaverianas.com/public/pagine_bibliche/Gal%203,26-29.doc

Gal 3,26-29: “Uno in Cristo Gesù”

26 Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù,
27 quanti infatti a Cristo foste battezzati, Cristo rivestiste.
28 Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero;
non c’è maschio e femmina:
tutti voi infatti siete uno in Cristo Gesù.
29 Ora, se (siete) di Cristo,
allora siete seme di Abramo,
eredi secondo la promessa.

NOTE AL TESTO

26: Paolo passa al voi: il noi era in realtà ristretto ai Giudeo-cristiani, ora vuole applicare la cosa ai Galati, agli etnico-cristiani. La situazione degli ebrei era paradigmatica: indica la situazione reale di tutti gli uomini. Grazie alla legge, gli ebrei si sono resi conto di essere peccatori (cf. esperienza dell’esilio). Questo significa la situazione dell’umanità intera che è peccatrice. Quando questo popolo ha la possibilità di essere emancipato, allora tutti possono essere emancipati.
figli di Dio: espressione che si usava già nell’AT, anzitutto per gli angeli, per dire esseri celesti, non “generati da Dio”. Poi: Israele, i giusti, il giusto (Sap). Era già un concetto usuale. La cosa decisiva qui è “in Cristo Gesù”. Cristo Gesù è il Figlio di Dio, generato. Secondo Gal 1,16, Paolo nella sua conversione ha avuto la rivelazione della filiazione divina di Cristo, così il termine ha una pienezza inaudita.
in Cristo Gesù: figli di Dio in Cristo attraverso la fede che ci stabilisce sulla pietra fondante che è Cristo Gesù.
27: a (eis) Cristo foste battezzati: Paolo per esprimere la relazione a Cristo parla del battesimo che ci fa aderire a Cristo, ci fa sue membra. Perché Paolo, che combatte il rito della circoncisione, parla qui di un rito e non della sola fede? Qui c’è tutta la differenza fra i sacramenti cristiani e i riti antichi. Il sacramento, in particolare il battesimo, è mezzo di congiunzione con cristo nel suo mistero. Senza il battesimo, la fede rimane desiderio inadempiuto.
Battezzati a cristo. Nel NT c’è distinzione fra l’elemento in cui si fa il battesimo e la persona cui si aderisce per mezzo del battesimo (eis): il battesimo fa aderire a una persona. Immersi nell’acqua, nello Spirito, per aderire, essere attaccati a Cristo.
Rivestiste: forma media = vi siete rivestiti. Trasformazione operata grazie al battesimo. Paolo si ispira all’AT, che parla di essere rivestiti di giustizia. Ma Paolo comprende la cosa in modo profondo e radicale: non è solo una metamorfosi esteriore (cf. Col: “rivestitevi di viscere di misericordia”). La relazione con Cristo è una trasformazione. Non è una esortazione, è piuttosto un dono di Dio, un fatto che avviene nel battesimo. Paolo prolunga il suo ragionamento.
Tutti sono un (solo) in Cristo: allora sono figli di Dio, liberi dall’autorità della legge. Qui “uno” è al maschile.  Non si può dire: tutti siamo Cristo stesso, perché c’è “uno”. Mussner parla di un solo uomo escatologico. Ef dirà: un solo uomo nuovo in Cristo. L’idea è che in Cristo diventiamo un’umanità unitaria, come precisa dettagliando: “non c’è giudeo né greco…”. Tre coppie di distinzioni sul piano religioso (sviluppata in Ef), civile e sessuale, antropologico. 1Cor 12,13: assomiglia, ma non c’è negazione. Paolo dice “non c’è”, non “non c’è più”. Parla della situazione in Cristo Gesù: in Lui la distinzione non c’è mai stata.
non c’è Giudeo né greco: in Cristo risorto non c’è la distinzione tra il giudeo e il pagano: cosa inaccettabile per i giudei. Ci ritornerà in Gal 5,6; 6,15; Rm 10,12 spiegherà: siamo nuova creatura, tertium genus per il quale non esiste questa distinzione.
non c’è schiavo né libero: non è distinzione sociale (allora direbbe: schiavo – padrone, come in Gal 4,1), civile (l’uomo libero ha tutti i diritti civili, lo schiavo no). Paolo non si riferisce a questa categoria. Chi è chiamato da Cristo è suo schiavo. Nessuno è più schiavo, nessuno è più libero.
non c’è maschio e femmina: Paolo prende quest’espressione da Gen 1,27 e 5,22. L’audacia di Paolo qui è grande. Dio ha creato uomo e donna e Paolo dice “non c’è”. È una creazione nuova, diversa dalla prima. Paolo è pieno della convinzione della novità di Cristo. Nel Vangelo, Gesù aveva risposto ai sadducei circa la donna che aveva sette mariti, caratterizzando la vita nuova della resurrezione come una vita in cui l’unione sessuale non esiste più. La differenza è che qui Paolo dice: adesso voi siete in Cristo Gesù. Quest’unità non vale a livello biologico, Paolo sa che i cristiani restano sessuati e capaci dir apporti sessuali e Paolo dovrà trattare di questioni sessuali in 1Cor.
A che livello vale l’affermazione di Paolo? Non ha detto uomo – donna, sarebbe stato più gentile. Ha invece messo un’espressione che riguarda il rapporto sessuale, non i rapporto personale uomo-donna. In 1Cor 11,11 c’è una frase che forse non riceve l’attenzione che merita: “La donna non va senza l’uomo, né l’uomo senza la donna, nel Signore”: rapporto personale. Il livello in cui la relazione uomo-donna va riconosciuta è nel Signore. Senza la donna l’uomo non può vivere pienamente nel Signore e viceversa: senza l’uomo la donna non può vivere pienamente nel Signore. Paolo nega che, al livello più profondo della giustificazione della fede, ci sia posto per una discriminazione sessuale, né sociale, né religiosa. Dignità perfettamente uguale.
Il che non vuol dire negare la diversità: in 1Cor 12-14 mostra l’utilità della diversità nel corpo di Cristo.

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