Incontro con padre Thomas Spidlik: La preghiera del cuore

dal sito:

http://www.figlididio.it/approfondimenti/2003/preghiera07.html

LA PREGHIERA DEL CUORE
Incontro con padre Thomas Spidlik

(2003)
 
Padre Tomas Spidlik
 
Nel mese di settembre 2000 padre Thomas Spidlik è venuto a Casa San Sergio, dove ha tenuto un incontro dal titolo « La preghiera del cuore ». Padre Spidlik è considerato il più grande conoscitore vivente della spiritualità orientale russa, ha scritto molti libri di grande successo sulla preghiera e sulla spiritualità, ed è quindi una delle persone più autorevoli per la trattazione di questo tema. Siamo molto onorati che sia venuto da noi a parlarci, e l’ha fatto per noi della Comunità.
Riportiamo il testo della conversazione, prodotto della sbobinatura. Abbiamo lasciato volutamente il tono parlato, che rende più immediato il tono dell’incontro. Consigliamo a tutti la lettura di queste pagine, che possono davvero aiutarci e farci progredire nella via della preghiera.
Il patrono degli studenti di teologia, sapete chi è? San Giuseppe, perché ha ricevuto la rivelazione mentre dormiva. Allora se voi volete dormire, io parlerò, e se volete seguire, alla fine avrete l’indulgenza.
Da dove cominciamo? Sapete che i Padri della Chiesa quando volevano parlare della preghiera usavano molte metafore, per esempio un apoftegma etiopico dice: « La preghiera è la sposa del monaco » (… se non la tiene sotto braccio deve divorziare!). San Giovanni Crisostomo diceva: « Nel paradiso terrestre non pioveva mai, ma c’era una sorgente e per questa sorgente tutto era pieno di fiori. Questa sorgente è la preghiera; da questa preghiera tutto deriva ».
Un autore del quale ho scritto tanto, il russo Teofane il Recluso, ha come schema la classica tricotomia orientale: l’uomo è composto dal corpo, dall’anima e se è cristiano dallo Spirito Santo. Cosa fa il corpo? Mangia, soffre i reumatismi ecc. Che cosa fa l’anima? Pensa, decide, studia, ecc., e cosa fa lo Spirito Santo? Dice: Abbà Padre.
Dunque lo Spirito Santo è l’elemento che dentro di noi prega, che prega dentro di noi. Dice che è come l’ossigeno che va in tutto il corpo nel sangue. E dove risiede lo Spirito Santo? Nel cuore. I russi hanno sostituito la vecchia definizione occidentale della preghiera: « elevazione della mente a Dio » in: « elevazione del cuore a Dio » e questo cambiamento è molto interessante.
Dunque le definizioni della preghiera presso i padri sono moltissime, ma soprattutto tre. San Basilio diceva: la preghiera è la domanda di quello che è conveniente a Dio, esempio: Signore, per la tua carità, donami questo o quest’altro… ecc. La seconda definizione è l’elevazione della mente a Dio e la terza è il colloquio con Dio, perché se fosse solo l’elevazione, sarebbe lo studio semplicemente.
Questa « elevazione dell’anima a Dio » da dove proviene? non dalla Sacra Scrittura, ma da Platone. I templi greci erano posti sempre sulle colline, per andarvi in pellegrinaggio bisognava salire sulla collina. Dunque, per andarvi bisogna fare « anabasys » (salire sopra) e Platone dice: « A Dio non si arriva con i piedi; a Dio si arriva con la mente ». Dunque l’elevazione della mente a Dio ha ricevuto il nome di contemplazione.
Ora che cos’è la contemplazione? Voi che siete contemplativi, che cos’è la contemplazione? Come si dice in greco contemplazione? Tutti lo sapete, solo per modestia, non volete dirmelo, no? Si dice « teoria ». È la stessa radice come teatro. « Tean » significa vedere, e la visione è una cosa importante per la psicologia. Gli ebrei erano tipi piuttosto acustici, ascoltavano ciò che dicevano gli anziani, ciò che si dice, perché nel deserto non si vedeva niente e le cose si raccontavano: « ascolta i precetti »; è la Parola di Dio che bisogna ascoltare, e il documento dove vi sono le Parole di Dio è la Bibbia.
Invece i greci erano, per così dire, « visuali », e già nel IV sec. a. C. si diceva: « ciò che non hai visto, non crederlo ». Bisogna vedere con gli occhi propri. Vedere, vedere.., e così sono nate le scienze naturali. La parola « fisica » vuole dire « natura » (phisis = natura); è fisico, è natura ciò che si vede o con gli occhi o con gli strumenti; questo è vero e così sono nate le scienze naturali e guardate quanto progresso hanno fatto le scienze!
Nel IV sec a.C. è venuta una crisi con i cosiddetti « Scettici ». Che cosa affermavano questi? « Io vedo che l’erba è verde. Tu vedi che l’erba è verde. La mucca la mangia perché è verde, ma vediamo lo stesso? Ci sono i daltonici che lo chiamano verde, ma chissà cosa vedono! Allora se è vero solo ciò che si vede, ognuno vede soltanto secondo se stesso; dunque non si può conoscere la verità, ma solo le opinioni! Si dice verde, ma non possiamo controllare né verificare nulla. Dunque l’uomo non può conoscere la verità. Anche i grandi filosofi alla fine riconoscono: È vero, ognuno vede per conto suo.
Per fortuna abbiamo un occhio interiore; c’è la mente, l’intelletto e l’intelletto è uguale per tutti; sei cieco? Sei sordo? Due più due fanno quattro per entrambi. Dunque la verità non si conosce con gli occhi ma con l’intelletto, con la mente.
Dopo la fisica è nata la metafisica; cioè la verità si conosce con l’intelletto e l’intelletto può conoscere tutta la verità. Anche Dio? Sì, anche Dio. Aristotele nel suo trattato sulla morale parla dei tre gradi di vita. La prima vita è utilitaria: si lavora per mangiare, si mangia per lavorare (poveri uomini, non sono felici…!) Il secondo grado della vita è la vita politica: quelli che lavorano per il bene degli altri (in quel tempo, ancora credevano che i politici lavorassero per gli altri; beati loro), ma si direbbe anche la vita apostolica: che lavora per gli altri ma non per se stesso. La più perfetta è la vita contemplativa: quando utilizzo la migliore facoltà che ho a disposizione, la mente, ed io offro il miglior oggetto che esiste: Dio. L’elevazione della mente a Dio è la vita più felice che può esistere. Questo è passato perfino nel Codice di diritto canonico, dicendo che la vita contemplativa è più perfetta della vita pratica, apostolica. Ma viene da Aristotele.
Voi sapete che in Europa ci sono tutte le teorie empiriche (è vero ciò che si vede), o idealistiche (è vero ciò che si pensa). Questa elevazione della mente a Dio piaceva molto ai cristiani; S. Agostino spesso dice : « ho elevato la mente a Te… ».
Nel IV sec d. C. viene una nuova difficoltà: il famoso arianesimo. Questi ariani erano speculativi al cento per cento; sapevano tutto, indagavano tutto, erano sicuri su tutto, ecc… e hanno negato la divinità di Gesù Cristo. Allora eleva la mente a Dio e il risultato può essere: eresia. San Gregorio Nazianzeno si arrabbiava: « Parlassero meglio delle donne e dei cavalli e lasciassero in pace la Santissima Trinità! » (Io ho avuto un grande successo con questa frase perché l’ho detta all’Università Gregoriana e non mi sono reso conto che il professore che insegnava la Teologia della SS. Trinità sedeva nel primo posto e gli studenti applaudivano freneticamente: la « cattiveria » degli studenti…).
Cosa rispondevano i Padri cappadoci agli ariani? « Ragionate come volete, ma a Dio con l’intelletto umano non si arriva ». Allora siamo fritti! Con gli occhi Dio non si può conoscere; i padri greci erano molto contrari alla visione immaginativa. Dicevano: « se uno dice che ha visto Dio, ha visto la propria fantasia. » Uno disse a Giovanni Climaco: « Beati gli occhi che hanno visto un angelo », e lui: « molto più beati quelli che hanno visto il proprio peccato, almeno può confessarsi ». Quindi non credevano che Dio si può vedere con gli occhi; ma se ora viene detto che Dio non si può vedere neanche con l’intelletto – l’elevazione della mente a Dio – allora tutto è perduto. Come si fa?

Il « cuore » come centro dell’uomo

Io dico che per fortuna abbiamo ancora la terza visione. « Beati i puri di cuore perché vedranno Dio ».
Dunque sono tre visioni: la prima con gli occhi, vede la superficie. La seconda visione è quella con l’intelletto, quella con la mente che vede queste idee. Poi c’è la terza visione che vede Dio in tutte le cose.
La Sapienza di Dio. I russi parlano di sofiologia. Dio creando tutte le cose ha lasciato le sue tracce, la sua sapienza divina dentro tutte le cose. E i contemplativi nel senso cristiano non sono come i contemplativi greci perché questi ragionano, invece quelli cristiani vedono « con il cuore ». E cosa vedono? È difficile descriverlo, perché se si vede si può dipingere, se si pensa si può dire, ma vedere con il cuore che cosa è? Rispondo dicendo che nella mia vita io ho conosciuto una persona molto contemplativa. Mi chiedono se fosse una carmelitana, un padre certosino o un monaco, e io rispondo: era la mia mamma. Come ho fatto a capirlo? Come ho fatto non lo so, ma adesso l’ho capito. Quando ero studente per guadagnare soldi per mantenermi davo lezioni a quelli che erano bocciati e dovevano rifare l’esame dopo le vacanze. Un ricco commerciante mi promise molti soldi se il figlio passava. Io ho lavorato molto e il ragazzo è stato promosso. Al momento della paga il padre mi ha dato molto poco, dicendo: « Basta così per te che sei ancora un ragazzo ». Io sono tornato a casa molto arrabbiato e mia madre mi disse: « Non è bene trattare un giovane così, non mi piace, ma, senti, ti dico una cosa: quando ti succede qualcosa di simile tu devi soffermarti e dire: « che cosa voleva dirmi Dio quando mi è successo ciò? »
Tutte le cose sono state create dalla Parola di Dio e i contemplativi sono quelli che sentono questa parola o vedono. Con il Signore, vedere o ascoltare è la stessa cosa, perché è metaforico, no? Essi sentono questa parola di Dio. Voi sapete che il bambino parla con il cagnolino, con il gatto, con i fiori, ecc., poi più tardi scopre che il cagnolino non parla, abbaia e allora si rivolge solo agli uomini. Quando uno è vecchio, come me, dice che anche gli uomini abbaiano, no? Il mondo diventa muto e io non posso tornare a parlare con il cagnolino, ma devo parlare con qualcuno che sta dentro in tutte le cose.
I contemplativi sono coloro che vedono Dio in tutte le cose, sentono Dio in tutte le cose, scoprono la Sapienza di Dio in tutte le cose. Voi sapete che la grande chiesa di Costantinopoli si chiama « Aghia Sophia », la Santa Sapienza (adesso è moschea o museo). È una costruzione molto interessante perché le finestre sono un po’ nascoste e quando uno sta nel mezzo, dicono gli artisti che la cupola « vola nell’aria ». Io sono stato là; mi sono messo a sedere, ma non avevo questa impressione, dovevo zittire tutte le guide che volevano spiegarmelo, ma ad un tratto ho capito: la chiesa sembra piena di luce e non si sa da dove viene. Viene dal dentro. Nelle icone la luce viene dal dentro. Dal dentro. Dentro in tutte le cose c’è la luce.
Gli artisti slavi che sono più personali hanno immaginato la sapienza come un angelo, in forma femminile che siede sul mondo e accanto vi è la Madonna e S. Giovanni Battista: i primi due contemplativi. La Madonna sapeva che Gesù era il Figlio di Dio e S. Giovanni disse: « Ecco l’Agnello di Dio ». Hanno visto che dentro quel velo del corpo abita Dio. Allora Dio abita in tutte le cose, e scoprirlo in tutto ciò che esiste è la contemplazione.
Quando ero in noviziato, chiesi al padre maestro: « Posso prendere per la meditazione anche l’Antico Testamento o devo necessariamente meditare secondo il Nuovo Testamento? » Mi rispose: « Carissimo, se non sai meditare sul cavolo che oggi hai mangiato a pranzo non lo farai nemmeno sul Nuovo Testamento! »
Tutte le cose sono state create affinché siano scuola dell’anima.

Vedere tutto in Dio

Massimo il Confessore, quando la teoria secondo Platone fu più o meno conosciuta, ha utilizzato il suo modello, e diceva: ci sono tre tipi d’uomini: l’uomo volgare, nel senso del popolo; l’uomo scienziato e l’uomo spirituale.
Hanno tre visioni diverse. Prendiamo ad esempio un giglio; cosa dice un uomo volgare? « Profumato ». Uno scienziato? « Questo appartiene, secondo la linea alla famiglia botanica, alla famiglia delle liliacee »; fa la scienza botanica. Uno spirituale quando vede un giglio che cosa dice? « Mamma mia, se Dio ha tanta cura di questa erba, come deve essere bella l’anima umana! » Diventa lettura spirituale. Nel Vangelo Gesù dice: « Guardate gli uccelli del cielo…, guardate il giglio… » Tutto racconta la Gloria di Dio.
Altro esempio: si legge la Sacra Scrittura. L’uomo semplice dice: « Questa traduzione italiana è brutta, ma la voce della ragazza che la legge è bella ». Questo è un uomo volgare, semplice. Cosa fa un scientifico? Va a Roma, studia all’Istituto biblico e scopre che quel versetto non è autentico. Cosa fa l’uomo spirituale? « Parola di Dio, Dio mi dice questo; ecco se Dio mi dice questo, io l’accetto: è Parola di Dio ». Un esempio ancora. Un ragazzo incontra una ragazza. L’uomo volgare: « che bella bionda! » Vede la bellezza del corpo. Lo scientifico, un professore: « Questo non mi commuove; signorina, come siete preparata per l’esame »? L’uomo scientifico guarda le doti dell’anima. L’uomo spirituale dice: « Immagine di Dio. Ciò che avete fatto agli altri lo avete fatto a me ».

Dio lo si conosce con tutta la nostra persona

Dunque il contemplativo è colui che in tutte le cose scopre Dio e, come ho detto, con il cuore. Ma cos’è questo cuore?
Quando ho scritto il libro sul cuore ho avuto tante difficoltà; il mio censore non voleva in nessun modo lasciarlo passare. Per fortuna c’era un altro superiore che mi disse: « Troveremo il modo per farlo pubblicare ». Perché tante difficoltà? Perché la nostra psicologia distingue: la ragione, l’intelletto, la volontà e il sentimento. Gli autori russi dicono che tutta la religione sta nel sentimento – e immaginatevi che prima del Concilio dovevamo fare sempre giuramento contro il modernismo e i modernisti dicevano che la religione è soltanto una questione di subconscio, di sentimento -; dicono che la religione è del cuore e si conosce come sentimento del cuore. Ora, lasciar passare questo nella Chiesa cattolica non era facile.
Adesso posso spiegare che cos’è il cuore, ma in quel tempo era difficile. Una volta ho avuto una conferenza a Roma sul cuore e quando al termine è venuto a me un giovane greco e mi dice: « Padre, noi due siamo colleghi » Come mai? » « Io sono un cardiologo, lei è un cardiologo spirituale! »
Allora che cos’è questo cuore? Non possiamo cercare la nostra risposta nella psicologia moderna, perché altrimenti siamo perduti.
Le difficoltà sono gravi, perché gli orientali, tutti, soprattutto i russi, dicono: « la religione è questione del cuore ». Sentimento del cuore, preghiera del cuore, e la vera preghiera è la preghiera del cuore non della testa; questa non è preghiera. Bisogna scendere dalla testa nel cuore, allora soltanto pregherai, altrimenti è tutto inutile. Come spiegare questo cuore? Per gli orientali c’è una doppia difficoltà perché dicono che voi occidentali siete tutti razionalisti: tutto è con la testa. Ho tradotto San Francesco di Sales in russo perché è un maestro molto pratico, ma poi ho preso un libro di meditazioni francese di un altro autore, e quando sono arrivato alla quinta pagina l’ho buttato sotto il tavolo dicendo: « Questo è un libro cattolico, e i cattolici non capiscono cos’è la preghiera ». Sempre tutto nella testa, ragionamenti, ragionamenti; non capiscono che la preghiera vera è quella del cuore. In alcuni giornali ci sono quelle caricature: piccolo ometto e la grande testa: questo è l’uomo occidentale.
Per noi la vera difficoltà è piuttosto la mente che si eleva a Dio. La stessa difficoltà era nei testi biblici: elevazione del cuore a Dio, « sursum corda ». Un autore medioevale diceva: « la Bibbia dice cuore, ma questo significa lo stesso come l’intelletto ». S. Francesco ai suoi seguaci, S. Bonaventura: questo significa la stessa cosa come la volontà. La psicologia non poteva dare migliori risposte, perché nella Bibbia il cuore è dappertutto: il cuore ricorda, il cuore decide, il cuore si innalza, ecc. I mistici sempre affermavano: abbiamo occhi per vedere il mondo esterno, abbiamo intelletto per ragionare e abbiamo il cuore che ha il contatto con Dio; Dio risiede nel cuore.
Ma, santo cielo, che cos’è questo cuore? Quando il mio censore leggeva quel libro, arrivato a pagina cinquanta, scrisse con la matita rossa: « Quando spiegherai cos’è questo cuore »?
Come spiegarlo? Che cos’è? È la facoltà con la quale si raggiunge Dio.
Dio si raggiunge con una sola facoltà: con l’uomo intero. Per andare a Dio si va con tutta la persona umana, indivisa. Già Eckart, nel medioevo, scriveva: « Dio come concetto si conosce con l’intelletto, ma Dio come Dio si conosce con tutta la personalità: intelletto, volontà e sentimento ».
La Scrittura dice: « Amerai Dio con tutto il cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua volontà…, con tutto ». Dunque il cuore non è una facoltà, ma è l’uomo intero, tale com’è.

I due orizzonti della preghiera del cuore

Per Sant’Ignazio di Loyola quando si prega bisogna immaginare il Signore, l’ambiente, pensarlo con l’intelletto, e decidere con la volontà; devi essere intero dentro e se non sei intero dentro non è una vera preghiera. Questa integrità della persona umana si può prendere sotto due aspetti. Io non so come chiamarli, li chiamerà uno orizzontale, statico, e l’altro dinamico.
Quello statico significa adesso, in questo momento. Vado per strada e penso alla conferenza che farò a Firenze: viene un mendicante e mi dice: « padre mi dia mille lire », e io: « devo pensare alla conferenza, lasciami in pace », « padre mi dia mille lire », « va bene, ma ora lasciami in pace ». Gli ho dato mille lire, ma è stato un atto buono? Ho deciso, sì, era un atto buono, ma andava fatto con tutto il cuore. Sto scrivendo e devo finire entro oggi l’articolo: « Mamma mia, mamma mia, non ce la faccio… », qualcuno bussa alla porta… « Avanti », ed entra proprio quella persona chiacchierona che non sopporto; il primo pensiero che viene è di mandarlo a quel paese, ma sono asceta, mi dominerò e dico: « Vieni, che piacere che sei venuto! », devo tenere il sorriso, che non caschi! – e lui resta e poi… se ne va. Dico al padre spirituale che mi sono dominato perfettamente. Lui dice: « Bene, bene, così fanno gli asceti ». Ma è normale? È buono, ma non è normale, Qualche volta bisogna fare così, ma non è normale. Quando dico ad uno che è un piacere vederlo, deve essere anche piacere. Ci deve essere tutto dentro, no? Certi sforzi sono educativi, ma non è uno stato normale se si fanno continuamente cose diverse da ciò che si sentono.
Teofane il Recluso dice: « è come il teatro ».
Allora noi dobbiamo sforzarci affinché l’uomo sia tutto intero, affinché sia normale, perché la divisione è la cosa più grave che esista. Schizofrenia: una cosa si pensa, un’altra si vive. È la spiritualità del cuore: significa rendere l’uomo proprio, sano, così che quando sorride, davvero sorride è contento e non dice: « Che piacere, mentre dentro pensa: ti darei un calcio ».
Dunque questa è l’integrità orizzontale, l’aspetto statico. Lo schema ignaziano prevede l’immaginazione dei luoghi, delle condizioni, di Colui al quale si parla, eccetera. E io ho detto che per capirlo occorre cominciare da dentro. Il colloquio? La preghiera è un colloquio con Dio e affinché quel colloquio sia davvero sincero, bisogna saper che cosa dire, bisogna decidere anche, immaginare. Tutto è dentro.
Questo era il primo aspetto del cuore, diciamo statico; l’altro io lo chiamo dinamico. Cosa sono io? Ciò che sono oggi, ciò che ero dieci anni fa, quando avevo quattordici anni e… adesso chi sono io? Ciò che sono oggi o ciò che ero? Dio ci giudicherà secondo l’ultimo momento? Io sono nervoso ultimamente, dico spropositi… e Dio mi giudicherà secondo questi spropositi? Non va. Gli orientali usavano l’immagine della bilancia: da una parte le opere buone, dall’altra quelle cattive e se erano uguali veniva l’Arcangelo Michele, metteva la mano su quelle buone, così erano più pesanti e si andava in Paradiso. Anche questo non va. Chi sono dunque io? L’uomo può sempre cambiare; oggi è e domani no.
Santa Teresa d’Avila pensava: « Se immagino che ancora nell’ultimo giorno posso fare un peccato mortale, che pericolosa è mai la vita… » Ma pensate voi che santa Teresa, a settant’anni, nel suo ultimo giorno potesse compiere un peccato mortale? C’è qualcosa che non va.
Quando mi preparavo per la prima comunione, il cappellano ci raccontava un esempio: « C’era un ragazzo, puro, casto, innocente, come S. Luigi Gonzaga; quando aveva quattordici anni fece il suo primo peccato mortale, andò a fare il bagno, annegò e ora è nell’Inferno ». Mi sembrava che in ciò ci fosse qualcosa che non andasse… Voi forse sorridete, ma con il peccato mortale si va all’inferno, no? Ora, è tanto facile quando uno è casto, puro, innocente fare un peccato mortale? L’uomo può convertirsi, ma questo è il miracolo della grazia. L’uomo normale ha una certa continuità. È naturale che un musicista, da giovane fino alla morte acquisti una certa sensibilità musicale; quando uno ama il calcio, subito si volge spontaneamente ad ascoltare notizie che riguardano il calcio, ecc., ecc… Allora il cuore non vuol dire atto, ma uno stato normale dell’uomo, una certa disposizione stabile. San Tommaso dice: « La devozione è inclinazione ad ogni bene »; un musicista subito suona e un appassionato di sport subito cerca notizie sportive. Il cuore è uguale, è del tutto stabile. Una bellissima descrizione è: stato di preghiera
. Quando abbiamo pregato a Ora sesta, abbiamo compiuto un atto di preghiera, ma lo stato di preghiera significa: la disposizione normale.
Quando c’è occasione, uno prega, e nella vita di san Francesco d’Assisi scritta da Tommaso da Celano c’è scritto: Franciscus, not orabat -Francesco non pregava – Franciscus factus est oratio – Francesco divenne preghiera.
Questo è stato del cuore e questa è la perfezione più grande che esiste. Ora la grande difficoltà è che gli atti si conoscono; esempio: « Oggi ho pregato l’Ufficio? Si. Non sapevo che celebravo, ma ho pregato »… ma qual è io stato della mia anima?
Voi lo sapete, nelle confessioni in passato le penitenze furono codificate dai moralisti; tutte regole morali: fare questo, fare questo. Confesso: « ho gettato sassi dalla finestra. Quanto pesavano quei sassi?, Un chilo. Peccato mortale, perché potevano uccidere qualcuno ». « Ho rubato. Quanto? Centomila lire. Peccato grave, se ti fossi accontentato di novantacinquemila, poteva ancora essere veniale… »
Il moralista dice precisamente: questo è perfetto, questo è meno perfetto, questo è così, questo è cosà, ecc., ecc… Io giudico gli atti, e qui sta il guaio. Oggi tutta la morale si può mettere nel computer… perché dover mettere un padre cappuccino dietro al cartello: Confessioni? Si potrebbe mettere un gran computer, ognuno batte i propri peccati… ed esce la penitenza precisa. Sarebbe molto più preciso, no?

Leggere nel cuore

Allora che difficoltà c’è? I veri padri spirituali avevano il dono della cardiognosia, leggevano nel cuore: questo è il padre spirituale. Il confessore invece giudica gli atti: tre volte ho parlato male del mio superiore: tre Ave Maria. Puoi andare.
Io non io posso dire, ma il padre spirituale poteva dire: per te questo è molto grave, perché nella tua situazione, perché ti conosco e queste piccole cose… perché conosco il cuore.
Nella storia, non solo in Oriente, ma anche in Occidente, si sa di molti padri che leggevano nel cuore come un libro aperto. Nei moderni occidentali potremmo citare don Bosco. Don Bosco diceva i peccati e i ragazzi dicevano: si, si, si. Un ragazzo diceva a don Bosco: « Posso andare a Torino per confessarmi? » e don Bosco: « Si, ma non dimenticare quel peccato » e il ragazzo: « Allora non ho più bisogno di andare a Torino ».
Ciò è miracoloso? È interessante che non lo consideravano mai come miracolo, dicevano anzi che questi è lo stato naturale dell’uomo: Dio ci ha creato affinché uno capisse un altro; il peccato ha eretto un muro e quando uno si purifica dal peccato si aprono i cuori. I cuori si aprono soprattutto con la carità. Per mostrarlo con un esempio quasi profano: una volta ero in Alto Adige da un parroco, e da buon romano nel pomeriggio facevo la siesta. Per fare la siesta avevo bisogno di un libro noioso, quindi ho trovato nella biblioteca del parroco un libro: erano ricordi di un poliziotto canadese che faceva servizio tra gli indiani. Era così interessante che non ho dormito più. Questi indiani hanno fama d’essere uomini molto selvaggi e quando si sposano non rivolgono mai la parola alla moglie (tutte le donne dovrebbero protestare all’ONU per questa a situazione). L’autore scrive: « Questi due devono amarsi tanto che si capiscono perfettamente senza dirsi una parola. Perfettamente si capiscono e se non si capiscono vuole dire che non si amano ». L’amore apre la porta; allora si conosce il prossimo e si conosce anche Dio, perché nel cuore vi è lo Spirito Santo e questo ha una voce. Allora quando tutto è rivolto al cuore, la persona sente una voce.
Una volta a Bose sentii un russo che parlava della preghiera del cuore e diceva che gli occidentali assolutamente non riescono a comprendere perché è una preghiera tipicamente orientale; poi io ho spiegato all’ambasciatore russo che cosa è questa preghiera del cuore e lui mi ha detto: « Finalmente uno me l’ha spiegata! ». A Creta abbiamo avuto contatti con i teologi greci; io ho proposto la preghiera del cuore in San Francesco d’Assisi e in Sant’Ignazio di Loyla, e lui, mio amico, mi ha detto che non si potevano trovare in questi autori accenni di preghiera del cuore; e io gli ho proposto: « Se li trovo accetterai di pagare una bottiglia di vino? » Ha accettato, e io ho vinto.
Dunque ho detto San Francesco e Sant’Ignazio di Loyola. Negli esercizi spirituali si parla della distinzione degli spiriti e si dice: se il pensiero viene dal da fuori, cioè uno me lo ha detto, questo è dono vocativo, devo stare attento; o lo leggo nei libri, buono o cattivo; o ho visto qualche cosa, buono o cattivo. Ma se un pensiero non ha nessuna causa esterna, viene certamente da Dio, perché solo Dio può parlare dal di dentro degli uomini. Ora mi viene questo esempio: le mamme sentono sempre con il cuore ciò che succede ai loro figli. È difficile ingannare la mamma. Io quando sono andato via da casa, sono andato dai gesuiti, e per non spaventare i miei dicevo che avevo trovato una famiglia per studiare e tutti erano contenti. Solo mi scrisse mia sorella: « Chi sta con te? La mamma ha pianto tutta la giornata dicendo che tu non saresti più tornato a casa ». No, non si inganna la mamma. Lo sentono nel loro cuore.
Ci si può fidare di questo? Incontro uno e lui parla così bene che si potrebbe canonizzare, ma c’è qualcosa che non mi va. Ci si può fidare di questo? Io ho conosciuto un superiore di un seminario che aveva veramente un sesto senso per i seminaristi, ma come provarlo? Non si può dire soltanto: « Io lo sento » e così lui dava ragioni che erano sbagliate e tutti lo prendevano per matto. Egli diceva: « Io vedo come lui beve il vino: non ha vocazione ». Dicevano: »È matto ». No non era matto, lo sentiva. Ma ci si può fidare di questo?
La risposta è sì se abbiamo il cuore è puro, ma se non è puro la bilancia pesa male. Dunque purificare il cuore per ascoltare.
Questo è quello che il mondo d’oggi ha bisogno, perché tutti vogliono indottrinarci. Quando finì la guerra, io stavo in Moravia presso un monastero. Continuamente passavano squadre di soldati. Un giorno suonò una signora russa, e poiché io conoscevo un poco il russo, mi chiamarono; era ben vestita, e io ebbi paura che fosse una spia. Proveniva dall’Ucraina, il villaggio era stato bruciato dai tedeschi, i suoi fratelli erano soldati e lei lavora in Germania. Là conobbe un ragazzo ceko che la chiese in moglie. Quando il giovane la portò a casa, i genitori si arrabbiarono perché aveva portato una russa, sconosciuta, e la cacciarono di casa. Lei andò su un ponte, voleva buttarsi; disse che non era mai stata tanto sicura come quella volta. Dicono che si ha paura in quegli istanti, lei invece affermava che non aveva nessuna paura, solo un sentimento: tutto finisce, santo cielo, tutto finisce. « Quando -continuò – sono arrivai sul quel ponte, ad un tratto mi venne una cosa in mente; sentii: Tu non devi farlo! Era così forte che sono mi sono fermata. Dopo decisi di andare a parlare con un prete, perché queste cose sono cose di cui parlare con un prete. « Mi dica che cosa è questo che ho sentito? » Il sacerdote disse che quelle cose erano tutte sciocchezze. Invece non erano affatto sciocchezze: era la voce di Dio nel cuore.
Dio parla nel cuore. Insegnare alla gente ad ascoltare la voce del cuore secondo me è veramente il problema del nostro tempo. Evidentemente, questa era la direzione spirituale; quando si andava dal padre spirituale non si confessavano i peccati: si dicevano queste voci che si sentono. La direzione spirituale non la facevano solo sacerdoti, ma anche le donne; donne famose. La donna che ha il senso materno può molto aiutare le ragazze, no? Per confessare andavano dal prete, questo è il sacramento, ma il sacramento può non identificarsi con la direzione spirituale.

DOMANDE

- Per ascoltare la voce di Dio, lei ha detto che bisogna purificarsi dentro, ma come ci si fa a purificarsi dentro?
Risposta: questa purificazione viene sicuramente dalla preghiera; perché la voce di Dio viene all’improvviso senza qualsiasi ragione. Alcuni mi dicono: « Padre non so perché mi viene sempre questo pensiero, non lo so perché non è giustificato per niente ».
La ragazza vuol entrare nel monastero. Per il momento no, può essere l’entusiasmo che viene durante gli esercizi. Il ragazzo o la ragazza continua: « Ma io non so veramente perché mi viene questo pensiero »; allora che effetto produce? Produce un effetto molto tranquillizzante, se il pensiero disturba si vede, ma prima si consiglia, no? La direzione spirituale è consigliarsi. Quando San Teodoro stilita aveva trecento monaci, a sera, li confessava tutti quanti; ma, santo cielo, come faceva? Non si trattava di confessione, si trattava di questo: « Che c’è di nuovo? No, niente » ecc…; la direzione diventa colloquio spirituale…

- È sempre feconda la preghiera?
Risposta: Una volta ho citato a scuola Evagrio che scrisse: « Chi non ha visto Dio, non ha diritto di parlare di Dio » e siccome gli studenti sono furbi, dopo la scuola uno mi ha detto: « Padre, lei ha visto Dio »? Ed io « Sì! », « Ha avuto una visione? » « Sì », « Ma come…? »
Una volta una signora mi ferma per strada e mi dice che mi conosce e che si era confessata da me. Poi aggiunge: « Lei mi ha detto una cosa che mi ha colpito tanto che mi ha cambiato la vita ». Io non mi ricordavo neanche di averla mai vista, figuriamoci se mi ricordavo che cosa le avessi detto… Sarebbe stupido pensare che io abbia convertito qualche sconosciuta con qualche parola; è Dio che la convertì! La provvidenza di Dio ha attraversato la mia povera bocca. Ma dire che ho fatto io… sarebbe stupido, no?

- Io credevo che lei ci avrebbe parlato oggi soprattutto della preghiera del cuore come tecnica, la ripetizione del nome di Gesù…
Risposta: È importante lo stato del cuore. È lo stato del cuore che deve essere formato e questo si forma con certi gesti e questo gesto può essere anche il battito del cuore; questo è il gesto della tua preghiera, questa è la preghiera. Allora possiamo dare un significato religioso anche ad un alito e al battito del cuore.

Publié dans : c.CARDINALI, CHIESA ORTODOSSA |le 4 mai, 2010 |Pas de Commentaires »

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