Archive pour décembre, 2009

Papa Benedetto XVI: Sant’Ambrogio

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071024_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 24 ottobre 2007 

Sant’Ambrogio

Cari fratelli e sorelle,

il santo Vescovo Ambrogio – del quale vi parlerò quest’oggi – morì a Milano nella notte fra il 3 e il 4 aprile del 397. Era l’alba del Sabato santo. Il giorno prima, verso le cinque del pomeriggio, si era messo a pregare, disteso sul letto, con le braccia aperte in forma di croce. Partecipava così, nel solenne Triduo pasquale, alla morte e alla risurrezione del Signore. «Noi vedevamo muoversi le sue labbra», attesta Paolino, il diacono fedele che su invito di Agostino ne scrisse la Vita, «ma non udivamo la sua voce». A un tratto, la situazione parve precipitare. Onorato, Vescovo di Vercelli, che si trovava ad assistere Ambrogio e dormiva al piano superiore, venne svegliato da una voce che gli ripeteva: «Alzati, presto! Ambrogio sta per morire…». Onorato scese in fretta – prosegue Paolino – «e porse al Santo il Corpo del Signore. Appena lo prese e deglutì, Ambrogio rese lo spirito, portando con sé il buon viatico. Così la sua anima, rifocillata dalla virtù di quel cibo, gode ora della compagnia degli angeli» (Vita 47). In quel Venerdì santo del 397 le braccia spalancate di Ambrogio morente esprimevano la sua mistica partecipazione alla morte e alla risurrezione del Signore. Era questa la sua ultima catechesi: nel silenzio delle parole, egli parlava ancora con la testimonianza della vita.

Ambrogio non era vecchio quando morì. Non aveva neppure sessant’anni, essendo nato intorno al 340 a Treviri, dove il padre era prefetto delle Gallie. La famiglia era cristiana. Alla morte del padre, la mamma lo condusse a Roma quando era ancora ragazzo, e lo preparò alla carriera civile, assicurandogli una solida istruzione retorica e giuridica. Verso il 370 fu inviato a governare le province dell’Emilia e della Liguria, con sede a Milano. Proprio lì ferveva la lotta tra ortodossi e ariani, soprattutto dopo la morte del Vescovo ariano Aussenzio. Ambrogio intervenne a pacificare gli animi delle due fazioni avverse, e la sua autorità fu tale che egli, pur semplice catecumeno, venne acclamato dal popolo Vescovo di Milano.

Fino a quel momento Ambrogio era il più alto magistrato dell’Impero nell’Italia settentrionale. Culturalmente molto preparato, ma altrettanto sfornito nell’approccio alle Scritture, il nuovo Vescovo si mise a studiarle alacremente. Imparò a conoscere e a commentare la Bibbia dalle opere di Origene, il maestro indiscusso della «scuola alessandrina». In questo modo Ambrogio trasferì nell’ambiente latino la meditazione delle Scritture avviata da Origene, iniziando in Occidente la pratica della lectio divina. Il metodo della lectio giunse a guidare tutta la predicazione e gli scritti di Ambrogio, che scaturiscono precisamente dall’ascolto orante della Parola di Dio. Un celebre esordio di una catechesi ambrosiana mostra egregiamente come il santo Vescovo applicava l’Antico Testamento alla vita cristiana: «Quando si leggevano le storie dei Patriarchi e le massime dei Proverbi, abbiamo trattato ogni giorno di morale – dice il Vescovo di Milano ai suoi catecumeni e ai neofiti – affinché, formati e istruiti da essi, voi vi abituaste ad entrare nella via dei Padri e a seguire il cammino dell’obbedienza ai precetti divini» (I misteri 1,1). In altre parole, i neofiti e i catecumeni, a giudizio del Vescovo, dopo aver imparato l’arte del vivere bene, potevano ormai considerarsi preparati ai grandi misteri di Cristo. Così la predicazione di Ambrogio – che rappresenta il nucleo portante della sua ingente opera letteraria – parte dalla lettura dei Libri sacri («i Patriarchi», cioè i Libri storici, e «i Proverbi», vale a dire i Libri sapienziali), per vivere in conformità alla divina Rivelazione.

E’ evidente che la testimonianza personale del predicatore e il livello di esemplarità della comunità cristiana condizionano l’efficacia della predicazione. Da questo punto di vista è significativo un passaggio delle Confessioni di sant’Agostino. Egli era venuto a Milano come professore di retorica; era scettico, non cristiano. Stava cercando, ma non era in grado di trovare realmente la verità cristiana. A muovere il cuore del giovane retore africano in ricerca e a spingerlo alla conversione definitivamente, non furono anzitutto le belle omelie (pure da lui assai apprezzate) di Ambrogio. Fu piuttosto la testimonianza del Vescovo e della sua Chiesa milanese, che pregava e cantava, compatta come un solo corpo: una Chiesa capace di resistere alle prepotenze dell’imperatore e di sua madre, che nei primi giorni del 386 erano tornati a pretendere la requisizione di un edificio di culto per le cerimonie degli ariani. Nell’edificio che doveva essere requisito – racconta Agostino –«il popolo devoto vegliava, pronto a morire con il proprio Vescovo». Questa testimonianza delle Confessioni è preziosa, perché segnala che qualche cosa andava muovendosi nell’intimo di Agostino, il quale prosegue: «Anche noi, pur ancora spiritualmente tiepidi, eravamo partecipi dell’eccitazione di tutto il popolo» (Confessioni 9,7).

Dalla vita e dall’esempio del Vescovo Ambrogio, Agostino imparò a credere e a predicare. Possiamo riferirci a un celebre sermone dell’Africano, che meritò di essere citato parecchi secoli dopo nella Costituzione conciliare Dei Verbum: «E’ necessario – ammonisce infatti la Dei Verbum al n. 25 – che tutti i chierici e quanti, come i catechisti, attendono al ministero della Parola, conservino un continuo contatto con le Scritture, mediante una sacra lettura assidua e lo studio accurato, “affinché non diventi – ed è qui la citazione agostiniana – vano predicatore della Parola all’esterno colui che non l’ascolta di dentro”». Aveva imparato proprio da Ambrogio questo «ascoltare di dentro», questa assiduità nella lettura della Sacra Scrittura in atteggiamento orante, così da accogliere realmente nel proprio cuore ed assimilare la Parola di Dio.

Cari fratelli e sorelle, vorrei proporvi ancora una sorta di «icona patristica» che, interpretata alla luce di quello che abbiamo detto, rappresenta efficacemente «il cuore» della dottrina ambrosiana. Nel sesto libro delle Confessioni Agostino racconta del suo incontro con Ambrogio, un incontro certamente di grande importanza nella storia della Chiesa. Egli scrive testualmente che, quando si recava dal Vescovo di Milano, lo trovava regolarmente impegnato con catervae di persone piene di problemi, per le cui necessità egli si prodigava. C’era sempre una lunga fila che aspettava di parlare con Ambrogio per trovare da lui consolazione e speranza. Quando Ambrogio non era con loro, con la gente (e questo accadeva per lo spazio di pochissimo tempo), o ristorava il corpo con il cibo necessario, o alimentava lo spirito con le letture. Qui Agostino fa le sue meraviglie, perché Ambrogio leggeva le Scritture a bocca chiusa, solo con gli occhi (cfr Confessioni 6,3). Di fatto, nei primi secoli cristiani la lettura era strettamente concepita ai fini della proclamazione, e il leggere ad alta voce facilitava la comprensione pure a chi leggeva. Che Ambrogio potesse scorrere le pagine con gli occhi soltanto, segnala ad Agostino ammirato una capacità singolare di lettura e di familiarità con le Scritture. Ebbene, in quella «lettura a fior di labbra», dove il cuore si impegna a raggiungere l’intelligenza della Parola di Dio – ecco «l’icona» di cui andiamo parlando –, si può intravedere il metodo della catechesi ambrosiana: è la Scrittura stessa, intimamente assimilata, a suggerire i contenuti da annunciare per condurre alla conversione dei cuori.

Così, stando al magistero di Ambrogio e di Agostino, la catechesi è inseparabile dalla testimonianza di vita. Può servire anche per il catechista ciò che ho scritto nella Introduzione al cristianesimo, a proposito del teologo. Chi educa alla fede non può rischiare di apparire una specie di clown, che recita una parte «per mestiere». Piuttosto – per usare un’immagine cara a Origene, scrittore particolarmente apprezzato da Ambrogio – egli deve essere come il discepolo amato, che ha poggiato il capo sul cuore del Maestro, e lì ha appreso il modo di pensare, di parlare, di agire. Alla fine di tutto, il vero discepolo è colui che annuncia il Vangelo nel modo più credibile ed efficace.

Come l’apostolo Giovanni, il Vescovo Ambrogio – che mai si stancava di ripetere: «Omnia Christus est nobis! – Cristo è tutto per noi!» – rimane un autentico testimone del Signore. Con le sue stesse parole, piene d’amore per Gesù, concludiamo così la nostra catechesi: «Omnia Christus est nobis! Se vuoi curare una ferita, Egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, Egli è la fonte; se sei oppresso dall’iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita; se desideri il cielo, Egli è la via; se sei nelle tenebre, Egli è la luce … Gustate e vedete come è buono il Signore: beato è l’uomo che spera in Lui!» (La verginità 16,99). Speriamo anche noi in Cristo. Saremo così beati e vivremo nella pace.

Il Papa: nel periodo d’Avvento, « raddrizzare » le proprie vie

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20632?l=italian

Il Papa: nel periodo d’Avvento, « raddrizzare » le proprie vie

Chiede nell’Angelus di lasciarsi guidare dalla parola di Dio

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 6 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole pronunciate da Benedetto XVI questa domenica a mezzogiorno affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

In questa seconda domenica di Avvento, la liturgia propone il brano evangelico in cui san Luca, per così dire, prepara la scena su cui Gesù sta per apparire e iniziare la sua missione pubblica (cfr Lc 3,1-6). L’Evangelista punta il riflettore su Giovanni Battista, che del Messia fu il precursore, e traccia con grande precisione le coordinate spazio-temporali della sua predicazione. Scrive Luca: « Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto » (Lc 3,1-2). Due cose attirano la nostra attenzione. La prima è l’abbondanza di riferimenti a tutte le autorità politiche e religiose della Palestina nel 27/28 d.C. Evidentemente l’Evangelista vuole avvertire chi legge o ascolta che il Vangelo non è una leggenda, ma il racconto di una storia vera, che Gesù di Nazaret è un personaggio storico inserito in quel preciso contesto. Il secondo elemento degno di nota è che, dopo questa ampia introduzione storica, il soggetto diventa « la parola di Dio », presentata come una forza che scende dall’alto e si posa su Giovanni il Battista.

Domani ricorrerà la memoria liturgica di sant’Ambrogio, grande Vescovo di Milano. Attingo da lui un commento a questo testo evangelico: « Il Figlio di Dio – egli scrive -, prima di radunare la Chiesa, agisce anzitutto nel suo umile servo. Perciò dice bene san Luca che la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto, perché la Chiesa non ha preso inizio dagli uomini, ma dalla Parola » (Espos. del Vangelo di Luca 2, 67). Ecco dunque il significato: la Parola di Dio è il soggetto che muove la storia, ispira i profeti, prepara la via del Messia, convoca la Chiesa. Gesù stesso è la Parola divina che si è fatta carne nel grembo verginale di Maria: in Lui Dio si è rivelato pienamente, ci ha detto e dato tutto, aprendoci i tesori della sua verità e della sua misericordia. Prosegue ancora sant’Ambrogio nel suo commento: « Discese dunque la Parola, affinché la terra, che prima era un deserto, producesse i suoi frutti per noi » (ibid.).

Cari amici, il fiore più bello germogliato dalla parola di Dio è la Vergine Maria. Lei è la primizia della Chiesa, giardino di Dio sulla terra. Ma, mentre Maria è l’Immacolata – così la celebreremo dopodomani -, la Chiesa ha continuamente bisogno di purificarsi, perché il peccato insidia tutti i suoi membri. Nella Chiesa è sempre in atto una lotta tra il deserto e il giardino, tra il peccato che inaridisce la terra e la grazia che la irriga perché produca frutti abbondanti di santità. Preghiamo dunque la Madre del Signore affinché ci aiuti, in questo tempo di Avvento, a « raddrizzare » le nostre vie, lasciandoci guidare dalla parola di Dio.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Domani si aprirà, a Copenhagen, la Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici, con cui la comunità internazionale intende contrastare il fenomeno del riscaldamento globale. Auspico che i lavori aiuteranno ad individuare azioni rispettose della creazione e promotrici di uno sviluppo solidale, fondato sulla dignità della persona umana ed orientato al bene comune. La salvaguardia del creato postula l’adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future. In questa prospettiva, per garantire pieno successo alla Conferenza, invito tutte le persone di buona volontà a rispettare le leggi poste da Dio nella natura e a riscoprire la dimensione morale della vita umana.

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare l’ »Associazione nazionale famiglie numerose », che ha per motto « Più bimbi, più futuro ». Cari amici, prego per voi, perché la Provvidenza vi accompagni sempre in mezzo alle gioie e alle difficoltà, ed auspico che si sviluppino dovunque efficaci politiche di sostegno alle famiglie, specialmente a quelle con più figli. Saluto i fedeli provenienti da Bergamo, Bracciano e Catania, i ragazzi di Petosìno e quelli di Gràssina, l’Associazione Volontari per la Cooperazione Internazionale di Cesena e il gruppo dei « Cercatori del Graal ».

A tutti auguro una buona domenica.

Mary and Baby Jesus

Mary and Baby Jesus  dans immagini sacre kissingthefaceofgodtop

http://www.wrensworld.com/marydiduknow.htm

Publié dans:immagini sacre |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Mary, did you know (preghiera e canto, link al canto)

questo è un canto, lo capisco io…se andate sul sito lo sentite cantato, adesso metto anche l’immagine di Maria, è quella che ho messo in piccolo per la setimana liturgica, dal sito:

http://www.wrensworld.com/marydiduknow.htm
Mary, did you know
That your baby boy
Would someday walk on water?
Mary did you know
That your baby boy
Will save our sons and daughters?
Did you know
That your baby boy
Has come to make you new?
This child that you’ve delivered
Will soon deliver you.

Mary did you know
That your baby boy
Will give sight to a blind man?
Mary did you know
That your baby boy
Will calm the storm with his hand?
Did you know that your baby boy
Has walked where angels trod?
When you kiss your little baby
You’ve kissed the face of God.
The blind will see
The deaf will hear
The dead will live again
The lame will leap
The dumb will speak
The praises of the Lamb

Mary did you know
That your baby boy
Is Lord of all creation?
Mary did you know
That your baby boy
Will one day rule the nations?
Did you know
That your baby boy
Is heaven’s perfect Lamb?
This sleeping child you’re holding
Is the Great I Am

Omelia (07-12-2009) : Commento su Is 35,3-4

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16789.html

Omelia (07-12-2009) 
Eremo San Biagio
Commento su Is 35,3-4

Dalla Parola del giorno
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: « Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi ».

Come vivere questa Parola?
Quanto sono vitali e consolanti le letture di oggi! Presentano la salvezza come un incontro tra Dio e l’uomo. Isaia, per esprimere l’intima gioia che l’attesa dell’incontro suscita, prende a prestito tutti gli elementi della natura: dal deserto al fiore di narciso, dalle paludi ai torrenti, dalle sorgenti ai canneti. Le ginocchia vacillanti diventeranno gambe robuste, capaci di percorrere la « via santa »! Qui nessuno più potrà vivere nel pianto e nella tristezza, solo gioia e canto.
Sì, la salvezza che ci è promessa è come lo scaturire di acqua nel deserto della storia, è lo scorrere di torrenti salvifici nella steppa di una quotidianità a volte tanto arida e faticosa.
Dio, in Gesù, è il Dio che viene. E viene a ‘muoverci’ dalle nostre paralisi, a rinvigorire i nostri passi verso di Lui.
Gesù accoglie il paralitico: perdonandogli i peccati sblocca la sua paralisi interiore e con la sua grazia dà nuova forza alle sue gambe, ed « egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. »
Quando il divino ‘scende’ sulle nostre strade, le trasforma dal di dentro ed è subito vita!

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò allo Spirito Santo di effondere la sua forza nella mia vita perché si sblocchi ogni mia paralisi interiore e io possa camminare incontro al Signore con la stessa esultanza con cui Egli viene a me.

Vieni Spirito di esultanza, danza in me così che io possa saltellare di gioia presso il mio Dio!

La voce di una santa di oggi
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

San Pietro Crisologo :« Che cosa andate ragionando ? »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091207

Lunedì della II settimana di Avvento : Lc 5,17-26
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi,  50 ; PL 52, 339

« Che cosa andate ragionando ? »

        Col favore della fede di altri, l’anima del paralitico stava per essere guarita prima del suo corpo. « Vista la loro fede », dice il vangelo. Notiamo bene, fratelli, che Dio non si preoccupa di ciò che desiderano gli uomini irragionevoli, non si aspetta di trovare la fede presso chi la ignora …, chi non gode di buona salute. Invece, non rifiuta di assecondare la fede altrui. Questa fede è un regalo della grazia e si accorda con la volontà di Dio… Nella sua divina bontà, quel medico che è Cristo cerca di attrarre verso la salvezza, malgrado loro, coloro che sono colpiti dalle malattie dell’anima, coloro che sono oppressi dalle loro colpe fino al delirio. Essi però non vogliono lasciarsi guarire.

        Fratelli miei, se solo volessimo, se volessimo tutti vedere fino in fondo la paralisi della nostra anima ! Noteremmo che, privata delle sue forze, essa giace su un letto di peccati. L’opera di Cristo in noi sarebbe fonte di luce. Capiremmo che egli guarda ogni giorno la nostra mancanza di fede, così nociva, e ci spinge verso rimedi salutari domando con forza la nostra volontà ribelle : « Coraggio figliolo, disse, ti sono rimessi  i tuoi peccati ».

buona domenica I di Avvento, ho qualche problema al computer, funziona, ma devo tenere un risoluzione bassa per il video, in settimana viene il tecnico, ma spero di poter fare qualcosa ugualmente anche domani

 

 

buona domenica I di Avvento, ho qualche problema al computer, funziona, ma devo tenere un risoluzione bassa per il video, in settimana viene il tecnico, ma spero di poter fare qualcosa ugualmente anche domani dans 1. CON TE PAOLO 14%20RICHES%20HEURES%20ENL%20SAINT%20JEAN%20BAPTISTE

 Giovanni Battista, Lc 3,1-6

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-03,01-John%20the%20baptist_Jean%20Baptiste/slides/14%20RICHES%20HEURES%20ENL%20SAINT%20JEAN%20BAPTISTE.html

Publié dans:1. CON TE PAOLO, immagini sacre |on 5 décembre, 2009 |Pas de commentaires »
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