Le canzoni yiddish e il repertorio klezmer tra sacro e profano : Tutto l’ebraismo è una musica

dall’Osservatore Romano, dal sito:

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#16

Le canzoni yiddish e il repertorio klezmer tra sacro e profano

Tutto l’ebraismo è una musica

di Luca Miele

Profondamente intrecciate alle vicende del popolo ebraico – di cui hanno trascritto tremori, effervescenze, drammi e gioie – la musica klezmer e la canzone yiddish costituiscono uno straordinario « documento » nel quale note, lingua, letteratura, storia e tradizione formano un ricamo unico. Inabissatosi e riemerso con una sorta di movimento sistolico, questo universo sonoro ha catturato le espressioni musicali delle comunità ebraiche dell’Europa orientale. La sorgente dalla quale esso affiora è trasparente:  klezmer e canzone yiddish, pur declinandosi come musiche « profane », sono radicate nel sentire religioso ebraico, rimanendo ancorate al canto della sinagoga come a una matrice ineludibile. 
Come ha scritto Abraham Zevi Idelsohn, nel suo pionieristico studio sulla musica ebraica, tra canto profano e sacro ebraico non si è mai consumata alcuna rottura:  nella canzone popolare « vi sono melodie su testi biblici o melodie basate su temi biblici, per le preghiere, per componimenti poetici di argomento religioso, melodie per i momenti di meditazione o di elevazione dello spirito verso Dio, per raggiungere l’estasi, per la gioia nei momenti in cui lo spirito diviene conscio della potenza e dell’amore di Dio e infine melodie che esprimevano gli innumerevoli dolori e tormenti che gli ebrei hanno sofferto ».
In Musica errante. Tra folk e jazz:  klezmer e canzone yiddish (Viterbo, Nuovi equilibri, 2009, pagine 257, euro 18), Gabriele Coen e Isotta Toso ricostruiscono la storia della musica klezmer, dalle origini che si confondono con la tradizione sacra fino alle recenti contaminazioni con altre forme di espressività, dal jazz alla scena contemporanea.
Una vicenda secolare, incomprensibile se non calata nella tormentata e dolorosa storia della Diaspora. Proprio questo movimento centrifugo ha inciso profondamente sull’identità della musica ebraica, perennemente sospesa tra il fedele attaccamento alle radici e dell’incontro/apertura con i Paesi che ne hanno ospitato le comunità.
Alle soglie dell’età moderna, gli ebrei orientali sono solo un’esigua minoranza. Nei secoli successivi, la loro presenza – nelle terre polacche, lituane, russe, ucraine – si irrobustisce, si organizza, si ramifica. Un intero universo prende forma. Qual è la cifra del mondo musicale che il musicista klezmer abita? « È interessante notare come in ebraico cantare si dica han-in, addolcire – scrivono Coen e Toso – Re David veniva chiamato neim zemiroth, colui che addolcisce i canti. La scelta delle note, la tecnica virtuosistico-ornamentale, il sapiente uso dei diversi colori e delle diverse sfumature timbriche del cantore sinagogale ricordano ancora una volta la stretta parentela della musica ebraica con la tradizione musicale araba e turca, ma anche ucraina e zingara ».
L’altro grande « contenitore » della musica profana ebraica è il corpus della canzone yiddish, capace di abbracciare l’intera gamma dell’espressività popolare, dalla canzone di protesta a quella umoristica. Il ruolo assolto dalla lingua yiddish è in qualche modo « salvifico »:  se « esilio forzato, persecuzioni e dispersioni » sconvolgono la storia del popolo ebraico, è attraverso questa lingua che nei Paesi dell’Est europeo « le diverse comunità mantengono un punto di contatto, un comune sentire ». Da questa lingua meticcia nascerà una ricchissima tradizione letteraria e un patrimonio vastissimo di canzoni popolari ». Se la storia della musica asseconda inevitabilmente il movimento del popolo di cui è espressione, un momento cruciale in questo tragitto è la massiccia emigrazione negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e il primi del Novecento. La nascita dell’industria discografica, l’affermarsi di un mercato di massa ma anche il profondo spaesamento e in alcuni casi la crisi prodotta dall’urto con la realtà americana, a cui segue la disgregazione di antichi rituali, producono un rinnovato impulso per la musica klezmer e la canzone yiddish. L’incontro più fecondo è quello con il jazz.
Ma se questo è il tragitto descritto dalla musica klezmer, quale è lo sfondo da cui essa si origina? Da dove nasce l’unicità dell’esperienza musicale ebraica se è vero, come scrivono i due autori, che « tutto il multiforme universo mistico e filosofico degli ebrei è intriso di rimandi alla preminenza del suono, della voce, del canto nel rapporto tra Dio e gli uomini. Il suono è elemento fondante della liturgia che per molti secoli è stata l’unica forma d’arte ebraica »?
Il suono è stretto in una parentela inestricabile con la creazione. Come ha scritto Gianfranco Ravasi « la prima epifania di Dio non è in una lotta cosmogonica, come insegnavano le mitologie dell’antico Vicino Oriente, lotta nella quale prevaleva la divinità positiva del bene e dell’essere. La teofania che dà inizio alla creazione e alla storia è per la Bibbia affidata a una parola imperativa ed efficace che squarcia il silenzio del nulla (le tenebre, l’abisso, il caos, secondo la simbologia biblica) e dà origine all’essere ». Questa parola che squarcia il silenzio è ebraicamente « la parola di Dio percepibile acusticamente, cioè nel linguaggio. La rivelazione è un evento acustico, non visivo, o per lo meno ha luogo in una sfera connessa metafisicamente con la dimensione acustica, sensoriale » (Gershom Scholem).
La musica è allora eco di questa Parola, è evento/avvento, è « essenzialmente temporalità, memoria, ritmo ». Si può allora affermare, con Enrico Fubini, « che tutto l’ebraismo, la sua stessa essenza, è una musica, o meglio una forma di musica, o, in altre parole, un tentativo di imporre una forma al tempo ». « L’ebraismo – ha scritto Abraham Heschel – è una religione del tempo che mira alla santificazione del tempo. Il rituale ebraico può essere caratterizzato come l’arte delle forme significative nel tempo, come architettura del tempo ».

Publié dans : EBRAISMO |le 11 janvier, 2010 |Pas de Commentaires »

Vous pouvez laisser une réponse.

Laisser un commentaire

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01