Archive pour janvier, 2010

In Honor of Saint Paul (prayer)

dal sito:

http://catholicism.about.com/od/prayers/qt/Honor_of_Paul.htm

In Honor of Saint Paul
A Prayer From the Coptic Liturgy

his remarkable prayer is drawn from the ancient liturgy of the Coptic Church, the original Christian Church of Egypt. Recalling God’s conversion of Saint Paul from a persecutor of Christianity to one of the greatest evangelists of the Christian Faith, the prayer asks God to confirm us in our own faith and to make us true witnesses of the Gospel.

In Honor of Saint Paul

O God of knowledge and giver of wisdom, who bringest to light the hidden things of darkness, and givest the word unto them that preach the gospel with great power, who of Thy goodness didst call Paul, who was sometime a persecutor, to be a chosen vessel, and wast pleased in him, that he should become a chosen apostle and preacher of the gospel of Thy kingdom, O Christ our God. Thee also do we now entreat, O Thou good and that lovest man. Graciously grant unto us and unto all Thy people a mind without wandering and a clear understanding, that we may learn and understand how profitable are Thy holy teachings, which are now come unto us by him; and even as he was made like unto Thee, the leader unto life, so make us to be like unto him in deed and doctrine, that we may glorify Thy holy Name and ever glory in Thy Cross. And Thou art He unto whom we ascribe praise and glory and worship, the Father and the Son and the Holy Ghost, now and ever and unto the ages of all ages. Amen.

To Saint Paul for Perseverance (prayer)

dal sito:

http://catholicism.about.com/od/prayers/qt/Paul_Persevere.htm

To Saint Paul for Perseverance
A Prayer to Saint Paul, Apostle to the Gentiles

this prayer to Saint Paul, we pray for the grace to persevere in the Christian Faith. Saint Paul himself suffered greatly for his witness to Christ, even, in the end, giving his life in martyrdom on June 29, 67, when he was beheaded outside of the gates of Rome.

To Saint Paul for Perseverance

O glorious Saint Paul, who, from being a persecutor of the Christian name, didst become its most zealous Apostle, and who, to carry the knowledge of Jesus, our divine Saviour, to the uttermost parts of the earth, didst joyfully suffer prison, scourgings, stonings, shipwreck, and all manner of persecutions, and who didst finish thy course by shedding the last drop of thy blood: obtain for us the grace to accept, as favors bestowed by the mercy of God, the infirmities, sufferings, and misfortunes of this life, that we may not grow slack in our service of God by reason of these vicissitudes of our exile, but that we may the rather show ourselves ever more devoted. Amen.

V. Pray for us, Saint Paul the Apostle.
R. That we may be made worthy of the promises of Christ.

Let us pray.

O God, who hast caught the multitude of the Gentiles by the preaching of blessed Paul the Apostle: grant unto us, we beseech Thee, that we who keep his memory sacred, may feel the might of his intercession before Thee. Through Christ our Lord. Amen.

La parola della croce è forza di Dio per coloro che si salvano (San Tommaso D’Aquino)

non avevo messo niente il 28 gennaio per San Tommaso D’Aquino, ho rimediato mettendo un collegamento ad un sito in « Pages » ed ora con questo breve studio, dal sito:

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20010828_tommaso-aquino_it.html

La parola della croce è forza di Dio per coloro che si salvano

Dai «Commenti sulla prima lettera ai Corinzi» di san Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa, Torino 1953, vol. I, pp. 240-241)

« Gesù Cristo mi ha mandato a evangelizzare, ma non con la sapienza delle parole, cioè con la sapienza mondana. Per sapienza delle parole l’Apostolo intende la retorica che insegna a parlare in modo cattivante, tanto da indurre gli uomini a assentire a errori e falsità.Ma dal momento che il testo greco riporta il termine «Logos», che significa «ragione» e «parola», si potrebbe più convenientemente intendere la ragione umana, la quale è inadeguata a evangelizzare perché i contenuti della fede la trascendono. Bisogna tuttavia notare che legittimamente usa della ragione umana colui che, supponendo i fondamenti della vera fede, assume a servizio della fede quelle verità che eventualmente trova nelle dottrine dei filosofi. Anche sant’Agostino dice: «La tecnica dell’eloquenza è indifferente quanto a indurre al male o al bene: perché non viene assimilata dai buoni con lo studio e l’esercizio per porla al servizio della bontà, dal momento che i cattivi la usurpano per le loro iniquità?» (De Doct. Christi 4,2.2).

Alcune volte il modo di insegnare non è adatto all’argomento, soprattutto quando non si presta a esporre le verità principali di quella materia, come ad esempio capiterebbe a chi volesse procedere in dimostrazioni intellettuali attraverso metodi che non vanno oltre il livello dell’immaginazione e quindi di per sé non esprimono un contenuto intellettuale e astratto. Ciò che è precipuo nella religione cristiana è la salvezza nella croce di Cristo, per cui l’Apostolo dice: «lo ritenni infatti di non sapere altro di mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso» (1 Cor 2,2). Chi nell’insegnare il cristianesimo si appoggia soprattutto alla sapienza umana, per quel che lo riguarda rende vana la croce di Cristo. Quindi insegnare con sapienza di parole umane non è modo conveniente alla catechesi cristiana. E’ per questo che l’Apostolo dice: «Perché non venga resa vana la croce di Cristo» (1 Cor 1, 17), cioè, affinché, oscurata dai mezzi umani di sapienza, non venga meno la fiducia nella croce di Cristo.

Più sopra abbiamo quindi precisato che se si dà la precedenza alla sapienza umana si rende vana la croce di Cristo: «La parola della Croce infatti», cioè l’annuncio della croce di Cristo, «è stoltezza», cioè sembra qualcosa di stolto «per quelli che vanno in perdizione» (1 Cor 1, 18), cioè per gli infedeli che si reputano sapienti secondo questo mondo, per il fatto che la predicazione della croce di Cristo contiene qualcosa che secondo l’umana sapienza pare impossibile; per esempio che Dio muoia e che l’onnipotente perisca sotto le mani dei violenti. La medesima predicazione presenta inoltre alcuni contenuti che sembrano contrari alla sapienza umana; per esempio che qualcuno, potendolo, non rifugga dalle umiliazioni: quanto Festo fece notare a Paolo che gli annunciava la potenza della croce: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello» (At 26,24) e Paolo risponde nelle sue lettere: «Noi stolti a causa di Cristo» (1 Cor 4,10).

 Ma perché non si creda che la parola della croce contiene veramente in sé della stoltezza, aggiunge: «Ma per quelli che si salvano, per noi», cioè fedeli di Cristo che siamo da lui salvati, «è potenza di Dio» (1 Cor 1, 18), poiché essi attraverso la croce di Cristo conoscono un annientamento divino che ha il potere di vincere il demonio e il mondo: «Ha vinto il leone della tribù di Giuda» (Ap 5,5); morendo con Cristo ai vizi e alle concupiscenze, riconoscono in sé una forza superiore, secondo quanto è scritto: «Quelli che sono in Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gal 5,24), per cui «Da lui (Gesù) usciva una forza che sanava tutti» (Lc 6,19). »

A cura dell’Istituto di Spiritualità:
Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino   

Paolo e le radici cristiane d’Europa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-21134?l=italian

Paolo e le radici cristiane d’Europa


ROMA, lunedì, 25 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il contributo del dr. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, contenuto nel « Codex Pauli », un’opera unica dedicata a Benedetto XVI al termine dell’Anno Paolino. 

* * *

Se penso alle radici cristiane d’Europa mi viene in mente la notte di Pasqua dell’anno di Cristo 387 quando, a Milano, Agostino riceve il battesimo da Ambrogio.

Agostino, africano-latino con qualche percentuale di sangue berbero nelle vene, viene battezzato e diventa cristiano per mano di Ambrogio, un germanico-latino originario di Treviri, già funzionario imperiale nell’Illirico e in Val Padana, che gli abitanti di Milano avevano fatto vescovo a furor di popolo.

L’Europa cristiana nasce quella notte di Pasqua dell’anno 387 e nasce sotto il segno del meticciato, della mescolanza di stirpi e di patrie.

Dietro quell’episodio che stringe in emblema il destino ecumenico del Cristianesimo, c’è il diritto romano che affermava l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge ma c’è anche Paolo di Tarso, il quale aveva detto non esserci più né greci né latini, né servi né padroni, ma solo uomini resi liberi dal Vangelo.

Paolo di Tarso, l’uomo di tre culture, il giudeo di legge e di sinagoga che parlava, scriveva e in parte pensava in greco ed era orgoglioso della sua cittadinanza romana, ha vissuto sulla sua pelle le contraddizioni ma anche la meravigliosa ricchezza della contaminazione e della pluralità e ha tradotto tutto questo in messaggio universale.

Io non sono un teologo, né un filologo scritturista, né uno storico delle religioni. Per me, storico dell’arte, san Paolo è come me lo hanno consegnato Michelangelo e Caravaggio, Rubens e Rembrandt: folgorato sulla via di Damasco, decollato sulla via Ostiense, armato di spada e di libro. Di spada perché ha combattuto la buona battaglia, di libro perché i suoi scritti hanno incendiato il mondo. Ma quando, da cristiano, penso all’Europa nostra patria comune, mi vengono in mente il Corpus iuris e le Epistole del giudeo di Tarso.

L’uno e le altre fanno un dittico laico e religioso insieme che basta, da solo, a giustificare la storia e il destino del nostro continente. La certezza del diritto, il primato della legge da una parte e dall’altra l’immensa libertà che Cristo, per il tramite di san Paolo, ha consegnato ad ognuno.

Credo sia indubbio, anche alla luce di recenti studi, che all’origine dell’Europa cristiana vi siano proprio la persona e il pensiero di Paolo. Ma è soprattutto a partire da una rilettura spassionata degli Atti degli Apostoli che è possibile rinvenire la matrice originaria. L’evangelista Luca, autore degli Atti degli Apostoli, scorge in Paolo il prolungamento del ministero di Gesù e il primo adempimento di quanto inaugurato proprio con la venuta del Messia. Luca ravvisa, nella proclamazione paolina del Vangelo, un nuovo inizio della storia dell’umanità. Centro propulsore e meta è il continente europeo e naturalmente Roma, capitale dell’Impero.

Certamente né Luca né Paolo potevano aver razionalizzato l’idea di Europa, così come oggi la si intende, perché questo concetto nasce molto tardivamente rispetto all’epoca apostolica. Pur tuttavia, la realtà geografica così denominata aveva una certa delineazione. Così come era definita l’intenzione di Luca di scorgere il cammino di Cristo da Gerusalemme a Roma, centro e cuore dell’Europa pagana. Nell’opera di propagazione del Vangelo, è sempre il Cristo ad essere protagonista nel suo apostolo, che ripresenta fedelmente nel concreto della propria esistenza la vita, la morte e la risurrezione del Signore. Quindi l’Europa diviene la terra del « nuovo inizio » universale, dal significato non solo antropologico e teologico, bensì cristologico – ecclesiologico.

Alle origini del Cristianesimo europeo vi è allora un disegno salvifico che inizia con la sortita strategica di At 16 e, attraverso il mistero di sofferenza e di morte, di At 27 – 28 si perfeziona e si compie. Alle radici di valore dell’Europa, permane il mistero di morte e risurrezione di Gesù rivissuta nelle concrete vicende degli Apostoli. E’ questa l’arma di « conquista » dell’Impero e la volontà di dare anima al Vecchio Continente.

La successiva testimonianza resa dai martiri espliciterà maggiormente questa realtà teologica: il mistero pasquale si evidenzia quale nucleo più autentico e verace delle radici spirituali di questa porzione geografica, la fonte sorgiva di ogni conquista per la pace, l’uguaglianza, la solidarietà e la libertà che proprio attraverso il Vangelo diventano patrimonio europeo.
Dr. Antonio Paolucci

Direttore dei Musei Vaticani

Publié dans:Codex Pauli |on 29 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

La triade cristiana di fede, carità e speranza in Paolo (N. Ibrahim)

dal sito:

http://www.custodia.org/spip.php?article5031&lang=it

“S. PAOLO E L’IDENTITÀ CRISTIANA” —

SBF • 35º Corso di Aggiornamento Biblico-Teologico — Gerusalemme, 14-17 aprile 2009

La triade cristiana di fede, carità e speranza in Paolo (N. Ibrahim)

La triade di fede, speranza e carità si trova soltanto in Paolo e in Eb 10,22-24; 1Pt 1,21-22. La forma unita delle tre virtù ricorre in 1Ts 1,2-3; 5,8; 1Cor 13,13 e Col 1,4-5, mentre altrove si trovano nel contesto di altre virtù, come in Gal 5,5-6; Rm 5,1-5; Eb, 10,22-24 e 1Pt 1,21-24.

1. La triade di fede, speranza e carità nell’esordio della Prima Lettera ai Tessalonicesi

1Ts 1,2-3: «Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere,
continuamente, rammentando la vostra opera della fede, la fatica della carità e la costanza della speranza nel Signore nostro Gesù, davanti a Dio e Padre nostro».

2. L’evento del Vangelo, inizio della vita cristiana

«Sapendo, fratelli amati da Dio, che siete stati eletti da lui. [5] Il nostro vangelo, infatti, non si è diffuso fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione, come ben sapete che siamo stati in mezzo a voi per il vostro bene» (1,4-5).

3. La fama della vostra fede si è diffusa dappertutto

«[6] E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione, [7] così da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nell’Acaia. [8] Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nell’Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo più bisogno di parlarne. [9] Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero [10] e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall’ira ventura» (1Ts 1,6-10).

4. La vita cristiana deve crescere

Nell’esordio, Paolo mette in risalto la testimonianza della vita impegnata nella fede, carità e speranza. Più avanti, però, prega Dio perché i fedeli tessalonicesi abbiano modo di fare crescere la loro vita cristiana:
–«Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, [10] noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che ancora manca alla vostra fede? [11] Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù dirigere il nostro cammino verso di voi! [12] Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come anche
noi lo siamo verso di voi, [13] per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (3,9-13).

5. La testimonianza dell’Apostolo Paolo

Paolo e i suoi compagni hanno predicato il vangelo in Tessalonica, offrendo un esempio di sopportazione gioiosa delle persecuzioni, suscitando l’imitazione dei credenti: «E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione» (1Ts 1,6).
Ritornando all’evento felice della conversione ed elezione dei credenti tessalonicesi, Paolo dice:
–«[7] Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. [8] Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. [9] Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno
vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. [10] Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti; [11] e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, [12] incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria» (2,7-12). –
I credenti sono chiamati a vivere sempre meglio la carità fraterna, ricordando la testimonianza evangelica di Paolo: «Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi» (1Ts 3,12). Anche la speranza trova in Paolo un esempio da imitare: «[19] Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? [20] Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia» (1Ts 2,19-20).

Omelia per domani 29 gennaio

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14586.html

Omelia (30-01-2009) 
Eremo San Biagio
Commento su Marco 4,31-32

Dalla Parola del giorno
“Il regno di Dio è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono riposarsi alla sua ombra.”

Come vivere questa Parola?
Il granellino di senapa era considerato il più piccolo di tutti i semi. Si tratta probabilmente della sinapis nigra, appartenente alle piante erbacee annuali, che germoglia in breve tempo, raggiungendo anche l’altezza di tre metri. Gesù, da buon osservatore, ancora una volta si serve di immagini naturali per comunicare il suo messaggio di vita. Il seme diventa un albero grande. Un albero che non si gloria della sua altezza, ma si apre all’accoglienza degli uccelli del cielo, che vanno a “riposarsi alla sua ombra”. Infatti Dio non solo dona la vita e la crescita al minuscolo granello di senapa che diventa così un grande albero, ma gli dà la possibilità di divenire il luogo di una fecondità moltiplicata.
E ancora, con questa breve parabola, Gesù ci comunica che il regno di Dio non è un rifugio, un riparo, ma il luogo dell’avventura, del rischio di trasmettere la vita. Tuttavia, tale fecondità è soprattutto nelle mani del Signore ed è frutto della fedeltà quotidiana al suo Vangelo.
Il regno di Dio, infatti, è già tra noi, nelle piccole realtà di ogni giorno, nel microcosmo della nostra esistenza, e noi stessi, pur piccoli e fragili, possiamo crescere e annunciare, attraverso la nostra vita, il regno della misericordia e della pace se ci abbandoniamo alla speranza.

Nei momenti di silenzio e di preghiera che oggi mi regalerò, chiederò al Signore di far crescere il piccolo seme della mia vita con la sua Parola, che cercherò di conservare nel mio cuore, perché diventi frutto.

Parole di un biblista
Il seminatore non avrebbe gettato il seme se non fosse stato sicuro che, malgrado tutti gli ostacoli, quei chicchi di grano esposti a tanti rischi avrebbero finito per produrre una buona messe. Dal momento che Gesù è uscito a seminare, dal momento che ha donato la propria parola e la propria vita con tanta prodigalità nonostante le opposizioni, significa che ha in sé un’energia capace di venire a capo di tutte le resistenze: la potenza del regno di Dio.
J. Guillet 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 29 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

Lettera a Diogneto: Seminati per terra

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100129

Venerdì della III settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mc 4,26-34
Meditazione del giorno
Lettera a Diogneto (circa 200)
VI ; SC33bis, 65

Seminati per terra

Come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo (Gv 17,16). L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.

L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli (1 Cor 15,50)… Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.

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