Archive pour janvier, 2010

Cardinale Joseph Ratzinger: « Vedendoli tutti affaticati nel remare…, già verso l’ultima parte della notte, andò verso di loro »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100109

Sabato dopo l’Epifania : Mc 6,45-52
Meditazione del giorno
Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Der Gott Jesu Christi

« Vedendoli tutti affaticati nel remare…, già verso l’ultima parte della notte, andò verso di loro »

      Gli apostoli attraversano il lago. Gesù è solo a terra, mentre si spossano a remare senza poter avanzare, poiché hanno il vento contrario. Gesù prega e nella sua preghiera li vede nello sforzo di avanzare. Va dunque loro incontro. È evidente che questo testo è pieno di simboli ecclesiologici: gli apostoli sul mare e con il vento contrario, e il Signore presso il Padre. È determinente il fatto che nella sua preghiera, quando è «presso il Padre», non è assente; proprio al contrario, pregando li vede. Quando Gesù è presso il Padre, è presente alla Chiesa. Il problema della venuta finale di Cristo è qui approfondito e trasformato in una prospettiva trinitaria; Gesù vede la Chiesa nel Padre e, per la potenza del Padre e per la forza del suo dialogo con lui, egli le sta accanto. Proprio questo dialogo con il Padre, mentre è «sul monte», lo rende presente, e viceversa. La Chiesa è per così dire l’oggetto del colloquio tra il Padre e il Figlio. Essa stessa è dunque ancorata nella vita trinitaria.

SABATO 9 GENNAIO 2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

SABATO 9 GENNAIO 2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia 63, 7-19

Il popolo nell’afflizione ricorda la misericordia del Signore
Voglio ricordare i benefici del Signore,
le glorie del Signore,
quanto egli ha fatto per noi.
Egli è grande in bontà per la casa di Israele.
Egli ci trattò secondo il suo amore,
secondo la grandezza della sua misericordia.
Disse: «Certo, essi sono il mio popolo,
figli che non deluderanno»
e fu per loro un salvatore
in tutte le angosce.
Non un inviato né un angelo,
ma egli stesso li ha salvati;
con amore e compassione
egli li ha riscattati;
li ha sollevati e portati su di sé,
in tutti i giorni del passato.
Ma essi si ribellarono e contristarono
il suo santo spirito.
Egli perciò divenne loro nemico
e mosse loro guerra.
Allora si ricordarono dei giorni antichi,
di Mosè suo servo.
Dov’è colui che fece uscire dall’acqua del Nilo
il pastore del suo gregge?
Dov’è colui che gli pose nell’intimo
il suo santo spirito;
colui che fece camminare alla destra di Mosè
il suo braccio glorioso,
che divise le acque davanti a loro
facendosi un nome eterno;
colui che li fece avanzare tra i flutti
come un cavallo sulla steppa?
Non inciamparono,
come armento che scende per la valle:
lo spirito del Signore li guidava al riposo.
Così tu conducesti il tuo popolo,
per farti un nome glorioso.
Guarda dal cielo e osserva
dalla tua dimora santa e gloriosa.
Dove sono il tuo zelo e la tua potenza,
il fremito della tua tenerezza
e la tua misericordia?
Non forzarti all’insensibilità
perché tu sei nostro padre,
poiché Abramo non ci riconosce
e Israele non si ricorda di noi.
Tu, Signore, tu sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore,
ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Perché gli empi hanno calpestato il tuo santuario,
i nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo?
Siamo diventati come coloro
su cui tu non hai mai dominato,
sui quali il tuo nome non è stato mai invocato.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.

Responsorio    Cfr. Is 63, 19; 59, 11
R. Eravamo come gente lontana da te, su di noi non era invocato il tuo nome: * se tu squarciassi i cieli e scendessi!
V. Speravamo nel diritto, ma non c’è; nella salvezza, ma è lontana da noi:
R. se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Proclo, vescovo di Costantinopoli
(Disc. per l’Epifania, 7, 1-3; Pg 65, 758-759)

La santificazione delle acque
Cristo apparve al mondo e, mettendo ordine nel mondo in disordine, lo rese bello. Prese su di sé il peccato del mondo e scacciò il nemico del mondo; santificò le sorgenti delle acque ed illuminò le anime degli uomini. A miracoli aggiunse miracoli sempre più grandi.
Oggi la terra e il mare si sono divisi tra loro la grazia del Salvatore, il mondo intero è ripieno di letizia, perché il giorno presente ci mostra un numero maggiore di miracoli che nella festa precedente. Infatti nel giorno solenne del trascorso Natale del Signore la terra si rallegrava, perché portava il Signore in una mangiatoia; nel presente giorno dell’Epifania il mare trasalisce di gioia; tripudia perché ha ricevuto in mezzo al Giordano le benedizioni della santificazione.
Nella passata solennità ci veniva presentato come un piccolo bambino, che dimostrava la nostra imperfezione; nella festa odierna lo si vede uomo maturo che lascia intravedere colui che, perfetto, procede dal perfetto. In quella il re ha indossato la porpora del corpo; in questa la fonte circonda il fiume e quasi lo riveste. Suvvia dunque! Vedete gli stupendi miracoli: il sole di giustizia che si lava nel Giordano, il fuoco immerso nelle acque e Dio santificato da un uomo.
Oggi ogni creatura canta inni e grida: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Sal 117, 26). Benedetto colui che viene in ogni tempo, perché non venne ora per la prima volta… E chi è costui? Dillo chiaramente tu, o beato Davide: «E’ il Signore Dio e brillò per noi» (Sal 117, 27). E non solamente il profeta Davide dice questo, ma anche l’apostolo Paolo gli fa eco con la sua testimonianza e prorompe in queste parole: «Apparve la grazia salvatrice di Dio a tutti gli uomini per ammaestrarci» (Tt 2, 11). Non ad alcuni, ma «a tutti». A tutti infatti, giudei e greci, dona la grazia salvatrice del battesimo, offrendo a tutti il battesimo come un comune beneficio.
Su, guardate lo strano diluvio, più grande e più prezioso del diluvio che venne al tempo di Noè. Allora l’acqua del diluvio fece perire il genere umano; ora invece l’acqua del battesimo, per la potenza di colui che è stato battezzato, richiama alla vita i morti. Allora la colomba, recando nel becco un ramoscello di ulivo, indicò la fragranza del profumo di Cristo Signore; ora invece lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, ci mostra il Signore stesso, pieno di misericordia verso di noi.

VENERDÌ 8 GENNAIO 2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

VENERDÌ 8 GENNAIO 2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia 62, 1-12

La redenzione è vicina
Per amore di Sion non mi terrò in silenzio,
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora i popoli vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
ti si chiamerà con un nome nuovo
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma tu sarai chiamata Mio compiacimento
e la tua terra, Sposata,
perché il Signore si compiacerà di te
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposerà il tuo creatore;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
Sulle tue mura, Gerusalemme,
ho posto sentinelle;
per tutto il giorno e tutta la notte
non taceranno mai.
Voi, che rammentate le promesse al Signore,
non prendetevi mai riposo
e neppure a lui date riposo,
finché non abbia ristabilito Gerusalemme,
finché non l’abbia resa
il vanto della terra.
Il Signore ha giurato con la sua destra
e con il suo braccio potente:
«Mai più darò il tuo grano
in cibo ai tuoi nemici,
mai più gli stranieri berranno il vino
per il quale tu hai faticato.
No! Coloro che avranno raccolto il grano
lo mangeranno e canteranno inni al Signore,
coloro che avranno vendemmiato berranno il vino
nei cortili del mio santuario».
Passate, passate per le porte,
sgombrate la via al popolo,
spianate, spianate la strada,
liberatela dalle pietre,
innalzate un vessillo per i popoli.
Ecco ciò che il Signore fa sentire
all’estremità della terra:
«Dite alla figlia di Sion:
Ecco arriva il tuo salvatore;
ecco, ha con sé la sua mercede,
la sua ricompensa è davanti a lui.
Li chiameranno popolo santo,
redenti del Signore.
E tu sarai chiamata Ricercata,
Città non abbandonata».

Responsorio    Is 62, 2-3
R. Vedranno i popoli la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; * ti chiameranno con un nome nuovo che il Signore ti avrà donato.
V. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella destra del tuo Dio.
R. Ti chiameranno con un nome nuovo che il Signore ti avrà donato.

Seconda Lettura
Dal «Discorso sull’Epifania» attribuito a sant’Ippòlito, sacerdote
(Nn. 2, 6-8. 10; PG 10, 854. 858-859. 862)

L’acqua e lo Spirito
Gesù venne da Giovanni e ricevette da lui il battesimo. O fatto che riempie di stupore! Il fiume infinito, che rallegra la città di Dio, viene bagnato da poche gocce di acqua. La sorgente incontenibile, da cui sgorga la vita per tutti gli uomini ed è perenne, si immerge in un filo d’acqua scarsa e fugace.
Colui che è dappertutto e non manca in nessun luogo, colui che gli angeli non possono comprendere e gli uomini non possono vedere, si accosta a ricevere il battesimo di spontanea volontà. Ed ecco gli si aprono i cieli e risuona una voce che dice: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 17).
Colui che è amato genera amore e la luce immateriale fa nascere una luce inaccessibile. Questi è colui che fu chiamato figlio di Giuseppe ed è il mio unigenito nella natura divina.
«Questi è il mio Figlio prediletto»: prova la fame, egli che nutre un numero infinito di creature; è affranto dalla stanchezza, egli che ristora gli affaticati; non ha dove posare il capo, egli che tutto sostiene nelle sue mani; soffre egli che guarisce ogni sofferenza; è schiaffeggiato egli che dona al mondo la libertà; è ferito al costato egli che ripara il costato di Adamo.
Ma, vi prego, prestatemi molta attenzione: voglio ritornare alla fonte della vita e contemplare la sorgente di ogni rimedio.
Il Padre dell’immortalità inviò nel mondo il Figlio e Verbo immortale, che venne tra gli uomini per lavarli nell’acqua e nello Spirito, e, per rigenerarci nell’anima e nel corpo alla vita eterna, insufflò in noi lo Spirito di vita e ci rivestì d’un armatura incorruttibile.
Se dunque l’uomo è divenuto immortale, sarà anche dio. Se nell’acqua e nello Spirito Santo diviene dio attraverso la rigenerazione del battesimo, dopo la risurrezione dai morti viene a trovarsi anche coerede di Cristo.
Perciò io proclamo come un araldo: Venite, tribù e popoli tutti, all’immortalità del battesimo. Questa è l’acqua associata allo Spirito Santo per mezzo del quale è irrigato il paradiso, la terra diventa feconda, le piante crescono, ogni essere animato genera vita; e per esprimere tutto in poche parole, è l’acqua mediante la quale riceve vita l’uomo rigenerato, con la quale Cristo fu battezzato, nella quale discese lo Spirito Santo in forma di colomba.
Chi scende con fede in questo lavacro di rigenerazione, rinunzia al diavolo e si schiera con Cristo, rinnega il nemico e riconosce che Cristo è Dio, si spoglia della schiavitù e si riveste dell’adozione filiale, ritorna dal battesimo splendido come il sole ed emettendo raggi di giustizia; ma, e ciò costituisce la realtà più grande, ritorna figlio di Dio e coerede di Cristo.
A lui la gloria e la potenza insieme allo Spirito santissimo, benefico e vivificante, ora e sempre, per tutti i secoli. Amen.

GIOVEDÌ 7 GENNAIO 2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

GIOVEDÌ 7 GENNAIO  2010 – FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L’EPIFANIA

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia 61, 1-11

Lo Spirito del Signore è sopra il suo servo
Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di misericordia del Signore,
un giorno di vendetta per il nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per allietare gli afflitti di Sion,
per dare loro una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
canto di lode invece di un cuore mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.
Ricostruiranno le vecchie rovine,
rialzeranno gli antichi ruderi,
restaureranno le città desolate,
devastate da più generazioni.
Ci saranno stranieri a pascere i vostri greggi
e figli di stranieri saranno vostri contadini e vignaioli.
Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,
ministri del nostro Dio sarete detti.
Vi godrete i beni delle nazioni,
trarrete vanto dalle loro ricchezze.
Perché il loro obbrobrio fu di doppia misura,
vergogna e insulto furono la loro porzione;
per questo possiederanno il doppio nel loro paese,
avranno una letizia perenne.
Poiché io sono il Signore che amo il diritto
e odio la rapina e l’ingiustizia:
io darò loro fedelmente il salario,
concluderò con loro un’alleanza perenne.
Sarà famosa tra i popoli la loro stirpe,
i loro discendenti tra le nazioni.
Coloro che li vedranno ne avranno stima,
perché essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema
e come una sposa che si adorna di gioielli.
Poiché come la terra produce la vegetazione
e come un giardino fa germogliare i semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutti i popoli.

Responsorio  Is 61, 1; Gv 8, 42
R. Lo Spirito del Signore è su di me: mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le ferite dei cuori spezzati, * a proclamare libertà agli schiavi, liberazione ai prigionieri.
V. Sono uscito da Dio e sono venuto nel mondo; non da me stesso sono venuto, ma lui mi ha mandato
R. a proclamare libertà agli schiavi, liberazione ai prigionieri.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Pietro Crisòlogo, vescovo
(Disc. 160; Pl 52, 620-622)

Colui che ha voluto nascere per noi, non ha voluto essere ignorato da noi.
Benché nel mistero stesso dell’Incarnazione del Signore i segni della sua divinità siano stati sempre chiari, tuttavia la solennità odierna ci manifesta e ci svela in molte maniere che Dio è apparso in corpo umano, perché la nostra natura mortale, sempre avvolta nell’oscurità, non perdesse, per ignoranza, ciò che ha meritato di ricevere e possedere per grazia.
Infatti colui che ha voluto nascere per noi, non ha voluto rimanere a noi nascosto; e perciò si manifesta in questo modo, perché questo grande mistero di pietà non diventi occasione di errore.
Oggi i magi, che lo ricercavano splendente fra le stelle, lo trovano che vagisce nella culla. Oggi i magi vedono chiaramente, avvolto in panni, colui che tanto lungamente si accontentarono di contemplare in modo oscuro negli astri. Oggi i magi considerano con grande stupore ciò che vedono nel presepio: il cielo calato sulla terra, la terra elevata fino al cielo, l’uomo in Dio, Dio nell’uomo, e colui che il mondo intero non può contenere, racchiuso in un minuscolo corpo.
Vedendo, credono e non discutono e lo proclamano per quello che è con i loro doni simbolici. Con l’incenso lo riconoscono Dio, con l’oro lo accettano quale re, con la mirra esprimono la fede in colui che sarebbe dovuto morire.
Da questo il pagano, che era ultimo, è diventato primo, perché allora la fede dei gentili fu come inaugurata da quella dei magi.
Oggi Cristo è sceso nel letto del Giordano per lavare i peccati del mondo. Lo stesso Giovanni attesta che egli è venuto proprio per questo: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29). Oggi il servo ha tra le mani il padrone, l’uomo Dio, Giovanni Cristo; lo tiene per ricevere il perdono, non per darglielo.
Oggi, come dice il Profeta: «La voce del Signore è sulle acque» (cfr. Sal 28, 23). Quale voce? «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 17).
Oggi lo Spirito Santo si libra sulle acque sotto forma di colomba, perché, come la colomba di Noè aveva annunziato che il diluvio universale era cessato, così, a indicazione di questa, si comprendesse che l’eterno naufragio del mondo era finito; e non portò come quella un ramoscello dell’antico ulivo, ma effuse tutta l’ubertosità del nuovo crisma sul capo del nuovo progenitore, perché si adempisse quanto il Profeta aveva predetto: «Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali» (Sal 44, 8).
Oggi Cristo dà inizio ai celesti portenti, cambiando le acque in vino; ma l’acqua doveva poi mutarsi nel sacramento del sangue, perché Cristo versasse, a chi vuol bere, puri calici dalla pienezza della sua grazia. Si adempiva così il detto del Profeta: «Com’è prezioso il mio calice che trabocca! » (cfr. Sal 22, 5).

Omelia su 1Gv 4,7-8

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/9048.html

Omelia (08-01-2003) 
Eremo San Biagio
Commento su 1Gv 4,7-8

Dalla Parola del giorno
Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

Come vivere questa Parola?
Basterebbe questo invito con una motivazione tanto « solare » qual è il fatto che « Dio è amore » per innamorarci della Parola Sacra, per spalancarci ad essa con l’impegno di conformarvi la vita. C’è infatti qui non solo il cuore di tutta la Bibbia ma anche la conferma che la Sacra Scrittura rivela Dio all’uomo e l’uomo a se stesso. Non è infatti vero che l’uomo è fatto per essere amato e per amare, non per altro? Non è vero che egli si piega solo esteriormente alla coercizione mentre è attirato, persuaso e portato alla vera realizzazione di sé solo quando è l’amore a esigere qualcosa da lui? Allora è importante all’inizio dell’anno e ancora alla luce dell’Epifania (che significa manifestazione) impegnarci concretamente ad amare, noi da Dio amati a tal punto che il Padre « ha mandato il Figlio Unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per lui ».

Oggi, nella mia pausa contemplativa, passo il tempo ad assaporare questa espressione: « Dio è AMORE »: la più folgorante e profonda del mondo. Ripeterò anche, in quieta contemplazione:

Sono generato da te, conosco te, Signore. Ma a un patto: se mi impegno ad accettare fino in fondo quelli che mi sono vicini o che incontro; sono generato da te e conosco te, se voglio loro bene concretamente, anche quando ciò richiede che io volti le spalle ai suggerimenti del mio « ego ».

La voce dell’apostolo della « non-violenza »
Se stai cerando il bene più alto, penso che tu lo possa trovare nell’amore. Colui che odia non conosce Dio, ma colui che ha in sé l’amore ha la chiave per aprire la porta verso il significato della realtà ultima.
Martin Luther King 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 8 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

San Giovanni Crisostomo : « Preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo : questo è il mio corpo che è dato per voi » (Lc 22,19)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100108

Venerdì dopo l’Epifania : Mc 6,34-44
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelia sulla prima lettera ai Corinzi, 24,4 ; PG 61, 204-205

« Preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo : questo è il mio corpo che è dato per voi » (Lc 22,19)

Cristo ci ha dato il suo corpo per saziarci, attirandoci a sé in un’amicizia sempre più grande. Accostiamoci dunque a lui con fervore e ardente carità… Anche i magi hanno adorato questo corpo adagiato nel presepe… Essi si accostarono con gran tremore a un presepe e a una grotta, senza scorgere nessuna di quelle cose che tu ora puoi vedere.

Tu invece non ti volgi a un presepe ma a un altare; e non vedi una donna che lo porta, ma un sacerdote che sta in piedi alla sua presenza, e lo Spirito ricco di ogni fecondità, che si libra sulle offerte. Non vedi semplicemente quello stesso corpo, come lo videro loro, ma hai conosciuto la sua potenza e tutto il suo disegno e non ignori nulla di quanto lui ha fatto… Esortiamo quindi noi stessi, con un santo timore, e mostriamo una pietà molto maggiore di quegli stranieri, in modo da… non accostarci a lui con temerità e sconsideratamente.

Poiché questa mensa è la forza della nostra anima, la fonte di unità di tutti i nostri pensieri, il motivo della nostra fiducia; è speranza, salvezza, luce, vita. Se ci saremo allontanati con tutto questo dal santo sacrificio, andremo con fiducia verso i suoi atrii santi, come rivestiti di armature d’oro.

Parlo forse di cose future? Fin da quaggiù, questo mistero è per te il cielo e la terra. Apri quindi le porte del cielo e guarda; … e allora contemplerai quello che è stato detto. Ciò che lì si trova è la più preziosa di tutte le cose e io te la mostrerò, deposta sulla terra… Non ti mostro angeli né arcangeli, non cieli né i cieli dei cieli, ma ti offro lo stesso Signore di tutto questo. Vedi come puoi vedere sulla terra ciò che è più prezioso di ogni altra cosa? Non solo lo vedi, ma puoi toccarlo; non soltanto lo tocchi ma puoi anche mangiarlo. Purifica quindi la tua anima, prepara la tua mente ad accogliere tali misteri.

Salmo 113 e commento dei Padri della Chiesa

Salmo 113 e commento dei Padri della Chiesa dans A. UN PENSIERO DAI SALMI...PRIMA DELLA NOTTE sunset-thunderstorm-am2ad1-sw

Sunset Thunderstorm

http://science.nationalgeographic.com/science/enlarge/sunset-thunderstorm.html

dal sito:

http://www.padrelinopedron.it/data/edicola/Padre%20Lino%20Pedron%20-%20Salmi/SALMO%20113.doc

SALMO 113

 1 Alleluia.
 Lodate, servi del Signore,
 lodate il nome del Signore.
 2 Sia benedetto il nome del Signore,
 ora e sempre.
 3 Dal sorgere del sole al suo tramonto
 sia lodato il nome del Signore.
 4 Su tutti i popoli eccelso è il Signore,
 più alta dei cieli è la sua gloria.
 5 Chi è pari al Signore nostro Dio
 che siede nell’alto
 6 e si china a guardare
 nei cieli e sulla terra?
 7 Solleva l’indigente dalla polvere,
 dall’immondizia rialza il povero,
 8 per farlo sedere tra i principi,
 tra i principi del suo popolo.
 9 Fa abitare la sterile nella sua casa
 quale madre gioiosa di figli.

Commento dei Padri della Chiesa
vv. 1-2. Nel salmo precedente il profeta ha chiamato beati tutti quelli che temono il Signore. Ha descritto il modo in cui devono vivere e con quale ricompensa saranno coronati. In questo salmo li chiama bambini perché sono appena nati e perché non sono più servi ma figli. Come a bambini che non sanno ancora nulla, lo Spirito profetico, facendosi per noi pedagogo, c’ispira le parole per lodare Dio: Sia benedetto il nome del Signore! Rimanga sempre con noi il nome del Signore e non ci abbandoni mai, ma si riposi nella nostra vita (Eusebio).
Il popolo nuovo è invitato a cantare il suo Salvatore. Lo Spirito profetico, come un maestro di scuola, insegna a bambini ignoranti quali siamo noi come si debba lodare Dio. Pone sulla nostra bocca le parole dell’inno: Sia benedetto il nome del Signore! (Origene).
La lode è una grande cosa [vedi Eb 13,15]. Anzitutto suppone che si cominci con il purificare la propria vita, perché la sua lode non si addice alla bocca del peccatore [Sir 15,9], poi che si lodi con le opere: gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli [Mt 5,16]. Non per nulla il salmista invita gli angeli a lodare Dio per primi: Lodate il Signore dai cieli [Sal 148,1]. Bisognerebbe essere angeli per lodare bene Dio. Prima della nostra bocca, la nostra vita faccia sentire la lode di Dio! E’ necessario anche cantare tutti d’accordo, in sinfonia. La lode di Dio presuppone la carità fraterna (Crisostomo).
Il Cristo stesso ci ha detto di pregare così: Sia santificato il tuo nome [Mt 6,9], cioè: sia glorificato anche per mezzo della nostra vita (Crisostomo).
vv. 3-4. Dal sorgere del sole al suo tramonto, sia lodato il nome del Signore. Questo si è realizzato con l’avvento del Signore nostro Gesù Cristo, perché prima Dio non era conosciuto che in Giudea, il suo nome non era magnificato che in Israele [cf. Sal 76,2]. Le genti, votate all’idolatria, non conoscevano neppure il suo nome. Ma quando il Signore ha inviato i suoi discepoli tra tutte le genti, allora questo inno, tramandato ai gentili, è stato cantato nel mondo intero (Eusebio).
Dopo l’incarnazione, una scienza divina è stata concessa alle genti, e tutta la terra è stata riempita della conoscenza (Origene).
E’ ben giusto rendere gloria al Signore, che ha preso per noi la forma di schiavo (Origene).
vv. 5-6. Egli è presente ovunque e si occupa delle più piccole cose. Davanti a Dio tutto è umile, sulla terra come in cielo, ma nella sua provvidenza egli guarda tutti questi umili esseri (Origene).
Dio ama gli umili e anche i peccatori (Atanasio).
Egli guarda nel cielo quelli che ha già chiamato e nei quali abita; sulla terra, quelli che chiama per abitare in loro. Egli possiede già i primi che pensano alle cose del cielo; sveglia gli altri che sognano le cose della terra (Agostino).
vv. 7-8. Questo popolo povero e indigente è l’umanità pagana. Il Signore, infatti, ha risollevato questo popolo indigente che giaceva nei propri vizi e l’ha fatto sedere con i principi d’Israele, che è il suo popolo. Questi principi del popolo giudeo sono gli apostoli e i patriarchi: tutti quelli dei gentili che avranno creduto abiteranno con loro. E’ il Signore stesso che ha detto: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli [Mt 8,11]. L’umanità pagana, ridotta in schiavitù sotto il peccato, egli l’ha fatta partecipe dei beni promessi a Israele; la natura umana, caduta nell’abisso infernale, egli l’ha presa, ricondotta, fatta sedere più in alto di tutti i principati, potenze e dominazioni, più in alto di ogni nome pronunciato in questo e nel mondo futuro (Eusebio).
Dio risolleva l’anima dalla malizia alla virtù; risolleva lo spirito dall’ignoranza alla conoscenza (Origene).
Ha risollevato il genere umano dal suo decadimento e gli ha dato la gloria dell’adozione. Lo ha posto insieme con gli angeli (Agostino).
Il Padre ha risuscitato il Cristo, che per noi si è fatto povero e indigente… Il Cristo regna sui principi, cioè sugli angeli. Le sue membra regnano con lui (Girolamo).
Pur essendo di natura divina… svuotò se stesso assumendo la condizione di servo [Fil 2,6] per poter sollevare da terra il povero al quale aveva detto nella sua ira: Tu sei polvere e in polvere tornerai [Gen 3,19]. Nel Cristo ha risollevato l’uomo e lo ha posto con i principi (Arnobio il giovane).
v. 9. La sterile è la Chiesa (Origene).
La sterile è la moltitudine dei gentili. Essa è divenuta casa spirituale da quando il Signore abita in essa. E’ anche la madre felice d’innumerevoli figli perché i suoi figli hanno ottenuto, mediante la fede, la salvezza nel Cristo (Atanasio).
Questo inno è perfetto: annuncia la fine del giudaismo, la nascita della nuova Chiesa e il nuovo sacrificio (Crisostomo).
Al Figlio del re il suo popolo rifiutò l’offerta. Il Signore inviò il suo messaggio alle genti, condusse i Magi con i loro doni. Non guidò tutti i gentili a Betlemme, troppo piccola per riceverli nel suo seno; ma dilatò il seno della Chiesa per accogliere tutti i suoi figli. Benedetto! Lui che rese feconda la sterile (Efrem, Inni).

La sterile è la Chiesa delle genti (Teodoreto).

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