Archive pour janvier, 2010

Omelia (28-01-2010)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17087.html

Omelia (28-01-2010) 
padre Lino Pedron

La lampada è la parola di Dio: « Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino » (Sal 119,105; cfr 2Pt 1,19). La parola del vangelo è come una luce posta sul candelabro: essa illumina tutto ciò che è nascosto nel cuore dell’uomo. Nella Lettera agli Ebrei 4,12-13 si legge: « Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto ». E’ la parola che mostra chiaramente se l’uomo è simile a un buon terreno o a un terreno pieno di pietre o di spine. Essa ha la funzione di giudice: è l’espressione del giudizio di Dio. Ognuno faccia dunque attenzione al proprio modo di ascoltare, perché l’ascolto è la misura del messaggio ricevuto: ognuno infatti intende solo ciò che può o vuole intendere. L’uomo si giudica da se stesso, secondo il modo e la misura del suo ascolto. La frase finale: « A chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha » si chiarisce alla luce del contesto: ciò che si tratta di avere sono, anzitutto, delle orecchie in grado di ascoltare. Ritroviamo qui il tema sapienziale della capacità di accoglienza della conoscenza; questa aumenta a misura della disponibilità. La sapienza divina è principio di comprensione sempre più profonda per chi si lascia ammaestrare da lei: « Ascolti il saggio e aumenterà il sapere » (Pr 1,5), ma diventa progressivamente impenetrabile per chi la rifiuta: « Il beffardo ricerca la sapienza, ma invano » (Pr 14,6).
Come nella parabola del seminatore si sottolinea la necessità di non soffocare il seme del regno di Dio, annunciato dalla parola di Gesù, così in questo brano siamo invitati a non chiudere gli occhi dinanzi alla luce che si manifesta e che, se accolta, diventerà sempre più sfolgorante. 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 28 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

San Massimo il Confessore : La lampada sul lucerniere

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100128

Giovedì della III settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mc 4,21-25
Meditazione del giorno
San Massimo il Confessore (circa 580-662), monaco e teologo
Risposte a Talassio, quaest. 63 : PG 90, 667-670

La lampada sul lucerniere

La lampada posta sul candelabro è la luce del Padre, quella vera che illumina ogni uomo che viene al mondo (Gv 1,9), il Signore nostro Gesù Cristo… Chiamò lucerniere la santa Chiesa, perché in essa risplende la parola di Dio mediante la predicazione, e così, con i bagliori della verità, illumina quanti si trovano in questo mondo come in una casa, arricchendo le intelligenze con la conoscenza di Dio…

Questa parola annunziata dalla Chiesa esige di essere posta sulla sommità del lucerniere, cioè all’apice dell’onore e dell’impegno di cui la Chiesa è capace. Infatti finché la parola è nascosta dalla lettera della legge come da un moggio, lascia tutti privi della luce eterna. Essa non può trasmettere la visione spirituale a chi non si sforzi di togliere il velo del senso materiale che trae in inganno e può addirittura fuorviare verso l’errore e la falsità. Invece va posta sul lucerniere della Chiesa. Ciò significa che la parola rivelata va intesa nel senso interiore e spirituale, spiegato dalla Chiesa stessa. Solo così potrà veramente illuminare ogni uomo che si trova nel mondo. Se infatti la Scrittura non viene intesa spiritualmente mostra solo un significato superficiale e parziale e non può far giungere al cuore tutta la sua ricca sostanza…

Guardiamoci dunque dal porre sotto il moggio la lucerna, che accendiamo con la contemplazione e la pratica coerente della parola… Non riduciamo colpevolmente la indescrivibile vitalità della sapienza a causa della lettera; ma poniamo la luce sopra il lucerniere cioè sulla santa Chiesa, di modo che dall’alta cima di una interpretazione autentica ed esatta, mostri a tutti lo splendore della verità divina.

I luoghi raccontano: 18.02.05 – I nomi di Dio 2 – YHWH

dal sito:

http://www.terrasantapiemonte.org/luoghi30.htm

I luoghi raccontano

JewishEncyclopedia.com

18.02.05 – I nomi di Dio 2 – YHWH

Dei nomi di Dio quello che nell’AT ricorre più frequentemente (6823 volte) è il cosiddetto Tetragramma YHWH ( ), il nome personale distintivo del Dio di Israele. Nelle traduzioni moderne questo nome è comunemente rappresentato dalla forma « Jehovah », la quale comunque è una impossibilità filologica. Questa forma è emersa come tentativo di pronunciare le consonanti del nome con le vocali di Adonai ( = « Signore »), che i Masoreti hanno inserito nel testo per indicare in tal modo che doveva essere letto (kere perpetuum) Adonai invece di YHWH. Quando il nome Adonai precede, per evitare la ripetizione di questo nome, YWHW è scritto dai Masoreti con le vocali di Elohim; in questo caso viene letto Elohim anziché YHWH. In conseguenza di questa lettura masoretica, le traduzioni italiane della Bibbia in genere rendono YWHW con « Signore ».

Questo nome, secondo il racconto di Es 3 (E), fu fatto conoscere a Mosè in visione all’Oreb. In un altro racconto parallelo (Es 6,2.3 [P]) si dice che il nome non era conosciuto dai Patriarchi. Esso è usato da una delle fonti documentarie della Genesi (J), ma poco o mai dalle altre. Il suo uso è evitato anche da alcuni scrittori più tardivi. Non ricorre affatto in Qo e in Dn si trova solo nel cap. 9. Lo scrittore di Cronache mostra di preferire la forma Elohim, e in Sal 42-83 Elohim ricorre più spesso che YHWH , probabilmente perché sostituito in alcuni luoghi dall’altro, come in Sal 53 (cfr. Sal 14).

Apparentemente, YHWH ( ) è la III persona singolare imperfetto (qal) del verbo (essere), che significa « egli è », oppure « egli sarà », o forse « egli vive », poiché l’idea base della parola è probabilmente « esplodere, respirare », da cui « vivere ». Con questa spiegazione concorda il significato del nome dato in Es 3,14, dove Dio è presentato nell’atto di parlare, e quindi con la I persona singolare « Io sono » ( , da , quest’ultimo equivalente alla radice arcaica ). Pertanto il significato dovrebbe essere: « Colui che è autoesistente, autosufficiente », o più concretamente: « Colui che vive » (dal momento che il concetto astratto è estraneo al pensiero ebraico). Senza dubbio, l’idea della vita era intimamente connessa con il nome YHWH fin dai tempi antichi. Egli è il Dio vivente, in opposizione con gli dèi pagani senza vita, ed egli è la fonte e l’autore della vita (cfr. 1Re 18; Is 41,26-29; 44,6-20; Ger 10,10.14; Gen 2,7; ecc.). Questo concetto di Dio è così familiare alla mentalità ebraica che appare nella comune formula di giuramento: « chai YHWH » (« così come Dio vive », Rut 3,13; 1Sam 14,45; ecc.).

Se la spiegazione della forma data sopra è quella vera, la pronuncia originale deve essere stata Yahweh ( ) o Yahaweh ( ). Da questo, la forma contratta Jah o Yah ( ) è presto spiegata, come anche le forme Jeho o Yeho ( = ), e Jo o Yo ( , contratta da ), che assume nella prima parte di nomi propri composti, e Yahu or Yah ( ) nella seconda parte di tali nomi. Si può citare che nella poetica samaritana fa rima con parole simili terminanti con Yahweh, e Teodoreto (Quæst. 15 in Exodum) afferma che i Samaritani pronunciavano ‘Iabé. Epifanio attribuisce la stessa pronuncia ad una setta cristiana primitiva. Clemente di Alessandria, più esattamente, pronuncia ‘Iaouvé o ‘Iaouai, e Origene ‘Ia. Aquila scrive il nome in lettere ebraiche arcaiche. Nei papiri maigici giudaico-egiziani esso appare come Iaoouee. Almeno all’inizio del III secolo a.C. il nome sembra essere stato considerato dai Giudei come un « nomen ineffabile », a motivo di una qualche interpretazione estrema di Es 20,7 e Lv 24,11 (v. Filone, De vita Moisis, III,519.529). Scritto con le sole consonanti, la vera pronuncia fu da loro dimenticata. La Settanta, e più tardi il Nuovo Testamento, rende invariabilmente con kurios (« il Signore »).

Varie congetture sono state fatte in tempi recenti riguardo ad una possibile origine straniera di questo nome. Alcuni lo fanno derivare dai Cheniti con i quali Mosè soggiornò, (essendo il Sinai l’antica abitazione di YHWH nel paese chenita, secondo l’antichissima tradizione). E’ stata proposta un’origine cananaica ed anche babilonese, ma su basi tuttora incerte. Sono state proposte varie spiegazioni, diverse dalle precedenti, del significato del nome; per es., (1) esso deriva da (« cadere »), originariamente riferito a qualche oggetto sacro, quale una pietra, probabilmente un acrolito ritenuto caduto dal cielo; (2) da (« esplodere »), un nome per il dio del vento e della tempesta; (3) dalla forma hifil di (« essere »), da cui « Colui che fa essere », « il Creatore »; (4) dalla stessa radice, con il significato di « cadere »: « Colui che fa cadere » la pioggia e i fulmini (« il dio della tempesta »). La prima spiegazione, seguendo Es 3,14, è, nel complesso, da preferirsi.   

BERESHIT – GENESI (come vedete)

BERESHIT - GENESI (come vedete) dans immagini sacre bereshit-big
http://www.freewebs.com/zionist4israel/alefbet.htm

Publié dans:immagini sacre |on 27 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

BERESHIT (questa immagine si trova a fianco dell’articolo « La parola creatrice », infatti Bereshit è il nome del libro della Genesi)

BERESHIT (questa immagine si trova a fianco dell'articolo

http://www.nostreradici.it/alefbet_creazione.htm

Publié dans:immagini sacre |on 27 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

LA PAROLA CREATRICE (metto questa letura ebraica per il giorno della memoria)

dal sito:

http://www.nostreradici.it/alefbet_creazione.htm

LA PAROLA CREATRICE

  Così, per un mistero dei più segreti, l’Infinito, con il suo Verbo colpì il vuoto, benché le onde sonore non siano trasmissibili nel vuoto. Il suono del Verbo fu dunque l’inizio della materializzazione del vuoto. Ma questa materializzazione sarebbe rimasta per sempre in stato di indeterminazione, se, al momento di colpire il vuoto, il suono del Verbo non avesse fatto brillare il punto scintillante, origine della luce, che è il mistero supremo la cui essenza è inconcepibile. È per questa ragione che il Verbo è chiamato « Inizio », essendo l’origine di tutta la creazione.

È scritto:  » Coloro che saranno stati sapienti brilleranno come il chiarore del cielo, e quelli che ne avranno istruiti molti nella via della giustizia brilleranno come stelle per tutta l’eternità. » (Dan. XII, 3) La parola splendore (Zohar) designa la scintilla che il Misterioso fece brillare al momento di colpire il vuoto e che è l’origine dell’universo, palazzo costruito per la gloria del Misterioso. Questa scintilla è in qualche modo la sacra semente del mondo. Questo mistero è espresso nelle parole della Scrittura: « E la semente alla quale deve la sua esistenza è sacra ».
L’origine delle lettere

Il Verbo ha preso la forma dei segni dell’alfabeto, che emanano tutti dal Punto supremo (1)  La lettera Alef è il simbolo dell’inizio e della fine; tutte le fasi della creazione vi sono sintetizzate. Benché l’Alef presenti diverse parti, non forma che una sola lettera. È la lettera da cui dipendono i mondi superiori e inferiori. La barra superiore dell’Alef è il simbolo del mistero del Pensiero supremo; al disotto di essa si trova un tratto che simboleggia il firmamento superiore.

La lettera creatrice

È scritto. “Al principio”, Rab Hammenouna, il Vegliardo, dice: Troviamo all’inizio della Genesi un rovesciamento dell’ordine delle lettere iniziali. Così, le due prime parole della Genesi hanno per iniziali la lettera Beth: (Bereschith (in principio) Bara (creò), e le due parole seguenti hanno per iniziali la lettera Alef – Elohim (Dio) Eth (Il). Ecco la ragione di questa inversione:

Già duemila anni prima della creazione del mondo le lettere erano nascoste, e il Santo, Benedetto Egli sia, le contemplava e ne faceva le sue delizie. Quando volle creare il mondo, tutte le lettere, ma nell’ordine inverso, vennero a presentarsi davanti a lui. Fu la lettera Tav che si presentò per prima. “Creatore dei mondi, ella disse, ti piaccia servirti di me per fare la creazione del mondo, perché io sono la lettera finale della parola Emet (Verità) impressa sul tuo sigillo; e come tu stesso sei chiamato Verità, conviene al Re cominciare con la lettera finale della parola Verità e servirsene per fare la creazione del mondo. Il Santo, benedetto egli sia, le rispose: “Tu sei, in effetti, degna; ma non conviene che io mi serva di te per operare la creazione del mondo, perché tu sei destinata ed essere impressa sulla fronte degli uomini fedeli che hanno osservato la legge dall’Alef alla Tav, e a essere così mescolata alla morte, e anche perché tu formi la lettera finale della parola Maleth (Morte). Per queste ragioni, non è bene mi serva di te per operare la creazione del mondo.” La lettera Tav uscì immediatamente.

Allora entrò la lettera Shin e, dopo aver fatto la stessa domanda, si avvalse dell’iniziale del nome divino Shaddai, che è una Shin; “È bene, ella disse, che ci si serva dell’iniziale del nome sacro Shaddai, per operare la creazione del mondo”. Le rispose, “In effetti tu sei degna, tu sei buona e sei vera. Ma falsari si serviranno di te per affermare le loro menzogne, associandoti le due lettere Kof e Resh, per formare così la parola Sheqer (menzogna)…”

Quando la lettera Shin ebbe udito queste parole, uscì. Vedendo ciò, le lettere Kof e Resh non osarono presentarsi. Successivamente entrò la lettera Zaddi e fece la stessa domanda, richiamandosi al fatto che la parola giusti (Zaddiqim) applicata agli uomini e a Dio comincia con la lettera Zaddi, sicché è scritto: “Poiché il Signore è giusto (Zaddiq) ed egli ama la giustizia (Zedaqot). (Sl 11,7). Dio le rispose: “ In effetti tu sei giusta ; ma non è bene che io mi serva di te per creare il mondo, perché tu devi essere nascosta per non dare presa all’errore”…

Entrò quindi la lettera Pé e fece la stessa domanda aggiungendo che la parola “Peduth” (la Redenzione che Dio un giorno deve compiere nel mondo) inizia con un Pé. Dio le rispose: tu sei degna in effetti; ma anche la parola Pescha (peccato) inizia con un Pé. Inoltre tu hai la testa abbassata, simbolo del peccatore che, vergognoso, abbassa la testa e tende le braccia”.

Alla lettera Ayin, Dio rispose che essa inizia la parola “Avon” (Crimine); nonostante essa facesse osservare che inizia anche la parola “Anava”, (modestia), il Santo, benedetto egli sia, le disse: “Non mi servirò di te per creare il mondo”. Quando essa uscì, entrò la lettera Samech e fece la stessa domanda delle lettere precedenti, richiamandosi al versetto in cui è detto: “Il Signore sostiene tutti coloro che vacillano” (Sl 145, 14) e che comincia con una parola la cui iniziale è un Samech (Samech = sostegno). Dio le rispose : “È precisamente a causa della tua destinazione che devi restare al tuo posto, perché, se io ti innalzassi dal tuo posto per servirmi di te per creare il mondo, cosa avverrebbe di coloro che stanno per cadere, poiché essi si appoggiano a te?” La lettera Samech uscì immediatamente.

Alla lettera Nun, che disse che le parole “Nora” (timore) e “Nava” (bello) iniziano con questa lettera, Dio rispose: “ Torna al tuo posto, perché è a causa tua che il Samech al suo ed appoggiati a lui” (essendo la Nun l’iniziale di « Nophelim “coloro che vacillano” del versetto citato sopra). La lettera Mem disse e era l’iniziale della parola “Melech” (Re). “È vero, le rispose Dio; ma non mi servirò di te per creare il mondo perché il mondo ha bisogno di un re; resta dunque al tuo posto con la altre lettere che formano la parola “Melech” cioè con la lettera Lamed e la lettera Caf; non si addice al mondo restare senza Re”

In quel momento la lettera Caf, molto turbata, discese dal trono glorioso e gridò: “Creatore dell’Universo, ti piaccia servirti di me per creare il mondo, perché sono l’iniziale della parola che esprime la tua gloria” (Cavod, Gloria). Quando la lettera Caf lasciò il trono, duecentomila mondi, ed il trono stesso, furono scossi e vacillarono ; la scossa fu così violenta da minacciare che tutti i mondi andassero in rovina. Il Santo, sia Egli benedetto, disse allora a questa lettera: “O Caf, Caf, perché continui a restar qui? Torna al tuo posto, non mi servirò di te per creare il mondo, perché sei l’iniziale della parola Cala che esprime lo sterminio. Ritorna dunque al tuo trono e restaci.” Subito la lettera uscì e tornò al suo posto.

In seguito entrò la lettera Yod e fece la stessa domanda, adducendo che era l’iniziale del Nome sacro. Dio le rispose: “È già sufficiente per te essere incisa e contrassegnata in me e di essere il punto di partenza di tutta la mia volontà; non è bene staccarti dal mio nome”…

Entrò la lettera Beth dicendo: “ Creatore dell’universo, ti piaccia servirti di me per creare il mondo, perché sono l’iniziale della parola di cui ci si serve per benedirti (Baruch, sia benedetto) in alto e in basso”. Il Santo, sia Egli benedetto, le rispose: “È in effetti di te che mi servirò per creare il mondo e tu sarai anche la base dell’opera della creazione. “ La lettera Alef restò al suo posto senza presentarsi. Il Santo, sia Egli benedetto, le disse: “ Alef, Alef, perché non ti sei presentata davanti a me, come tutte le altre lettere?” Essa rispose: “Signore dell’Universo, vedendo tutte le lettere presentarsi davanti a te inutilmente, perché avrei dovuto presentarmi anch’io? Poi, appena ho visto che hai già accordato alla lettera Beth questo dono prezioso, ho compreso che non si addice al Re celeste riprendere il dono che ha fatto ad uno dei suoi servitori, per donarlo ad un altro”. Il Santo, sia Egli benedetto, le rispose: “O Alef, Alef, benché sia la Beth la lettera di cui mi servirò per creare il mondo, tu sarai la prima di tutte le lettere, e non avrò unità che in te; tu sarai la base di tutti i calcoli e di tutti gli atti compiuti nel mondo, e non si potrà trovare in nessun luogo unità, se non nella lettera Alef”.

Il Santo, sia egli benedetto, ha creato le forme delle grandi lettere celesti alla quali corrispondono le piccole lettere di quaggiù. È perciò che le prime due parole della Scrittura hanno per iniziali due Beth (Bereschith Bara) e le due parole seguenti due Alef (Elohim Eth) per indicare le lettere celesti e quelle del mondo di quaggiù, che in realtà sono altro che le sole e stesse lettere con l’aiuto delle quali tutto si opera nel mondo celeste e nel mondo di quaggiù.

Publié dans:EBRAISMO - STUDI |on 27 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

VENERDì 29 GENNAIO 2010 – III SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

VENERDì 29 GENNAIO 2010 – III SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal libro del Deuteronomio 31, 1-15. 23

Le ultime parole di Mosè
In quei giorni Mosè andò e rivolse ancora queste parole a tutto Israele. Disse loro: «Io oggi ho centovent’anni; non posso più andare e venire; inoltre il Signore mi ha detto: Tu non passerai questo Giordano. Il Signore tuo Dio passerà davanti a te, distruggerà davanti a te quelle nazioni e tu prenderai il loro posto; quanto a Giosuè, egli passerà alla tua testa, come il Signore ha detto. Il Signore tratterà quelle nazioni come ha trattato Sicon e Og, re degli Amorrei, e come ha trattato il loro paese, che egli ha distrutto. Il Signore le metterà in vostro potere e voi le tratterete secondo tutti gli ordini che vi ho dati. Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà».
Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse alla presenza di tutto Israele: «Sii forte e fatti animo, perché tu entrerai con questo popolo nel paese, che il Signore ai loro padri giurò di darvi: tu gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a te; egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d’animo!».
Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore e a tutti gli anziani d’Israele. Mosè diede loro quest’ordine: «Alla fine di ogni sette anni, al tempo dell’anno del condono, alla festa delle capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge davanti a tutto Israele, agli orecchi di tutti. Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini e il forestiero che sarà nelle tue città, perché ascoltino, imparino a temere il Signore vostro Dio e si preoccupino di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. I loro figli, che ancora non la conoscono, la udranno e impareranno a temere il Signore vostro Dio, finché vivrete nel paese di cui voi andate a prendere possesso passando il Giordano».
Il Signore disse a Mosè: «Ecco, il giorno della tua morte è vicino; chiama Giosuè e presentatevi nella tenda del convegno, perché io gli comunichi i miei ordini». Mosè e Giosuè dunque andarono a presentarsi nella tenda del convegno. Il Signore apparve nella tenda in una colonna di nube e la colonna di nube stette all’ingresso della tenda.
Poi il Signore comunicò i suoi ordini a Giosuè, figlio di Nun, e gli disse: «Sii forte e fatti animo, poiché tu introdurrai gli Israeliti nel paese, che ho giurato di dar loro, e io sarò con te».

Responsorio    Cfr. Dt 31, 23. 6; Pro 3, 26
R. Sii forte e fatti animo, perché il Signore tuo Dio è la tua guida. * cammina con te, non temere.
V. Il Signore sarà al tuo fianco, difenderà i tuoi passi dall’agguato:
R. cammina con te, non temere.

Seconda Lettura
Dal «Commento sui salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire
(Sal 101; Op. omnia, ed. 1597, pp. 1588-1589)

Le meraviglie di Dio
Dapprima Dio liberò il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto compiendo molte cose straordinarie e prodigiose: gli fece attraversare il Mare Rosso all’asciutto. Lo nutrì nel deserto con cibi venuti dal cielo cioè con la manna e le quaglie. Per calmare la sua sete fece scaturire dalla durissima roccia una inesauribile sorgente d’acqua. Lo rese vittorioso su tutti i nemici che lo osteggiavano. A tempo opportuno fece retrocedere il Giordano in senso opposto alla corrente. Divise e distribuì loro, secondo il numero delle tribù e delle famiglie, la terra promessa. Ma nonostante avesse compiuto queste cose con tanto amore e liberalità, quegli uomini ingrati e veramente immemori di tutto, abbandonarono e ripudiarono il culto di Dio e più di una volta si resero colpevoli dell’empio crimine di idolatria.
In seguito egli recise anche noi dall’oleastro dei gentili (cfr. Rm 11, 24) che ci era connaturale — noi che eravamo ancora pagani e che ci lasciavamo trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento (cfr. 1 Cor 12, 2) — e ci innestò sul vero ulivo del popolo giudaico, anche spezzandone i rami naturali, e ci rese partecipi della radice feconda della sua grazia. Ancora: egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come offerta a Dio in sacrificio di soave odore, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga (Rm 8, 32).
Ma, sebbene tutte queste cose siano non semplici indizi, ma prove certissime del suo immenso amore e della sua generosità verso di noi, noi uomini ben più ingrati, anzi giunti oltre ogni limite di ingratitudine, non consideriamo l’amore di Dio, né riconosciamo la grandezza dei suoi benefici, ma anzi rifiutiamo e quasi disprezziamo colui che ci ha creati e ci ha donato beni così grandi. Neppure la sorprendente misericordia, continuamente dimostrata ai peccatori, ci muove a regolare la vita e i costumi secondo le sue santissime norme.
Queste cose sono davvero degne di essere scritte a perpetua memoria delle generazioni venture, perché tutti quelli che in avvenire si chiameranno cristiani, conoscendo tanta bontà di Dio verso di noi, non tralascino mai di celebrare le divine lodi.

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