Commento alla Lettera ai Galati, studio biblico da una Parrocchia, schematico e chiaro

da domenica nell'Ufficio delle Letture si trova, giorno dopo giorno tutta, come prima lettura la Lettera ai Galati, bellissima, anche se è quasi ovvio lo scrivo ugualmente, posto due introduzioni alla lettera, dal sito:

 http://www.parrocchiadibazzano.it/catechesi/letturaq/galati.pdf

Commento alla lettura quotidiana:
Lettera ai Galati

Galati 1,1-10
Paolo scrive alle Chiese della Galazia, regione centrale dell’attuale Turchia. Queste Chiese hanno ricevuto il vangelo da lui (At 18,23). Ora però lo stanno “stravolgendo” (7). Così facendo si allontanano da “Colui che li ha chiamati per la grazia di Cristo” (6). Il vangelo infatti è una chiamata alla vita tramite il favore amorevole (grazia) che Dio ha manifestato a noi attraverso la morte di Gesù Cristo: egli “ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo cattivo” (4). E’ questo l’annuncio o la buona notizia che l’apostolo dà. Egli non è uno dei tanti maestri che mescolano le più varie dottrine per “far piacere agli uomini” (10), ma è uno che ha ricevuto questo compito da Dio stesso (1). Se uno, fosse anche un angelo di Dio, porta una notizia (vangelo) diversa, non deve essere accolto: è da “anatematizzare”, cioè da esecrare, allontanare!
Galati 1,11-24
Il vangelo annunziato da Paolo non trova la sua origine nell’uomo (11), ma è frutto di una diretta “rivelazione da Dio” e che ha il suo contenuto in Gesù Cristo (12). Che tutto provenga da “rivelazione” e non da uomo lo dimostra il fatto che Paolo (prima) era un giudeo vero. Vivendo conforme al “giudaismo” egli in buona coscienza ostacolava la Chiesa di Dio (13). Dunque non era “discepolo” di uomini legati alla Chiesa. Dio stesso gli ha rivelato che Gesù è il Figlio suo! E’ questa la buona notizia (vangelo) che egli ha portato immediatamente nel mondo, senza chiedere consiglio al suo essere giudeo (carne e sangue) e senza salire a Gerusalemme da coloro che erano stati mandati prima di lui, gli apostoli (16ss). Eppure le Chiese della Giudea (sono la Chiesa madre!) non hanno ostacolato il suo annuncio, anzi “glorificavano Dio a causa sua” (24) perché dava ai pagani “la buona notizia che nasce dalla fede” (23). Annunciava dunque l'unico e vero vangelo!
Galati 2,1-10
Dopo quattordici anni (che con gli altri tre, cfr 1,18, fanno diciassette) Paolo sale  nuovamente a Gerusalemme assieme a Barnaba e a Tito, un pagano convertito alla fede cristiana, ma che non è stato circonciso come esigerebbe la legge d’Israele. A Gerusalemme, dove era salito “per  rivelazione” (2), espone davanti alle guide il “vangelo che predica tra i pagani” (2). Non tanto il contenuto essenziale del vangelo, quanto le sue implicazioni pratiche che creavano problema nei rapporti ebrei-pagani. Bisogna circoncidere i pagani che credono in Gesù Figlio di Dio? Sì, rispondono i “falsi fratelli” che vogliono togliere la “libertà in Cristo” (4). No, risponde Paolo. E ha ragione lui! Infatti Tito non è stato obbligato a farsi circoncidere. Ma c’è di più. La Chiesa di Gerusalemme, per bocca di Giacomo (vescovo), Pietro e Giovanni, dona “la destra di unità” (9) a  Paolo e riconosce la grazia affidata a lui da Dio: andare, cioè, verso i pagani senza imporre loro alcun peso. Mantenendo, tuttavia, un rapporto di comunione e di gratitudine con la Chiesa di Gerusalemme nel segno dell’amore concreto: il ricordo dei poveri (10). Questo impegno Paolo l’ha mantenuto.
Galati 2,11-21
Paolo rimprovera a Pietro, venuto ad Antiochia, un comportamento che induce altri all’errore: quasi che la salvezza dipendesse ancora dalle opere della Legge e non dalla fede in Cristo (11-14) e quindi bisognasse stare lontani dai pagani convertiti perché ritenuti ancora “peccatori”. Ma le cose non stanno così. L’uomo non entra nel giusto rapporto con Dio (giustificazione) attraverso le opere della Legge. Attraverso le opere della Legge infatti l’uomo fa esperienza, paradossalmente, di non saper operare secondo la Legge. Quindi fa esperienza di morte (15-16). La fede, invece, lo innesta in Cristo e gli dona una vita nuova. Paolo arriva ad affermare: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (20). Egli “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. In me dunque non può agire quell’uomo che non c’è più (infatti sono stato crocifisso!), ma Cristo stesso attraverso la fede che ho in lui. Così facendo sono veramente salvo!
Galati 3,1-14
L’esperienza dello Spirito Santo nella comunità è fondamentale. Da dove viene questa esperienza rinnovante? Dalle (osservanza delle) opere della Legge o dal fatto che uno ha ascoltato e accolto il vangelo, cioè dall’“ascolto della fede”? (2). Certamente dal fatto che uno ha ascoltato e creduto in Gesù. Lo dimostra la Scrittura stessa. Dio disse ad Abramo: “In te saranno benedetti tutti i popoli” (8). Chi sono i benedetti? Quelli che hanno avuto la fede in Gesù, come la ebbe Abramo. Quelli invece che si richiamano alla Legge sono “maledetti”, perché non osservano la Legge. La Scrittura infatti dice: “Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte” (10). Quale soluzione allora può esserci per uscire dalla “maledizione”? Credere in Cristo! Egli infatti si è messo “sotto la Legge” diventando “maledizione per noi” (13), affinché tutti fossero riscattati dalla maledizione della Legge. Ora, in Cristo Gesù, la benedizione di Abramo giunge a tutti. In conclusione. Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo (siamo salvi) non tramite le opere, ma tramite la fede in Gesù (14). Galati insensati, chi vi ha ammaliati?
Galati 3,15-29
I Galati hanno ricevuto lo Spirito (che è il contenuto di tutte le promesse di Dio, anzi è “la promessa”) tramite la fede in Cristo e non tramite le opere della legge. Seguiamo il ragionamento di Paolo. Dio ha fatto una promessa/testamento ad Abramo e al suo “seme” (un discendente) e non ai suoi “semi” (molti discendenti). [Anticipando la conclusione Paolo dice: “Il seme è Cristo” (16)]. Il testamento ha come oggetto l’eredità (salvezza). Ora questo testamento, preratificato da Dio stesso, non può essere annullato da una legge venuta tanto tempo dopo (17). L’eredità dunque viene dal testamento e non dalla legge (18). L’eredità è semplicemte “grazia”! E allora perché è stata data la legge? “Per noi la legge è venuta come un pedagogo che conduce a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Venuta la fede (in Cristo) non siamo più sotto il pedagogo” (24-25). Infatti
tutti ora siamo figli di Dio (ecco l’eredità) per la fede in Cristo (26) attraverso il battesimo (27). In Cristo, poi, scompaiono tutte le contrapposizioni (28), fino a quella più forte che è la circoncisione (solo il maschio infatti aveva la circoncisione). Tutti siamo “uno in Cristo”, tutti siamo “seme di Abramo”, tutti siamo eredi (29). “Tutti” vuol dire “non solo i giudei”. E anche i giudei, ma per la via della fede in Cristo.
Galati 4,1-11
Il tempo che gli uomini hanno trascorso lontano da Cristo è stato tempo di “minorità giuridica” (1-2) e tempo di sottomissione agli idoli (8). La “minorità giuridica” (tempo dell’infanzia) è del popolo ebraico che era “sotto tutori e amministratori (legge)” (2). Ma nella pienezza del tempo Dio lo ha salvato mandando il suo Figlio, uomo e israelita (4), L’accoglienza del Figlio permette a questo popolo di diventare veramente figlio (infatti grida “Abba, Padre”) e quindi erede (7). Anche i pagani sono giunti a questa esperienza. Dio li ha conosciuti attraverso l’annuncio del vangelo ed essi hanno risposto (9). Come mai ora si volgono indietro e credono di essere salvati mediante l’osservanza delle opere? Osservano infatti le feste (10) dando loro un valore di salvezza! Dov’è andato a finire il vangelo predicato da Paolo? E’ stata vana la sua fatica? (11).
Galati 4,12-31
La prima volta i Galati hanno accolto l’apostolo con gioia e con una corrispondenza a tutta prova (12-15). Ora però egli è angosciato a loro riguardo (20). Infatti stanno allontanandosi dalla verità (16). Paolo è come una madre per loro: è “nelle doglie del parto finché Cristo sia formato” (19). Cosa è successo ai Galati? Qual è il problema? Vogliono tornare “sotto la legge” (21). Così facendo annullano la venuta e la salvezza operate da Cristo. Cosa dice la Scrittura al riguardo? Da Abramo provengono due alleanze (avendo avuto due figli): una semplicemente “terrena” (corrisponde alla legge del Sinai e mantiene nella schiavitù); l’altra “celeste” (corrisponde alla Gerusalemme “dall’alto”, è libera ed è la madre di tutti i credenti in Cristo). Noi, dice l’apostolo, siamo figli della promessa, come Isacco (28): siamo dunque “liberi dalla legge” avendo creduto in Cristo (31).
Galati 5,1-15
Cristo ci ha liberati dalla schiavitù della Legge, dalle opere che ci recavano morte. Ora egli vuole che siamo e viviamo “liberi” dal giogo della schiavitù (1). Chi si fa circoncidere (rito ebraico) rientra nel sistema della Legge e deve adeguarsi ad essa. Lega pertanto la sua salvezza alla Legge e non più a Cristo. Così è “decaduto dalla grazia” (4). Quest’uomo ritiene che la giustificazione venga dalla Legge. Noi, dice Paolo, riteniamo che il fatto nuovo avvenuto in Cristo sia questo: la fede (in Cristo) resa operante dall’amore e nell’amore (6). Perché, o Galati, avete cambiato strada? Ritornate a “colui che vi chiama” (8). “Siete stati chiamati a libertà” (13). Come vivere la libertà ottenuta da Cristo? Non fatene un pretesto per vivere egoisticamente, ma “mediante l’amore servitevi gli uni gli altri” (13). E così adempirete veramente la Legge, il cui solo precetto è “amerai il prossimo tuo come te stesso” (15).
Galati 5,16-26
Chi non è più “sotto la legge” (il cristiano) deve lasciare che sia lo Spirito (non la legge) a “guidare” la sua vita. Deve giungere dunque a rifiutare una “prassi/pratica” che porta fuori dal regno di Dio (16-18). Tale prassi ha come perno la voce “egoismo”: esso genera opere quali la sregolatezza sessuale, le inimicizie, le rivalità… Il cristiano invece deve accogliere “il frutto dello Spirito”, il cui “principio” è l’amore e il cui esito è il controllo di sé (22). “Quelli che sono di Cristo” hanno crocifisso (nel battesimo che è morte con Cristo) la carne” (24), quella carne che si esprime nella soggezione alle passioni e ai desideri sfrenati. “Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (24). Vivi e cammina! Comportati in un modo nuovo, secondo lo Spirito che è in te.
Galati 6,1-18
Lo stile della comunità deve essere la correzione reciproca, fatta con mitezza (1). Sembra essere questo il modo concreto di “portare gli uni i pesi degli altri” (2). Comunque, prima di tutto e sempre occorre “esaminare se tessi” (4). Il vangelo annunciato crea comunione (6). Attenti poi a come si semina, cioè a come si vive: se nell’egoismo (carne) o nello Spirito. Andiamo avanti operando il bene, senza stancarci (7-10). Ultima raccomandazione (11). Non lasciatevi ingannare da chi vi vuole riportare sotto il giogo della legge (12-13). Ciò che conta ormai è l’essere “nuova creazione” (15). Paolo stesso porta nel suo corpo, cioè nella sua persona concreta, i segni dell’appartenenza a Cristo: le stigmate, vale a dire la
comunione con le sofferenze di Cristo. E’ l’appartenenza sofferta a Cristo (stigmate nel corpo) che fa di lui (e di noi) la “nuova creazione”, e non l’appartenenza all’Israele antico (circoncisione nella carne). Su quanti seguono questa norma c’è misericordia e pace.

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