Archive pour décembre, 2009

Discorso del Papa nell’atto di venerazione all’Immacolata

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20653?l=italian

Discorso del Papa nell’atto di venerazione all’Immacolata

ROMA, martedì, 8 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo le parole pronunciate da Benedetto XVI questo martedì pomeriggio in Piazza di Spagna a Roma per il tradizionale atto di venerazione all’Immacolata nella solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che « dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia » (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.

Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre « spettatori », come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti « attori » e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. E’ la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. « Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia ».

Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.

Cari amici Romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.

Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, Salus Populi Romani, prega per noi!

Omelia (09-12-2009) : « Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato quegli astri? ….

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16791.html

Omelia (09-12-2009) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
« Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato quegli astri? […] Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito e le chiama tutte per nome. »

Come vivere questa Parola?
C’è, nella prima lettura di oggi, un invito a puntare lo sguardo sulla magnificenza onnipotente di Dio. Ci aiuta ad avere di Lui un’idea grande e non rattrappita in piccole fantasie a misura delle nostre capacità immaginative.
Proprio perché è grande e potente, Dio si rivela, nel Vangelo, il misericordioso ad oltranza: « Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò ».
Il cammino d’Avvento è questo prendere sempre più coscienza che su Dio ognuno di noi può contare. Per quello che è, per quello di cui necessita, qui e ora, dentro le fatiche delle nostre giornate. Proprio il Dio grande e onnipotente di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura, rivela l’onnipotenza del suo amore in modo strano: nel prendere la nostra natura con i suoi limiti e fatiche.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi fermo a considerare questa ‘follia’ di Dio: da onnipotente si è fatto onni-amante (come dice un grande filosofo contemporaneo, Paul Ricoeur), mite e umile nella sua umanità. E coglierò che proprio in forza di questo suo farsi umile amore mi comunica forza, coraggio, capacità di speranza e indicazione concreta per un cammino di rinnovamento spirituale e di servizio fraterno: diventare, per quel che è possibile alla mia umanità, onni-amente!

Gesù, tu che sei umile e mite di cuore, rendimi come te dentro il mio cuore.

La voce di un poeta
Tu sei il mare e io nuoto in Te, come un pesce; Tu sei il deserto che io percorro, come una gazzella.
Riempimi del Tuo respiro. Non posso farne a meno.
Rumi 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Beato Jan van Ruysbroeck: «Venite a me…, che sono mite e umile di cuore»

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091209

Mercoledì della II settimana di Avvento : Mt 11,28-30
Meditazione del giorno
Beato Jan van Ruysbroeck (1293-1381), canonico regolare
Lo splendore delle nozze spirituali, 1

«Venite a me…, che sono mite e umile di cuore»

        La terza venuta di Cristo appartiene ancora all’avvenire. Essa avrà luogo, o al Giudizio, o nell’ora della morte…

     Il giudizio di Cristo è equo perché egli è il Figlio dell’uomo e la sapienza del Padre, alla quale spetta ogni giudizio. Tutti i cuori infatti gli sono trasparenti e manifesti, nei cieli, sulla terra e sotto terra … Il metodo che usa Cristo, nostro sposo e giudice, in questo giudizio consiste nel ricompensare e nel punire secondo la giustizia, perché egli dà a ciascuno secondo i suoi meriti. A ogni uomo buono, e per ogni opera buona compiuta in Dio, egli concede la ricompensa senza misura che è lui stesso e che nessuna creatura potrebbe meritare. Infatti, poiché egli collabora ad ogni opera della creatura, è grazie alla potenza di lui che la creatura merita il Cristo stesso in ricompensa, e questo in tutta equità…

      La prima venuta, nella quale Dio si è fatto uomo, è vissuto in umiltà ed è morto per amore per noi, dobbiamo prenderla a modello, coltivando nel comportamento esterno i modi perfetti delle virtù, e dentro di noi la carità e una vera umiltà. Il secondo avvento, che è attuale e nel quale Dio viene con la grazia in ogni cuore che ama, dobbiamo desiderarlo e chiederlo tutti i giorni, per poter restare in piedi e crescere in nuove virtù. Il terzo avvento, che è quello del Giudizio o dell’ora della nostra morte, dobbiamo attenderlo e desiderarlo, con fiducia e riverenza, per essere liberati dal presente esilio e penetrare nella dimora della gloria.

da « Kolbe Mission » per l’Immacolata Concezione di Maria, moltissime citazioni da Paolo

dal sito:

http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/138

1854-2004
150° dell’Immacolata Concezione

«Mi hai fatto come un prodigio» (Sal 139)

In Maria, Madre del Verbo incarnato, risplende il senso della vita l’altissima dignità della persona umana chiamata ad amare e ad esistere nella gratuità.

di Stefano M. Cecchin

Tutta la Sacra Scrittura è un cantico di lode per le meraviglie che il Signore ha compiuto nella creazione. Dio, l’essere infinito (Es 3,14), creando l’universo dona all’uomo la luce dell’intelligenza e la grazia della rivelazione cosicché gli esseri, creati «a immagine e somiglianza di Dio», possano giungere alla comprensione dello stupendo progetto divino: «il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10). Ciò significa che al centro della creazione vi è il Verbo di Dio, per questo l’apostolo Giovanni esclama: «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1,3). Se la creazione è opera di Dio per mezzo del suo Figlio in essa il Padre ha posto l’impronta della sua sostanza e ha creato l’uomo in previsione dell’Uomo Gesù (Ebr 1,3). Anzi, l’umanità stessa è stata modellata sull’impronta del Figlio di Dio perché, secondo il disegno eterno del Padre, che si sarebbe realizzato in Gesù (Ef 3,11), con l’incarnazione l’umanità avrebbe trovato la sua pienezza: essere figli di Dio! (Gv 1,12; Rm 8,16; Gal 4,4). La dignità dell’uomo, creato per ultimo e posto a capo della creazione, si trova nel suo essere stato progettato da Dio quale «luogo dell’incarnazione» dove Dio stesso avrebbe dimorato in mezzo alle sue creature. L’antropologia cristiana concepisce l’uomo come il vero tempio di Dio, il luogo della comunione tra il creato e l’increato. È per questo motivo, insegna l’apostolo Paolo, che tutta la creazione attende con impazienza che l’uomo diventi figlio di Dio perché anch’essa beneficerà di questa filiazione (Rm 8, 20-23).

Essere figli di Dio

Cosa significa l’adozione a figli di Dio? Il Nuovo Testamento sottolinea che il Padre ci ha fatti per Lui e noi esistiamo per il suo Figlio (1Cor 8,6). Siamo stati predestinati ad essere «figli» (Ef 1,5) ed «eredi» (Ef 1,11). Figli come il Figlio ed eredi di quanto il Figlio di Dio ci ha donato facendosi «figlio dell’uomo». Questo evento ha reso l’umanità partecipe della natura divina (2Pt 1,4), non perché siamo diventati dio come Dio, ma in quanto la Trinità ha comunicato all’umanità due doni fondamentali che fanno parte della natura di Dio: la luce (1Gv 1,5) e l’amore (1Gv 4,8.16). Dio, dunque, con il dono dello Spirito Santo ha illuminato l’uomo alla conoscenza della verità (Ebr 6,4) e quando il suo Figlio si è fatto uomo, da quel momento nel cuore umano ha cominciato a battere il cuore di Dio e l’umanità è stata resa capace di «amare come Dio ama». In quest’evento si realizza la vocazione dell’uomo chiamato ad essere come il Figlio di Dio, uomo nuovo, che vive nella sempre più piena conoscenza del suo Creatore per essere in una comunione di amore con Lui e con tutte le creature.

La donna accanto al Figlio

Ma il progetto di Dio si è realizzato grazie alla partecipazione cosciente, viva e dinamica di una donna: Maria, la «piena di grazia». Accanto all’uomo Gesù vi è la donna Maria che rifulge non solo come «Madre», ma anche come «discepola», «sposa» e «sorella» del Figlio di Dio. Ai Padri della Chiesa antica era chiaro che come all’inizio della creazione fu essenziale il binomio «Adamo ed Eva», così era necessario nella nuova creazione il binomio «Cristo e Maria». E come il peccato di Adamo avvenne per la mediazione di Eva (1Tm 2,14), così la redenzione dell’umanità doveva trovare una nuova mediazione che fu quella di Maria. In effetti, se Adamo fu creato prima di Eva (1Tm 2,13), ciò era dovuto a fatto che il primo Adamo era prefigurazione del nuovo Adamo cioè il Cristo (Rm 5,14). Ma poiché l’uomo non può nascere se non dalla donna ecco che da Adamo Dio ricavò Eva, come dal Cristo e per il Cristo fu progettata Maria. E Maria fu intessuta dalla Trinità nel grembo di sua madre come colei che avrebbe accolto nel suo grembo il Figlio di Dio. La femminilità trova in Maria la sua pienezza di vocazione nella maternità, così la donna di Nazareth concepisce Colui che è il Signore e datore della vita: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4,9). La vita, dunque, è entrata nel mondo per mezzo di una donna perché è nel grembo della donna che ogni uomo trova la sua vita.

Maria: modello della vocazione all’amore

La grandezza di Maria è racchiusa nella sua profonda umiltà che rispecchia l’umiltà stessa di Dio. «Egli, scrive Francesco d’Assisi, essendo ricco più di ogni altra cosa, volle tuttavia scegliere insieme alla sua madre beatissima la povertà» (Epistola ad fideles [Recensio posterior], 5). La povertà di cui parla il santo di Assisi non è quella sociale, ma il «mistero nascosto nei secoli» (Ef 3,9; Col 1,26), cioè il progetto di Dio di volersi abbassare sino all’uomo per elevarlo alla sua dignità. Dio non si fa uomo per essere uguale a noi, ma perché noi possiamo conformarci a Lui. Lui abbandona la sua dignità divina per fare in modo che noi la possiamo acquistare (1Pt 2,9). E per poterla acquistare dobbiamo seguire le sue orme, metterci alla sua sequela (1Pt 2,21). Ecco allora che Maria diventa il modello della sequela, l’immagine perfetta di quello che dobbiamo diventare e allo stesso tempo la garanzia che è possibile vivere in pienezza l’insegnamento di Cristo, perché Maria lo ha vissuto nella totale dedizione di se stessa al Figlio. Maria imita il Padre che vive per il Figlio, imita il Figlio che vive tutto rivolto vero il Padre, imita lo Spirito Santo che vive totalmente dedicato al Padre e al Figlio, permettendo che l’amore circoli senza interruzione tra le Persone divine. L’Immacolata è tutta dedicata alla Trinità: figlia del Padre come il Figlio, madre del Figlio come lo è il Padre, sposa e tempio dello Spirito perché vive e agisce solamente con amore e per amore. In Maria noi siamo chiamati a riscoprire la nostra relazione con la Trinità. Lei ci rivela questo rapporto perché è stata la prima creatura a viverlo in pienezza. Così in coloro che scopriranno e imiteranno Maria: «riposerà su di essi lo Spirito del Signore(Is 11,2), ed Egli ne farà la sua dimora, e saranno figli del Padre celeste di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr Gv 14,23; Mt 5,45). Siamo sposi, quando per lo Spirito Santo l’anima fedele si unisce a Gesù Cristo. Siamo fratelli suoi, quando facciamo la volontà del Padre suoche è in cielo (Mt 12,50). Siamo madri sue, quando lo portiamo nel cuore e nel nostro corpo con l’amore e con la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso sante opere che devono risplendere agli altri in esempio» (Epistola ad fideles [Recensio posterior],4853). Il segreto di Maria è stato quello di aver accolto con umiltà il Dio che voleva venire ad abitare in Lei per compiere queste meraviglie. Così l’Immacolata si svuota di se stessa per poter accogliere Colui che neppure i cieli possono contenere, Colui che è il tutto della storia e che porta a compimento l’esistenza di ogni essere. L’amore di Dio riempie il cuore e la mente della fanciulla dopo che Lei liberamente accoglie quanto l’angelo le propone. Come avvenne nel giardino di Eden così accadde all’annunciazione: come nella prima creazione il serpente sedusse Eva, così nella nuova creazione Maria venne evangelizzata dall’angelo. In entrambi i casi ciò che conta è la libera risposta umana: Dio non impone la sua presenza e il suo amore. Amare è una libera scelta! Solo all’uomo spetta accogliere il dono di Dio o rifiutarlo, mettersi alla sua sequela o seguire strade diverse. È chiaro che il dono della vita e di conseguenza la piena realizzazione della persona umana, viene offerto a coloro che accolgono la Parola di Dio e che diventano suoi figli (Gv 1,12), così la Vergine appare nella pienezza della sua significanza proprio perché da Dio ha ricevuto la «vocazione più grande» che si possa mai realizzare nella storia: essere «Madre di Dio». Nella nostra esistenza possiamo essere anche noi simili a Maria in questa vocazione quando la imitiamo nello svuotarci di noi stessi per accogliere la Parola di Dio che si incarna nella nostra quotidiana esistenza. Così siamo «madri di Dio» quando riceviamo il Corpo di Cristo nell’Eucaristia, siamo «immacolati» come Maria quando riceviamo il Battesimo e quando lo rinnoviamo nel Sacramento della riconciliazione. Possiamo essere «come Maria» ogni volta che amiamo Gesù come Lei lo ha amato, ma, allo stesso tempo possiamo essere «come Gesù» ogni volta che amiamo sua Madre come Lui l’ha amata. E proprio nella piena conformità a Cristo e a Maria si trova compendiata tutta la vocazione dell’uomo e della donna, quella vocazione che si realizza quando «ci amiamo gli uni gli altri» (Gv 15,17) come si sono amati «Cristo e Maria», «Dio e l’umanità».

Stefano M. Cecchin

Publié dans:MARIA VERGINE E SAN PAOLO |on 8 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

San Juan Diego, (domani mf)

San Juan Diego, (domani mf) dans immagini sacre Guadalupe_JDiego2

http://www.gesuiti.it/moscati/Ital2/Guadalupe_ER.html

Publié dans:immagini sacre |on 8 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Le cinque apparizioni della Vergine di Guadalupe (domani è la memoria facoltativa di San Juan Diego)

dal sito:

http://www.gesuiti.it/moscati/Ital2/Guadalupe_ER.html

Le cinque apparizioni della Vergine di Guadalupe

Egidio Ridolfo s.j. 

Come integrazione all’articolo di Maria di Lorenzo su Guadalupe (Juan Diego e il mistero di Guadalupe) ecco la « cronaca » delle apparizioni, quattro a Juan Diego (canonizzato da Giovanni Paolo II il 30 luglio 2002) e una allo zio Juan Bernardino.

Prima apparizione

Nel giorno di sabato 9 dicembre del 1531 Juan Diego, di buon mattino, andava dal suo villaggio verso Santiago Tlatelolco. Mentre passava per la collina del Tepeyac fu colpito da un armonioso canto di uccelli. Incuriosito sale verso la cima e lì vede una nube bianca risplendente circondata da un arcobaleno.

Al colmo dello stupore sente una voce che lo chiama affettuosamente, usando il linguaggio indigeno, il « nahuatl »: « Juanito, Juan Dieguito! » Ed ecco vide una bellissima Signora dirigersi verso di lui e dirgli: « Ascolta, figlio mio, piccolo mio, Juanito, dove vai? »

Juan Diego risponde: « Signora e piccola mia, devo andare nella tua casa [tempio] di México-Tlatilolco, per ascoltare le cose del Signore che ci insegnano i nostri sacerdoti, delegati di Nostro Signore ».

La Signora gli dice allora: Sappi e tieni bene in mente tu, il più piccolo dei miei figli, che io sono la sempre Vergine Santa Maria, Madre del vero Dio per il quale si vive, del Creatore che sta dappertutto, Signore del Cielo e della Terra. Avrai molto merito e ricompensa per il lavoro e la fatica con cui farai quello che ti raccomando. Vedi, questo è un mio incarico, figlio mio il più piccolo, vai e fai tutto ciò che puoi ».

La Santa Vergine chiede a Juan Diego di andare dal Vescovo di Città del Messico, per comunicargli il suo desiderio che su quella collina venga costruita una piccola chiesa, da dove lei avrebbe dato aiuto e protezione a tutti i messicani.

Juan Diego acconsente subito e dopo aver salutato rispettosamente la Signora si reca al palazzo episcopale. Qui fu fatto attendere molto, finché il Vescovo, Juan de Zumàrraga, lo ricevette, ma dopo aver udito il racconto non gli diede credito e quindi lo congedò. Così Juan Diego, sconsolato, riprende la via del ritorno.

Seconda apparizione

Verso sera di quello stesso sabato 9 dicembre, Juan Diego arriva alla cima del Tepeyac, ed ecco che incontra di nuovo la Santa Vergine. Desolato la informa dell’insuccesso del suo incarico, con espressioni tipiche del suo linguaggio nahuatl: « Signora, la più piccola delle mie figlie, Bambina mia: sono stato dove tu mi hai inviato per fare quanto mi hai chiesto… [Il Vescovo] mi ha ricevuto benignamente e mi ha ascoltato con attenzione, però, quando mi ha risposto, mi è sembrato che non credesse alle mie parole… Ho capito perfettamente, dal modo in cui mi ha parlato, che pensa che forse è una invenzione mia… che forse non è un tuo ordine… » E Juan Diego la prega poi di rivolgersi a una persona più capace di lui, più importante, perché potesse più facilmente convincere il Vescovo.

Ma la Signora confermò la sua scelta, dicendo:

« Ascolta figlio mio, piccolo mio, sappi che sono molti i miei servitori e messaggeri che potrei incaricare per comunicare il mio messaggio e la mia volontà. Ma io ti prego molto, figlio mio, il più piccolo tra i miei figli, e con forza ti domando che ancora una volta, domani mattina, tu vada a trovare il Vescovo, parlagli a nome mio e fagli sapere interamente la mia volontà, che deve cioè adoperarsi perché si faccia il tempio che gli chiedo. E digli che sono io in persona, la sempre Vergine Santa Maria, Madre di Dio, che ti invio. »

Juan Diego, pieno di meraviglia nel comprendere che ancora una volta proprio la Santa Vergine gli avesse parlato, assicurò che l’indomani avrebbe fatto quanto chiedeva, poi si congedò da lei e tornò al suo villaggio.  
                                           
Terza apparizione

L’indomani, domenica 10 dicembre, dopo aver ascoltato la Messa Juan Diego si presentò per la seconda volta al Vescovo Zumàrraga. Questi, vista la sua insistenza, gli rispose che chiedesse alla Signora una prova del suo essere la Madre di Dio, e quando Juan Diego uscì ordinò che fosse seguito per avere maggiori informazioni.

Gli incaricati del Vescovo però, una volta giunti presso il Tepeyac, lo persero di vista, e Juan Diego, arrivato alla cima della collina, per la terza volta incontrò la Santa Vergine.

Questa lo aspettava, poi, dopo aver sentito cosa il Vescovo chiedeva, gli disse di tornare l’indomani. Ma il giorno seguente, lunedì, Juan Diego non poté recarsi all’appuntamento, perché lo zio, Juan Bernardino, cadde gravemente infermo e dovette assisterlo.

Quarta apparizione

Nella mattinata di martedì 12 dicembre, Juan Diego, afflitto per la malattia dello zio infermo, decise di chiamare un sacerdote, perché lo aiutasse nel momento supremo della morte, che tutti giudicavano imminente.

La strada che doveva fare passava per il Tepeyac, ma Juan Diego cercò di evitare l’incontro con la Santa Vergine e decise di prendere un sentiero differente. Ma ecco che improvvisamente la vede davanti a sé, e Maria con la sua abituale dolcezza gli dice: « Figlio mio, piccolo mio, dove stai andando? »

Juan Diego, vergognandosi per il mancato appuntamento del giorno prima, spiega la sua preoccupazione per lo zio infermo, e sente in risposta dalla Santa Vergine questa tenerissima espressione:

« Non ci sono qua io che sono la tua cara Mamma? Non ti affliggere per nulla ».

Maria confortandolo lo assicura che lo zio era già guarito. Poi gli chiede di salire in cima alla collina del Tepeyac, dove avrebbe potuto raccogliere alcuni fiori da portare al Vescovo. Juan Diego obbedisce prontamente, ed effettivamente trova delle bellissime rose di Castiglia , cosa inesplicabile in quella stagione, quando era appena iniziato l’inverno!

Si pone allora a raccoglierle, le sistema nella parte anteriore della sua tilma (rustico mantello fatto di fibre vegetali), e si affretta a raggiungere il palazzo vescovile. Una volta davanti al Vescovo, apre davanti a lui il suo mantello, e quale fu lo stupore suo e dei presenti quando in quel povero tessuto si materializza miracolosamente l’immagine della Santa Vergine!

A questo punto il Vescovo, stupefatto per il prodigio delle rose e per la prodigiosa immagine, cade in ginocchio, e con lui le altre persone che erano presenti. E’ questa la celebre immagine della « Vergine di Guadalupe » che tutti conosciamo, e che si è conservata intatta fino ad oggi.

Miracolo anche questo, perché questi tessuti vegetali, usati dai poveri indios, dopo pochi anni si disfacevano. Ed è solo uno dei numerosi « misteri » dell’evento di Guadalupe che – nonostante le attuali e sofisticate ricerche scientifiche – restano inesplicabili.

L’apparizione a Juan Bernardino

Una quinta apparizione è quella testimoniata dallo zio di Juan Diego, Juan Bernardino, che come detto sopra era gravemente infermo. Vide la Santa Vergine mentre giaceva nel suo povero giaciglio, e fu da lei guarito miracolosamente.

La Santa Vergine si presentò a lui dicendo di chiamarsi « Santa Maria di Guadalupe », e anche a Juan Bernardino comunicò il suo desiderio che si costruisse un tempio da dove Lei sarebbe venuta incontro alle necessità del popolo messicano.

Così commenta P.Xavier Escalada s.j. a proposito di Juan Diego e di quanto si deduce dalle fonti storiche: « Quante volte Juan Diego ha raccontato la sua storia? Facendo un calcolo approssimativo di cinque volte al giorno (molte volte dovette ripetere il suo racconto molto più spesso), nei diciassette anni della sua vita che seguirono alle Apparizioni si arriva alla cifra impressionante di più di 31.250 ripetizioni, cosa che faceva molto volentieri, senza mai stanchezza o astio di tornare a riferire quanto aveva vissuto » (Xavier Escalada s.j.: San Juan Diego, Ediz. Aguilar 2002, p.34).

Questa l’origine del famoso santuario di Guadalupe, centro di una venerazione viva e profonda che continua ancora oggi, non solo da parte del popolo messicano, ma anche da parte di tutti i popoli latinoamericani.

Ma ormai non c’è parte del mondo cristiano che non conosca questo avvenimento che ha dato l’impulso decisivo all’evangelizzazione del « nuovo continente ». Santuari dedicati alla Madonna di Guadalupe si trovano anche in Italia, così come numerose cappelle in luoghi di culto anche celebri, come il Santuario mariano di Loreto.

Publié dans:MARIA VERGINE, SANTI, Santi - biografia |on 8 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

MARTEDÌ 8 DICEMBRE 2009 – IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA – SOLENNITÀ

MARTEDÌ 8 DICEMBRE 2009 – IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA – SOLENNITÀ

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/1208Page.htm

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  Ef 1,3-6.11-12
In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 5, 12-21

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Fino alla legge infatti c’era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Responsorio   Rm 5, 12; Lc 1, 30; cfr. Sal 114, 8; 17, 19
R. Per colpa di un uomo il peccato entrò nel mondo, perché tutti hanno peccato. * Non temere, Maria: tu hai trovato grazia davanti a Dio.
V. Il Signore ti ha liberata dalla morte, ti ha protetta contro il nemico.
R. Non temere, Maria: tu hai trovato grazia davanti a Dio.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Anselmo, vescovo (Disc. 52; PL 158, 955-956)

(lettura per la solennità)

O Vergine, per la tua benedizione è benedetta ogni creatura
Cielo, stelle, terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere dell’uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose, poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate. Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall’oppressione e avevano perso vivezza per l’abuso di coloro che s’erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal dominio e abbellite dall’uso degli uomini che lodano Dio.
Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso, lo stesso loro Creatore non solo invisibilmente le regge dall’alto, ma anche, presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così grandi sono venuti dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.
Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl’inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa verginità, esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano perché è rifatta nuova la loro città diroccata.
O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura.
A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l’unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.
Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te.

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