Archive pour décembre, 2009

DOMENICA 6 DICEMBRE – II DI AVVENTO + ANNO C

DOMENICA 6 DICEMBRE – II DI AVVENTO + ANNO C

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/avvento/avvC2Page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  Fil 1,4-6,8-11
State integri e irreprensibili per il giorno di Cristo.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dal «Commento sul profeta Isaia» di Eusebio, vescovo di Cesarea.

(Cap. 40, vv. 3. 9; PG 24, 366-367)

Voce di uno che grida nel deserto
Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40, 3).
Dichiara apertamente che le cose riferite nel vaticinio, e cioè l’avvento della gloria del Signore e la manifestazione a tutta l’umanità della salvezza di Dio, avverranno non in Gerusalemme, ma nel deserto. E questo si è realizzato storicamente e letteralmente quando Giovanni Battista predicò il salutare avvento di Dio nel deserto del Giordano, dove appunto si manifestò la salvezza di Dio.
Infatti Cristo e la sua gloria apparvero chiaramente a tutti quando, dopo il suo battesimo, si aprirono i cieli e lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, si posò su di lui e risuonò la voce del Padre che rendeva testimonianza al Figlio: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5).
Ma tutto ciò va inteso anche in un senso allegorico. Dio stava per venire in quel deserto, da sempre impervio e inaccessibile, che era l’umanità. Questa infatti era un deserto completamente chiuso alla conoscenza di Dio e sbarrato a ogni giusto e profeta. Quella voce, però, impone di aprire una strada verso di esso al Verbo di Dio; comanda di appianare il terreno accidentato e scosceso che ad esso conduce, perché venendo possa entrarvi: «Preparate la via del Signore» (Ml 3, 1).
Preparazione è l’evangelizzazione del mondo, è la grazia confortatrice. Esse comunicano all’umanità al conoscenza della salvezza di Dio.
«Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme» (Is 40, 9).
Prima si era parlato della voce risuonante nel deserto, ora, con queste espressioni, si fa allusione, in maniera piuttosto pittoresca, agli annunziatori più immediati della venuta di Dio e alla sua venuta stessa. Infatti prima si parla della profezia di Giovanni Battista e poi degli evangelizzatori.
Ma qual è la Sion a cui si riferiscono quelle parole? Certo quella che prima si chiamava Gerusalemme. Anch’essa infatti era un monte, come afferma la Scrittura quando dice: «Il monte Sion, dove hai preso dimora» (Sal 73, 2); e l’Apostolo: «Vi siete accostati al monte di Sion» (Eb 12, 22). Ma in un senso superiore la Sion, che rende nota le venuta di Cristo, è il coro degli apostoli, scelto di mezzo al popolo della circoncisione.
Si, questa, infatti, è la Sion e la Gerusalemme che accolse la salvezza di Dio e che è posta sopra il monte di Dio, è fondata, cioè, sull’unigenito Verbo del Padre. A lei comanda di salire prima su un monte sublime, e di annunziare, poi, la salvezza di Dio.
Di chi è figura, infatti, colui che reca liete notizie se non della schiera degli evangelizzatori? E che cosa significa evangelizzare se non portare a tutti gli uomini, e anzitutto alle città di Giuda, il buon annunzio della venuta di Cristo in terra?

Omelia (08-12-2008) : Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14228.html

Omelia (08-12-2008) 

don Marco Pedron
Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

Oggi la chiesa celebra la festa dell’Immacolata Concezione. E’ una festa dove molti capiscono poco o niente. La festa nasce nell’XI secolo quando la festa del concepimento miracoloso di Maria da parte dei suoi genitori Gioacchino e Anna, divenne l’Immacolata Concezione. Nel 1854 Pio IX proclamò poi il dogma dell’Immacolata Concezione.
La festa dice: “Maria, in vista di Cristo e della sua nascita, è stata concepita senza peccato originale”. Cosa vuol dire per noi tutto questo? Cosa vuol dire che Maria sia pura perché doveva nascere, venire Cristo? Partiamo da un po’ prima.

Siamo nel sesto mese (1,26): ma di cosa? Nel versetto precedente (1,24) si dice che Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi. Elisabetta, nonostante l’età, nonostante l’incredulità e la testardaggine del marito Zaccaria, rimane incinta. Per cinque mesi la cosa non si sa. Quando poi l’angelo appare a Maria, la gravidanza di Elisabetta diventa “la prova” per Maria di cosa Dio può fare. Se anche con Elisabetta Dio ha fatto questo, anche con Maria può compiere ciò che le ha detto.

Il vangelo dice che Maria è promessa sposa (1,27). Cosa vuol dire? Per capire dobbiamo sapere come avveniva il procedimento matrimoniale al tempo.
Avveniva in due fasi: c’erano gli accordi matrimoniali legali (herusin), dove la ragazza diventava moglie legittima ma rimaneva ancora a casa dei genitori per circa un anno e quindi non aveva ancora relazioni sessuali col marito. Era una sorta di fidanzamento che aveva legalmente valore di matrimonio.
Poi c’era il secondo momento (qiddushin): era la condotta della sposa nella casa della famiglia dello sposo, dove il matrimonio viene consumato.
Maria, quindi, aveva tra i 12 e i 13 anni, era fidanzata ma non ancora sposata. Maria non aveva fatto nessun voto di verginità ma non aveva neppure avuto rapporti sessuali con il suo compagno (averli prima del matrimonio era cosa scandalosa per quel tempo).

Il vangelo dice che Maria era “vergine” e usa il termine greco parthenos (1,27). La verginità e il fidanzamento sono confermati anche da Mt 1,18.
Ma chi era una vergine a quel tempo? Era una donna che non aveva ancora partorito. Infatti parthenos “vergine” è una parola greca che traduce tre vocaboli ebraici: almah (vergine: qualunque età ma non ha avuto rapporti), betullah (donna che non ha ancora conosciuto uomo: ragazza da sposare e che quindi non ha avuto rapporti) e narah(persona non sposata). Allora: parthenos quindi indica anche una vergine ma l’accento non cade su questo ma su “ragazza, giovane donna”. Parthenos indica una donna fino al momento in cui partorisce il suo primo figlio.
Ma la domanda che molti di noi si fanno è: ma in cosa consiste la verginità di Maria? Cosa vuol dire questo? Come può essere rimasta incinta senza aver avuto rapporti sessuali con Giuseppe?
Se noi non capiamo la mentalità del tempo sulla verginità, non ne veniamo fuori. Cosa si sapeva a quel tempo? A quel tempo si sapeva che i bambini erano il risultato dell’atto con cui un uomo introduceva un liquido nell’utero della donna. Ma diversamente dalla nostra concezione odierna, si credeva che fosse solo il padre a trasmettere il patrimonio genetico. Se un bambino assomigliava alla madre si credeva che questo fosse dovuto a influenze ambientali. Un bambino era generato dall’uomo e solo partorito dalla madre. La donna forniva solo l’ambiente ma l’elemento vitale era fornito dall’uomo.
Si faceva l’esempio del seme: la donna è la terra (madre) che accoglie e custodisce il seme (dell’uomo), ma è quest’ultimo il principio vitale; è quest’ultimo che trasmette le caratteristiche del seme (se si semina fagioli nascono fagioli, se si semina mais nasce mais).
La verginità delle donne prima del matrimonio era così importante nel mondo antico (imprescindibile) proprio perché l’immagine del seme era accettata in maniera letterale. Cosa capitava? Se una donna aveva rapporti sessuali con un uomo diverso dal suo futuro marito, l’amante poteva contaminarne l’utero in modo permanente con il proprio seme, un po’ come la semina di un campo può essere contaminata da semi, ad esempio, di erbacce per un tempo molto lungo.
La donna quindi doveva essere vergine perché solo così si era sicuri che il seme piantato non veniva alterato o contaminato. Per questo Maria, per quel tempo, doveva essere vergine. Perché solamente se era vergine saremmo stati sicuri (per la mentalità del tempo) che il “seme” era quello di Dio, che Dio stesso, e nessun altro prima, l’aveva fecondata. Se Dio mette il suo seme in Maria, Maria dev’essere vergine. Così siamo sicuri che quel seme viene proprio da Dio, dall’Alto e non da altri. Solo così Gesù è certamente il Figlio di Dio.

Ma Lc ha un altro problema teologico. Come può una donna (umana) partorire il Figlio di Dio?
C’erano molte storie del tempo in cui una donna era messa incinta da degli dei. Ma non è il caso di Maria. Gesù non è figlio di Dio e di un umano (Maria). Gesù viene tutto da Dio. Ma come dire questo? Se Dio viene in tutto da Dio, deve nascere da Dio. Dio nasce da Dio, altrimenti non è più Dio.
Cosa dice Lc: Gesù, Figlio di Dio, nasce dal grembo stesso di Dio (e non di Maria). Il grembo umano di Maria viene “divinizzato” per cui Gesù nasce dal grembo divino di Dio. Ecco le immagini, per noi strane: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (1,35). Lo Spirito di Dio scende su Maria e la divinizza per cui Gesù nasce non dal grembo umano di Maria ma dal grembo divino di Maria.
Per questo Maria è Immacolata: c’è in lei una parte divina, cioè non contaminata, pura (il suo grembo divino), in cui le ferite, il dolore, la rabbia, l’aggressività, la cattiveria e quant’altro non possono arrivare. C’è in Maria una parte senza macchia, pura, non contaminata: immacolata.
Il racconto dell’annunciazione non è un racconto storico, nel senso che le cose sono andate così come sono scritte, ma teologico. Lc vuole dirci: “Gesù è veramente Figlio di Dio”. Per questo Maria dev’essere vergine e per questo il suo grembo dev’essere divino.

Cosa può voler dire per noi che Maria era vergine? Ridurre la verginità a una questione biologica è tanto banale come ridurre la fede all’andare in chiesa.
Si può anche non aver avuto rapporti sessuali con nessuno ma non per questo si è vergini nell’anima. La verginità è una dimensione dello spirito, del cuore e dell’anima.
Vergine è vivere una vita non determinata da altri, dall’opinione altrui, dalle paure o dai condizionamenti esterni, ma dalla vita che sgorga dentro, dalla forza della sua anima, da Dio stesso.
Tutti noi siamo chiamati alla verginità, a vivere cioè una vita non contaminata: “Vivo in contatto con la mia parte divina che c’è in me. Faccio crescere il “Gesù Bambino” che vuole nascere in me. Genero la Vita che c’è dentro di me anche se da più parti mi viene chiesto il contrario”. Vivere da vergini vuol dire: “Io appartengo a me e non ad altri; io sono mio e di nessun altro”.
Avete presente un cd per il computer? Se qualcuno vi ha già registrato qualcosa allora non è più “vergine” e non si può più scrivere niente sopra. Bisogna prima cancellarlo. Se tu sei contaminato, “scritto” da altri, non puoi far emergere la tua parte divina. Se altre persone sono entrate nel tuo cuore, nella tua mente e nella tua anima e ti hanno contaminato, tu non puoi più essere te stesso. Allora vivi vite di altri.
Vi ricordate Chernobyl? Per migliaia di chilometri la nube contaminò tutto. Tutto ciò che la terra aveva prodotto in quelle zone non si poteva più mangiare. La nostra vita è così: altri vivono in noi ci gestiscono e decidono per noi. Allora noi siamo contaminati: non siamo più noi ma siamo delle marionette in mano ad altri.

Sei vergine quando dentro la tua testa ci sei tu e non quello che pensano gli altri. Sei contaminato quanto chiedi: “Ma cosa devo fare? Ma cosa è giusto?”. Ma tu cosa pensi?
Sei contaminato quando sei sempre triste, depresso, arrabbiato: ma dov’è finito il bambino felice che c’è in te? Perché non esplode la vita che c’è in te? Perché non sai più emozionarti, gioire? Dove hai messo il bambino? Il pericolo della verginità è la sterilità: nulla da eccepire sulla tua vita semplicemente perché non c’è proprio nulla.
Non sei felice perché hai perso il contatto con la Sorgente della Vita che c’è in te. Sei lontano da Lei e non sentendola ascolti pensieri di altri. Per questo non vivi la tua vita e chi non vive la propria vita non può conoscere la propria felicità.
Sei contaminato quando non puoi deludere gli altri, quando fai come tutti, quando ti conformi agli altri o alla maggioranza, quando hai la testa piena di paure o di pensieri.
Quando riduci i tuoi sogni e la tua missione per non esporti troppo, per non rischiare, perché non si sa mai: hai guadagnato “tranquillità” ma hai tradito la tua anima, il Dio che c’è in te.
Hai perso la tua verginità quando non c’è più nulla di spontaneo, di tuo, ma tutto è calcolato, tutto è ponderato, tutto si conforma all’immagine da dare; hai perso la verginità quando non sai più chi sei. Allora non ci sei più tu dentro di te ma altre cose governano e dirigono la tua vita.
Sei contaminato quando guardi per possedere, per prendere, quando invidi, quando sei avido di quello che gli altri hanno, quando non sai godere della felicità di altri. Sei contaminato quando stai rivivendo pari pari la vita dei tuoi genitori e non te ne accorgi neanche. Sei come loro, ti comporti come loro e per quanto neghi la stai ripetendo.
Ho visto un servizio su di una tribù dell’Australia che per migliaia di anni ha vissuto secondo le leggi della natura… e sono stati felici e in pace. Poi è arrivata la civiltà occidentale: auto, coca-cola, televisione, radio, soldi, armi. La tribù si è “convertita” ed è sparita nel giro di cinquant’anni. Quando perdi la tua identità e ti fai contaminare fai la stessa fine: sparisci!

Maria all’annuncio dell’angelo risponde di sì: “Eccomi sono la serva del signore, avvenga…” (1,38). Ma noi non ci rendiamo conto di che sì è quello di Maria. E’ un sì pazzesco.
Arriva l’arcangelo Gabriele. A noi questa cosa non dice assolutamente niente ma gli Ebrei sapevano benissimo cosa voleva dire la venuta dell’arcangelo Gabriele. L’arcangelo Gabriele era legato alla venuta del Messia: quindi quando appare Maria sa già, a grandi linee, di cosa si tratta.
La donna è considerata e trattata al pari di una bestia, neppure può rivolgersi ad un uomo, né tanto meno ad un sacerdote, figuriamoci se mai un angelo le si potrebbe rivolgere! Nella Bibbia Dio non ha mai parlato ad una donna (eccetto Sara) e adesso le propone di essere madre di Dio? Alla donna non viene neppure chiesto di pregare e non le si insegna la Legge, tanto… è una donna!
Come fa Maria a credere ad una cosa del genere? Di fronte a ciò che l’angelo le annunzia, se segue la sua religione rifiuterà la proposta perché è un’autentica eresia.
Lo sanno tutti, è ovvio, neppure da mettere in discussione: Dio non si può rivolgere ad un essere inferiore come una donna. Bestemmia pura è avanzare la pretesa, poi, di essere la madre di Dio.
Maria è eretica per la sua religione e lei in nome di Dio la rinnegherà. Perché il pericolo della religione è quello di rinchiudere l’Infinito (che per definizione non si può racchiudere) nei propri schemi e nelle proprie regole.
E come sarà trattato suo figlio? Non sarà condannato come eretico e profanatore? Lui, il Figlio di Dio!!!
Capite il dramma di Maria? Seguire il “buon senso”, la ovvia tradizione, le regole religiose, o seguire il proprio cuore e il proprio sogno? Se rifiuta la proposta, chi lo saprà? Nessuno! Se la segue, invece, non farà altro che incontrare pericolo, rifiuto e maldicenza.
Ma quanto coraggio deve aver avuto questa donna per dar credito al proprio cuore?
Dio è così: chiede all’uomo di pensare per sé l’im-pensabile, di credere all’in-credibile e di seguire l’in-seguibile. Era im-pensabile per Maria: “Mio figlio il Dio incarnato?”. Era in-credibile: “Madre di Dio?”. Era in-seguibile: “Non si può portare avanti, seguire, credere a una cosa del genere! Mi faranno fuori subito!”.
Se Maria fosse stata religiosa, cioè se avesse già avuto prima la sua idea di chi è Dio, di come si manifesta l’Altissimo, a chi si mostra e di come si fa vedere, avrebbe scartato, rifiutato l’annuncio dell’angelo. Si sarebbe detta: “Fantasie di bambina; pensieri maniacali di donna; demonio che mi tormenta”.
Maria non è religiosa, perché se lo fosse stata sarebbe scampata da una proposta così indecente ed eretica. Maria può accogliere una proposta simile solo perché è donna aperta, che sa andare oltre tutti gli schemi, che sa accettare l’incomprensibile.
Se Maria fosse stata… razionale avrebbe detto: “Non è possibile!”. Se fosse stata… …studiosa avrebbe detto: “Non c’è scritto che deve avvenire così”. Se fosse stata… devota avrebbe detto: “E’ una bestemmia ciò che ho visto e sentito”. Se fosse stata… religiosamente istruita avrebbe saputo che Dio non può nascere dall’uomo. Se fosse stata… saggia e avesse seguito il buon senso comune avrebbe detto: “Ma dai, non diciamo “cazzate”. Se fosse stata… umile (come noi intendiamo) si sarebbe perfino vergognata di poter pensare simili cose.
Allora: Dio non vi chiederà mai cose logiche, spiegabili, tranquille. Dio vi chiederà sempre l’impossibile, l’incredibile, l’inseguibile e se ragioneremo logicamente, alla maniera umana, secondo il buon senso comune, non ci sarà che un’unica e sola risposta: “No!”.
Dio vi chiederà cose impossibili: ma se vi fiderete le farete! Se vi fiderete andrete là dove mai avreste pensato di andare, affronterete cose che neppure nei vostri sogni vi sareste augurati di vedere e vi scoprirete così grandi e forti che la vostra più grande onnipotenza neppure immagina. Ma non dovrete chiedere spiegazioni. “Perché? Perché a me? Ma chi sono io?”, non dovrete guardare a voi: “Non ce la faccio! Ho troppa paura! Non è per me” e non dovrete chiedervi: “Dove andrò?”, perché è la fine. Dovrete solo dire: “Sì. Sia così. Avvenga ciò che deve avvenire… e fidarsi”. Allora sarà Lui a portarvi, sarà Lui a guidarvi, sarà Lui a darvi la forza. E l’impossibile (per noi) sarà possibile (per Lui).

Ma come non bastasse Maria è anche un’adultera.
Il giorno delle nozze il marito mostra con soddisfazione agli invitati a nozze il lenzuolo con le tracce di sangue che testimoniano visibilmente la verginità della moglie. Maria è incinta. Giuseppe dice: “Io non sono stato e sono sicuro di questo”. Quindi “mia moglie è adultera”. “E con chi mi avrà tradito?”. “Con un angelo?”.
Se vostra figlia vi dicesse: “Sai mamma un angelo mi ha messo incinta”, cosa fate voi? La prima cosa le tirate una sberla perché vi sta prendendo in giro; la seconda la portate in psichiatria.
Ma se Maria è adultera, allora, secondo la Legge (Dt 22,21; Sir 25,6) va lapidata. E siccome Giuseppe è giusto (Mt 1,19), dove giusto nel vangelo vuol dire che segue tutte le regole religiose, se non lo fa’, cioè se non denuncia la sua donna e per primo non tira la pietra della lapidazione contro di lei (come diceva la Legge) va contro la legge religiosa. Se è “giusto” la condannerà.
E Giuseppe dovrà decidere se seguire la legge e condannarla (e nessuno gli avrebbe mai detto niente) oppure se tradire la legge e seguire il proprio cuore (tirandosi dietro lo sdegno della gente).
E Giuseppe deciderà di essere fedele al suo cuore: “E’ vero sono in regola con la legge, posso ucciderla e vendicarmi di ciò che ha fatto. Ma posso farlo se ascolto il mio cuore? Come posso compiere una cosa del genere?”. La fedeltà al cuore e all’amore supererà sempre ogni precetto religioso.
E poiché il paese è piccolo e la gente mormora e giudica e non si può tenere nascosto troppo un bambino, dovranno fuggire in Egitto per evitare la maldicenza e il rifiuto di quelli del suo paese.

Pensiero della settimana
Allora capiamo bene cosa ha voluto dire per Maria dire: “Sì”.
“Sì”… all’incomprensione del marito.
“Sì”… alla quasi certa condanna a morte.
“Sì”… ad essere considerata da tutti un’adultera.
“Sì”… all’infamia, alla derisione, al giudizio di tutti.
“Sì”… ad un figlio additato come illegittimo.
“Sì”… ad essere sulla bocca di tutti.
“Sì”… al dover abbandonare le proprie radici e le proprie origini.
“Sì”… all’essere un’eretica per la religione.
“Sì”… al dover cambiare ogni idea su Dio.
“Sì”… alla possibilità di essere pazza, matta, indemoniata.
“Sì”…. al doversi fidare e al non sapere più cosa potrà succedere.
“Sì”… all’im-possibile, all’in-seguibile, all’in-credibile.
Pensiamoci bene a cosa vuol dire “Sì” a Dio!
Pensiamoci bene cosa vuol dire essere “servi”, ricettivi, aperti, e fidarsi di Lui. Pensiamoci bene a cosa vuol dire essere “vergini”, non contaminati, integri e liberi. Pensiamoci bene cosa vuol dire essere fedeli al cuore. Pensiamoci bene notti e giorni prima di dirgli di sì
perché ci chiederà cose che neppure immaginiamo.
Ma la fede e la felicità è tutta qui:
dire “Sì” e andare dove il cuore ti richiama.
La vita è tutta qui:
smettere di lottare contro di Lui, di resistergli e di fuggirgli.
Arrendersi e dirgli di sì.
Poi per il resto ci penserà Lui.
E ne varrà la pena! 

Omelia 8 dicembre 2009 – su Ef 1,3

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14220.html

Omelia (08-12-2008) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Benedetto sia Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo[…] in lui ci aveva eletti prima della creazione del mondo, affinché fossimo santi e immacolati dinanzi a lui per la carità.

Come vivere questa Parola?
Nella festa dell’Immacolata la liturgia ci propone questo stupendo passo della lettera agli Efesini che schiude dinanzi a noi orizzonti luminosi di santità.
Siamo così invitati a contemplare in Maria la primizia, colei in cui il sogno di Dio ha trovato piena attuazione, ma senza che ciò la situi a un livello irraggiungibile. San Paolo dice esplicitamente che ciascuno di noi è stato “eletto prima della creazione del mondo, per essere santo e immacolato al suo cospetto”.
È la comune vocazione alla santità su cui si innestano le varie vocazioni individuali. L’esserne rivestita fin dal concepimento non dispensa Maria dall’impegno di corrispondere alla grazia. Se l’onda che aveva preso a scorrere in lei ha potuto diventare torrente e traboccare benefica su tutta l’umanità è stato per il suo incondizionato abbandonarsi allo Spirito. Potenza di un ‘Sì’ che eleva a collaboratori di Dio non solo nel tessere la nostra santità ma anche nel portare avanti il suo disegno di salvezza a favore dell’umanità intera.
Ciò che si è realizzato in Maria attende oggi di realizzarsi in ciascuno di noi ‘graziati’, non come lei al momento del concepimento, ma a quello del battesimo. Dono e chiamata che ci getta nella meravigliosa avventura della costruzione di noi stessi e del mondo secondo il progetto di Dio e quindi nella direzione dell’amore.

Oggi, nel mio rientro al cuore, sosterò a contemplare Maria, la tutta santa l’Immacolata perché totalmente ceduta a Dio. Mi specchierò in lei, non per deprimermi nella constatazione di quanto mi separa dalla meta, bensì per spalancarmi alla gioia di una via luminosa che mi è dato percorrere con lei e come lei, nell’umile ‘sì’ di ogni giorno.

Grazie, Signore, per il dono dell’immacolato concepimento di Maria. Un dono che mi parla di te, del tuo amore senza confini, della tua grazia che mi previene e rende possibile l’impossibile, purché io lo voglia, purché mi apra al “sì” senza calcoli e senza paure.

La voce di una fondatrice
Sono entrata in Chiesa un giorno e ho chiesto a Lui con cuore pieno di fiducia: “Perché volevi restare nel mondo, in ogni punto della Terra, nella dolcezza dell’ Eucaristia, e non hai trovato, Tu che sei Dio, un modo, di portare e lasciare qui anche Maria, Madre di tutti noi che siamo in cammino?” Mi è sembrato che in silenzio rispondesse: “Non l’ho portata; perché voglio vederLa nuovamente in te”.
Chiara Lubich 

San Giovanni Damasceno: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091208

Immacolata Concezione della B.V. Maria (Solennità) : Lc 1,26-38
Meditazione del giorno
San Giovanni Damasceno (c. 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa
Omelia per la Natività della Vergine, 7, 10

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)

        Oggi il Creatore di ogni cosa, Dio il Verbo, ha composto un’opera nuova, effusa dal cuore del Padre per essere scritta, come con uno stilo, dallo Spirito che è la lingua di Dio… Figlia santissima di Gioacchino e Anna, che sei sfuggita agli sguardi dei Principati e delle Potenze e «alle frecce infuocate del Maligno» (Col 1,16; Ef 6,16), sei vissuta nella stanza nuziale dello Spirito, e sei stata conservata intatta per diventare sposa di Dio e Madre di Dio per natura… Figlia amata da Dio, onore dei tuoi genitori, le generazioni delle generazioni ti dicono beata, come tu l’hai affermato con verità (Lc 1,48). Figlia degna di Dio, bellezza della natura umana, riabilitazione di Eva nostra prima madre! Perché grazie alla tua nascita, colei che era caduta viene risollevata… Se, con la prima Eva «è entrata la morte» (Sap 2,24; Rm 5,12), perché si era messa al servizio del serpente, Maria, invece, che si è fatta serva della volontà divina, ha ingannato il serpente ingannatore e introdotto nel mondo l’immortalità.

      Tu sei più preziosa di tutta la creazione, perché da te sola il Creatore ha ricevuto in eredità le primizie della nostra umanità. La sua carne è stata fatta dalla tua carne, il suo sangue dal tuo sangue; Dio si è nutrito del tuo latte, e le tue labbra hanno toccato le labbra di Dio… Nella prescienza della tua dignità, il Dio dell’universo ti ha amata; e, poiché ti amava, ti ha predestinata e «negli ultimi tempi» (1Pt 1,20) ti ha chiamata all’esistenza…

      Taccia il sapientissimo Salomone; non dica più: «Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo, 1,9).

L’Immacolata Concezione di Maria

L'Immacolata Concezione di Maria dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Sant’Ambrogio

Sant'Ambrogio dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

8 dicembre – Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20600

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

8 dicembre 

Già celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele. Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854. (Mess. Rom.)

Patronato: Patrona e Regina dell’ordine francescano

Martirologio Romano: Solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, che veramente piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte salvifica del Figlio di Dio, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale, come solennemente definito da papa Pio IX, sulla base di una dottrina di antica tradizione, come dogma di fede, proprio nel giorno che oggi ricorre.

Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.
L’Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata:  » Intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata « .
In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L’eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il  » Dottor Sottile « , riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del ’300. Dopo di lui, la dottrina dell’Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d’Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi:  » Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? « .
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una  » medaglia miracolosa  » con l’immagine dell’Immacolata, cioè della  » concepita senza peccato « . Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la  » donna vestita di sole  » esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine  » tutta bella « ,  » piena di grazia  » e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità.
E dalla devozione per l’Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l’attributo più alto di Maria,  » sine labe originali concepta « , cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.
 

Publié dans:MARIA VERGINE |on 7 décembre, 2009 |Pas de commentaires »
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