Archive pour février, 2010

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Publié dans:immagini sacre |on 26 février, 2010 |Pas de commentaires »

PENTIRSI E CREDERE NEL FIGLIO GESU’ E’ L’UNICO MODO PER CONSEGUIRE LA SALVEZZA ETERNA 26/02/2006 (CENNI A PAOLO)

dal sito:

http://www.evangelicatermoli.org/dettaglionews.asp?pid=259

PENTIRSI E CREDERE NEL FIGLIO GESU’ E’ L’UNICO MODO PER CONSEGUIRE LA SALVEZZA ETERNA   26/02/2006 (CENNI A PAOLO)

(DALLA CHIESA EVANGELICA DI TERMOLI)

 Il pentimento è stato il tema centrale non solo di Giovanni Battista ma anche di tutti gli apostoli. San Paolo predicando agli ateniesi afferma:  » Dio comanda agli uomini di pentirsi..e credere nel Suo Figlio Gesù, il solo e unico Salvatore »; un comando al quale l’uomo non può sottrarsi se vuole salvarsi dalla dannazione eterna. Il pentimento non è soltanto la determinazione di fare meglio nel futuro, ma ha un significato più profondo: vuol dire allontanarsi dal peccato, lo stesso peccato che ha allontanato ed allontana l’uomo da Dio, che ha fatto interrompere quel rapporto d’amore e di gioia tra il Creatore e la creatura. Il pentimento inizia con l’ammettere che Dio è giusto e che si è peccatori ai Suoi occhi, così come afferma Davide nel Salmo 51: « Io ho peccato contro Te, contro Te solo ed ho fatto ciò che è male agli occhi Tuoi ». Il peccato profana l’uomo e lo allontana da Dio privandolo della Salvezza, della pace e delle innumerevoli benedizioni. L’apostolo Pietro predicava che Gesù era risorto per essere Principe e Salvatore, per dare la remissione ad Israele e il pentimento per i peccati, perciò se ci si vuole avvicinare a Dio bisogna rivolgersi con fede solo ed esclusivamente a Gesù: in nessun altro è la remissione dei peccati e la Salvezza, ma solo nel Figlio di Dio. E’ Lui che morì sulla croce per i nostri peccati e risorse il terzo giorno; è Lui la risposta di Dio al pentimento del peccatore che può essere perdonato e riconciliato con il Padre celeste. Pentimento verso Dio e fede in Cristo Gesù sono pertanto due verità fuse in un’unica certezza: la Salvezza eterna. Il pentimento include anche un cambiamento di volontà che è il fattore importante di ogni cosa che si fa, in ogni circostanza della vita umana; pentirsi del proprio peccato è un dovere dell’uomo perché il perdono che ne consegue è un dono di Dio e come tale non può essere rifiutato. L’espressione di una volontà debole è il rifiuto di una precisa esortazione del Signore a glorificarlo, ad essere in armonia e in pace con Lui. Il pentimento, perciò, fa apparire l’uomo davanti a Dio non solo giustificato, ma anche giusto e la fede in Cristo diventa l’anello di congiunzione tra Dio e il peccatore ravveduto. Il significato del pentimento è spiegato chiaramente dal Signor Gesù nella parabola del Figliuol prodigo. Questo figlio, infatti, si pentì di quello che aveva fatto e non si limitò a piangere sui suoi peccati, non restò inattivo ed esitante sulla decisione di tornare dal padre, non rimase con i porci che pascolava per guadagnarsi da vivere, ma mise da parte il proprio orgoglio e ritornò pentito dal padre che lo aspettava per accoglierlo tra le sue braccia e per perdonarlo; si umiliò davanti al genitore e ricevette non solo il perdono, ma in suo onore venne organizzata anche una festa, la stessa festa che il peccatore pentito riceve dal Signore nel momento in cui si converte al Signor Gesù. Quando Giobbe fu cosciente di essere un peccatore affermò: « Perciò mi ritratto e mi pento », così pure l’apostolo Pietro, convinto dei suoi peccati, disse: « Sono un uomo peccatore ». E’ lo Spirito Santo che produce questa convinzione ed è per amore di Cristo che Dio perdona. Egli è disposto ad accogliere tutti coloro che si pentono e sono pronti a cambiare vita per fare sempre di più la volontà del Padre. E’altrettanto vero che non costringe nessuno perché il vero amore, e quello del Padre celeste è vero amore, non fa pressione. Chi non accetta il Suo invito a pentirsi e credere nel Signor Gesù, dovrà sopportare le conseguenze che sono quelle di vivere una vita senza Dio e la dannazione eterna. Il pentimento e la fede nel Signor Gesù sono come una buona medicina che guarisce l’anima ammalata di peccato e la riavvicina a Dio.   

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GLI STADI DELLA VITA SPIRITUALE (CENNI A SAN PAOLO)

dal sito:

http://www.coptiortodossiroma.it/index.php/articolikeraza/45-vitaspirituale

GLI STADI DELLA VITA SPIRITUALE (CENNI A SAN PAOLO)

Mercoledì 04 Giugno 2008 15:49 

Nell’opera di Giovanni Climaco, “La scala del Paradiso”, la vita spirituale viene divisa in 30 stadi di cui la maggior parte riguardano la vita monastica.

Quanto alla vita spirituale in generale, si trovano almeno tre stadi principali: la vita di pentimento, la vita di santità e la vita di pienezza. Ognuno di questi tre stradi è variamente suddiviso e ramificato. Nell’opera di Giovanni Climaco, “La scala del Paradiso”, la vita spirituale viene divisa in 30 stadi di cui la maggior parte riguardano la vita monastica.

Quanto alla vita spirituale in generale, si trovano almeno tre stadi principali: la vita di pentimento, la vita di santità e la vita di pienezza. Ognuno di questi tre stradi è variamente suddiviso e ramificato.

+ Il pentimento: l’evangelizzazione del Signore Gesù Cristo è iniziata con le parole: “Il Regno di Dio è vicino, pentitevi e credete al Vangelo” (Mc 1:10). Ed anche: “Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13:3,5);

+ la santità: dice San Pietro: “Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo.” (1P 1:15,16) (Le 11:44)

+ la perfezione: dice il Signore nel suo sermone sul monte: “Siate perfetti, come il Padre vostro che è nei cieli è perfetto” (Mt 5:48)

1. La vita di pentimento

Se il peccato è allontanamento da Dio e ostilità nei suoi riguardi, il pentimento è il principio della riconciliazione con Dio. Dice San Paolo: “Riconciliatevi con Dio” (2Co 5:20). Il pentimento, dunque, è l’inizio di un rapporto nuovo, puro, con Dio. E’ il passaggio dall’oscurità alla luce, e il ritorno da terre lontane tra le braccia del Padre.

Il pentimento è preceduto dalla conoscenza e dal timore di Dio.

L’uomo deve prendere coscienza di:

1. essere figlio di Dio – una creatura creata ad immagine e somiglianza di Dio per cui è indegno che pecchi;

2. essere tempio dello Spirito di Dio abitando in lui lo Spirito (1Co 3:16). Non è bene che l’uomo rattristi con il peccato il Santo Spirito di Dio;

3. irritare Dio attraverso il peccato e di rischiare la sua punizione sulla terra e nel cielo.

Perciò egli tema di tutto cuore le parole del Signore: “Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13:3,5)

Tutto ciò introduce nel suo cuore il timore di Dio così che non pecca.

La Bibbia parla del timore di Dio quando dice: “Il timor del Signore è il principio della sapienza” (Sal 111:10) e “Il principio della saggezza è il timore del Signore” (Prov 9:10). E’ chiaro che l’uomo – nell’atto di compiere il peccato – non ha nel cuore e davanti agli occhi il timore di Dio.

+ + +

Nessuno dica “Bisogna amare Dio, non temerlo” come dice l’Apostolo: “Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura” (1G 4:18). Chi di noi è giunto all’amore perfetto? Il Signore dice: “Chi mi ama, osserva i miei comandamenti” e “se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Gv 15:10).

Quindi camminiamo nel timore perché il timore ci farà giungere infine all’amore di Dio.

Chi teme Dio non pecca e se si allontana dal peccato giunge all’amore di Dio oppure Dio versa nel suo cuore l’amore attraverso lo Spirito Santo.

+ + +

Il pentimento deve comprendere tutti i tipi di peccati in tutti i loro dettagli: peccati del corpo, peccati dei sensi, peccati del pensiero, peccati del cuore e dell’intenzione.

Il pentimento non è soltanto l’evitare il peccato.

Forse l’uomo evita di compiere peccati ma essi restano presenti come desiderio nel suo cuore. Egli, dunque, pecca con il cuore, e non s’è ancora veramente pentito. Oppure il peccato può continuare ad esistere nell’intenzione anche senza che lo si commetta! Oppure nei sogni perché la sua mente interiore non si è ancora purificata! San Gérome disse: “Esistono persone caste nel corpo ma la cui anima è adultera”. Perciò dicono i Padri:

“La perfezione del pentimento è l’odio del peccato”

Chi odia il peccato non ha il desiderio del peccato né nel cuore né nell’intenzione, né nel pensiero, né nella mente interiore. E’ totalmente purificato. E dunque non pecca.

Diciamo ciò di tutti i tipi di peccato. E così è passato dalle negatività del peccato agli aspetti positivi del pentimento.

+ + +

Chi si pente realmente non ritorna al peccato perché chi lo fa forse si trova solo in una fase in cui tenta la penitenza ma non nella penitenza perfetta.

Perciò i veri penitenti, come San Musa al-Aswad, Sant’Agostino e Santa Maria la copta, sono passati, crescendo nella penitenza, alla vita di santità.

Il pentimento nella loro vita fu una svolta radicale e un passaggio irreversibile e senza pentimento da una vita ad un’altra. Con tutto il cuore si sono sforzati di correggere ciò di cui erano stati causa i loro peccati come fece Zaccheo il pubblicano: “Se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo” (Lc 19:8)

+ + +

I segni del pentimento del penitente appaiono nella sua vita di modestia e contrizione. Come il Profeta Davide che inondava di pianto il letto (Sal 6) e in molti dei cui salmi appare la contrizione. O come Sant’Agostino che ha reso pubbliche le sue “confessioni” in un libro letto da tutti e nel quale scriveva i peccati che immaginava di aver commesso nella sua infanzia. O come il figliuol prodigo che, nel suo pentimento, disse al padre: “Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Lc 15:21)

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2. La vita di purezza e di santità

E’ un grado superiore del pentimento essendo l’aspetto positivo nella vita di grazia. Di essa vivono i credenti che “camminano non secondo la carne ma secondo lo Spirito” (Rm 8:4), secondo il suo spirito puro e secondo l’opera che lo Spirito Santo compie in loro.

Qui l’uomo viene chiamato “spirituale” e nella sua vita appaiono i frutti dello spirito.

L’Apostolo San Paolo afferma: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Ga 5:22). Chi di noi, dunque, possiede tutte queste virtù e le prende a regola della propria vita?

Ecco spiegati i dettagli di una di queste virtù dallo stesso Apostolo quando dice: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.” (1Co 13:4-8). Chi di noi possiede tutte queste caratteriste?

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L’importanza dell’amore consiste in quella rivelazione del Signore in cui disse che tutta la Legge e i Profeti dipendono dall’amore e che esso consta di due parti: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente…e ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22:37-40).

Questa è la carità che non avrà mai fine. Ma chi di noi ha raggiunto questo stadio? Chi di noi ama il suo prossimo come se stesso? Chi applica il versetto “la carità non cerca il suo interesse”? Chi il versetto “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15:13). Qui è il grado della santità di cui dice il Signore: “Siate santi come io sono santo”.

Se qualcuno non è ancora giunto all’amore che dona se stesso, perlomeno tenti di giungere all’amore che serve gli altri vale a dire il servizio spirituale.

+ + +

Uno disse una volta a proposito del ministero spirituale: “Quando li amerò Signore come tu li ami, e quando li amerò come tu mi hai amato e hai dato te stesso per me, allora affidami di servirli”.

Sì, fratelli, servire gli altri – in qualunque modo – è fondamentale nella vita di grazia ed è l’indice del nostro amore per il prossimo che è a sua volta una parte dell’amore perfetto su cui si basano tutta la Legge e i Profeti. E l’elemento più importante di quest’amore è guidare gli altri al Regno e operare per la salvezza delle anime.

+ + +

Delle grandi virtù è stato detto: “La fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità” (1Co 13:13). Come vivi la speranza nella tua vita? E la fede?

Per fede non intendo che tu reciti il Credo. Intendo la tua fede pratica: la fede nel fatto che Dio osserva tutto ciò che fai, ascolta tutto ciò che tu dici, conosce tutto ciò che senti e tutto ciò che pensi. E anche la fede con cui sei certo che Dio ti protegge. Il credente non teme. Dice insieme al salmo 23: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.”

+ + +

Chi cresce nella vita di santità, giunge alla vita di perfezione:

3. La vita di perfezione

Con essa intendiamo la perfezione relativa in relazione alle limitate capacità umane e al suo livello e anche in relazione alla grazie che Dio dona all’essere umano.

La perfezione assoluta, invece, appartiene solo a Dio.

L’uomo cresce nella perfezione e si innalza da un livello spirituale ad un altro perché “ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore” (1Co 15:41). Nella perfezione Dio concede i doni dello Spirito Santo come scritto in 1Co 12. Così l’uomo seguita fino a divenire perfetto nell’eternità.

S.S. Shenuda III

tradotto da al-Keraza 

Publié dans:CHIESA ORTODOSSA, MEDITAZIONI |on 26 février, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per domani venerdì 26: Urgenza della conversione

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14829.html

Omelia (06-03-2009) 
Monaci Benedettini Silvestrini
Urgenza della conversione

L’odierna Liturgia della Parola ci suggerisce il tema della conversione, del cambiamento possibile. Siamo ancora in cammino, abbiamo ancora tempo per cambiare: non siamo ancora davanti al Giudice per essere giudicati. Siamo ancora lungo la strada, in viaggio e possiamo metterci d’accordo con il nostro “avversario”. Il profeta Ezechiele, nella prima lettura ci rivela chi è il nostro avversario. È il fratello con il quale non siamo d’accordo. La grande tentazione di oggi, così largamente estesa, e che proviene dallo spirito del male, è che è inutile tentare di cambiare, “tanto non è possibile cambiare!”. Invece Dio proclama che cambiare è possibile, che lui stesso ci spinge a cambiare. Il grande desiderio di Dio è di vederci cambiati, trasformati, santi. Certo, il cambiamento, cioè la conversione costa… Ma Dio diminuisce le difficoltà. Per questo oggi ci promette che il peccatore non morirà, ma vivrà, se si convertirà. “Va’ a riconciliarsi con il tuo fratello”, ci dice. Gesù afferma che per fare parte della vera e nuova giustizia è necessario trascendere quella degli scribi e dei farisei. È la condizione senza la quale non è possibile accostarsi all’altare. Cristo esige la conversione perché l’uomo è tempio dell’amore di Dio e dello Spirito Santo. La conversione è un ripartire, un ritorno alla sorgente della Vita. Gesù chiama i peccatori e anche ciascuno di noi, per il suo regno, regno di giustizia e di amore, di pace e di perdono. Domandiamo dunque al Signore il dono della speranza nella buona, completa conversione, nostra e altrui, per poter diventare migliori, con la grazia del Signore

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 26 février, 2010 |Pas de commentaires »

Sant’Agostino: « Se ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100226

Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 357

« Se ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te »

“Dio fa sorgere il sole sui buoni e sui malvagi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). Dio dunque mostra al momento pazienza e rimanda la manifestazione della sua potenza. Così anche tu valuta il tempo e non eccitare questi occhi gonfi, infiammati: aumenteresti il loro malessere. Sei amico della pace? Allora sta’ interiormente tranquillo… Elimina i litigi. Volgiti alla preghiera. Non respingere dunque l’ingiuria con l’ingiuria ma prega per chi la fa.

Vorresti ribattere, parlare a lui, contro di lui. Invece parla a Dio di lui. Vedi che non è esattamente il silenzio che t’impongo. Si tratta di scegliere un interlocutore diverso; quello al quale tu puoi parlare tacendo: a labbra chiuse ma col grido nel cuore. Dove il tuo avversario non ti vede, lì sarai efficace per lui. A chi non ama la pace e vuol litigare rispondi così con tutta pace:  » Di’ quello che vuoi, odia quanto vuoi, detesta quanto ti piace, sempre mio fratello sei »…

“Fratello mio, puoi odiarmi, puoi detestarmi finché vuoi, sei sempre mio fratello. Riconosci in te il segno di mio Padre, che è la parola del nostro Padre. Per quanto fratello cattivo, per quanto fratello litigioso, mio fratello sempre sei, perché anche tu dici, come dico io: Padre nostro che sei nei cieli. Il nostro linguaggio è uguale. Perché non ci manteniamo uniti in lui? Ti prego, fratello, riconosci il senso di quello che dici insieme a me e condanna quello che fai contro di me… Dato che siamo uniti con una stessa voce davanti al Padre, perché non dobbiamo essere uniti in una stessa pace? « .

Cristo dopo la flagellazione (Murillio)

Cristo dopo la flagellazione (Murillio) dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 25 février, 2010 |Pas de commentaires »

VENERDÌ 26 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

VENERDÌ 26 FEBBRAIO 2010 – I SETTIMANA DI QUARESIMA

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dallo «Specchio della carità» di sant’Aelredo, abate
(Lib. 3, 5; Pl 195, 582)

La carità fraterna deve conformarsi all’esempio di Cristo
Non c’è niente che ci spinga ad amare i nemici, cosa in cui consiste la perfezione dell’amore fraterno, quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44, 3) offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Lasciò velare dai malfattori quegli occhi, al cui cenno ogni cosa ubbidisce. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Sottopose il capo, che fa tremare i Principati e le Potestà, alle punte acuminate delle spine. Abbandonò se stesso all’obbrobrio e agli insulti. Infine sopportò pazientemente la croce, i chiodi, la lancia, il fiele e l’aceto, lui in tutto dolce, mite e clemente.
Alla fine fu condotto via come una pecora al macello, e come un agnello se ne stette silenzioso davanti al tosatore e non aprì bocca (cfr. Is 53, 7).
Chi al sentire quella voce meravigliosa piena di dolcezza, piena di carità, piena di inalterabile pacatezza: «Padre, perdonali» non abbraccerebbe subito i suoi nemici con tutto l’affetto? «Padre», dice, «perdonali» (Lc 23, 34). Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità ad una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. Gli sembrò poco pregare, volle anche scusare. «Padre, disse, perdonali, perché non sanno quello che fanno». E invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: «Padre, perdonali». Lo crocifiggono, ma non sanno chi crocifiggono, perché se l’avessero conosciuto, giammai avrebbero crocifisso il Signore della gloria (cfr. 1 Cor 2, 8); perciò «Padre, perdonali». Lo ritengono un trasgressore della legge, un presuntuoso che si fa Dio, lo stimano un seduttore del popolo.
«Ma io ho nascosto da loro il mio volto, non riconobbero la mia maestà». Perciò: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
Se l’uomo vuole amare se stesso di amore autentico non si lasci corrompere da nessun piacere della carne. Per non soccombere alla concupiscenza della carne, rivolga ogni suo affetto alla dolcezza del pane eucaristico. Inoltre per riposare più perfettamente e soavemente nella
gioia della carità fraterna, abbracci di vero amore anche i nemici.
Perché questo fuoco divino non intiepidisca di fronte alle ingiustizie, guardi sempre con gli occhi della mente la pazienza e la pacatezza del suo amato Signore e Salvatore.

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