Archive pour décembre, 2009

Omelia (11-12-2008) : Commento su Is 41,17-18

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14238.html

Omelia (11-12-2008) 
Eremo San Biagio
Commento su Is 41,17-18

Dalla Parola del gioro
“I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n’è, la loro lingua è riarsa per la sete; io, il Signore, li ascolterò; io, Dio di Israele non li abbandonerò.”

Come vivere questa Parola
Se proviamo a sovrapporre questa pagina di Isaia sulle righe, spesso indecifrabili, del nostro tempo, vediamo emergere una sete profonda che non è nuova. Da quando l’uomo si è allontanato dalla Sorgente, nell’assurda pretesa di scavarsi pozzi da cui attingere una ‘sua’ acqua, l’arsura ha preso a tormentarlo. Ha provato a dargli nomi diversi, spesso di seti indotte costruite artificialmente per smerciare la propria acqua. Sete di avere di potere di piacere che nulla riesce a quietare. Ma anche dietro queste seti, se si ha il coraggio di scavare un po’ in profondità, si può cogliere ‘la sete’, quella esistenziale, che parla della nostra povertà e rimanda alla Sorgente.
Riconoscerla, accettarla e mettersi in cammino per cercare l’acqua che sola può placarla è quanto Dio attende per poter far fiorire il nostro deserto. “Chiunque ha sete venga a me e beva”. Di più: “Non avrà più sete in eterno”, anzi: “fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”.
Le acque che traiamo dai nostri pozzi non fanno che rendere la sete sempre più spasmodica e avida e la terra intorno a noi sempre più brulla e inospitale, mentre l’onda ristoratrice che sgorga dal costato di Cristo non solo è capace di dissetare, ma anche di dissigillare quella fonte di acqua viva (lo Spirito) che urge dentro di noi per effondersi ristoratrice per tutti.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, proverò a chiedermi quale sia la sete che mi tormenta, cominciando da quella più superficiale e immediata, per scavare poi oltre, fino a scoprire ‘la sete’, quella con cui ho perso il contatto o che volutamente ignoro perché fatico a riconoscere la mia povertà. Volgerò lo sguardo alla Sorgente prego:

torna, o Signore, a percorrere le vie del mio deserto. Irroralo con la tua acqua perché possa fiorire in amore per la tua gloria e per la gioia di quanti avvicino. E allora sarà natale!

La voce di un Padre della Chiesa
Bevi Cristo che è la vite; bevi Cristo che è la roccia, dalla quale scaturì l’acqua nel deserto. Bevi Cristo che è la sorgente della vita; bevi Cristo che è il torrente impetuoso che allieta la città di Dio. Bevi Cristo che è la pace; bevi Cristo dal quale scaturiscono fiumi d’acqua viva.
S.Ambrogio 

Publié dans:OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |on 10 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

San Gregorio Magno: « Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091210

Giovedì della II settimana di Avvento : Mt 11,11-15
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia per l’Avvento n°20

« Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono »

     Giovanni ci richiama a grandi opere con le parole: « Fate frutti degni di penitenza », e ancora: « Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha ; e chi ha del cibo faccia altrettanto (Lc 3,8.11). Si può ormai capire che cosa voglia dire la Verità, quando dice : « Dai giorni del Battista a oggi il regno dei cieli è esposto alla violenza, e i violenti lo conquistano ». E queste parole di divina sapienza devono essere studiate. Come può subir violenza il regno dei cieli? Chi può farla questa violenza? E se il regno dei cieli può essere esposto alla violenza, perché lo è solo dal tempo del Battista e non da prima?

L’antica Legge… potiva colpire chiunque con la sua severità, ma non risuscitava nessuno attraverso la penitenza. Poiché però Giovanni Battista, precorrendo la grazia del Redentore, predica la penitenza affinché il peccatore, morto per la colpa, riviva attraverso la conversione, si capisce perché il regno dei cieli sia esposto alla violenza solo a partire da Giovanni Battista. Che cosa è poi il regno dei cieli se non la dimora dei giusti? Sono i giusti che hanno diritto al premio eterno; sono i miti, gli umili, i casti, i misericordiosi che entrano nella gioia celeste. Sicché quando un superbo, un dissoluto, un iracondo, un empio o crudele fa penitenza, riceve la vita eterna ed entra anch’esso in quel mondo precedentemente a lui estraneo. Così, dal tempo del Battista il regno dei cieli è esposto alla violenza e i violenti lo conquistano, perché colui che chiamò i peccatori alla penitenza, che altro fece se non insegnare a forzare il regno dei cieli?

        Fratelli carissimi… riflettiamo anche noi su tutto il male che abbiamo fatto : impadroniamoci dell’eredità dei giusti attraverso la penitenza. Il Signore vuole accettare questa violenza da parte nostra : Egli vuole che ci impadroniamo in tal modo del Regno che non ci era dovuto in base ai nostri meriti.

Il Papa a Piazza di Spagna

Il Papa a Piazza di Spagna dans immagini varie

Pope Benedict XVI waves as he arrives for the Immaculate Conception celebration prayer in Spain’s Square in central Rome December 8, 2009.
REUTERS/Alessia Pierdomenico (VATICAN RELIGION)

http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/ss/events/wl/033002pope#photoViewer=/091208/ids_photos_wl/r2418041672.jpg

 dans immagini varie

 Pope Benedict XVI leads the Immaculate Conception celebration prayer in Spain’s Square in central Rome December 8, 2009.
REUTERS/Tony Gentile (ITALY RELIGION)

http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/ss/events/wl/033002pope#photoViewer=/091208/ids_photos_wl/r1832993438.jpg

A view of the square by the Spanish Steps as Pope Benedict XVI prays before a statue of the Virgin Mary, on top of the column at right, on the occasion of the Immaculate Conception, in Rome, Tuesday Dec. 8, 2009. On Dec. 8, the Catholic Church celebrates the Immaculate Conception of Mary, and it is a national holiday in predominantly Roman Catholic Italy.
(AP Photo/Pier Paolo Cito)

http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/ss/events/wl/033002pope#photoViewer=/091208/481/07815cede71b4a40b5a316fd3d121094

Pope Benedict XVI waves from his popemobile as it rains, after the traditional prayer to celebrate the Immaculate Conception, in Rome, Tuesday Dec. 8, 2009. On Dec. 8, the Catholic Church celebrates the Immaculate Conception of Mary, and it is a national holiday in predominantly Roman Catholic Italy.
(AP Photo/Pier Paolo Cito)

http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/ss/events/wl/033002pope#photoViewer=/091208/481/3ab098e7658d4f368bb22390b010af0d

Publié dans:immagini varie |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Madonna di Loreto, traslazione della Casa

Madonna di Loreto, traslazione della Casa dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre, MARIA VERGINE |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

10 dicembre – Madonna di Loreto

dal sito:

http://www.mariedenazareth.com/3008.0.html?&L=0

10 dicembre  – Madonna di Loreto

La Santa Casa è lei stessa testimone della sua origine. Ci impegnamo a seguire questo pellegrinaggio che è il più popolare d’Italia.

Se Loreto, nel corso del XVI e XVII secolo, è stata una delle principali mete di pellegrinaggio, dopo Roma e Santiago di Compostella, le prime testimonianze, però, risalgono al 1315 ; entro i beni del vescovo, nel territorio di Recanati, figura una piccola chiesa di campagna dedicata a santa Maria, dove vi si venerava l’immagine di una Madonna con un bambinello Gesù tra le braccia. Un piccolo castello a quattro torri permetteva di difendersi dagli attacchi provenienti dal mare da parte di pirati e niente interrompeva l’ardore dei pellegrini ; la cappella venerata finì per essere riscoperta, furono costruite vie e ponti per arrivarci. La popolazione del paese ne era molto affezionata ed i fanciulli, educati dalle loro madri, si recavano ogni mattina al santuario per salutare la Santa Casa, che aveva custodito l’infanzia di Gesù. Con il tempo, completarono la sacra architettura, un cammino di ronda protetto da muraglia, fortificazioni, un campanile, una cupola ; la chiesa, prese così l’aspetto di una fortezza.

I papi hanno onorato, da sempre, Loreto

Si possono citare i papi Urbano V, Urbano VI che vi istituì una indulgenza plenaria, Nicola V, Pio II che visitò Loreto nel recarsi ad Ancona per benedire le crociate. Nel 1450, un grande impulso fu dato dallo stesso Pio II ; risale a questo anno l’invito a degli artisti per fare, di Loreto, lo scrigno della Santa Casa, che fu rivestita di marmo, sotto la direzione dell’architetto Bramante. Pittori come Lorenzo Lotto, scultori come Lombardo, lavorarono con fervore alla edificazione e decorazione della chiesa. Il papa Giulio II sottrasse Loreto dalla giurisdizione del vescovo di Recanati per attribuirla direttamente alla Santa Sede ; terminato il periodo delle crociate, Loreto divenne un focolare di fervore degno di supplire i luoghi santi della Palestina, un centro mariano europeo di primaria importanza, una tradizionale tappa nei pellegrinaggi. Occorre immaginare il modo di viaggiare dei pellegrini, molto differente a seconda delle proprie risorse : nobili e ricchi in lettighe e carrozze, con posti di sosta e riposo ; i poveri a piedi, spesso a piedi nudi, donne e malati trasportati su carri ;viaggiavano in gruppi di almeno trenta persone per evitare le imboscate dei briganti. Occorre immaginarli camminando al centro della strada, alternando canti, preghiere, discussioni, meditazioni e contando con l’aiuto di ripari e posti di riposo collocati lungo le vie principali, con il capo coperto da cappelli a grande tese, muniti di bisaccia e di bastone. Trovavano nei conventi nutrimento e alloggio e, giunti a Loreto, facevano le loro devozioni : confessioni, comunioni, visita alla Santa Casa e al tesoro dove erano custoditi i doni alla Madonna ; ospedale e ospizio accoglievano i malati e coloro che non potevano ripartire. Nel XVIII e XIX secolo, i pellegrini persero la loro gloria di un tempo ; nel 1894, tuttavia, per la commemorazione del VI centenario di devozione a Loreto, i pellegrini vi affluirono e parecchie nazioni parteciparono alla decorazione delle cappelle absidali della Basilica.
In questo luogo di pellegrinaggio affluirono celebrità e santi : Caterina da Siena, Francesco di Paola, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Francesco Borgia, Luigi Gonzaga, Carlo Borromeo, Benedetto Giuseppe Labre, per nominarne alcuni che si succedettero nella santa dimora… e così la giovane Teresa Martin…

Luogo di guarigione e di conversione :

Quando la ciurma di Cristoforo Colombo è sorpresa dalla tempesta, Colombo fa il voto di inviare un pellegrino alla Santa Maria di Loreto,   « che si trova nel territorio di Ancona, terra del papa ; è la casa dove la Madonna ha fatto e ancora fa numerosi e grandi miracoli ». Leone X pubblica a favore della Santa Casa una celebre bolla nella quale esalta, all’inizio, le glorie di questo santuario incomparabile e successivamente proclama i grandi, innumerevoli e continui miracoli che, per intercessione di Maria, Dio opera in questa chiesa. Il papa Pio IX, in particolare, vi trova guarigione : È in effetti alla Vergine di Loreto che la cristianità deve il papato di Pio IX. Secondo gli storici, il giovane conte Gian Maria Mastai Ferretti era stato votato alla Vergine sin dalla sua infanzia ; « I miei genitori », disse un giorno ad un vescovo francese, « solevano fare ogni anno un viaggio alla Santa Casa e vi conducevano i miei fratelli e me ; dal momento dell’annuncio della partenza, io non dormivo più ».
All’uscita dal collegio, abbracciò la carriera delle armi per diventare soldato difensore della Santa Sede. Ma fu improvvisamente bloccato da una terribile malattia, l’epilessia ; la sua salute ne fu profondamente marcata ; le medicine si mostravano impotenti a combattere il male e la sua fine si annunciava vicina. Papa Pio VII amava Mastai e gli domandò se avesse pensato alla santità della vita religiosa. Il giovane conte rispose che vi aveva pensato, soprattutto dopo la malattia che il Signore gli aveva inviato, ma che la sua salute attuale gli impediva questo tipo di vita, come quello delle armi. Il papa lo consola e gli assicura che potrebbe guarire se accettasse di consacrarsi completamente al servizio di Dio. Incoraggiato da queste parole, il giovane conte intraprese il pellegrinaggio a Loreto per implorare la sua guarigione nella stanza di Maria e fece il voto, nel caso che ottenesse questo favore, di abbracciare la vita ecclesdiastica. La Santa Vergine lo esaudì ; fu guarito completamente e, tornato a Roma, si fece prete. Aveva 21 anni.  Più tardi Pio IX doveva sdebitarsi magnificamente per il suo debito di riconoscenza verso la Vergine, proclamando a tutto il mondo il dogma della sua Immacolata Concezione. Alle grazie di guarigione, si aggiungono quelle di conversione. M Olier dà la sua testimonianza :
 « Oltre ad aver ricevuto la guarigione dei miei occhi, ricevetti inoltre un grande desiderio di preghiera. Questo è stato il fatto più importante della mia conversione. È in questo luogo che sono nato attraverso la grazia e dove Maria mi ha fatto rinascere a Dio, nello stesso luogo nel quale aveva generato Gesù Cristo ».
Dal canto suo, Giuseppe di Copertino scorse, durante una visione, gli angeli penetrare nella casa, con le mani piene di doni celesti. Dichiarò in seguito ai suoi compagni :
« Guardate e vedete le misericordie di Dio che, come una pioggia abbondante, inondano il santuario ! Oh luogo benedetto ! Oh beata dimora ! »

Publié dans:MARIA VERGINE |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Dionigi Tettamanzi: Omelia « Tota pulchra es Maria » (1999)

dal sito:

http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=642

Tota pulchra es Maria

Omelia della S. Messa nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (1999)

Dionigi Tettamanzi
Arcivescovo di Genova

Genova, Basilica di S. Maria Immacolata,
8 dicembre 1999

Carissimi,

la Chiesa ci chiede oggi di rivolgere il nostro sguardo a Maria Santissima, contemplandola nel dono-privilegio di essere stata concepita, unica fra le donne, piena di grazia e senza quel peccato originale che Adamo ed Eva hanno trasmesso a tutti i loro discendenti.

Ti schiaccerà la testa

Di questo peccato ci parla il libro della Genesi, presentandoci Adamo che si nasconde, pieno di paura, davanti al Signore che viene a visitarlo: « Ho udito – dice Adamo – il tuo passo nel giardino: ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto » (Genesi 3, 10). « Perché sono nudo »: ma anche prima lo era, eppure rimaneva in piena serenità, tanta era la sua armonia interiore. Ora invece questa « nudità » gli fa paura. E’ il segno che è radicalmente cambiata la relazione di Adamo con il Signore: non più l’amico della cui parola e compagnia godere, ma il giudice severo e il castigatore inflessibile da temere. Ma il cambiamento della relazione con Dio causa il cambiamento delle altre relazioni: dell’uomo con se stesso, con gli altri, con il mondo delle cose create. Sì, il cuore dell’uomo si è inquinato: non è aperto a Dio e alla sua grazia, bensì chiuso nel proprio egoismo e pronto al male.

Per disegno di Dio, che vuole l’umanità come una famiglia solidale e unita, la colpa di Adamo si trasmette in un certo modo anche ai loro discendenti. Come scriverà l’apostolo Paolo: « Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato » (Romani 5, 12). In realtà, il disegno di Dio va ben oltre e testimonia il suo immenso amore compassionevole e misericordioso: tra il serpente tentatore e la donna, tra la stirpe del serpente e quella della donna egli pone inimicizia e assicura la vittoria alla donna: « questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3, 15).

Ed ecco il centro luminoso del disegno di Dio: è Gesù Cristo (cfr Romani 5, 15-19), il figlio di Maria, il Salvatore del mondo, Colui che con il dono del suo Spirito crea il cuore nuovo, il cuore colmo di grazia divina e libero dal peccato.

Il primo cuore nuovo, frutto di questo disegno d’amore, è quello di Maria: la sua novità è del tutto singolare, perché sin dal concepimento e per sempre lei è ripiena della grazia del Signore ed è esente da ogni peccato, anche dalla colpa dei progenitori. Questa è la splendida verità che troviamo nel saluto dell’angelo Gabriele che Dio ha mandato a Nazaret alla vergine Maria: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te » (Luca 1, 28).

La Chiesa nel corso della sua storia, di secolo in secolo, ha meditato con l’intelligenza della fede, che ad essa viene donata dallo Spirito Santo, sia le parole di Dio rivolte al serpente antico sia quelle che l’angelo ha indirizzato alla fanciulla di Nazaret, ed è così giunta al convincimento comune e certo che Maria Santissima, sola fra tutte le donne, è stata sempre immune dal peccato originale: un convincimento, questo, che è stato proclamato nel 1854 davanti a tutta la Chiesa con la definizione del Papa Pio IX con le seguenti parole: « …con l’autorità del Signore Nostro Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, ed in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina rivelata da Dio, e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli » (Bolla Ineffabilis Deus).

« Da tutti i fedeli ». Pio IX non pensava solo ai fedeli di allora, ma anche a quelli che sarebbero venuti in seguito: in un certo senso, pensava anche a noi. E noi oggi, proprio in questa meravigliosa Basilica dell’Immacolata che ha l’onore di essere nel mondo la prima costruita a ricordo della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, vogliamo confessare con fermezza la nostra fede: una confessione che può diventare più significativa se penetriamo con amore e insieme a Maria quanto scrive l’evangelista san Luca.

A queste parole ella rimase turbata

Egli ci riferisce la reazione della Madonna al saluto dell’angelo: « A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto » (Luca 1, 29). Ma perché « turbata »? Per il contenuto inaspettato di quel saluto, e dunque per quella « pienezza di grazia » che le veniva attribuita, anzi che in qualche modo definiva il suo nome, la sua identità. In termini ancora più vivi e personali, Maria era turbata per quella « comunione » che il Signore, secondo l’angelo, aveva instaurato con lei.

La vergine non pensava certo al suo proprio concepimento, tutto avvolto e penetrato di santità e di grazia. Comunque questo suo « turbamento » era solo l’inizio di una meraviglia e di uno stupore ancora più sconcertanti, quelli che in lei avrebbe suscitato l’angelo con le successive parole sul concepimento nel suo grembo verginale del Figlio di Dio: « Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (Luca 1, 31-33). Un concepimento, questo, del tutto inimmaginabile e impossibile sotto il profilo della razionalità umana. Eppure, proprio nel contesto di una sterilità, volontariamente scelta da questa fanciulla con la sua verginità, lo Spirito di Dio sprigiona il miracolo di una fecondità inedita e sorprendente: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo; colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio » (Luca 1, 35). Oggi siamo chiamati a fare nostra la reazione di Maria, purificandola da ogni ombra di turbamento e di sconcerto e arricchendola di ammirazione e di gaudio spirituale: all’umiltà della serva, Dio risponde con la magnanimità del suo amore. Questo amore, pienamente libero e gratuito, è all’origine di tutti i doni di grazia che colmano il cuore di Maria: il dono supremo della divina maternità della Vergine di Nazaret e tutti gli altri doni, compreso il dono che oggi liturgicamente viene esaltato, quello dell’immacolata concezione. E così questi due singolarissimi doni dell’amore di Dio si collegano intimamente: Maria è voluta immacolata in vista della nascita verginale e santissima del Figlio Gesù. In tal senso la Chiesa all’inizio della Messa d’oggi si rivolge a Dio: « Nell’immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato » (Colletta). E nel Prefazio la Chiesa canta: « Tu (o Dio onnipotente ed eterno) hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio ».

Per essere santi e immacolati

Giustamente, dunque, la liturgia ci invita alla contemplazione gioiosa delle « grandi cose » che il Signore si è degnato di compiere in Maria: « Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore ». Ma c’è di più. Questa gioia per i doni riservati alla Vergine ci ricorda che nel disegno di amore di un Dio che è Creatore e Padre di tutti viene resa possibile una gioia che riguarda anche la sorte di ciascuno di noi. E dunque anch’io posso ripetere le parole del Magnificat: « Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente » (Luca 1, 49). E’ per la verità l’apostolo Paolo ad invitarci ad elevare al Signore un inno di benedizione: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo » (Efesini 1, 3).

In che consiste questa « benedizione »? L’apostolo così risponde: « In Lui (Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà » (Efesini 1, 4-6). Per essere « santi e immacolati »: questo è il nostro destino, il nostro traguardo finale, e quindi per noi esso giunge solo alla fine e sempre in modo inadeguato; per lei, invece, per Maria esso è sin dall’inizio: sin dal primo istante del suo essere e lungo tutta la sua vita. Così Maria è nostro modello insuperabile e insieme affascinante.

A lei dobbiamo guardare come alla donna perfetta: perfetta nella grazia e santità, perfetta nell’umanità. Nel mezzo di un’umanità peccatrice Dio ha voluto accendere questo segno luminoso di vita e di grazia, per essere punto di riferimento del suo cammino di lotta contro il male, di purificazione dal peccato, di amore e di adesione al bene. Ci è chiesto di guardare a Maria e di lodarla così come ama fare la Chiesa: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te.

Ci è chiesto soprattutto di pregarla. Immersi in un clima di superficialità, di indifferenza e non poche volte di spregio degli ideali della bellezza morale e spirituale, sino a esserne quasi insensibilmente contagiati, si fa in noi più vivo il bisogno di rivolgerci all’Immacolata e di pregarla così:

Aiutaci, o tota pulchra,
a capire e a gustare il dono della grazia
e il valore di « una vita immacolata »;
con la tua materna dolcezza e delicata compassione
risana in noi « le ferite di quella colpa »
che non t’ha mai neppure sfiorata;
il tuo splendore di santità
ci affascini e ci sproni a camminare incontro al Signore
con l’adesione piena al vero e al bene;
la tua perfetta fedeltà all’azione dello Spirito
che ti ha colmata di grazia
sostenga anche noi, tuoi figli devoti e da te teneramente amati,
nel rispondere con generosità
ai grandi disegni di amore e di salvezza
ai quali, prima della creazione del mondo, Dio ci ha destinati,
a lode e gloria della sua grazia.
Amen.

QUESTO È IL LINK ALLA « INNEFABILIS DEUS » LA BOLLA DELLA PROMULGAZIONE DELL’iMMACOLATA CONCEZIONE

http://fidesetforma.blogspot.com/2009/12/ineffabilis-deus.html

Publié dans:MAGISTERO DELLA CHIESA (DAL) |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »
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