Archive pour janvier, 2010

San Cromazio di Aquileia: Dal battesimo del Signore al nostro battesimo

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100110

Battesimo del Signore, festa – Anno C : Lc 3,15-16#Lc 3,21-22
Meditazione del giorno
San Cromazio di Aquileia ( ? – 407), vescovo
Omelie per l’Epifania, 34 ; CCL 9A, 156-157

Dal battesimo del Signore al nostro battesimo

      Quale grande mistero nel battesimo del nostro Signore e Salvatore! Il Padre si fa sentire dall’alto del cielo, il Figlio si fa vedere sulla terra, lo Spirito si mostra sotto la forma di una colomba. Non c’è infatti vero battesimo né vera remissione dei peccati, dove non c’è la verità della Trinità… Il battesimo dato dalla Chiesa è unico e vero, è dato una sola volta e, nell’esservi immersi una volta, siamo purificati e rinnovati. Purificati, per aver deposto la sozzura dei peccati; rinnovati perché risorgiamo per una vita nuova, dopo esserci spogliati del vecchiume del peccato.

      Quindi al battesimo del Signore i cieli si sono aperti affinché, per il lavacro della nuova nascita, scoprissimo che i regni dei cieli sono aperti ai credenti, secondo questa parola del Signore: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio»(Gv 3,5). È dunque entrato, colui che rinasce e non ha trascurato di preservare il suo battesimo…

      Poiché il nostro Signore è venuto a dare il battesimo nuovo per la salvezza del genere umano e la remissione di tutti i peccati, egli ha voluto essere battezzato per primo, non però per spogliarsi del peccato, poiché non aveva commesso peccato, ma per santificare le acque del battesimo per distruggere i peccati di tutti i credenti che sarebbero rinati mediante il battesimo.

Omelia al Vangelo: Lc 3,15-16.21-22: Lo specchio smarrito.

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=9032

Lo specchio smarrito.

don Ricciotti Saurino 

Battesimo del Signore (Anno C) (07/01/2007)
Vangelo: Lc 3,15-16.21-22  

Credevamo di aver vissuto la realtà più sorprendente della rivelazione di Dio nell’annunzio dell’angelo a Maria… Pensavamo che la narrazione della natività, con la mobilitazione celeste e terrestre, avesse raggiunto l’apice della coreografia e della manifestazione divina…
Credevamo…ma le sorprese di Dio, già sufficienti nella storia antica, diventano ancora più abbondanti, ora, nella pienezza dei tempi!
E’ il Giordano lo scenario spettacolare di una rivelazione di eccezionale chiarezza, dove non sono più angeli e pastori ad essere coinvolti, ma è la stessa Trinità a giocare a carte scoperte.
E quando Dio interviene direttamente, la semplicità e l’essenzialità sono d’obbligo.
Nella naturalezza di un gesto di purificazione, operato da Giovanni, davanti ad un popolo penitente, avviene la prova tangibile della secolare invocata rappacificazione della terra con il cielo.
E’ lì che Gesù, grondante ancora dell’acqua che spazza via le scorie dell’intera umanità e permette a Dio di specchiarsi nella creatura, è lì che sente il bisogno di fermarsi in preghiera per riprendere la conversazione familiare interrotta da Adamo.
La preghiera realizza il nuovo rapporto tra Figlio e Padre, fa crescere l’affabilità con Lui fino alla piena intimità. Se essa manca, l’Illuminazione ricevuta nel Battesimo si affievolisce e, lentamente, si spegne come il calore tra due amici diventati silenziosi.
Ora l’uomo riscopre in sé la smarrita immagine divina, e non ha più bisogno di nascondersi vergognandosi d’averla perduta… Egli sta serenamente davanti a Dio, alla Sua presenza… perché non vede più in Lui il severo sorvegliante, ma il Padre affettuoso.
Anche il cielo, oscurato dalla umana presunzione, non è più nebuloso… è infranta la coltre che nascondeva il volto vero di Dio…
Dio e l’uomo, in Gesù, tornano a specchiarsi amorevolmente negli occhi.
Quel cielo, che nel passato si era forzatamente aperto per distruggere il male col diluvio e Sodoma col fuoco, ma che non aveva fatto mancare la Legge ed il sostentamento al popolo nel deserto, ora si squarcia benevolmente sull’obbedienza del Figlio.
L’invocazione di Isaia  » se tu squarciassi i cieli » trova accondiscendenza, perché Dio gusta nuovamente la sua delizia nello stare coi figli degli uomini. L’indugio per un cuore che da tempo attende questo momento non è consentito, e il Suo amore esplode e si manifesta…
Un amore perenne, continuo, assiduo, come insistente è il tubare amoroso della colomba.
Le sue ali argentate volteggiano di nuovo festose nel cielo, come al tempo di Noè, annunciatrici di rinnovato fecondo amore. Quell’amore gioioso, che aveva dato origine all’universo, ora plana per riproporre segni di rinnovata creazione.
Dio non ha mai smesso di aleggiare soavemente sull’umanità, lo ha fatto sempre invisibilmente, anche se ha lasciato che l’uomo ne avvertisse la presenza come la leggera brezza del fremito d’ali e ne riscontrasse gli effetti nel suo cuore.
Ora lo Spirito impalpabile scende su Gesù in forma corporea, perché in Lui abita corporalmente la pienezza della divinità e in Lui la divinità si rende presente.
E’ Gesù il volto del Dio invisibile… è sfiorando Lui che tocchiamo l’Impalpabile… ed è guardando la Sua vita che contempliamo la profondità dell’amore di Dio.
I segni sono già evidenti, ma una voce conferma e fuga ogni possibile dubbio… Gesù è l’amato Figlio unico di Dio, come Isacco lo era per Abramo, e, come questi, Egli è votato al sacrificio dell’obbedienza e diviene principio del nuovo popolo.
Un nuovo popolo che, incorporato in Cristo, diventa tempio di Dio, dimora dello Spirito e specchio nel quale si riflette il divino.
Pesante responsabilità grava sul capo dei cristiani se, grondanti acqua battesimale, usciti dal Giordano, non offrono più appoggio all’eterno volteggiare dello Spirito.

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 9 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

Tite 2,11-14 ; 3,4-7 – commento biblico alla seconda lettura: Tito (francese)

ho l’influenza faccio fatica a tradurre, chi non conosce il francese può sempre provare con il traduttore di Google, rende abbastanza bene, dal sito:

http://www.bible-service.net/site/378.html

 Tite 2,11-14 ; 3,4-7 

Dieu nous a sauvés par sa miséricorde et non pas en vertu de nos œuvres ; on reconnaît là un thème bien paulinien : « être trouvé en Christ, non plus avec une justice à moi, qui vient de la loi, mais avec celle qui vient par la foi au Christ, la justice qui vient de Dieu et s’appuie sur la foi. » (Philippiens 3, 9) Mais c’est aussi le message de Jean : « Il nous a aimés le premier. » (2 Jean 4,19)
C’est évidemment le baptême, comme le précise notre traduction liturgique, qui est désigné comme le bain de la nouvelle naissance et de la régénération : c’est lui qui, par l’Esprit Saint, fait du chrétien « un homme nouveau créé selon Dieu, dans la justice et la sainteté de la vérité. » (Éphésiens 4, 24) C’est là que « nous avons été ensevelis avec le Christ, afin que, comme le Christ est ressuscité des morts…nous menions nous aussi une vie nouvelle » (Romains 6,4).
Notons enfin que le terme Sauveur, appliqué à Dieu au v. 4, l’est à Jésus Christ au v. 8.

Omelia (07-01-2007) – La consolazione d’Israele (Is 40,1-5.9-119) – prima lettura di domani

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/8974.html

Omelia (07-01-2007) 
don Marco Pratesi

La consolazione d’Israele (Is 40,1-5.9-119)

La prima lettura è costituita dall’inizio di quella parte del libro di Isaia che, ancora durante l’esilio in Babilonia, annunzia al popolo la prossima liberazione e il ritorno in patria. La schiavitù di Israele è finita, Dio sta preparando una strada attraverso regioni inospitali per riportare gli esuli in patria. Dio stesso sarà pastore e guida premurosa del suo popolo.
Tutto questo sarà una chiara manifestazione della « gloria del Signore », e « ogni uomo la vedrà ». Il testo insiste sull’universalità di questa manifestazione, dicendo « ogni carne insieme », ogni uomo ugualmente, completamente (la versione CEI tralascia l’espressione, ritenendola probabilmente già tradotta nell’ »ogni uomo », ma forse è meglio dargli più risalto).
Gli eventi della storia di Israele nei quali si manifesta la gloria del Signore, sono quelli nei quali egli si mostra liberatore potente: ne è prototipo il passaggio del Mar Rosso. Ecco, dice il profeta, siamo di fronte a un nuovo esodo.
Leggiamo questo testo nella festa del Battesimo del Signore Gesù, perché esso è una manifestazione di Dio. Gesù vi è infatti rivelato e presentato al mondo come il Figlio amato del Padre, sul quale riposa lo Spirito Santo: una epifania trinitaria.
Incomincia il ministero pubblico di Gesù che, come il profeta, annunzia la consolazione d’Israele: non semplice sollievo psicologico, ma effettivo ribaltamento di una situazione di oppressione.
Gesù comincia a portare la buona notizia, ad annunziare il Vangelo del Regno di Dio: la schiavitù è finita, la vita non è più sotto il dominio di potenze estranee ed ostili, ma di Dio (vedi anche Is 52,7 e 61,1).
Dio stesso si fa pastore premuroso del suo popolo attraverso Gesù, che dirà di se stesso: « Io sono il buon pastore ».
Ogni carne, nella sua fragilità (è il tema dei vv. 6-8, omessi dal testo liturgico) è invitata a lasciarsi illuminare da questa manifestazione gloriosa di Dio. Solo così questa nostra inconsistenza esistenziale (« come l’erba ») ha accesso alla vera vita, che ci è aperta nell’esistenza battesimale: vita fondata su una Parola che « resta per sempre » e quindi liberata dalla precarietà e dalla decomposizione della morte.
Illuminati dalla luce battesimale, possiamo ripetere con gioia e convinzione l’acclamazione che la liturgia ci propone come risposta alla lettura: « Benedetto il Signore che dona la vita! ». 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 9 janvier, 2010 |Pas de commentaires »

Dal « Commento sul vangelo di Luca » di sant’Ambrogio – (Vangelo di domenica 10 – Battesimo del Signore)

dal sito:

http://www.certosini.info/preghiera/lezion/b/gen_13_battesimo.htm

Dal « Commento sul vangelo di Luca » di sant’Ambrogio.

Esposizione sul vang. di Luca,Lib.II,91-94. PL 15,1586-1588

(Vangelo di domenica 10 – Battesimo del Signore)

Nella stessa umiltà del Signore si rivela la sua provvidenza veramente divina. E quanto più profonda è l’umiltà tanto più divina è la provvidenza. Ecco qui Cristo che si fa battezzare: egli non si sottrae al lavacro di penitenza. Ci potrebbe essere rimedio più divino di questo per non consentire ad alcuno di esimersi dal lavacro della grazia proprio nell’ora in cui i popoli sono chiamati a raccolta? Nessuno si proclami esente da peccato, dato che Cristo è venuto a recare rimedio ai peccati. Se per noi Cristo si è lavato, anzi, se ci ha lavato nel suo corpo, a quanta maggior ragione non dobbiamo noi lavare le nostre colpe? Dio è dappertutto. Eppure, con quale opera, con quale mistero più grande di questo egli si svela? Infatti è giunto il momento in cui da un capo all’altro del mondo, dovunque è disseminata la specie umana, oltre ogni distanza e ogni spazio che separa l’uno dall’altro i paesi, nello stesso momento e in un solo corpo, Dio cancella le macchie dell’antico errore e diffonde la grazia del regno dei cieli. Egli si è immerso, ma ha sollevato tutti; è disceso da solo in acqua, perché tutti potessimo risalire; da solo accolse i peccati di tutti, perché in lui fossero purificati i peccati di tutti. Purificatevi ci dice l’Apostolo, poiché per noi si è purificato chi non aveva bisogno di alcuna purificazione. Tutto questo ha un rapporto con la nostra condizione, un rapporto con noi.

10
Consideriamo ora il mistero della Trinità. Noi diciamo che Dio è unico, ma professiamo la nostra fede nel Figlio e nel Padre. Infatti, mentre sta scritto: Amerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo, Dt 10,20 il Figlio ha dichiarato di non essere solo, dicendo: Ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Gv 16,32. Neppure al momento del battesimo il Figlio è solo; ecco, il Padre attesta la sua presenza. Ed è presente anche lo Spirito Santo, perché mai la Trinità può essere divisa. Infatti, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba. Consideriamo il mistero con attenzione. Che significa il simbolo della colomba? La grazia del battesimo richiede la semplicità, in modo che anche noi siamo semplici come le colombe. Mt 10,16. La grazia del battesimo richiede la pace, che, secondo l’antica immagine, una colomba portò all’arca , unica cosa salvata dal diluvio. Di che cosa fosse simbolo quella colomba me l’ha insegnato colui che ora si degna di scendere sotto forma di colomba. Lo Spirito Santo, cioè, mi ha insegnato che in quel ramo e in quell’arca erano raffigurate la pace e la Chiesa. e che anche nel mezzo del cataclisma che sconvolge il mondo, lui, lo Spirito, porta alla sua Chiesa la pace fruttuosa. Me l’ha insegnato pure Davide, il quale, vedendo il mistero del battesimo, con spirito profetico ha detto: Chi mi darà ali come di colomba? Sal 54,7.

11
E’ venuto lo Spirito Santo; ma sta attento al mistero. Egli è disceso su Cristo, perché tutto è stato creato per mezzo di lui e in lui sussiste. Col 1,16. Tuttavia considera la benevolenza del Signore, che mentre si è assoggettato da solo a tutte le ingiurie, non ha cercato per sé solo gli onori. E come ha costruito la Chiesa? Io pregherò il Padre – egli dice – ed egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Gv 14,16ss. Opportunamente lo Spirito si è mostrato sotto specie sensibili, perché nella sua sostanza divina non può essere visto. Abbiamo veduto lo Spirito Santo, ma sotto forma sensibile: cerchiamo di contemplare anche il Padre. Senonché, dato che non ci è possibile, allora ascoltiamolo; infatti è presente,e pieno di bontà non abbandona il suo tempio. Vuole edificare ogni anima, vuole prepararla per la salvezza, vuol trasportare le pietre vive della terra al cielo. Egli ama il suo tempio: anche noi, amiamo lui!

12
Se amiamo Dio, osserveremo i suoi comandamenti; se lo amiamo, lo conosceremo, perché chi dice di conoscerlo e non osserva i suoi comandamenti è un bugiardo. 1 Gv 2,4. Giacché Dio è la verità, come può amare Dio chi non ama la verità? Ascoltiamo dunque il Padre, non potendolo vedere. Ma anche il Figlio è invisibile nella sua divinità: infatti Dio non lo ha mai veduto nessuno. 1 Gv 5,6. Certo il Figlio, essendo Dio, e proprio perché il Figlio è Dio, è invisibile; ma si è voluto mostrare in un corpo; e siccome il Padre non ha un corpo, ha voluto, ciò nonostante, provare che è presente nel Figlio, dicendo: Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Se vuoi convincerti che il Figlio è sempre presente con il Padre, leggi le parole del Figlio stesso che dice: Se salgo al cielo, Padre, tu ci sei; se discendo agli inferi, tu sei, o Padre, anche là. cf Sal 138,8. E se desideriamo una testimonianza del Padre, ecco, l’abbiamo ascoltata da Giovanni: affidiamoci dunque al Precursore, così come a lui si affidò Cristo per essere battezzato. In questo modo il Padre ci viene rivelato. Infatti, mentre proprio Giovanni stava compiendo la sua missione, il Padre ha riconosciuto il Figlio con le parole venute dal cielo: Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto.

DOMENICA 10 GENNAIO 2010 – DOMENICA DOPO L’EPIFANIA, BATTESIMO DEL SIGNORE

DOMENICA 10 GENNAIO 2010 - DOMENICA DOPO L'EPIFANIA, BATTESIMO DEL SIGNORE dans Lettera a Tito

http://www.santiebeati.it/

DOMENICA 10 GENNAIO 2010 – DOMENICA DOPO L’EPIFANIA, BATTESIMO DEL SIGNORE

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/natale/01batCPage.htm

MESSA DEL GIORNO:

Seconda Lettura  Tt 2,11-14; 3,4-7
Signore ci ha salvato con un ‘acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta sal­vezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’em­pietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli ap­partenga, pieno di zelo per le opere buone. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore no­stro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua mise­ricordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spi­rito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella spe­ranza, eredi della vita eterna.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaia 42, 1-9; 49, 1-9

Il servo mite del Signore, luce dei popoli
Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
Proclamerà il diritto con fermezza;
non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.
Così dice il Signore Dio
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
da’ il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.
Io sono il Signore: questo è il mio nome;
non cederò la mia gloria ad altri,
né il mio onore agli idoli.
I primi fatti, ecco, sono avvenuti
e i nuovi io preannunzio;
prima che spuntino,
ve li faccio sentire».
Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre
ha pronunziato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora disse il Signore
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele,
poiché ero stato stimato dal Signore
e Dio era stato la mia forza
mi disse: «E’ troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti di Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
Dice il Signore,
il redentore di Israele, il suo Santo,
a colui la cui vita è disprezzata, al reietto delle nazioni,
al servo dei potenti:
«I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i principi vedranno e si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
a causa del Santo di Israele che ti ha scelto».
Dice il Signore:
«Al tempo della misericordia ti ho ascoltato,
nel giorno della salvezza ti ho aiutato.
Ti ho formato e posto
come alleanza per il popolo,
per far risorgere il paese,
per farti rioccupare l’eredità devastata,
per dire ai prigionieri: Uscite,
e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori.
Essi pascoleranno lungo tutte le strade,
e su ogni altura troveranno pascoli».

Responsorio   Cfr. Mt 3, 16. 17; Lc 3, 22
R. Oggi il Signore è battezzato nel Giordano: si aprono i cieli, scende su di lui lo Spirito Santo, e la voce del Padre risuona: * Questi è il mio Figlio prediletto, in lui mi sono compiaciuto.
V. Scese su di lui lo Spirito in forma visibile, come colomba, e si udì una voce dal cielo:
R. Questi è il mio Figlio prediletto, in lui mi sono compiaciuto.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
(Disc. 39 per il Battesimo del Signore, 14-16. 20; PG 36, 350-351. 354. 358-359)

Il battesimo di Gesù
Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste.
«Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Omelia per Sabato 9 gennaio 2010 –

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/5921.html

Omelia (09-01-2002) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio: se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi [...]. Egli ci ha fatto dono del suo Spirito.

Come vivere questa Parola?
Che l’amore vicendevole tra gli uomini sia il vero toccasana delle situazioni, non è difficile capirlo. E il bello è che ognuno sente che per l’amore è stato creato e non per dare e ricevere rifiuto, astio, odio. Sembra dunque, di primo acchito, che la soluzione sia questa: vogliamoci bene e le crisi: da quelle in famiglia a quelle della pace nel mondo, si risolveranno. La Parola di Dio però ci aiuta ad approfondire. Se si prende il precetto dell’amore credendo solo alle capacità dell’uomo, si coltiva un’utopia. Qui, dalla Parola, siamo resi consapevoli che, da soli non siamo capaci di amare. Senza la forza dello Spirito Santo che ci è dato dal Padre e dal Figlio, senza di Lui che è l’Amore sostanziale, noi andiamo verso la parodia dell’amore. Qui la Parola non solo ci dice che « se ci amiamo gli uni gli altri Dio rimane in noi », ma che « chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in Lui e lui in Dio ». E’ dunque con l’adesione di fede alla persona di Cristo che noi diventiamo capaci di amare, cioè di aprirci ai bisogni degli altri, di accogliere il loro modo di essere di-versi da noi in forza non del nostro volontarismo, ma dello Spirito Santo che Gesù ci dona se glielo chiediamo.

Oggi, nel mio rientro al cuore, sosto a lungo a pronunciare in profondità il mio assenso di Fede: « Gesù, io credo al Tuo amore per me ». Lo riconosco come la forza fondante della mia vita. E gli chiedo dunque di vivere la dimensione del perdono facile, dell’agile superamento delle difficoltà e dei conflitti, rientrando spesso nel cuore durante il giorno. E’ lì che Lui mi inibita e mi dà la gioia dello Spirito Santo: segno sicuro che sto imparando ad amare.

La voce di un grande patriarca della nostra epoca
Se si ama veramente Dio, non si può non amare l’uomo che Egli ha creato; e se si ama l’uomo, di fatto si ama Dio, perché nel profondo dell’uomo incontri Dio. 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 9 janvier, 2010 |Pas de commentaires »
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