Archive pour février, 2010

GIOVEDÌ 25 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

GIOVEDÌ 25 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dalle «Omelie» di sant’Asterio di Ammassa, vescovo
(Om. 13; PG 40, 355-358. 362)

Imitiamo l’esempio del buon Pastore
Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell’amore di Cristo che si fece uomo.
Considerate le ricchezze della sua bontà. Egli, quando stava per venire tra gli uomini mediante l’incarnazione, mandò avanti Giovanni, araldo e maestro di penitenza e, prima di Giovanni, tutti i profeti, perché insegnassero agli uomini a ravvedersi, a ritornare sulla via giusta e a convertirsi a una vita migliore.
Poco dopo, quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Perciò a coloro che ascoltarono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Il Verbo li santificò, lo Spirito li rese saldi, l’uomo vecchio venne sepolto nell’acqua, e fu generato l’uomo nuovo, che fiorì nella grazia.
Dopo che cosa segui? Colui che era stato nemico diventò amico, l’estraneo diventò figlio, l’empio diventò santo e pio.
Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i Vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.
Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita.
Dopo averla trovata, non la bastona, né la costringe a forza a raggiungere il gregge, ma, presala sulle spalle, e trattatala con dolcezza, la riporta al gregge, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre.
Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.

MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dalle «Dimostrazioni» di Afraate, vescovo
(Dim. 11 sulla circoncisione, 11-12; PS 1, 498-503)

La circoncisione del cuore
La legge e il patto hanno subito totali mutazioni. Infatti Dio mutò il primo patto con Adamo e ne impose un altro a Noè. Poi un altro ne stipulò con Abramo, aggiornato in seguito con quello che strinse con Mosè. Siccome però anche il patto mosaico non veniva osservato, egli fece un’alleanza nuova con l’ultima generazione. Essa non doveva più essere mutata. Infatti ad Adamo aveva imposto la legge di non mangiare dell’albero della vita, a Noè fece apparire una arcobaleno nelle nubi, ad Abramo, già eletto per la sua fede, impose in seguito la circoncisione, come carattere e segno per i posteri. Mosè ebbe l’agnello pasquale, quale propiziazione per il popolo. Tutti questi patti differivano l’uno dall’altro. Tuttavia la vera circoncisione approvata da colui che ha dato quei patti, è quella di cui parla Geremia quando dice: «Circoncidete il vostro cuore» (Ger 4, 4). Che se fu saldo il patto che Dio concluse con Abramo, anche questo è saldo e durevole, né si potrà più stabilire un’altra legge per iniziativa sia di coloro che sono fuori della legge, sia dei soggetti alla legge.
Infatti egli diede la legge a Mosè con tutte le sue osservanze e i suoi precetti: però siccome non li osservavano, rese vani sia la legge che i profeti, promettendo che avrebbe dato un nuovo patto, che disse sarebbe stato diverso dal primo, quantunque il datore di entrambi fosse unico. Il patto poi che promise di dare è questo: «Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro». E in questo patto non c’è più la circoncisione della carne e un segno distintivo del popolo.
Dio, nelle diverse generazioni, stabilì delle leggi, che furono valide fino a che gli piacque, e poi andarono in disuso come dice l’Apostolo: In passato il regno di Dio assunse forme diverse nei diversi tempi.
Tuttavia il nostro Dio è veritiero, e i suoi precetti sono fermissimi: e qualunque patto, nel suo tempo, fu mantenuto fermo e vero, e coloro che sono circoncisi nel cuore hanno la vita per la nuova circoncisione che si opera nel Giordano cioè nel battesimo ricevuto per la remissione dei peccati.
Giosuè, figlio di Nun, fece circoncidere nuovamente il popolo con un coltello di pietra, quando col suo popolo passò il Giordano; Gesù nostro Salvatore, fa di nuovo circoncidere con la circoncisione del cuore le genti che hanno creduto in lui, e che furono lavate nel battesimo e circoncise con la spada, che è la parola di Dio, più tagliente di una spada a doppio taglio (cfr. Eb 4, 12).
Giosuè, figlio di Nun, fece entrare il popolo nella terra promessa; Gesù nostro Signore, promise la terra della vita a tutti coloro che hanno passato il vero Giordano e hanno creduto e furono circoncisi nell’intimo del loro cuore.
Beati, quindi, coloro che furono circoncisi nell’intimo del cuore, e sono rinati dalle acque della seconda circoncisione. Essi riceveranno l’eredità con Abramo, capostipite fedele e padre di tutte le genti, perché la sua fede gli fu computata a giustizia.

Responsorio   Cfr. Eb 8, 8. 10; 2 Cor 3, 3
R. Stringerò con la casa d’Israele un’alleanza nuova: porrò le mie leggi nella loro mente, e le scriverò nei loro cuori, * non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente.
V. Darò la mia legge non su tavole di pietra, ma su tavole di carne, nei vostri cuori,
R. non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente

MARTEDÌ 23 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

MARTEDÌ 23 FEBBRAIO 2010  – I SETTIMANA DI QUARESIMA

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dal trattato sul «Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire.
(Cap. 1-3; CSEL 3, 167-168)

Chi diede la vita, insegnò anche a pregare
I precetti del Vangelo, fratelli carissimi, sono certo insegnamenti divini, fondamenti su cui si edifica la speranza, sostegni che rafforzano la fede, alimenti che ristorano il cuore, timoni che dirigono il cammino, aiuti per ottenere la salvezza. Istruiscono le menti docili dei credenti qui in terra e li conducono al regno dei cieli.
Dio volle che molte cose fossero dette e ascoltate per mezzo dei profeti, suoi servi. Ma immensamente più sublimi sono le realtà che comunica attraverso il suo Figlio. Più incomparabili le cose, che la parola di Dio, pur già presente nei profeti, proclama ora con la propria voce, e cioè non più comandando che gli si prepari la via, ma venendo egli stesso, aprendoci e mostrandoci il cammino da seguire. Così mentre prima eravamo erranti, sconsiderati e ciechi nelle tenebre della morte, ora, illuminati dalla luce della grazia, possiamo battere la via della vita con la guida e l`aiuto del Signore.
Egli fra gli altri salutari suoi ammonimenti e divini precetti, con i quali venne in aiuto al suo popolo per la salvezza, diede anche la norma della preghiera, ci suggerì e insegnò quel che dovevamo domandare. Colui che ha dato la vita, ha insegnato anche a pregare, con la stessa benevolenza con la quale sì è degnato di dare e fornire tutto il resto; e ciò perché parlando noi al Padre con la supplica e l’orazione che il Figlio insegnò, fossimo più facilmente ascoltati.
Aveva già predetto che sarebbe venuta l’ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità, ed egli adempì la promessa perché noi, ricevendo dalla sua santificazione lo spirito e la verità, adorassimo veramente e spiritualmente in grazia del suo dono.
Quale orazione infatti può essere più spirituale di quella che ci è stata data da Cristo, dal quale ci è stato mandato anche lo Spirito Santo? Quale preghiera al Padre può essere più vera di quella che è stata proferita dalla bocca del Figlio, che è verità? Pregare diversamente da quello che egli ci ha insegnato non sarebbe soltanto ignoranza ma anche colpa, avendo egli stesso affermato: Respingete il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione! (cfr. Mc 7, 9).
Preghiamo, dunque, fratelli, come Dio, nostro Maestro, ci ha insegnato. E` preghiera amica e familiare pregare Dio con le sue parole, far salire ai suoi orecchi la preghiera di Cristo.
Riconosca il Padre le parole del Figlio suo quando preghiamo; egli che abita dentro il nostro cuore, sia anche nella nostra voce. E poiché è nostro avvocato presso il Padre, usiamo le parole del nostro avvocato, quando, come peccatori, supplichiamo per i nostri peccati. Se egli ha detto che qualunque cosa chiederemo al Padre nel suo nome ci sarà data, impetreremo più efficacemente quel che domandiamo in nome di Cristo, se lo domanderemo con la sua preghiera.

Omelia (25-02-2010)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17321.html

Omelia (25-02-2010) 
padre Lino Pedron

Il cristiano è colui che vuole essere come Cristo. Nella preghiera la vita di Dio diventa la nostra vita. L’unica condizione per riceverla è volerla e chiederla.
San Giacomo scrive: « Se qualcuno manca di sapienza, la domandi a Dio che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare mossa e agitata dal vento, e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l’animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni » (Gc 1,5-8). E aggiunge: « Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male » (Gc 4,2-3).
La preghiera è infallibile se chiediamo ciò che è conforme alla volontà di Dio, con una fiducia che desidera tutto e non ritiene impossibile nulla, con un’umiltà che tutto attende e nulla pretende.
La preghiera non è un importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo, ma l’atteggiamento di un figlio che chiede ciò che il Padre vuole donare.
Chiedete, cercate, bussate sono degli imperativi presenti che ci comandano di continuare a chiedere, a cercare e a bussare, senza stancarci mai (cfr Lc 18,1).
La condizione dell’efficacia della preghiera non è solo la fede dell’uomo, ma soprattutto la bontà di Dio. Dio è molto migliore di qualsiasi padre. Ciò che vale tra padre e figlio, vale incomparabilmente di più tra Dio e l’uomo che lo invoca.
Il v. 12 è chiamato solitamente « la regola d’oro ». Gesù afferma che la perfezione cristiana consiste nella perfezione dell’amore del prossimo. Tutto l’insegnamento evangelico si riassume nel servizio prestato all’altro, anche a prezzo del proprio interesse, perché l’altro è il proprio fratello. L’imperativo « fate » richiede un amore concreto e operoso.
L’amore cristiano è più di una semplice comprensione o benevolenza verso i bisognosi e i deboli: è considerare l’altro come parte integrante del proprio essere. Per questo il peccato più grande è l’egocentrismo, e la virtù più importante è l’impegno sociale e comunitario.
La « regola d’oro » consiste soprattutto nella « regola dell’immedesimazione » o, più prosaicamente, « nel sapersi mettere nei panni degli altri », nella capacità di trasferirsi con amore e fantasia nella situazione dell’altro (anche del nemico). La mancanza di fantasia è mancanza d’amore.
Nel processo di Majdanek risultò evidente che questa mancanza di immedesimazione negli altri può avere conseguenze disastrose. Gli accusati di questo orribile campo di concentramento dimostrarono la quasi totale incapacità di trasferirsi nella situazione delle loro vittime. 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 25 février, 2010 |Pas de commentaires »

Giovanni Taulero: « Bussate e vi sarà aperto »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100225

Giovedì della I settimana di Quaresima : Mt 7,7-12
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorsi, 54

« Bussate e vi sarà aperto »

Ogni cosa in cui l’uomo cerchi il suo riposo e che non sia esclusivamente Dio, puro, è tarlata. Ogni cosa in cui l’uomo si riposi con godimento e sia ritenuta da lui il suo bene proprio, è tarlata. L’unica cosa che importa è immergersi semplicemente in questo bene puro, semplice, inconoscibile, ineffabile e misterioso che è Dio, rinnegando se stesso. In Dio solo devi mettere il tuo riposo, senza cercare né diletto, né illuminazione.

« Ho fissato la mia dimora nel dominio del Signore » (cfr. Si 24,7). Abbiamo un doppio dominio nel quale dobbiamo dimorare. Uno è temporale, e lì dobbiamo abitare ora. È la mirabile vita e passione del Nostro Signore. L’altro dominio, l’aspettiamo ; è la gloriosa eredità della deliziosissima divinità. Ci è stato promesso che saremo stati i coeredi del suo dominio, e che saremo con lui in eterno.

Tutte le piaghe del Nostro Signore sono guarite, eccetto le cinque piaghe sacre che devono stare aperte fino all’ultimo giorno. Lo splendore della divinità che sgorga da esse e la felicità che gli angeli e i santi ricevono da esse, tutto questo è inesprimibile. Queste cinque porte devono essere, quaggiù, la nostra eredità del dominio di nostro Padre. Il dolce custode di queste porte è lo Spirito Santo. Il suo amore dolcissimo, purché bussiamo, è sempre pronto ad introdurci e lasciarci giungere, attraverso queste porte, all’eredità eterna di nostro Padre. Infatti certamente l’uomo che passa attraverso queste porte, come gli conviene, non può perdersi lungo la strada.

St. Joseph: Foster-father of Jesus

St. Joseph: Foster-father of Jesus dans immagini sacre st-joseph-and-christ-child-

sto scegliendo l’immagine di San Giuseppe per il Blog francese, i francesi amano molto San Giuseppe, metto un articolo sul santo, in francese su « Dieu nous est proche » ed uno in italiano su « In cammino verso Gesù Cristo, se siete interessati;

St. Joseph: Foster-father of Jesus

http://airmaria.com/2009/03/23/st-joseph-foster-father-of-jesus/

Publié dans:immagini sacre |on 24 février, 2010 |Pas de commentaires »

La liturgia per S. Paolo: mettersi al servizio del progetto di Dio

dal sito:

http://www.zenit.org/article-15744?l=italian

La liturgia per S. Paolo: mettersi al servizio del progetto di Dio

Afferma padre Carlos Gustavo Haas

di Alexandre Ribeiro

SAN PAOLO, lunedì, 13 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Per San Paolo, “la liturgia che è realmente gradita a Dio è porci interamente al servizio del progetto divino, vissuto da Gesù, il Figlio di Dio”, ha spiegato il responsabile per la liturgia della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB).

In una conferenza durante la Settimana Teologica dell’Istituto di Teologia e Filosofia Santa Teresina della Diocesi di São José dos Campos (Brasile), due settimane fa, padre Carlos Gustavo Haas ha parlato dell’influenza della teologia paolina nella liturgia.

All’inizio del suo intervento, il sacerdote ha ricordato l’epistemologia del termine liturgia, derivante dal greco “leitourgía”, che può essere inteso come “servizio pubblico”, citando poi la definizione della costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium, che afferma che la liturgia è considerata “l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo”.

“Paolo usa la parola ‘liturgia’ per parlare di prestazione di servizio. Per questo, per lui, la parola liturgia implica impegno sociale, impegno con la vita, con la carità. In Gesù Cristo, ciò che vale è la fede che agisce per amore”, ha spiegato il sacerdote.

Paolo afferma che Dio gli ha dato la grazia di essere “liturgo” o “ministro di Gesù Cristo presso i pagani”, prestando un servizio sacerdotale al Vangelo di Dio.

Secondo padre Haas, oltre alle considerazioni sul significato della liturgia come servizio, San Paolo apporta un grande contributo a ciò che si intende per culto spirituale.

In Romani 12, egli afferma: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale”.

“Per Paolo, la liturgia che è realmente gradita a Dio è porci interamente al servizio del progetto divino, vissuto da Gesù, il Figlio di Dio”, sottolinea.

“E’ molto facile vivere una liturgia del tempio, una liturgia della Chiesa solo come tempio. Ma è molto difficile fare della nostra vita un’ostia viva, santa, gradita a Dio”, ha ammesso.

Il responsabile della CNBB ha spiegato che il termine “culto” ha una radice latina che significa “coltivare”. “Cosa significa dare culto a Dio?”, ha chiesto. Significa “coltivare quotidianamente, nella celebrazione e nella vita, ciò che Dio è Il culto spirituale come impegno, su esempio di Gesù”.

“Molte Messe, battesimi e matrimoni sono stati e ancora sono opportunità più per giustificare gli schemi di questo mondo che per coltivare la volontà di Dio”.

“A volte si coltiva ciò che vogliamo, ciò che desideriamo, ciò che pensiamo, e non coltiviamo, non prestiamo il culto a Dio. Anziché servire Dio, ci serviamo di Dio. E’ questo l’avvertimento che San Paolo ci può lasciare”, ha osservato.

Per padre Haas, la liturgia deve “portarci a fare proprio ciò che Paolo ha detto in Galati 4: far sì che Cristo si formi in noi, in me, in te, in noi”.

L’Anno Liturgico è questo, “un modo fantastico perché la gente coltivi i sentimenti di Gesù Cristo che vengono celebrati” durante questo periodo.

“La Chiesa non ha un calendario liturgico, ha l’Anno Liturgico, che è un itinerario che la gente segue domenica dopo domenica, settimana dopo settimana coltivando quella Parola, e questa penetra, trasforma la vita della gente”.

“Non è devozione; è coltivare, perché possiamo diventare ostie vive, sante, gradite a Dio; questo è la liturgia, non è ritualismo. C’è bisogno di rito, di una ritualità, ma non di ritualismo. Non è devozione, è celebrazione”, ha sottolineato.

Nel contesto del Sinodo sulla Parola di Dio, padre Haas ha affermato che è necessario ascoltare la Parola con il cuore.

Per questo, sostiene, “abbiamo bisogno di silenzio. Non solo il silenzio della bocca, ma il silenzio degli occhi, delle orecchie, del cuore, del nostro corpo. Viviamo in un mondo molto rumoroso. Abbiamo Messe così rumorose…”.

“Questa esperienza umana di accogliere, ascoltare, comprendere, obbedire alla Parola è fondamentale per tutti noi”.

Padre Haas ha quindi sottolineato che la Parola non è un semplice messaggio. “Ho sentito tante persone dire: ‘il messaggio del Vangelo di oggi…’. La Parola non è un messaggio, è la verità, è la vita, è Cristo. La Parola è un avvenimento”.

[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]

Publié dans:LITURGIA, LITURGIA STUDI |on 24 février, 2010 |Pas de commentaires »
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